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La Costituente, la DC, i cattolici bergamaschi

Intervento del presidente Valerio Bettoni alla giornata commemorativa sulla Costituente, la DC e i cattolici bergamaschi (11 dicembre 2004).

 

Gentili signore, cari amici:
quest'iniziartiva di di riflettere sul ruolo della DC e più in generale dei cattolici bergamaschi per la Costituente, è un'occasione utile e importante. E' un momento che ci aiuta a rileggere pagine di storia recente e che pure sembra già lontana. Ci aiuta a rivisitare con occhi più distaccati il peso che ebbero i cattolici prima e dopo la Costituente: durante la Resistenza e dopo la Costituente, in pratica fino agli Anni Ottanta, in particolare fino all'avvio dell'esperienza del centro sinistra e - più in generale - fino a quando c'è stata la DC.

Parlare di Rodolfo Vicentini a 30 anni dalla morte e di Carlo Cremaschi a 20 anni dalla scomparsa consente di allargare l'orizzonte e di considerare anche l'apporto dato da altre nobili figure del cattolicesimo bergamasco alla causa della politica italiana e del servizio al Paese.

Tra l'altro è anche opportuno cercare di fare un po' d'autocritica. Non lo dico io, ma a sostenerlo è lo stesso senatore Giuseppe Belotti, che molto ha scritto sulla partecipazione dei cattolici alla Resistenza. Voglio anche aggiungere, a scanso di equivoci, che Giuseppe Belotti ha anche molto dato - come tutti i politici impegnati in quegli anni - alla politica attiva, diventando senatore della Repubblica. I partigiani cristiani, i resistenti cattolici - ha scritto Belotti - "sono stati poco sensibili ai pressanti inviti a versare agli archivi la documentazione rimasta in loro possesso, e quindi improduttiva sotto il profilo storiografico".

Scrive ancora Belotti, ed è bene che ci soffermiamo un attimo su queste dichiarazioni:
"Certe riluttanse preconcette, certe false modestie, certi egoismi meschini hanno contribuito ad accreditare la favola di una partecipazione marginale, sussidiaria, in sordina dei cattolici bergamaschi alla lotta di liberazione, mentre è vero il contrario;
mentre è documentabile che essi agirono in primo piano da protagonisti e non solo da ausiliari, in ogni settore della Resistenza;
agirono e pagarono di persona con impegno, con tenacia, con coraggio, anche col rischio della vita".


Belotti fa riferimento anche alla posizione del clero e della gerarchia cattolica nella Bergamasca, per dire che "il clero bergamasco nel suo insieme comprese le ragioni di fondo - morali e umane - del movimento di liberazione, e per quelle ragioni lo favorì, pur senza confondere la propria missione religiosa con la ragione delle armi e con gli aspetti meno ideali della contesa politica".

Forse è il caso di ricordare che mons. Bernareggi, ad un certo punto, fu costretto a sacrificare - per il fascismo - il direttore dell'Eco di Bergamo, don Valoti, per evitare conseguenze più gravi e imponderabili ai cattolici bergamaschi. E nel clero bergamasco è da ricordare per esempio la nobile figura di don Seghezzi.

Il 4 aprile del 1946 viene eletto sindaco di Bergamo il capolista della maggioranza democristiana Ferruccio Galmozzi. Lo saluta il sindaco di Bergamo alla Liberazione, Antonio Cavalli, che salutò così quell'evento:
"E' con profonda commozione che prendo la parola in questa austera sala che, dopo molti anni di oscurantismo fascista, negatore di ogni valore morale e umano, si riapre alle libere discussioni dei legittimi rappresentanti dell'intera cittadinanza". Si era nella vecchia sede del Comune, in via Tasso.
Il 19 aprile 1946, tra i deputati prescelti  dal Comitato provinciale della DC verranno eletti l'avvocato Antonio Cavalli, Rodolfo Vicentini, Carlo Cremaschi e Giuseppe Belotti.

Il 1° gennaio del 1948 entra in vigore la Costituzione della Repubblica italiana, ma la data più importante è un'altra.

E' quella del 18 aprile, giorno del voto che segnerà la storia d'Italia nel dopoguerra. La solidarietà della lotta di Liberazione si è esaurita. Dopo l'uscita delle sinistre dal governo, ormai la partita è tra comunismo e anticomunismo, riflesso nell'ambito nazionale e locale dei blocchi dell'Est e della Cortina di ferro e dell'Ovest, con l'America e la NATO.
 
E allora, da una parte c'è la DC di De Gasperi, con la sua scelta di campo occidentale; dall'altra c'è il Fronte popolare formato da comunisti e socialisti, che Palmiro Togliatti ha ideologicamente e politicamente legato a Mosca.

"L'Eco di Bergamo" esce con un titolo a tutta pagina per responsabilizzare il lettore su questo voto: "L'Europa e il mondo vedranno se vogliamo o no essere liberi. L'Italia al più tremendo bivio. Dove andremo".

Don Andrea Spada, che proprio pochi giorni or sono ci è mancato, parlando dell'attesa del responso dalle urne scriveva: "Per noi, ora, queste urne sono qualcosa di ben più: sono, sì, il nostro pane e il nostro ossequio, ma sono soprattutto la nostra visione della vita, la nostra fede, la nostra anima stessa, la nostra libertà... Domani sapremo se la democrazia non è - per noi - solo una parola e se tutti sapranno accettare con serenità la legge democratica del numero".
La Democrazia Cristiana ottenne il 48% dei voti, il Fronte popolare il 31%.

Forse è il momento di rileggere quegli anni, di risalire al patrimonio che espressero i bergamaschi e in particolare i cattolici, durante gli anni della Resistenza e nella ricostruzione del Paese dalle macerie della seconda guerra mondiale.

E forse, questa giornata dedicata a onorare l'impegno di due benemeriti bergamaschi e della storia democratica d'Italia, può costituire anche lo stimolo per qualche analisi, per qualche autocritica sulla presenza e sull'apporto dei cattolici bergamaschi e più in particolare sulla DC. Possiamo e dovremmo interrogarci sul perché dell'inaridimento, sul prosciugamento di una sorgente che ha dato molto ed ha rappresentato molto sul piano dell'idea e degli ideali per lo sviluppo e il progresso dell'Italia e della nostra terra di Bergamo.
Perché sono venuti meno quei valori cristiani alla base della nascita della Repubblica, portati avanti con forza e coerenza dai cattolici bg, anche subito dopo la Resistenza e la liberazione? Perché ad un certo punto è mancata la capacità di tenerli vivi? Che cosa si poteva fare che non è stato fatto?

Che cosa si poteva fare per salvaguardare una presenza e un impegno che altrove hanno resistito, nonostante le molte bufere, pensiamo anche solo alla DC tedesca? L'uscita di scena è da attribuire solo al cambiamento dei tempi, all'avanzamento della modernità, all'invadenza degli altri?
Domande, tante domande, e non solo mie. Forse, prima o poi, bisognerà considerarle.