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I LOCATELLI

Negli anni della loro attività (1870-1917) gli organari Locatelli di Bergamo rappresentano un'alternativa nella riforma dell'organo italiano, specialmente dal 1880 al 1885 con la costruzione di importanti opere. Vissuti in una difficile epoca, di transizione dell'organaria nazionale, concludono la eccezionale stagione sette-ottocentesca della scuola organaria bergamasca, che, in modo esemplare, ha contribuito allo sviluppo dell'organo italiano, tanto da diventarne il modello. I Locatelli continuano la scuola dei celeberrimi Serassi, di cui ereditano non solo maestranze, attrezzature, commesse e la qualifica di "Successore alla vecchia ditta Fratelli Serassi", ma anche mentalità e stile, che elaborano ingegnosamente, sviluppano ed esportano in Sud America, dove già numerosi italiani, tra cui bergamaschi, trovano lavoro e avvenire.

Durante l'intensa attività, la ditta Locatelli pubblica opuscoli illustrativi delle più importanti opere, allo scopo di diffondere la conoscenza del proprio lavoro creativo. Essa, come orgogliosamente afferma, "con tutta la premura e vero disinteresse si occupa al continuo progresso di un'arte che tanto onora la nostra Bergamo": infatti "non solo è la più ricercata in Italia per i suoi grandiosi lavori [...] ma è la prima e unica delle Fabbriche Nazionali che abbia adottato i sistemi delle principali fabbriche di Francia e Germania, conservando il carattere dell'Organo Italiano".

Giacomo Locatelli garzone nella Fabbrica d'Organi Serassi

Giacomo Locatelli, fondatore della casa organaria, figlio di Giacomo, nasce a Bergamo il 3 gennaio 1829. Ancor giovinetto, verso il 1842, entra garzone nella Fabbrica d'Organi dei Fratelli Serassi poco distante dalla sua abitazione. La vivace intelligenza e la precoce capacità di apprendimento delle molteplici competenze dell'organaria (disegno, falegnameria, fonderia, meccanica, montaggio, intonazione, accordatura...) lo rendono ben presto lavorante prezioso "di ottime qualità morali e distinta abilità" tanto che i Serassi, allorché egli è chiamato al servizio di leva (1851), ne chiedono ed ottengono la esenzione dietro pagamento di settecento fiorini. In quell'ambiente di alta professionalità "non tardò a divenire ben presto il migliore Artista di quello stabilimento".

I pubblici riconoscimenti: S. Paolo Ostiense in Roma (1858), S. Lorenzo in Firenze (1865)

Il primo pubblico riconoscimento della abilità del Locatelli si ha nel 1858 in occasione della costruzione del grandioso organo Serassi op. 649 nella nuova Basilica Ostiense di S. Paolo in Roma: organo di notevole impegno sia per l'importanza della chiesa che per le sue dimensioni. Egli, a soli ventinove anni, è responsabile del montaggio dello strumento, fase tra le più delicate e difficili nella costruzione di un organo. Per l'ottimo risultato ottenuto viene premiato con medaglia d'argento e con scudi quindici dalla Commissione speciale presieduta dal Segretario di Stato Pontificio e deputata alla riedificazione della Basilica di S. Paolo. L'organo è così lodato che con lui vengono premiati i due collaboratori Prospero Foglia e Giuseppe Santambrogio, mentre i fratelli Serassi sono onorati con danaro medaglie, libri e stampe.

Altro prestigioso riconoscimento è del 1865, legato alla costruzione del grandioso organo Serassi op. 680 nell'insigne Regia Basilica di San Lorenzo in Firenze; organo colossale a tre tastiere di settanta tasti ciascuna, con organo positivo tergale e sessantaquattro registri. Il Locatelli, trentaseienne, è responsabile del montaggio, che dura per molti mesi. Per l'eccezionale risultato raggiunto è premiato con Onorificenza Industriale del Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, consistente in una medaglia di bronzo dorato coniata al nome Giacomo Locatelli di Bergamo 1865, accompagnata da Certificato di benemerenza.

L'ingegno e la serietà professionale del Locatelli sono tali che "negli ultimi dieci anni (dal 1860 al 1870) sostenne il decoro di quella rinomata fabbrica Serassi per conto della quale lavorò di sua mano le opere più importanti di quel decennio" (A. V. Petrali, 1875).

Il distacco dai Serassi; fondazione della "Fabbrica d'Organi Locatelli" (1870)

Nel 1870 il Locatelli, quarantunenne, si stacca dalla ditta Serassi; porta con sé parte delle maestranze e fonda una propria fabbrica d'organi. Il motivo di questa decisione è il dissesto finanziario della ditta Serassi. Tra le maestranze ci sono Luigi Giudici, Luigi Parietti e l'agente generale dei Serassi rag. Castelli. Il Locatelli fonda la ditta "Giacomo Locatelli" in società con Luigi Parietti in ragione di tre quinti il primo e di due quinti il secondo.

La nuova fabbrica è in Bergamo bassa, dapprima all'inizio dell'odierna via Pignolo, poi in Borgo Palazzo (n. 76) in uno stabile preso in affitto.

Il Locatelli ha tante e spiccate qualità umane e professionali da essere definito dal celebre organista Petrali "uomo serio, positivo e di onestà senza pari"; lo stesso non esita a dichiarare: "lo rispetto e lo reputo il miglior artista"; affermazione, questa, di particolare peso e valore, perché il Petrali è musicista e concertista d'organo già noto e acclamato, pertanto ottimo conoscitore del mondo organario dell'epoca (siamo nel 1872).

Nell'arco di cinque anni (1870-1875) sono lavorati ben diciotto organi, di cui quattordici nuovi, tre restaurati e uno di riforma generale; quasi cinque organi per anno in media, numero elevato per una ditta appena avviata. Tutte queste opere, oltre a documentare la laboriosissima attività di Giacomo Locatelli, si impongono all'attenzione per la qualità dei manufatti, la caratterizzazione timbrica, la precisione di meccanica, di funzionamento e di esecuzione; testimoniano, inoltre, la ricerca continua di innovazioni da parte dell'ormai illustre organaro.

La prematura morte (1875)

Nel luglio del 1875, mentre colloca l'organo della chiesa parrocchiale di Ca' di David (Verona), il Locatelli batte violentemente la testa contro uno spigolo; dopo alcuni giorni di malattia muore ed è sepolto a Bergamo. Ha solo quarantasei anni; già vedovo da pochi mesi, lascia in tenera età sei figli. Con la sua morte viene a mancare uno degli artisti più grandi della storia organaria bergamasca.

L'organaria di Giacomo Locatelli è la continuazione di quella Serassi: purtroppo egli ha vissuto troppo poco per elaborare pienamente un personale modello di organo tardo ottocentesco, che si distingua in modo evidente da quello serassiano. Alla morte di Giacomo Locatelli la Fabbrica è ben organizzata ed economicamente solida, come attesta l'"Inventario" della sostanza patrimoniale ereditaria. La tutela dei minori è affidata al fratello Saverio (1826-1912) sacerdote diocesano. Capofabbrica è Luigi Giudici, abilissimo organaro; agente rimane il rag. Giovan Battista Castelli. Con questo nuovo assetto organizzativo la ditta Locatelli prosegue l'intensa attività; nel 1876 sono lavorati ben dieci organi: quattro nuovi e sei restauri, tra cui quello della cattedrale di Treviso. Ma la tappa fondamentale della ditta Locatelli, innovativa anche per l'organaria nazionale, si realizza a partire dal 1880 con il grandioso organo della chiesa di Nostra Signora della Consolazione a Genova. A quest'opera insigne ne seguono altre di notevole impegno e valore in cui si applicano per la prima volta in Italia - come orgogliosamente afferma la ditta - nuovi sistemi e metodi di costruzione dell'organaria d'Oltralpe: a Torino, chiesa di Nostra Signora del Suffragio (op. 50, anno 1881), organo a tre tastiere di sessantun note con una quarta tastiera indipendente, pedaliera di ventisette note reali, quarantasette registri, 2.056 canne; a Bergamo, chiesa dei santi Bartolomeo e Stefano (op. 59, anno 1883), tre tastiere di sessantuno note, pedaliera di venti note reali, cinquantatré registri, 2.366 canne; a Pesaro, Liceo musicale "G. Rossini" (op. 67, anno 1885), tre tastiere di sessantuno note, pedaliera di ventisette note reali, sessantotto registri, 3505 canne. A proposito di tale organo la ditta, per mano del suo Direttore di Fabbrica Luigi Giudici scrive che "è lieta di presentare un organo che di nessuno o almeno di pochi altri simili teme il confronto".

Il tipo di organo elaborato dalla ditta Locatelli in queste grandiose opere è il risultato di un intelligente equilibrio tra la tradizione timbrico-sonora, tecnico-costruttiva italiana e alcune caratteristiche sonoro- costruttive dell'organaria francese e anglosassone; è uno sforzo tutt'altro che facile, ma ottimamente riuscito, come si può constatare dagli strumenti che conosciamo; questi organi si pongono dunque come modelli di coerenza stilistico-espressiva e di aggiornamento tecnico in un ambiente culturale organario che avverte come la tradizione italiana, soprattutto nell'intonazione, sia qualitativamente preferibile ad ogni altra esperienza o modello straniero.

La titolarità della ditta passa al giovane Giacomo junior (1864-1918) allorché egli acquista la capacità legale.

Giacomo Locatelli junior, successore alla ditta Fratelli Serassi

Le importanti realizzazioni d'organi effettuate dal 1880 al 1885 procurano celebrità alla ditta Locatelli. Giacomo Locatelli è desideroso di aggiornarsi all'attività organaria d'Oltralpe; conosce i principali trattati d'organaria estera. Incentiva l'ammodernamento della Fabbrica, organizza molto bene il lavoro. Intensa è la sua attività; ad esempio negli anni che vanno dal 1886 al 1896 lavora a cinquantasette organi di cui trentaquattro nuovi; gli organi, fino al 1898, sono collocati in territorio nazionale, in particolare in alta Italia, fino in Sicilia; nell'area ligure, dal 1880 al 1917 (anno di cessazione dell'attività), costruisce ben trentasei organi nuovi.

Nel 1895 Giacomo Locatelli ottiene, con legale successione, ogni diritto e azione spettante alla celebre ditta Serassi, nonché l'autorizzazione ad aggiungere sotto la denominazione della propria ragione sociale le parole "Successore alla vecchia ditta Fratelli Serassi"; da una tradizione orale sappiamo che tutte le attrezzature della Fabbrica Serassi passano a Giacomo Locatelli junior. Lo stesso Vittorio Serassi nel 1897 raccomanda "l'esperto e valente artista Giacomo Locatelli [...] perché oltre a conservare il timbro degli Organi Serassi, aggiungerà del proprio quello che l'arte ha fin qui progredito". Con tale qualifica egli assume un nuovo ruolo: di erede e garante dell'organaria Serassi, non solo nel mantenimento e nella tutela degli stessi organi ma anche con la costruzione di nuovi organi secondo quella nobilissima tradizione; cosa tutt'altro che facile in un periodo storico in cui verso l'organaria tradizionale si diffonde un pericoloso atteggiamento di sufficienza, sia per l'aspetto timbrico-sonoro che per quello costruttivo-meccanico; egli, dunque, in modo qualificato si distingue da altri organari che, invece, non esitano ad alterare quelle opere in modo rovinoso quando sono chiamati a fare interventi di restauro e di riforma.

Organi per l'America del Sud

Nel 1898 la ditta Locatelli inizia ad esportare organi nell'America del Sud, dove già i Serassi avevano inviato alcuni loro strumenti. L'organaria Locatelli gode di grande favore soprattutto in Argentina, dove la comunità di italiani, tra cui molti bergamaschi, è numerosa e forte; da parte della ditta si trasferisce a Buenos Aires l'operaio bergamasco Donato Sangaletti, il quale oltre che rappresentarla fa da organaro installatore.

In soli diciannove anni vengono inviati da Bergamo in America ben quarantuno organi, tra cui alcuni grandiosi: come quelli a tre tastiere di S. Telmo a Buenos Aires (1903) e della Cattedrale di S. Pedro a Mar del Plata (1904); del Pilar a Cordoba (1902) e di Santa Rosa a Santafé (1900). Il Locatelli anche in queste opere dimostra di mantenere fede alla più nobile tradizione organaria: trasmissione meccanica, somieri a ventilabrini, materie di prima qualità nei metalli e nei legni, lavorazione accurata anche nei particolari... insomma organi costruiti molto bene, che riscuotono tuttora incondizionata ammirazione.

Fra tutti il grandioso organo di Mar del Plata ci consente una disamina dell'organaria Locatelli in Argentina; è questa la più importante e autorevole opera di Giacomo Locatelli, che realizza uno dei più significativi organi sinfonici italiani. "Ebbene - scrive Umberto Pineschi promotore del recente restauro (1990) - uno strumento quale il Locatelli di Mar del Plata, splendido esempio di organo sinfonico italiano, può essere a pieno diritto uno dei più validi punti di riferimento [...] essendo questo periodo per l'organaria italiana ricco di brutti e decadenti organi o senza organi superstiti perché tolti di mezzo. è il più grande organo Locatelli dell'Argentina dove ne sopravvivono circa una ventina. La sua composizione fonica sente degli influssi francesi e tedeschi; ed ogni elemento dell'organo è di ottime qualità e fattura. L'organo non è stato fatto a risparmio e si presenta come un insieme armonico e non come una giustapposizione di elementi eterogenei". In occasione dell'inaugurazione (1906) è descritto "sontuoso órgano; soberbio y admirable instrumento; instrumento estrictamente litúrgico, con la dolzura de sus voces, y pulsado por manos habiles, vien á ser uno de los más eficaces atractivos del culto católico, ya por los efectos grandiosos que en él produce un competente organista ...".

Gli organi Locatelli sono apprezzati non solo per le intrinseche qualità sonoro-costruttive ma anche per la loro ottima tenuta ai climi caldi dell'America meridionale. Gli Argentini non mancano di tributare grandi elogi al costruttore Locatelli; nel 1901 ad esempio "La vox de la Iglesia" di Buenos Aires scrive a proposito di un organo Locatelli inviato per la chiesa dei Padri Francescani: "lo strumento racchiude in sé qualità eminenti. Specialmente la Viola da gamba, la Voce umana e il Flauto del secondo organo sono di una soavità estasiante".

L'argomento dell'attività per l'America del Sud meriterebbe uno studio approfondito, ora non possibile per mancanza di notizie.

Cessazione dell'attività (1917)

A partire dal 1905, dopo l'organo di Mar del Plata, il Locatelli riduce l'attività a causa di una malattia cronica che lo rende inabile. Dal 1911 nel Catalogo si nota che il lavoro rallenta, mentre egli ancora in vigorosa età, a soli cinquantaquattro anni, per un male incurabile si spegne nel 1918. Nel frattempo la ditta Locatelli prosegue l'attività fino al 1917, grazie al capofabbrica Canuto Cornolti; in seguito alla morte del Locatelli il Cornolti rileva la Fabbrica con tutte le attrezzature e ottiene legale successione. Con la morte di Giacomo Locatelli non cessa solo l'attività organaria di una grande famiglia ma si chiude un'epoca per l'organaria bergamasca, epoca ricca di ingegnosa imprenditoria e di operosissima attività.

L'opera della ditta Locatelli con i suoi duecentoundici organi, pure espressione di una naturale evoluzione, dimostra in modo eloquente il convinto rispetto per la continuità di ideali e di tradizioni, senza venir meno, quindi, al legame con la storia. Nell'arco della sua breve ma intensissima attività, solo quarantasette anni, la Locatelli si pone tra le ditte che hanno contribuito profondamente a progredire nel cammino della storia organaria, misurandosi con progetti e idee di grande portata; pertanto può essere additata tra quelle più illuminate nella riforma dell'organo italiano di fine Ottocento. Essa infatti ha dimostrato di saper legare e fondere molteplici istanze, che gli ambienti musicale e religioso, culturale e sociale italiano ed europeo, stavano diffondendo in una fitta rete e benefica simbiosi di esperienze, di proposte, di attese.


 

 
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