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Naturalserio

Sede del Parco: Municipio di Nembro, via Roma 13, 24027 Nembro (Bergamo).
Telefono 035 471311 - Fax 035 471343.
eMail: comune@nembro.net
sito internet: www.nembro.net 

 

Riconoscimento: Delibera Giunta Provinciale numero 160 del 26 marzo 2009.
Piano pluriennale degli interventi: in atto.
 
Comuni: Alzano Lombardo, Nembro, Pradalunga, Ranica e Comunità Montana Valle Seriana.

Provincia: Bergamo.

Ente Gestore: Comune di Nembro.

Superficie: 248 ettari così suddivisi per Comune: Alzano Lombardo 61 ettari, Nembro 108 ettari, Pradalunga 16 ettari, Ranica 62 ettari.

Altimetria: 350/270 metri sul livello del mare.

 

Contributi provinciali:
Delibera Giunta Provinciale 644/2011
Progetto educazione ambientale:
"Conoscere il Serio, il Carso e l'oasi Saletti" Euro 2.160

Inquadramento territoriale
Il territorio allo sbocco della Valle Seriana, verso la Pianura, presenta una conurbazione così intensa che in alcuni punti gli abitati si susseguono senza soluzione di continuità tra i piedi dei monti e l'alveo del fiume. Negli ultimi due secoli si è passati, da una mutevole topografia di pascoli e boschi, alla trama delle piccole e medie fabbriche con la realizzazione di vie di comunicazione e la modificazione idrografica e idrologica del Fiume Serio.
Il fiume è stato sbarrato, deviato e incanalato in numerose rogge per fornire energia agli opifici della media e bassa valle; esso ha perso la sua naturale fisionomia per farsi manipolare dalle necessità dell'uomo. L'equilibrio dell'ambiente percorso dal Fiume Serio, l'equilibrio del fiume stesso, oggi è delicatissimo, anzi difficile.
La densità demografica elevata e la sempre maggiore richiesta di mobilità hanno determinato criticità evidenti quali la realizzazione della nuova S.S. 671; la notevole espansione urbanistica, con gli insediamenti residenziali e artigianali produttivi, ha sottratto aree verdi di fondovalle e spazi destinati all'agricoltura.
La situazione del tratto di fiume che interessa il Parco non si discosta, purtroppo, dal quadro generale; in questa mediocre situazione l'unico elemento distintivo è rappresentato dai pregevoli terreni agricoli posti lungo il corso del fiume, tutt'oggi utilizzati anche con modalità intensive, prevalentemente nel Comune di Ranica.
Nonostante lo scenario difficile, rimangono lembi di territorio a verde da tutelare e recuperare per le valenze ecologiche intrinseche, per le potenzialità naturalistiche e per la sempre crescente richiesta delle popolazioni locali di spazi aperti di fruizione.
Innanzitutto, tali superfici sono da connettere per reintegrare la funzione di corridoio ecologico primario del Serio, unitamente al potenziamento-ripristino della connettività del reticolo idrico principale e minore (Torrenti Carso, Gavarnia, Lonzo, Luio, Nesa, Vallogno, Riolo e rogge varie) che permea il tessuto urbano e raggiunge i versanti montuosi e collinari.
Il Parco denominato "Naturalserio” è localizzato in parte dei territori dei Comuni di Alzano Lombardo, Nembro, Pradalunga, Ranica compresi nella Comunità Montana Valle Seriana.
Le aree coinvolte nel perimetro del Parco sono localizzate principalmente lungo il Fiume Serio, caratterizzate a tratti ancora da un buon livello di naturalità.
Il fiume, corridoio ecologico primario, fa capo al ricco sistema di torrenti e al fitto reticolo idrico artificiale (rogge, ecc…) che si sviluppa negli abitati.
Il Parco Naturalserio, oltre all'area direttamente interessata dal Fiume Serio, contempla una serie di aree collegate, attraverso la rete di torrenti e canali, al corso principale del fiume, attraverso una ramificazione che unisce tra loro i corsi d'acqua, naturali e artificiali, e i parchi urbani presenti all'interno delle aree edificate.
Questo interessante sistema di connessione, immerso in un'area decisamente sfruttata dagli insediamenti urbani, risponde sempre più alla necessità di ripristino di una rete ecologica efficiente e anche all'obiettivo del Parco di dare un senso di continuità lungo la Valle Seriana al Parco Regionale dei Colli di Bergamo e al PLIS "Serio Nord" già istituito.
Alcune aree dispongono in parte di collegamenti, soprattutto piste ciclabili, con il sistema del verde urbano dei singoli Comuni e rappresentano anche un'importante opportunità per rispondere ai bisogni di "svago" espressi dalla popolazione.

  

Principi e finalità del parco
I caratteri delle aree interessate dal Parco rendono di fondamentale importanza una loro valorizzazione a fini ambientali, paesistici, culturali e ricreativi oltre che per una rigenerazione ecologica complessiva dell'ambiente. Gli obiettivi da raggiungere e migliorare sono i seguenti:
• perseguire il raggiungimento di un armonico equilibrio territoriale, nello specifico tra ambiti urbanizzati, ambiente fluviale e fascia pedemontana, grazie ad un sistema di spazi di elevato valore naturalistico, fra loro connessi da una rete di percorsi e qualificati da continuità ecologica, da attrezzature e servizi di interesse pubblico e dal recupero di aree degradate;
• salvaguardare e valorizzare il patrimonio paesaggistico e ambientale, con particolare riguardo alle emergenze storico-culturali e naturalistiche;
• attivare misure atte alla conservazione della biodiversità attraverso opere di ripristino, recupero, tutela attiva, potenziamento della rete ecologica e miglioramento dello stato dei suoli e delle acque;
• pianificare e gestire, anche con la collaborazione di privati, le aree destinate a Parco in modo razionale e seguendo i principi di uno sviluppo sostenibile, perseguendo sempre l'obiettivo di fruibilità dei territori;
• sviluppare e integrare il sistema delle connessioni, con particolare attenzione a quelle ecologiche, con altri PLIS esistenti e con il Parco Regionale dei Colli di Bergamo;
• rispondere alla sempre crescente domanda di fruibilità di spazi aperti attraverso la realizzazione di aree verdi attrezzate e punti di osservazione naturalistica;
• realizzare economie e servizi sovralocali, più avanzati di quanto ogni singolo Comune potrebbe ottenere;
• potenziare i collegamenti naturali e artificiali tra il Parco e i centri abitati dei Comuni di Alzano Lombardo, Nembro, Pradalunga, Ranica, le loro aree verdi e di servizio;
• individuare le più idonee modalità di intervento, di gestione, attività e attrezzature per la sistemazione e la fruibilità delle aree a Parco locale e di quelle a esso direttamente connesse, anche mediante la stipula di convenzioni con i privati;
• conservare e valorizzare le aree agricole, anche attraverso il recupero dei nuclei rurali, il ripristino dei sentieri e delle strade interpoderali, il potenziamento delle connessioni ecologiche attraverso siepi e filari e una politica di sostegno agli agricoltori, orientata in particolare a sistemi di coltivazione biologica;
• promuovere l'educazione ambientale, coinvolgendo in particolare le istituzioni scolastiche e i gruppi culturali/ambientalisti, anche con il fine di un ampliamento del Parco stesso;
• dare impulso alla tutela e al miglioramento dello stato delle acque e al drenaggio dei suoli;
• creare una forma di presidio e controllo del Parco attraverso la vigilanza di organismi già esistenti o altri istituiti per tale fine.

 

EMERGENZE NATURALISTICHE

Cenni di idrografia, geologia e geomorfologia
I caratteri salienti del territorio interessato dalla proposta di istituzione del Parco sono principalmente la presenza del Fiume Serio e le vallecole dei torrenti appartenenti al reticolo principale: Torrente Nesa, Torrente Luio, Torrente Carso, Vallogno, Gavarnia; e secondario: Torrente Lonzo e Riolo. Il reticolo idrografico così costituito è tipico dei versanti monoclinali con le aste fluviali disposte parallelamente al pendio e convergenti verso il corso principale. Il fiume presenta un regime di tipo torrentizio, con portata stagionale notevolmente variabile: si hanno infatti due massimi, uno in primavera e uno in autunno. Tale regime, soggetto a notevoli sbalzi, è correlato alla mancanza di ghiacciai alimentatori o di laghi di una certa portata che regolino il deflusso delle acque.
La qualità biologica delle acque del Serio risulta generalmente assai precaria e la quantità d'acqua nell'alveo risulta scarsa a causa dei numerosi prelievi: lungo il suo corso vi sono numerosi sbarramenti per la captazione delle acque.
Dal punto di vista geologico e geomorfologico si identificano due fasce altimetriche dai differenti caratteri:
• l'area dei terrazzi del Fiume Serio, costituita principalmente da depositi fluviali;
• l'area pedecollinare che sale dall'abitato principale rappresentando la fascia di raccordo tra pianura e versante, costituita principalmente da depositi pluvio-coluviali.

Il substrato delle aree lungo il fiume è costituito in prevalenza da depositi alluvionali recenti terrazzati, di origine naturale, la cui morfologia è stata successivamente modificata da interventi antropici.
In alcuni tratti il substrato è invece caratterizzato da materiale di riporto. Attualmente, la sezione trasversale, a partire dall'entroterra, è caratterizzata da un piano di campagna a cui fa seguito una scarpata di altezza variabile, che in alcuni tratti si raccorda con una fascia perialveale la cui quota non supera di molto il livello di piena, mentre in altri tratti la scarpata degrada direttamente in alveo.
L'alveo è caratterizzato in prevalenza da depositi alluvionali attuali, costituiti da ghiaie, ciottoli e blocchi prevalentemente arrotondati, in matrice sabbiosa, con intercalate lenti di sabbie e ghiaie.

 

Inquadramento vegetazionale
L'ambiente perialveale storicamente si presentava più complesso di quanto non si presenti attualmente: ospitava differenti comunità vegetali in relazione al diverso livello dell'acqua. Ipotizzando una sezione trasversale al corso d'acqua, a partire dall'alveo era possibile incontrare formazioni a salici arbustivi di bassa statura quali salice da vimini (Salix viminalis), salice ripaiolo (Salix eleagnos), salice rosso (Salix purpurea), salice da ceste (Salix triandra).
A queste, sui suoli interessati da piene meno prolungate, seguivano specie arboree con radici più profonde quali salici a portamento più elevato come salice bianco (Salix alba) e di seguito i boschi mesoigrofili a dominanza di pioppi: pioppo bianco (Populus alba) e pioppo nero (Populus nigra).
Anche le comunità ad ontano (Alnus glutinosa), che facevano la loro comparsa successivamente ai pioppi, potevano sopportare piene periodiche anche se meno prolungate. I suoli, sempre umidi e con frequenti affioramenti locali di acqua, erano ricchi in sali minerali e in sostanza organica.
Procedendo verso l'interno lungo la sezione, agli ontaneti si associava frassino maggiore (Fraxinus excelsior) e olmo minore (Ulmus minor). Con quest'ultimo, successivamente compariva farnia (Quercus robur) al posto del frassino maggiore.
Nel diradamento degli olmi la presenza della quercia aumentava; in questa cenosi comparivano tiglio nostrano (Tilia plathyphyllos), tiglio selvatico (Tilia cordata) e ciliegio selvatico (Prunus avium).
Il sottobosco arbustivo diveniva sempre più variegato e alle specie già presenti negli ontaneti si sommavano biancospino (Crataegus monogyna e Crataegus oxyacantha), nocciolo (Corylus avellana), corniolo (Cornus sanguinea), viburno (Viburnum opulus), evonimo (Euonymus europaeus), rosa canina (Rosa canina), rovi (Rubus caesius).
Si passava, successivamente, al querco-carpineto planiziale caratterizzato dalla dominanza di querce (Quercus robur, Quercus petraea, Quercus cerris) e da carpino bianco (Carpinus betulus).
Il greto fluviale, infine, era ed è tuttora un ambiente estremamente variabile in funzione del regime idrico del corso d'acqua con portate stagionali variabili. Tali ambiti sono atti ad ospitare una vegetazione effimera a struttura erbacea adatta a subire periodiche sommersioni, variazioni nell'intensità della corrente e il continuo rimaneggiamento del substrato, che a causa dell'asportazione della frazione fine provoca nei periodi di magra una certa aridità edafica.
La realtà vegetazionale odierna purtroppo ricorda poco quella potenziale sopra descritta. Il letto del fiume ospita infatti lembi di vegetazione di greto invase da diverse specie esotiche, ruderali e sinantropiche, in relazione al livello di degrado che i differenti ambiti presentano.
La vegetazione perialveale, sulle sponde meno degradate, è rappresentata solo da tratti di vegetazione arbustiva dominate da salici e pioppi mentre lo strato erbaceo, in funzione del livello di degrado raggiunto, risulta composto in alcuni casi da specie proprie di questi raggruppamenti, in altri da specie esotiche o banali.
Si tratta di vegetazione non boscata, mista arboreo-arbustiva e suffruticosa, dominata da pioppo nero (Populus nigra), salice bianco (Salix alba), nel piano dominante, accompagnata sporadicamente da frassino maggiore (Fraxinus excelsior), platano (Platanus sp.), ontano (Alnus glutinosa), e nel piano arbustivo da sambuco (Sambucus nigra), relitti dell'antica vegetazione naturale a cui si associa un'elevata presenza di specie esotiche e infestanti quali robinia (Robinia pseudoacacia), buddleja (Buddleja davidii) e rovo (Rubus sp.).
Il valore di tale vegetazione, scarso dal punto di vista compositivo e strutturale, è però sufficiente in chiave funzionale, rappresentando comunque una connessione ecologica lungo l'asta principale del Fiume Serio ed un punto di partenza per successivi interventi di riqualificazione ambientale.
I territori lungo il fiume, inoltre, presentano fasce arboreo-arbustive di limite (prato/pascolo) caratterizzabili come vegetazione mista dominata prevalentemente da robinia (Robinia pseudoacacia) con pioppo nero (Populus nigra) e salice (Salix sp.) nel piano dominante, accompagnata sporadicamente da frassino maggiore (Fraxinus excelsior), platano (Platanus sp.), e nel piano arbustivo da sambuco (Sambucus nigra) e rovo (Rubus sp.).
L'area che invece un tempo ospitava boschi di querce planiziali non presenta in questo tratto del fiume alcun relitto della vegetazione originaria. È infatti attualmente occupata da seminativi e prati permanenti.
I prati permanenti, pur avendo un'origine artificiale e quindi uno scarso grado di naturalità, sono caratterizzati da un certo pregio dal punto di vista paesaggistico e della ricchezza floristica, mantenuta dalle pratiche di sfalcio.
Si rileva, infine, un ambito definito a bosco, di superficie di circa 1 ha al limite est del territorio nembrese, peraltro di scarso valore ma con possibilità di recupero: trattasi di impianto artificiale di conifere esotiche, pino eccelso (Pinus excelsa) e pino strobo (Pinus strobus), fortemente degradato, intruso da soggetti di robinia (Robinia pseudoacacia), frassino maggiore (Fraxinus excelsior) e con strato dominato nel piano arbustivo a sambuco (Sambucus nigra).

  

Inquadramento faunistico
Studi faunistici e osservazioni ripetute nel corso degli ultimi anni hanno evidenziato una spiccata biodiversità, attribuendo al corso del fiume un'importanza strategica all'interno delle aree da tutelare nel comprensorio della bassa Valseriana.
Nonostante l'elevato grado di antropizzazione e la semplificazione estrema di gran parte dei suoi ecosistemi, nell'intorno del Fiume Serio a Nembro sono state rinvenute diverse specie prioritarie d'interesse comunitario, nazionale e regionale.
Se da un lato alcune di queste sono ormai rare e localizzate nei residui lembi di naturalità, altre sono riuscite ad adattarsi con sorprendente facilità ai nuovi scenari antropici e industriali. I risultati delle osservazioni, relative a un periodo di circa 14 anni (1992-2006), forniscono un quadro generale della naturalità e della biodiversità a scala locale (notevolmente diminuita a seguito degli enormi stravolgimenti che ne hanno cancellato, nel breve volgere di pochi decenni, i tratti più caratteristici) nonché l'individuazione delle priorità di conservazione e, conseguentemente, di intervento sulle specie.
Dal punto di vista faunistico il fiume Serio rappresenta un indispensabile bacino naturale per molte specie animali, il cui ciclo vitale risulta indissolubilmente legato all'acqua, come per la totalità dei Pesci, degli Anfibi (almeno per quel che riguarda l'ovo-deposizione e i primi stadi larvali) e per alcuni rappresentanti dell'avifauna legati all'ambiente acquatico e alle aree umide per motivi trofici e riproduttivi.
Gli incolti, le ridotte fasce boscate ripariali e i residui prati aridi, vera peculiarità ecosistemica da tutelare, sono altresì importanti per specie ecotonali e di macchia (silvidi, rettili, micromammiferi) poco appariscenti ma assolutamente fondamentali per il corretto funzionamento della catena trofica.
La peculiare posizione geografica del territorio oggetto di perimetrazione, posto all'imbocco della Valle a cavallo tra la media montagna e l'alta pianura, costituisce la porta d'accesso per numerose specie animali obbligate, per motivi ecologici, a transitarvi.

  

Ittiofauna
Il bacino idrografico del Fiume Serio, nel corso della sua storia, ha subito importanti modificazioni ambientali da parte dell'uomo quali captazioni, sbarramenti, interventi antropici di varia natura (dighe, centrali, argini, regimazioni, derivazioni, scarichi civili e industriali).
Tra le modifiche apportate vanno anche considerate le introduzioni di diverse specie ittiche alloctone dalle quali spesso scaturiscono problematiche ecologiche e gestionali. Nel tratto di fiume considerato sono attualmente note 8 specie di Pesci appartenenti all'ordine dei Cypriniformes e dei Salmoniformes.
Considerato l'elevato tasso di alterazione genetica derivata dalle semine da parte di pescatori locali, non è possibile stabilire l'origine precisa delle popolazioni ittiche presenti; tuttavia è doveroso segnalare che in questo tratto fluviale sono sicuramente presenti almeno 2 specie di interesse comunitario.
Tali specie, sono il Barbo comune (Barbus plebejus) e la Trota marmorata (Salmo trutta marmoratus). Un'altra specie prioritaria, attualmente nota solo per alcuni torrenti è lo Scazzone (Cotius gobio), rilevato nei tratti medi del Carso e del Nesa ma che può essere potenzialmente presente in prossimità delle loro confluenze. Per importanza a livello regionale, si segnala anche la presenza della Trota fario (Salmo trutta trutta).

 

Erpetofauna
La presenza di Anfibi e Rettili nell'area in esame è fortemente condizionata da una serie di fattori così schematicamente riassunti:
• alterazioni ambientali con cancellazione parziale o totale degli habitat riproduttivi (superfici incolte, aree di margine, pozze di piccola e media estensione);
• inquinamento idrico che provoca morie e malformazioni negli Anfibi (già a livello embrionale);
• interventi in alveo o spondali condotti senza alcun rispetto del periodo riproduttivo;
• regime idrico fortemente influenzato dalle captazioni e derivazioni di rogge e canali;
• ingenti introduzioni di specie ittiche e avifaunistiche (es. Germano reale) concentrate in bacini idrici di limitata estensione che si cibano delle uova e delle larve degli Anfibi;
• interventi stradali e frammentazione ambientale.

Dal punto di vista erpetologico l'area del Fiume Serio presenta ancora diverse lacune conoscitive ma conserva alcune specie importanti a livello provinciale e regionale.
Gli Anfibi sono rappresentati da 5 specie certe e 2 possibili (non più riconfermate nell'ultimo decennio). Tra le specie certe si segnala il Rospo smeraldino (Bufo viridis). Di solo interesse regionale risultano la Salamandra pezzata (Salamandra salamandra) e il Rospo comune (Bufo bufo) anch'essi presenti nell'area considerata.
Tra i Rettili si segnala la presenza di 9 specie tra cui il Ramarro (Lacerta bilineata). Nell'area sono inoltre presenti 7 specie di Rettili tra cui l'Orbettino (Anguis fragilis).

 

Teriofauna
Il numero di specie di Mammiferi presenti con certezza nell'intorno considerato ammonta a 22 ma tale valore è destinato ad aumentare col proseguo delle ricerche in corso. In particolare, per lo studio dei micromammiferi presenti nell'area in oggetto, si stanno analizzando le parti ossee contenute nelle borre (resti alimentari dei rapaci notturni) che rappresentano uno strumento efficace per la determinazione delle diverse specie.
Tra i Mammiferi di interesse presenti nell'area si segnalano il Pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus) e il Toporagno nano (Sorex minutus). Da segnalare la presenza di alcuni carnivori quali Volpe (Vulpes vulpes), Tasso (Meles meles), Donnola (Mustela nivalis) e Faina (Martes foina).
Nelle aree boscate poste sulla sponda idrografica sinistra del fiume Serio è presente una popolazione di Cinghiale (Sus scrofa), specie introdotta a scopo venatorio sul finire degli anni Ottanta e ora causa di notevoli danni al patrimonio agro silvo pastorale.
Il rischio che qualche individuo possa raggiungere i versanti boschivi di Nembro e Alzano, posti sulla destra idrografica del fiume, è purtroppo reale e incombente. Su entrambi i versanti collinari, nelle aree caratterizzate da bosco deciduo di latifoglie, si rinviene la presenza di un'altra specie di ungulato selvatico: il Capriolo (Capreolus capreolus).
Sulle sponde del Fiume Serio,in particolare in prossimità di Alzano, sono infine presenti alcune colonie di Coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus). Tale specie alloctona è stata introdotta a fini venatori in diverse aree del fiume e ora si è naturalizzata poiché ha trovato nei prati aridi l'habitat vocato a ospitarne una popolazione stabile.
Da segnalare, come emergenza faunistica in quanto specie alloctona, la prima segnalazione di Nutria (Myocastor coypus) osservata nel 2006 a monte del territorio di Nembro-Pradalunga (Albino).

 

Ornitofauna
Gli Uccelli rappresentano uno dei gruppi tassonomici maggiormente utilizzati per compiere ricerche di monitoraggio degli ecosistemi grazie alla loro ampia diffusione e alle peculiari caratteristiche comportamentali quali l'elevata contattabilità sia canora sia visiva.
Dal 1992 a oggi sono state attualmente osservate nell'intorno territoriale considerato 91 specie di Uccelli appartenenti a 15 ordini e 39 famiglie, comprensive degli Uccelli nidificanti, svernanti e migratori. Delle specie censite, 45 appartengono all'ordine dei Passeriformi e 46 ai non Passeriformi. Il numero di specie di interesse regionale registrate nell'area in oggetto è pari a 28, tra cui l'Airone cenerino (Ardea cinerea) e l'Allocco (Strix aluco).

 

Emergenze paesaggistiche
I centri dei Comuni si sono sviluppati rispetto a Bergamo con precoce qualificazione industriale lungo i fiumi (Alzano e Nembro) o i canali (Ranica). Rispetto al vecchio assetto cittadino "si era venuta via via consolidando una maglia idrica artificiale ben caratterizzata, con esclusiva dipendenza dal Serio, raggiunto almeno fin dal Medio Evo all'altezza di Albino.
"Da tale maglia, ora in gran parte obliterata, maglia cui si lega per molti aspetti anche la storia rurale dei paesi del piano, discende in gran parte anche la prima vita industriale della città e di altri centri e comunque la scelta di precisi nodi di localizzazione” (Pagani L. 1990).
Nel secondo dopoguerra Alzano Lombardo e Nembro, erano centri già dotati di un notevole impianto industriale. Gli altri paesi costituivano una costellazione di piccoli nuclei d'impronta rurale, ben distinti gli uni dagli altri e con una definita individualità.
La tradizione agricola è leggibile nella conformazione del paesaggio: gli antichi terrazzamenti a vigneti connotano le colline del territorio di Nembro, in stretto dialogo con il Serio. Direttamente legati ad esso sono poi i terreni agricoli in Comune di Ranica. Successivamente, il degrado paesistico e biologico si è accentuato in concomitanza con il fenomeno che tra gli anni '60 e '70 ha modificato profondamente il quadro sociale, politico ed economico, cambiando radicalmente lo stile di vita degli abitanti e portando con sé una frenetica attività edilizia con trasformazioni urbanistiche radicali.
L'arteria stradale principale, la ex provinciale, diventa un "corridoio” tra gli edifici, i nuclei sono andati saldandosi e molte testimonianze della tradizione contadina sono venute meno a favore dell'urbano.
Nel corso degli anni 1975-84 la Città di Bergamo ha subito un calo nella funzione residenziale, assorbito dai paesi della cintura che aumentano il proprio peso territoriale: fra questi emerge Ranica, mentre si consolidano le aree di antica industrializzazione quali Alzano.
L'assetto tradizionale ha subito delle modificazioni profonde e forti che hanno segnato lo sviluppo del costruito e con questo il paesaggio. Il nuovo assetto determina un'espansione dell'edificato secondo precise direzioni, in stretto rapporto con la morfologia fisica: il solco vallivo seriano rappresenta una gravitazione particolare in cui si sviluppa un "continuum” urbanistico.
Per l'origine di un sistema insediativo l'acqua rappresenta un elemento di vitale importanza. Gli insediamenti urbani, industriali, ludico-ricreativi si sono sviluppati attorno all'acqua: gli edifici hanno assunto rispetto ad essa un rapporto a volte di dialogo a volte di completa antitesi.
I Comuni coinvolti nel Parco gravitano attorno al Fiume Serio, ai suoi affluenti e al reticolo idrico artificiale generando esempi di integrazione piacevole e di alto valore ambientale, a dimostrazione di una maggiore considerazione del valore dell'acqua e del contesto attraverso un'attenzione nei linguaggi, nelle forme e nei materiali dell'architettura.
D'altro canto gli stessi corpi idrici sono destinati in altre occasioni ad essere identificati come non luoghi, retri per un urbanizzato privo di interesse formale, compositivo e funzionale: nello specifico impianti industriali di recente edificazione aggrediscono il luogo in cui si inseriscono, non cercano di diminuire il proprio impatto visivo almeno con l'impianto di fasce arboree e arbustive.
In particolare il rapporto con il Fiume Serio e il contesto ad esso strettamente correlato è andato mutando creando paesaggi via via diversi. Lo sviluppo industriale, attorno al 1870, è stato favorito dalla presenza dell'acqua: i primi insediamenti industriali sono sorti spesso in presenza di più antichi edifici manifatturieri (mulini e segherie) dimostrando una qualità architettonica che ha disegnato nuovi paesaggi, oggi definiti esempi di archeologia industriale. Il cotonificio Zopfi a Ranica, la cartiera Pigna e il cementificio Italcementi a Alzano, il cotonificio Crespi e gli antichi "Molini” a Nembro, il cementificio a Pradalunga.
Negli ultimi decenni la spinta aggressiva verso il fiume, caratterizzata dall'occupazione di ambiti di pertinenza del Serio e dalla distruzione della vegetazione, ha lasciato il posto ad interventi di recupero e riqualificazione, alla ricerca di una riappropriazione dei luoghi.
Esempio significativo è l'area ludico-ricreativa nel Comune di Alzano. Il tratto di fiume interessato presenta una sponda sottoposta a forte erosione per cui è stata oggetto di interventi di protezione attraverso la creazione di un argine consistente.
Ciò ha consentito di recuperare la fascia sovrastante a scopo ricreativo, anche attraverso la piantumazione di un filare di pioppi e la creazione di un terrazzo erboso, permettendo di aprire un accesso al greto del fiume recuperando il rapporto con esso da parte della comunità.
Nello stesso contesto si inseriscono gli ambiti a magredo di notevole pregio naturalistico che si dispongono in continuità rispetto a quelli presenti in Comune di Villa di Serio. Il paesaggio fluviale è valorizzato e reso più complesso dagli ambiti agricoli presenti nel territorio di Ranica. In questi ambiti subpianeggianti che degradano verso il fiume prevalgono le colture seminative e i prati da vicenda.
Significativa la struttura paesaggistica che si crea in questa striscia di territorio: le Rogge Morlana e Guidana, che con la prima si fonde, corrono parallele al Serio e le aree intercluse sono caratterizzate dalla presenza di cascinali di antica formazione, fra cui quello in Località Viandasso e la Cascina Giovanelli, conformando un paesaggio agricolo tradizionale dove permangono tratti di qualità naturalistica con un patrimonio vegetazionale discreto.

  

La rete ecologica
Nel contesto vallivo i corsi d'acqua rappresentano corridoi di continuità ecobiologica che relazionano le differenti unità ecosistemiche del territorio. Al tempo stesso rivestono un ruolo funzionale, sia trofico sia riproduttivo, per le comunità biologiche degli habitat insediati ai margini.
Il Serio, in questo senso, rappresenta il corridoio ecologico principale, di continuità per l'intera valle, mentre i suoi affluenti sono connettori tra il fondovalle e i bacini di naturalità nelle fasce pedecollinari e montane.
Nel secolo scorso il corso del fiume e dei torrenti sono stati rettificati con conseguente degrado delle aree spondali. Tale fenomeno è particolarmente marcato nei punti di affluenza e nei centri abitati. L'aspetto dei corsi minori è cambiato per le canalizzazioni, gli imbrigliamenti e i tombinamenti e la vegetazione ripariale è diminuita in modo considerevole, determinando l'interruzione delle relazioni ecologiche tra i versanti e il fondovalle.
L'aspetto di naturalità che le sponde dovrebbero avere, con siepi alberate e arbustive, lascia il posto a muri di sostegno per lo più in calcestruzzo. Nel territorio interessato dal Parco l'urbanizzazione ha determinato la saldatura tra i centri abitati indebolendo e a volte annullando le relazioni ecologiche e paesistiche tra il fondovalle, i versanti e i crinali.
Ciò ha determinato un progressivo isolamento delle unità ecosistemiche per cui diviene prioritaria la tutela e il ripristino dei varchi di connessione soprattutto tra il fondovalle e i versanti.
La vegetazione mesofila e igrofila delle sponde dei torrenti permette il passaggio di animali oltre che di vegetali ospitando al tempo stesso una propria comunità biologica.
Il potenziamento delle connessioni ecologiche porta con sé la creazione di una rete di aree e corridoi ecologici ad elevato grado di naturalità che consente il raggiungimento di livelli ottimali di funzionalità ecosistemica e di qualità della vita, attraverso l'assolvimento della funzione ricreativa cui un Parco locale è naturalmente votato.
Lungo il fiume la salvaguardia e il recupero dei terreni agricoli e delle aree libere rimaste permettono la riqualificazione dei contesti urbani di frangia oltre alla definizione di percorsi e attività fruitive per la popolazione locale; i corsi secondari, d'altro canto, recuperano le relazioni tra i versanti, il solco principale e le valli secondarie.
Il fitto reticolo idrico artificiale che si sviluppa nell'abitato rappresenta una potenziale integrazione alla rete dei corsi d'acqua naturali. Le rogge, che artificialmente raccolgono la propria acqua dal fiume, vengono costruite nell'800 per usi industriali, attraversando territori urbanizzati frammisti a spazi agricoli.
Oggi le rogge, ad andamento principalmente parallelo al fiume, presentano sezione idraulica artificiale e per lo più impermeabilizzata, interessano ambiti prettamente abitati, salvo alcune eccezioni, con fasce di rispetto spesso inesistenti, ma hanno il pregio di connettere aree di verde urbano o privato che infittiscono la trama della rete ecologica essendo bacini di interesse naturalistico. Tali aree sono rappresentate da:
• i parchi delle ville storiche (Villa Camozzi a Ranica, Villa Montecchio ad Alzano Lombardo);
• spazi di pregio naturalistico (l'area interclusa tra la Roggia Serio e il Torrente Nesa a Ranica; l'area tra le rogge e il Torrente Carso a Nembro);
• aree verdi attrezzate (l'area verde di Viana a Nembro, il parco fluviale a Pradalunga);
• aree naturali e seminaturali periurbane.
Le connessioni che si creano non sono solo ecosistemiche ma percettive e funzionali: percorsi ciclopedonali tra parchi urbani, coni visivi tra ambiti di naturalità. Il sistema oggetto di perimetrazione rientra nell'obiettivo di integrazione della rete ecologica regionale e provinciale. A livello regionale il Parco "Naturalserio” andrebbe in continuità con la tutela del corso del Fiume Serio iniziata con la creazione del "Parco Regionale del Serio” e oggetto di ampliamento con l'istituzione del PLIS del "Serio Nord" tra i Comuni di Gorle, Pedrengo, Seriate, Scanzorosciate e Villa di Serio.
Inoltre attraverso torrenti e rogge la connessione, nel Comune di Ranica, arriva fino al "Parco Regionale dei Colli di Bergamo”. A livello provinciale vengono individuate lungo il fiume aree di elevato valore naturalistico e aree agricole strategiche di connessione, protezione e conservazione come i Torrenti Gavarnia e Vallogno; mentre sui versanti si hanno aree di elevato valore naturalistico e ambiti di opportuna istituzione di P.L.I.S. La rete ecologica che andrebbe a costituirsi è così definita:
• matrici naturali (serbatoi di naturalità) rappresentati dalle aree boscate delle pendici dei monti;
• fasce d'appoggio alla matrice naturale (aree filtro), formate da ecosistemi ad elevata diversità biologica (vigneti tradizionali, prati e arbusteti) situate a margine dei serbatoi di naturalità;
• gangli primari e secondari (capisaldi ecosistemici) consistenti in isolate aree boscate, parchi storici, aree verdi urbane di maggior pregio naturalistico;
• corridoi primari e secondari di connessione costituiti dalle siepi storiche, dai filari, dalle cortine arboree e dalle macchie alberate;
• corridoi fluviali primari e secondari costituiti dalle aste del Fiume Serio, dei Torrenti Nesa, Gardellone, Luio, Carso, Lonzo, Vallogno, Gavarnia e delle Rogge Serio, Morlana, Guidana.

Il Parco "Naturalserio”, come la maggior parte dei parchi di tipo fluviale, presenta un andamento tendenzialmente lineare, lungo il solco del Fiume Serio. Obiettivo del Parco è la messa in rete dei residui territori di pregio naturalistico e la conservazione delle emergenze biologiche in essi racchiusi, puntando sulla fruizione e sul riconoscimento d'identità dei luoghi da parte dei cittadini.
La creazione di una rete connettiva tra le aree di interesse naturalistico permette inoltre una migliore espressione della loro funzionalità ecologica. Ipotizzando una sezione trasversale di valle, obiettivo dello strumento Parco è quello di congiungere il corridoio fluviale del Serio con i serbatoi di naturalità rappresentati dalle fasce boscate delle pendici vallive.
Assumendo questi ultimi come capisaldi ecosistemici, l'azione andrà focalizzata nelle aree verdi interstiziali del territorio urbanizzato e negli spazi aperti che fiancheggiano il fiume. Il limite geografico dell'azione del Parco potrà quindi coincidere con il fronte collinare del tessuto urbanizzato. Vista la conformazione territoriale dei Comuni proponenti, per la definizione del limite di monte e di valle rispetto all'asta del Serio non è assumibile alcun riferimento morfologico.
Esso sarà quindi determinato dai confini amministrativi dei quattro comuni che costituiranno il Parco. Tale limite è da considerarsi evidentemente modificabile, in ragione di eventuali futuri ampliamenti e/o adesioni da parte di altri comuni.

  

Rete ecologica principale

Essa è la maglia che costituisce l'ossatura principale del Parco, sviluppandosi linearmente lungo gli assi fluviali, pressoché continui, di maggiore portata idraulica:
• Il Fiume Serio;
• i Torrenti della sponda sinistra: Vallogno, Gavarnia;
• i Torrenti della sponda destra: Carso, Luio, Nesa.

Di sviluppo prevalentemente lineare, gli assi connettivi principali dovranno, se possibile, includere tutte le scarpate fluviali boscate, i filari e le siepi di margine, le aree agricole e gli incolti di immediata prossimità, caratterizzati da un'intima relazione sotto il profilo paesaggistico ed ecologico con il corso d'acqua.
Nei casi in cui l'espansione urbana include il corso d'acqua, eliminandone le fasce di margine e modificandone la sezione idraulica, sarà comunque opportuno prevedere la continuità della rete connettiva, individuando una fascia di attenzione in cui prevedere interventi di rinaturalizzazione o, almeno, di riduzione degli indici antropici.
A titolo di esempio, questi interventi possono essere: la riduzione del livello di impermeabilizzazione del suolo, la realizzazione di siepi e filari, la mitigazione ambientale dei muri di sostegno e delle recinzioni, la sostituzione degli argini in calcestruzzo con elementi propri dell'ingegneria naturalistica. In via del tutto indicativa, si può ipotizzare una larghezza di tale fascia di attenzione di 5 - 10 metri dal corso d'acqua.

 

Rete ecologica secondaria
Gli assi secondari si sviluppano linearmente lungo i seguenti corsi d'acqua:
• i Torrenti minori, come il Lonzo (Nembro), il Riolo (Ranica);
• le rogge.

Le differenze rispetto alla rete principale sono rappresentate in modo più significativo dal sistema delle rogge, caratterizzato da uno sviluppo prevalentemente parallelo al Serio e capace di costituire una maglia con i torrenti principali.
Seppur penalizzate sotto il profilo ecosistemico, a causa delle caratteristiche della sezione idraulica (di tipo artificiale e, spesso, impermeabilizzata) e dalla scarsa presenza di adeguate fasce di rispetto, esse offrono un'importante rete di appoggio per creare connessioni percettive e funzionali tra ambiti di interesse naturalistico, percorsi di alto interesse paesaggistico, connessioni ciclopedonali tra i diversi nuclei urbani.


 

Le aree notevoli (stepping stones)
Elementi puntuali con valenza nodale per la rete ecologica, le aree notevoli sono per lo più inglobate dagli ambiti urbani. Esse si distinguono tra loro per provenienza storica (parchi delle antiche residenze, ambiti agricoli storici residuali), connotazione geomorfologica (incolti poco appetibili per l'espansione edificatoria, aree a rischio idrogeologico), destinazione d'uso (aree per attività sportive, parchi pubblici, aree per attività agricola).
Partendo dall'importanza che queste aree già oggi rivestono nelle politiche dei servizi al cittadino (sport, ricreazione, incontro e socializzazione), il Parco locale deve riuscire a valorizzarne l'importante funzione ecosistemica.
Obiettivo del Parco è infatti la connessione tra queste aree e le matrici naturali di riferimento (fiume e versanti collinari boscati) tramite la rete ecologica principale e secondaria.

27 giugno 2012