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Rio Morla e delle Rogge


Rio Morla a Zanica

Sede del Parco: Municipio di Zanica, via Roma 35, 24050 Zanica (Bergamo).
Telefono 035 4245880 - fax 035 4245884.
eMail: ass.ambiente@comune.zanica.bg.it
sito internet: www.plisdelmorla.it 
Responsabile: Nadia Previtali.

Riconoscimento: Deliberazione di giunta provinciale numero 238 del 23 aprile 2004.
Riconoscimento dell'ampliamento: Deliberazione di giunta provinciale numero 420 del 07 agosto 2008 (ampliamento a parte del territorio del Comune di Stezzano).
Piano pluriennale degli interventi 2010-2012: Determinazione Dirigenziale numero 2107 del 20 luglio 2010.

Piano pluriennale degli interventi e relazione attività svolte

Comuni
: Comun Nuovo, Levate, Stezzano e Zanica.
Provincia: Bergamo.

Ente gestore: Comune di Zanica (Ente Capofila).

Superficie dopo l'ampliamento: 1.671 ettari così suddivisa per Comuni: Comun Nuovo 180 ettari, Levate 322 ettari, Stezzano 323 ettari, Zanica 846 ettari.

Altimetria: 173/226 metri sul livello del mare.

Contributi provinciali:
Delibera Giunta Provinciale 644/2011
Attività didattiche finalizzate alla conoscenza, coltivazione e cura delle aree verdi Euro 8.000

    

Inquadramento geografico:
Il territorio del Parco si estende a sud di Bergamo, nella piana fluvioglaciale e fluviale delimitata ad est dal Serio e a ovest dal Brembo. Si tratta dell'alta pianura ormai ampiamente urbanizzata, ma che mantiene, tra le direttrici Stezzano-Zanica, Comun Nuovo-Zanica e Levate-Comun Nuovo, ancora estesi spazi agricoli caratterizzati da presenze vegetazionali fatte di siepi e campi chiusi degni di interesse naturalistico e paesaggistico.

    

Vegetazione - Fauna:
Il paesaggio è dominato dalle colture agricole, dove domina il mais, seguito dal frumento e dalla soia, mentre appaiono in forte regressione i prati falciabili. Lungo le ripe e nelle aree marginali la vegetazione dello strato arboreo e arbustivo è dominata dalla robinia, a cui si associano l'ailanto, la buddleia e la cremesina uva-turca. Il gelso da carta, lo spino di Giuda e numerose altre specie esotiche, sono ormai comuni nelle siepi e tra i filari delle nostre campagne e ad esse si uniscono poche essenze autoctone quali sambuco, nocciolo,  diversi salici, olmo minore, pioppo nero e sanguinella. Anche lo strato erbaceo presenta chiari segni di degrado: le geofite e le camefite, forme biologiche che prevalgono in ambienti naturali, sono rare, mentre abbondano le terofite e le emicriptofite, forme biologiche tipiche di biotopi disturbati. La risultante è un paesaggio uniforme e a tratti banale, dove sono ridotte al minimo le componenti indigene. In tale contesto ambientale assumono particolare significato, in qualità di serbatoi della diversità biologica, le residue superfici boscate, le siepi e le cortine di vegetazione seminaturale che affiancano il rio Morla, la roggia Morlana, il torrente Morletta e il reticolo irriguo presente. Un particolare valore riveste la vegetazione delle aree boscate e delle siepi poste a margine dei poderi su pietraie originate dal secolare dissodamento dei campi, ubicate soprattutto in uno spettacolare reticolo geometrico nel comune di Zanica. La sufficiente estensione della superficie di questi boschetti e delle siepi consente l'instaurarsi, al loro interno, di un microclima più fresco e ombroso, tale da consentire la conservazione di una vegetazione nemorale sempre più rara nella pianura bergamasca. Molte specie rilevate in queste aree boscate infatti appartengono alla vegetazione tipica dei querceti misti planiziali. Per quanto riguarda la fauna, tra gli uccelli si segnala la presenza dello scricciolo, del gheppio, del corriere piccolo, della Civetta e delle ballerine. Altre specie presenti sono la gallinella d'acqua, il torcicollo, il verdone, l'usignolo, il saltimpalo, l‘usignolo di fiume dall'inconfondibile canto, il pettirosso, il fringuello, la cinciallegra e l'airone cenerino nei prati allagati. Tra i mammiferi risultano diffusi il riccio e la talpa. Tra gli anfibi si segnalano rospi, anche se in forte regresso, e la rana verde. Tra i Rettili sono presenti l'orbettino, la lucertola muraiola e il colubro liscio.

    

Idrografia:
Il territorio del Parco è interessato da una fitta rete di canali artificiali che vanta una storia quasi millenaria; tutte le rogge hanno origine dalle prese dal fiume Serio in sponda destra e precisamente: la roggia Serio Grande e la Morlana ad Albino, quella del Ponte Perduto a Gorle e la "Vecchia o Rio Zanica” a Seriate. Dalle rogge madri derivano altri corsi minori che, salvo alcune eccezioni, vengono ad interessare o lambire il Parco. Partendo da est, nel territorio di Zanica, scorrono mantenendo ancora l'ambiente naturale delle rive e della fascia alberata la roggia Vescovada, la roggia Vecchia e l'Urgnana. Verso Zanica si rinvengono la roggia Nuova, proveniente dalla roggia Serio, e le diramazioni della roggia Vecchia, che per lungo tratto scorrono parallele o si intrecciano con il Rio Morla creando suggestivi giochi paesaggistici ed idraulici; un ramo secondario scorre a cielo aperto per lungo tratto nel centro abitato e scompare in prossimità dei centri sportivi di Zanica. Verso la località Capannelle si rinvengono le code delle rogge che riacquistano un parziale assetto naturale. A Levate Si possono osservare le diramazioni della roggia Morlana: la Colleonesca e la Coda Morlana. Un discreto grado di qualità ambientale sussiste nella zona della cascina Nuova e del Monasterolo dove l'impianto idrografico è ancora visibile ma la copertura arborea appare più limitata. Nel territorio di Levate e zone limitrofe sono presenti infine le ultime diramazioni delle rogge provenienti dalle prese di Albino: la  Verdellina, vari rami indicati con il nome di Ponteperduto e  le code della Piuggia. Ma il soggetto principale, almeno dal punto di vista idraulico, è il Rio Morla. Nasce dal Canto Alto, e dopo avere attraversato Sorrisole, Ponteranica e Bergamo perde il suo andamento meandriforme assumendone uno quasi rettilineo, a testimonianza di importanti interventi di rettifica e canalizzazione. È verosimile che in passato il Morla, a sud di Bergamo continuasse il suo corso verso ovest, nel paleoalveo sfruttato ai nostri tempi dal Torrente Morletta. Il corso d'acqua, lasciata la città, attraversa Azzano S. Paolo, regalandoci l'ampia fascia boschiva delle sue rive, procede verso Zanica, segnandone i poderi con le antiche linee di confine e infine raggiunge Comun Nuovo, dove si dirama in canali minori: una parte piega verso sud, accompagnata da un'interessante fascia alberata, per poi dividersi i in altre diramazioni che irrigano i campi al di sopra della Strada Francesca, la parte finale si disperde infine nel sistema irriguo di Spirano e zone limitrofe. L'altro ramo continua per breve tratto verso la provinciale di Stezzano presentando interessanti aspetti paesaggistici. Del corso che procedeva verso Levate rimangono solo canali irrigui secondari. Viene attualmente utilizzato come canale per usi agricoli e lungo il corso si possono individuare opere idrauliche storiche, tra cui le "cascate”, presenti laddove esisteva la presa dei canali secondari. Alcune mappe storiche inducono a pensare che il suo corso continuasse nella pianura, superando Spirano e lo storico fosso bergamasco, per confluire nel Serio a sud di Mozzanica. Si ipotizza anche un tragitto più lungo, come anticipato, che procedeva verso Levate per poi continuare in direzione di Crema, nel corso dell'attuale torrente Morletta. Considerata l'elevata urbanizzazione è da ritenere elemento di pregio il fatto che Zanica possa vantare la presenza di un corso d'acqua non cementato nel tratto urbano ed al limite del centro storico. Il torrente Morletta, infine, scorre nel Parco per un breve tratto, segnandone i confini posti a ovest, lungo la linea di confine fra le conoidi del Serio e del Brembo; presenta un particolare andamento a meandri e conserva, nella parte a nord di Levate, un discreto pregio naturalistico.

FINALITÀ DEL PLIS

SVILUPPO SOSTENIBILE E INTERESSE "SOVRACOMUNALE" DEL PLIS:
L'incremento della popolazione risulta maggiore, negli ultimi anni, nella fascia altimetrica di pianura. Lo sviluppo della città di Bergamo verso Sud, il moltiplicarsi di infrastrutture ed in particolare di quelle viarie, la progressiva saldatura tra i centri abitati nell'area dell'Hinterland bergamasco, hanno reso l'area dell'alta pianura a Sud di Bergamo particolarmente vulnerabile.
Il tema della "sostenibilità” dello sviluppo non può però essere affrontato solo a scala urbana: la città "può impegnarsi a raggiungere lo sviluppo sostenibile, ma questo risultato deve essere acquisito in un contesto territoriale più ampio e non può andare a detrimento delle aree circostanti”. Anche nel caso di Bergamo e hinterland la ricerca di una migliore "sostenibilità” non può quindi essere localizzata solo nei centri urbani, che peraltro hanno ormai assunto il carattere di "città diffusa” sopra descritto, ma deve essere concepita a livello di area vasta ed inglobare necessariamente tutte le problematiche del territorio: occorre, in generale, ridurre la pressione dell'uomo sull'ambiente incrementando al contempo le capacità rigeneranti delle stesse aree interessate dalle attività antropiche.
In questo scenario un ruolo determinante, in termini sia quantitativi sia qualitativi, viene infatti svolto dalle aree agricole: l'aumento delle capacità rigeneranti del territorio richiede, soprattutto in zone caratterizzate da un'elevata densità insediativa come quella in esame, la promozione di forme di agricoltura che mantengano un buon arredo naturale ed un sufficiente grado di biodiversità, contribuendo a connettere tra loro le aree semi - naturali residue attraverso "reti ecologiche".
Da ciò derivano l'interesse sovracomunale del PLIS in oggetto e la necessità di ampliarne i confini, anche con l'adesione del Comune di Stezzano, in modo da aumentarne l'efficienza.
L'obiettivo del PLIS consiste, in sintesi, nel realizzare un parco agricolo di "cintura urbana” o, più correttamente, una rete agro - ambientale diffusa nell'Alta Pianura a Sud di Bergamo, che assolva a funzioni di corridoio ecologico tra le aste del Brembo e del Serio, ma anche di "ecosistema filtro" in una zona di cerniera tra Bergamo, i Colli e la sottostante pianura con la fascia delle risorgive, in un ambito di delicato equilibrio idraulico ed ecologico, sottoposto a forti pressioni insediative che tendono a favorire la saldatura dei centri abitati con il capoluogo.
Tale obiettivo deve essere perseguito valorizzando l'attività agricola e collaborando con le aziende agricole che, nella maggior parte dei casi, coltivano terreni posti su più Comuni e sono quindi abituate ad affrontare tematiche sovracomunali.
Un altro obiettivo che può essere affrontato solo a scala sovracomunale e che è strettamente connesso alla tutela del territorio agricolo da altri usi del suolo è quello della tutela del reticolo idrico superficiale: qualità e quantità dell'acqua irrigua disponibile costituiscono infatti elementi determinanti per lo sviluppo del territorio agricolo e sono da questo a loro volta influenzate.
Numerosi altri esempi possono essere citati a favore di una tutela sovracomunale del territorio agricolo: la gestione e la pianificazione dei percorsi rurali, la valorizzazione degli edifici rurali, la valorizzazione turistica ed agrituristica del territorio, le politiche di filiera.

MULTIFUNZIONALITÀ DELLA AREE RURALI. I MOTIVI DELL'ISTITUZIONE DI UN "PARCO AGRICOLO":
Vi è sempre stata una diretta correlazione tra agricoltura e ambiente, poiché la prima, oltre ad essere produttrice di beni alimentari e materie prime per l'industria, è stata anche associata al mantenimento naturalistico delle aree rurali, le quali, nei paesi sviluppati, sono divenute sempre più produttrici di "ambiente”, meta di riposo e di svago per le popolazioni che vivono nelle aree urbane. L'istituzione del Parco con i caratteri di parco agricolo è quindi finalizzata alla tutela del paesaggio rurale, che nella pianificazione comunale prevista dalla L.R. 12/05 assume un ruolo centrale, mentre nei Piani Regolatori tradizionali, in passato, è spesso stato considerato territorio periferico e di "riserva" rispetto agli insediamenti.
Lo studio e la valorizzazione dei territori rurali assumono oggi una particolare importanza, in particolare nella aree di margine tra città e campagna dove la pressione alla trasformazione dei suoli è particolarmente intensa e dove la maggior parte delle trasformazioni antropiche sono state, e sono tuttora, effettuate a spese dirette o indirette delle aree agricole - forestali.
Purtroppo l'importanza in senso ecologico dei paesaggi agricoli non è ancora sufficientemente conosciuta: "in nome di una mal compresa conservazione della natura, si vorrebbe incrementare il sorgere di nuovi parchi ovunque, privilegiando le aree forestate a scapito comunque dell'agricoltura, dimenticando che il comparto agricolo rappresenta un punto di compensazione indispensabile per l'eterogeneità e la metastabilità a scala regionale".
D'altro canto va anche rilevato che i sistemi colturali e le tecniche produttive attuate in agricoltura nel corso degli ultimi anni hanno generalmente influito negativamente sul paesaggio e sull'ambiente.
In linea di massima tali fenomeni di dinamismo del paesaggio e dell'ambiente sono ascrivibili a cause economiche, politiche e sociali, che hanno prodotto la specializzazione delle aree agricole vocate, l'abbandono dei territori agricoli marginali, il consumo del territorio rurale per effetti dell'industrializzazione e dell'urbanizzazione. Si è creata così una dicotomia, particolarmente evidente nelle aree periurbane come quella in esame, tra bisogni di godere delle potenziali amenità dei territori rurali da parte della collettività, sempre più costretta a vivere nelle conurbazioni inquinate e densamente popolate, e disponibilità di territori rurali che abbiano le caratteristiche che consentano di soddisfare tali bisogni.
In questo contesto si è fortemente accentuata l'interdipendenza tra città e spazi rurali: nelle prime vengono create le risorse della modernità ed appagati i bisogni connessi, mentre ai secondi è demandata la produzione dei beni primari, che oggi non sono solo quelli legati all'alimentazione, ma anche quelli relativi all'ambiente naturale dal quale l'umanità proviene e a contatto del quale desidera rimanere.

PRIMI INDIRIZZI DI INTERVENTO:
La realizzazione di uno sviluppo sostenibile del sistema rurale richiede da un lato la conoscenza delle caratteristiche che permettono lo sviluppo socio-economico (le risorse richieste, il loro uso e gli effetti positivi e negativi che ne possano derivare), e dall'altro l'esame delle risorse, valutate in funzione della loro disponibilità e della loro sensibilità, nell'ambito geografico interessato.
In accordo con un uso sostenibile del territorio rurale, ed analizzate in prima approssimazione le risorse rurali presenti, la pianificazione del territorio rurale dei comuni del Parco, anche a livello comunale, mira a:

• ampliare il territorio del PLIS, soprattutto dove risulta necessario potenziare le zone di connessione, le reti ecologiche, le zone da presidiare ad un uso agricolo;
• favorire l'incremento e la diversificazione delle attività all'interno delle aziende agricole incentivando le diverse modalità di trasformazioni d'uso e quindi le possibilità di sviluppo di attività complementari a quelle agricole tradizionali, in particolare l'integrazione dell'attività agricola con l'attività turistica;
• promuovere un rapporto tra attività agricole e fruizione del tempo libero, mediante la stipula di accordi tra aziende agricole, Enti Locali e associazioni sportive per la cura e la manutenzione del paesaggio (piste ciclabili, percorsi equestri, sentieri, punti di sosta ed osservazione);
• individuare tecnologie idonee per la realizzazione di percorsi agresti multifunzionali, adottando tecniche di pavimentazione compatibili con usi diversi (transito mezzi pesanti a servizio dell'attività agricola e funzioni diverse quali la percorrenza cicloturistica);
• incentivare le forme di agricoltura a basso impatto ambientale (agricoltura integrata, agricoltura biologica), non solo nelle aree che necessitano di attenzione per valenze ambientali, paesistiche e insediative, ma programmando interventi per ambiti specifici come aree di frangia urbana, aree con paesaggio agrario storico, aree di rispetto di ambiti naturalistici, aree vulnerabili, etc.;
• mantenere e incrementare la biodiversità e la tutela del paesaggio tradizionale anche mediante apposita normativa;
• ridurre la perdita di superfici e di paesaggio agricoli attraverso l'orientamento a una migliore qualità degli interventi in zona agricola, ai fini di una valorizzazione "multifunzionale” del territorio rurale;
• individuare metodi e strategie per migliorare quantità e qualità dell'acqua disponibile nel reticolo idrico superficiale;
• aumentare le superfici interessate da interventi di riqualificazione e riforestazione, soprattutto lungo i corsi d'acqua minori, ai fini del contenimento dell'erosione del suolo e dell'accentuazione dei fenomeni di trattenuta idrica, di infiltrazione, di fitodepurazione;
• salvaguardare la competitività delle imprese agricole più avanzate e incentivare lo sviluppo delle imprese agricole con potenzialità di espansione economica in settori e/o per nuovi prodotti, anche promuovendo forme di associazionismo tra le imprese agricole di minori dimensioni;
• potenziare il sistema produttivo agricolo tramite l'incremento di politiche economico - territoriali indirizzate al consolidamento di servizi alle imprese, finalizzate al trasferimento di innovazione tecnologica, alla certificazione di processo-prodotto, alla promozione dei prodotti, anche attraverso la creazione di "marchi” o "loghi” ambientali, che contraddistinguano le produzioni all'interno del Parco;

PROPOSTA DI UNA RETE AGRO-AMBIENTALE PER L'ALTA PIANURA BERGAMASCA: Le aree lungo il Rio Morla in località Azzano San Paolo, Zanica e Comun Nuovo, la Roggia Morlana e il Torrente Morletta in località Stezzano e Levate, il reticolo di siepi a sud di Zanica tra il Serio e la S.S. 591 nonché i prati stabili polifiti sono di inestimabile valore naturalistico.
Svolgono infatti il prezioso ruolo di serbatoi naturali nel senso che accolgono nel loro interno ancora significative varietà di specie viventi e complesse nicchie ecologiche. Svolgono inoltre un'azione di compensazione ecologica per il riequilibrio dei carichi ambientali prodotti dalle aree urbano-industriali e da quelle ad agricoltura intensiva.
Queste zone di grande pregio naturalistico e storico-paesistico costituiscono le unità di base per una rete ecologica necessaria al fine di un riequilibrio ambientale.
Nell'alta pianura bergamasca, gli assi principali di questa rete sono costituiti dal Brembo a Ovest e dal Serio a Est: essi rappresentano i più importanti canali di continuità eco-biologica provinciale raccordando l'area alpina a quella prealpina e poi a quella planiziale.
Il Parco, posto nella sua trasversalità, costituisce un indispensabile ponte di connessione ecologica tra i due fiumi. L'asta del Morla, della Roggia Morlana e del Torrente Morletta, insinuandosi in profondità nella pianura bergamasca, fino a raccordarsi con i fontanili di Spirano e Pognano, e a Castel Rozzone con l'asta del Fosso Bergamasco, consentono di sostenere una preziosa tessitura di reticoli di siepi e filari con elevato valore naturalistico. Le maglie del reticolo idrografico minore, l'Urgnana, la Vescovada, la Nuova e la Vecchia nel Comune di Zanica, la Guidana e la Piuggia nei territori di Azzano San Paolo e di Stezzano con i numerosi canali derivati, e le siepi lungo le rive, le strade di campagna e sui confini poderali, rappresentano i necessari corridoi di continuità biologica.
Sensibile è anche il ruolo paesaggistico svolto dalle cortine di alberi che spezzano le monotone prospettive dei coltivi e contribuiscono a mascherare i frequenti insediamenti industriali.
Fondamentale per recuperare condizioni accettabili di salubrità e vivibilità ambientale è la prospettiva di incrementare le aree seminaturali e di togliere dalla situazione di insularità quelle esistenti, segregate dal resto del territorio e pertanto incapaci di ribaltare il processo di degrado in atto da tempo. L'integrazione "a sistema” dei biotopi seminaturali residui, attraverso corridoi di continuità eco-biologica, rappresenta il canovaccio sul quale imbastire l'opera di ricostruzione del paesaggio planiziale, al fine di creare un territorio ecologicamente più articolato e quindi più stabile e sicuro, più salubre oltre che più ricco sia dal punto di vista estetico che biologico.
Occorrerà incrementare i biotopi seminaturali esistenti e intervenire con piantagioni nuove nei luoghi carenti, creando neo-ecosistemi e recuperando aree degradate. Tali interventi andranno di pari passo con:

• l'incentivazione di attività agricole "eco compatibili”in linea con gli indirizzi della Pianificazione Agricola Comunitaria e con la pianificazione locale del settore agricolo (Piano di Sviluppo Rurale e Piano Agricolo Provinciale);
• il monitoraggio completo dei corsi d'acqua con particolare riferimento all'indice IBI, alla portata e alla messa in asciutto;
• il censimento del sistema delle siepi e dei filari in ambito extraurbano al fine di una loro tutela e potenziamento, anche mediante normative specifiche (ad es. Regolamenti del verde);
• l'introduzione di sistemi di compensazione ambientale in occasione della realizzazione di insediamenti produttivi, residenziali e infrastrutture viarie e tecnologiche;
• l'incremento di attività didattiche (educazione ambientale, educazione alimentare) collegate al turismo rurale;
• la creazione di ambienti umidi per anfibi ed uccelli, anche con finalità di fitodepurazione e, più in generale, il potenziamento di ecosistemi per la tutela della biodiversità;
• lo studio, la manutenzione e l'incremento dei covatoi artificiali per la nidificazione di alcune specie ornitiche su tutto il territorio.

20 gennaio 2012