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Fosso Bergamasco

Progetto per il recupero e la valorizzazione naturalistico ambientale, storico culturale e turistica dei percorsi lungo il "Fosso bergamasco"


Pannello dedicato a: Percorso ciclo pedonale del Fosso bergamasco

Vedi il pieghevole dedicato al Progetto

FronteRetro


Il progetto:

Il progetto del percorso ciclo-pedonale del Fosso Bergamasco, partito nel 1998, fu una scelta dell'allora Assessore all'Ambiente e Territorio della Provincia di Bergamo Prof. Lelio Pagani, il quale individuò nell'antico confine fra gli Stati di Milano e Venezia, lo spunto per individuare un percorso ciclo-pedonale che abbracciasse temi non solo di fruizione ma anche di promozione culturale, turistica, ambientale e naturalistica. Il Fosso bergamasco è il legante per un tracciato che  attraversa il territorio di pianura della provincia. La trasversalità di questo antico confine intercetta i Parchi fluviali presenti in provincia, ma l'interesse non è solo nel loro attraversamento, quanto nel fatto che percorre tratti di pianura ricchi di interesse. La pianura bergamasca è ricca, soprattutto nella sua parte più meridionale, di fontanili, luoghi di significato storico, sia per le pratiche agricole sia per la loro bellezza e naturalità. Lungo il tracciato si incontrano i luoghi di culto della pianura, con chiese di significativo valore architettonico. Spesso questi luoghi risultano isolati, ubicati lungo antichi percorsi ormai abbandonati o dove la credenza popolare vuole ricordare fatti di particolare significato. Nei paesi di pianura non mancano le presenze fortificate, sovente ben conservate o intatte nel loro aspetto. A volte sono state trasformate in luoghi di soggiorno adibite a residenza, come numerose ville di campagna presenti nel territorio extraurbano. Pure i centri abitati risultano notevoli, anche e soprattutto per le singole vicende storiche che la presenza di questo antico confine, ha accentuato. Il percorso vuole quindi offrire, sia una possibilità di svago, ma anche un momento di riflessione su quello che rappresenta la pianura, nella sua secolare storia (Servizio Aree protette della Provincia di Bergamo).

Prefazione:

I confini del territorio bergamasco, in ogni epoca, sono stati condizionati dall'andamento orografico per la parte montana e dal solco dei laghi e dei fiumi sui lati occidentale e orientale. Nella pianura, al contrario, nessun elemento fisico è presente a demarcare un confine netto. Per l'individuazione di quest'ultimo, ci si è pertanto rivolti ai fatti della storia, soprattutto ai documenti stipulati direttamente tra Stati confinanti come Venezia e Milano, oppure tra autorità locali presenti direttamente lungo il confine. Nel 1570 due cippi di pietra, uno posto nei pressi del Fiume Oglio e l'altro vicino al Fiume Adda, indicavano gli estremi del confine bergamasco della Serenissima Repubblica di Venezia con il Ducato di Milano. Tra il 1754 e il 1756 ulteriori cippi in pietra vennero posizionati lungo il già realizzato "Fosso Bergamasco”, definendo un ben preciso confine di Stato. La pianura dell'attuale Provincia di Bergamo resterà fino al 1797 divisa da tale confine. Il "Fosso” era però stato già realizzato a partire dal 1285, sino ai primi decenni del Trecento, come testimoniano i documenti dell'epoca. Nel 1786 tale confine, grazie a un accordo con lo Stato Pontificio, divenne anche il limite meridionale della Diocesi di Bergamo. Nel 1796 i Francesi varcarono il confine dello Stato Veneto e occupano Bergamo. Il trattato di Campoformio dell'anno successivo mise fine alla Repubblica di Venezia; Bergamo passò sotto il dominio napoleonico e il Fosso Bergamasco cessò il suo secolare ruolo di confine di Stato. Nel 1801, con l'aggregazione della Calciana e della Geradadda al Dipartimento del Serio, il Fosso finì di segnare il confine tra Bergamo e Cremona. Oggi delimita solamente il confine meridionale della Diocesi di Bergamo e tratti di confini comunali.

Cronologia:

Dopo la battaglia di Cortenova, del 27 novembre 1237, che vide la vittoria imperiale in appoggio al ghibellino Comune di Bergamo contro la guelfa Contea di Cortenova (1170-1237), Bergamo e Cremona sentirono l'esigenza di definire i loro confini tra Oglio e Serio, prima d'allora separati dal territorio della Contea di Cortenova. Un primo atto, in cui si stabiliva la linea di confine, fu stipulato il primo settembre 1263 a Pizzighettone. Inizio così la posa dei cippi confinari, che però ebbe bisogno di un'ulteriore convalida tramite un secondo accordo nel gennaio 1264 a Soncino. Si susseguirono però continui scontri armati, dovuti al cambio di fazione dei Bergamaschi e Bresciani divenuti nel frattempo guelfi, contro i ghibellini di Cremona. Si giunse infine, con la sconfitta dei Cremonesi, agli accordi di Romano del 9 marzo 1267, che consentirono ai Bergamaschi di portare a termine il fossato di confine (noviter inceptum) fino al Fiume Oglio. La nuova linea di confine, gestita dai Bergamaschi, correva dai 500 agli 800 metri più a sud rispetto agli accordi del 1263 e inglobava anche il territorio di Fara Olivana di proprietà della Misericordia di Bergamo. Tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo fu probabilmente scavato il "Fossato nuovo”, cioè il tratto di Fosso bergamasco tra Serio e Adda. Si susseguirono quindi numerose vicende belliche che coinvolsero le nascenti potenze regionali di Venezia e Milano. Un lungo conflitto iniziò nel 1412 per terminare solamente nel 1428 (pace di Ferrara  del 1433). Le ostilità ripresero però nel 1440 e si placarono con la pace di Rivoltella del 1448. La successiva pace di Lodi, del 4 aprile 1454, con gli Sforza nuovi padroni di Milano, sancì il dominio di Venezia su Bergamo, Brescia e Crema, mentre a Milano fu riconosciuto il possesso della Geradadda. La nuova frontiera tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia si stabilì sul tracciato del Fosso Bergamasco dall'Oglio all'Adda. Nel 1499 Venezia, con l'aiuto di Luigi XII, riconquistò la Geradadda che riperse nel 1509 per poi passare, con tutto il Ducato di Milano, alla Spagna nel 1535 alla morte di Francesco II Sforza. Da allora il confine rimase invariato anche con l'arrivo degli Austriaci che ebbero il Milanese con il trattato di Rastadt del 1714. Il confine tra Milano e Venezia, dal 1428 al 1796, fu sempre munito, nei punti di transito, di sbarre e posti di guardia. Veniva effettuato un controllo sui passanti e sulle merci di passaggio e, soprattutto, si combatteva il contrabbando. Nei secoli successivi i confini furono oggetto di ispezioni e verifiche che portarono nel 1570 alla posa di due cippi di pietra: uno presso l'Oglio, vicino al lavello di Calcio e l'altro sulla sponda sinistra dell'Adda. Un decreto del governo veneto del 1723 rese obbligatori questi controlli periodici. I trattati di Vaprio (17 agosto 1754) e Mantova (10 giugno 1756), in merito a controversie sulle prese d'acqua del Naviglio e della Roggia Antegnata, decisero anche di procedere ad una nuova verifica dell'intera linea di frontiera tra Milano e Venezia. Questi trattati portarono alla realizzazione di un rilievo cartografico di tutto il confine, affidando il compito ad insigni ingegneri di entrambi gli Stati. Negli stessi trattati si ribadiva che il "Fosso” dovesse avere una larghezza di almeno 8 braccia bergamasche e una profondità di 3 e che il suo alveo fosse interamente sotto sovranità del Comune di Bergamo, tranne la sponda meridionale di pertinenza dei Cremonesi. Il trattato di Mantova stabilì anche la posa di una serie di cippi in pietra lungo tutta la frontiera appena ridefinita.
(da "I confini meridionali del territorio bergamasco nella storia” a cura di Lelio Pagani, Bergamo 1994, Livia Cavalli Giustozzi, Riccardo Caproni).

(11.06.2014)