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I GIUDICI





Tra gli organari bergamaschi dell'Ottocento i Giudici svolgono attività organaria per oltre un secolo. Il fondatore della dinastia è Giovanni Giudici (1815?-1855), allievo della ditta Serassi. Non sappiamo se egli proviene dalla città di Bergamo o dalla provincia (il cognome Giudici è diffuso nella zona di Clusone e della Valle di Scalve).

Fonda una propria ditta tra il 1836 e il 1845, che in breve tempo emerge nel competitivo e qualificatissimo ambiente bergamasco, conquistandosi un ruolo di primo piano. A partire dal 1845 è documentata una intensa attività: in media 4 lavori per anno (tra restauri-ingrandimenti e organi nuovi), indice di una struttura ben avviata e organizzata.

Nel panorama organario di metà Ottocento interpreta molto bene il clima culturale e artistico attraverso il modello d'organo serassiano, di cui propone fedelmente lo stile, le sonorità e la struttura. Le sue opere, da quanto si legge nelle cronache del tempo e da quanto si desume dall'analisi degli organi superstiti, sono solide, efficienti, comode nell'utilizzo, grazie a sempre nuovi meccanismi di cui egli è un geniale inventore; hanno suoni potenti, dolci e ricchi di colore; organi che riempiono le chiese e che danno valore e nobiltà alla musica. Nella parte meccanica è geniale, "in quest'arte nobilissima a niuno secondo, e in quanto al meccanismo poi forse insuperabile" (1853).

A livello umano egli sa farsi volere molto bene; non solo accontenta i committenti con favorevoli condizioni di pagamento ma, ad opera finita, li sorprende per la qualità dei lavori.

La cronaca giornalistica dell'epoca inizia a parlare di lui nel 1846 ed è un crescendo di lodi e di incoraggiamenti; tanto che ci si chiede quale sarebbe stato il suo futuro se non fosse morto ancora in giovane età. È elogiato quale artista di talento alla pari dei migliori artisti Bossi e Serassi.

Così si esprime il "Giornale della Provincia di Bergamo" in occasione di suoi lavori nel 1846: "i lavori suoi riescono di uguaglianza sorprendente, di un'intonazione perfettissima, di una forza straordinaria ma in pari tempo dolce e gustosa, di una meravigliosa imitazione degli strumenti"; e ancora nel 1851: "è uno dei più intelligenti e reputati allievi della Fabbrica Serassi".

Nel 1855 muore "nel fiore dell'età e delle speranze", ancora in pieno vigore, lasciando figli minori e una ditta di circa dieci dipendenti ben avviata. La ditta è continuata dal nipote Egidio Sgritta di Iseo (verso il 1830 - dopo il 1901), socio e procuratore, con la ragione sociale "Giudici e Compagno", fino a quando i figli del Giudici (Luigi e Alessandro) acquistano la capacità legale. Costoro continuano l'attività dapprima nella Bergamasca con propria ditta, poi in Italia centrale e in Sicilia. Luigi dal 1885 è attivo a Pesaro (dove, nel Liceo musicale "Rossini" è insegnante d'organo il bergamasco Antonio Vincenzo Petrali).

Alessandro è anche stimato intonatore nella ditta Fratelli Serassi; tale ditta proprio in Sicilia da molto tempo costruisce pregevoli e apprezzati organi; gli è così possibile entrare in contatto con la ricca cultura e tradizione siciliana; lascia la bottega di Bergamo e si trasferisce nella Sicilia orientale dove fa società con l'organaro Laudani di Catania, il cui figlio Alfio sposerà poi sua figlia Alessandrina. Qui costruisce numerosi organi - molti dei quali destinati alle chiese di Malta - dall'impostazione prettamente serassiana.

Alla morte di Alessandro (1893) il figlio Giovanni continua l'attività insieme al cognato Laudani, con sede a Palermo, costruendo numerosi organi nelle più importanti chiese dell'isola.

Un personaggio di valore nell'organaria bergamasca è anche Luigi Giudici (verso il 1805 - dopo il 1885). Non sappiamo se fratello o parente (cugino) di Giovanni. Sta di fatto che con il citato Giovanni ha comuni caratteristiche artistiche (ambedue sono particolarmente dotati per la meccanica) e sono quasi coetanei. Dapprima è lavorante presso i Serassi, poi presso Giacomo Locatelli che nel 1870 si stacca dalla ditta Serassi fondando una propria ditta; qui egli assume il ruolo di capo fabbrica. è piccolo di statura e gobbo, ma di una intelligenza e acume straordinari.

Valga a titolo esemplificativo quanto dice di lui il genovese Remondini (fautore del rinnovamento dell'organaria italiana di fine Ottocento) a proposito del grandioso organo Giacomo Locatelli (1880 op. 48) della chiesa della Consolazione in Genova, "che supera di gran lunga tutti quelli costruiti finora da mani italiane [] e può reggere al paragone dei migliori d'Italia": "chiunque altro che non avesse posseduto come Luigi Giudici ad un tempo la perfetta cognizione del disegno, l'intonazione delle canne, il finissimo orecchio, la lucidità di mente, la facilità di percezione, il rispetto per la scienza, l'arrendevolezza all'altrui parere non avrebbero potuto approdare a nulla".

Egidio Sgritta

Nella famiglia Giudici rientra anche Egidio Sgritta che ha contribuito in modo determinante a far crescere di fama e di qualità la ditta allorché il fondatore Giovanni I, suo zio, morì ancor giovane. Egli è figlio di Giuseppe e nasce ad Iseo (verso il 1830 - dopo il 1901).

Cresce nella officina organaria dello zio, dove apprende con grande profitto l'arte; è dotato di spiccato ingegno e intelligenza, tanto che alla morte di questi, avvenuta nel 1855, egli continua l'attività conquistandosi generale stima in qualità di responsabile della ditta e di procuratore con la ragione sociale "Ditta Giudici e Compagno" e meritandosi pubblici elogi.

Quanto alla consistenza della ditta nel 1861, sappiamo che vi lavorano 10 uomini, a cui vanno aggiunti i garzoni sotto i 14 anni (in genere ad ogni lavorante adulto corrispondevano uno o più garzoni di aiuto).

Dapprima è in società (fino al 1867) col fratello Bernardino con bottega in Borgo Palazzo al civico numero 60; poi il fratello diventa commerciante di vini. Nel 1871 lo Sgritta continua l'attività come unico titolare fino al 1880; dal 1881 si trasferisce ad Iseo (Brescia). è ancora attivo nel 1901.

La sua attività, che si svolge principalmente nel Bergamasco e nel Bresciano, si contraddistingue assai positivamente; è un artista serio e assai apprezzato per capacità, qualità, inventiva, e gusto; anch'egli segue la scuola Serassi. Nelle sue opere constatiamo: utilizzo di materiali di primaria scelta, accurata lavorazione, razionale ed efficiente progettazione, ricchezza di suono con ottimo gusto timbrico, ingegnosità in nuove realizzazioni. A proposito, particolare menzione merita un nuovo e ingegnoso tipo di somiere a ventilabrini, secondo il metodo Brini (1857), realizzato per la prima volta nel 1861, con cui è possibile suonare i registri soprani nella estensione dei bassi e quelli bassi nella estensione dei soprani, ottenendo così fantasiosi giochi timbrici. La stampa dell'epoca gli è generosa di elogi: "bravo, altrettanto leale e solerte artista" (1863); e nel suo operare (1863) evidenzia i seguenti pregi: somieri eseguiti a perfezione, ottima intonazione, buon riparto, accordatura delle canne irreprensibile, timbri uniformi di suono per tutte le loro estensioni, meccanismo pronto durevole e sicuro, maestà e forza sufficiente del Ripieno, lodevole equilibrio tra la forza di questo e l'istrumentazione.


 

 
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