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Monte Varro



Sede del Parco: Viale Papa Giovanni XXIII 12, 24020 Rovetta (Bergamo).
Telefono 0346 72603 - fax 0346 76983.
eMail: unionepresolana@pec.regione.lombardia.it
sito internet: www.unionepresolana.bg.it 
Responsabile: Schiavi Gianpietro - Presidente.

Consorzio Forestale Presolana: via Dalmine 1, 24020 Castione della Presolana (Bergamo), telefono/fax 0346 62474.

Comunità Montana Valle Seriana zona operativa 8: via Sant'Alessandro 74, 24030Clusone (Bergamo), telefono 0346 22400 - fax 0346 22957.

   

Riconoscimento: Delibera Giunta Provinciale numero 184 del 19 aprile 2007.
Piano pluriennale degli interventi 2010-2014: Determinazione Dirigenziale numero 88 del 13 gennaio 2011.
Riconoscimento dell'ampliamento (nel territorio comunale di Cerete): Delibera Giunta Provinciale numero 132 del 14 marzo 2011.
 
Comuni: Castione della Presolana, Cerete, Onore, Songavazzo.
Provincia: Bergamo.

     

Ente Gestore: Unione Comuni della Presolana.

Superficie/abitanti: 2.660 ettari/6.361 abitanti così suddivisi per Comune: Castione della Presolana 743,5 ettari/3.379 abitanti, Cerete 537,5 ettari/1.521 abitanti, Onore 169 ettari/799 abitanti, Songavazzo 1.210 ettari/662 abitanti.

Altimetria: 520/1.637 metri sul livello del mare.

   

Contributi provinciali:
Delibera Giunta Provinciale 644/2011
Attività didattiche sul territorio, con coinvolgimento delle scolaresche, finalizzato alla conoscenza della flora e della fauna locale Euro 4.000

Geomorfologia - Idrogeologia:
Il territorio del Parco è compreso nell'ambito della Valle Seriana superiore ed è caratterizzato dalla presenza di un ambiente montano di notevole pregio naturalistico. È possibile ripartire idealmente questo territorio in tre sezioni aventi distinti caratteri: quella più settentrionale, da Castione a Rovetta, è composta da una vallata principale assai incisa e caratterizzata da terrazzi morfologici di ampiezza variabile. A Est, nella zona dove ricade buona parte del Parco, numerose incisioni delineano una serie di vallette secondarie estremamente articolate: valli di Tede, di Pora, del Boschetto, di Monte Varro, Righenzolo, di Frücc, che rendono assai complessa l'orografia e meno facilmente identificabile un confine preciso con gli ambiti sebino e camuno; la porzione centrale è costituita dal vasto altopiano di Clusone; la porzione meridionale infine, tra Songavazzo e Cerete, costituisce il tratto iniziale dell'ampia Val Borlezza. Questo territorio presenta caratteri paesaggistici estremamente vari e articolati, che si distinguono nettamente dal paesaggio vallivo della vicina Val Seriana e da quello Sebino. Anche in questa porzione ricade parte del Parco e più precisamente nel territorio del Comune di Cerete.

   

   

   

Vegetazione - Fauna:
La copertura vegetazionale comprende praterie secondarie aride, incolte, un tempo "segaboli”, ricche di interessanti endemismi di flora glaciale relitta, estese formazioni a pino mugo, boschi cedui di specie termofile, fustaie di conifere, nonché prati stabili nelle zone di più comoda giacitura. La ricchezza floristica, denota un notevole livello di biodiversità. I principali fattori che possono condizionare la distribuzione delle piante sono quelli legati alla conformazione geologica ed ecologica del territorio e alle sue caratteristiche climatiche. Nei prati a primavera sbocciano margherite e anemoni gialli e nei boschi gigli mortagoni e ciclamini. Sui pascoli alpini fioriscono gigli di S. Giovanni e stelle alpine. Nei boschi poi crescono funghi, fragole, mirtilli, lamponi e more. Parecchie sono anche le erbe spontanee che vanno ad arricchire la cucina bergamasca tra cui: le ortiche, il tarassaco, il silene, il buon Enrico, gli asparagi di bosco, le foglioline tenere del nontiscordardime, i teneri germogli del luppolo, il crescione, la borraggine. È possibile individuare nell'orizzonte submontano una fascia vegetazionale che presenta una potenzialità per il querceto a roverella, mentre verso l'orizzonte montano compare il Faggio, che diviene ben presto dominante assoluto, anche grazie alle abbondanti precipitazioni riscontrabili nella zona. Le transizioni tra le vegetazioni termofile e quelle più mesofile non sono tuttavia nette: in particolari condizioni espositive (sui versanti freschi esposti verso nord e ovest) si assiste alla compartecipazione di elementi di ambedue le condizioni ecologiche. Le aree perialveali mostrano potenzialità per vegetazioni differenziate in funzione della distanza dall'alveo e quindi della profondità della falda e della ricorrenza delle inondazioni; formazioni igrofile ad ontano bianco occupano le zone perialveali, mentre boschi igrofili a salici e pioppi si spingono fino ai margini del greto, che è colonizzato da cenosi arbustive a salice rosso. Per la sua variabilità ecosistemica il territorio del Parco ospita alcune specie di ungulati, tra i quali i più diffusi sono caprioli e cervi, alcune specie di tetraonidi, la coturnice alpina, la lepre e le principali specie di carnivori e rapaci. Dal punto di vista della potenzialità faunistica, l'area del Parco risulta di notevole interesse con alcune presenze di assoluto rilievo, come nel caso dell'ormai rarissimo gallo cedrone. L'area destinata a Parco presenta una generale dinamica favorevole per gli ungulati, conseguente all'abbandono antropico di ampi settori del territorio montano: la diffusione del ceduo ed il cespugliamento di terrazzi e maggenghi favoriscono infatti la diffusione del capriolo, il progressivo abbassamento in foresta del camoscio, il lento ma costante incremento del cervo.

    

     

Geologia:
Motivo di interesse è il territorio, rupestre e disabitato, compreso tra la Valle di Tede e la Valle Righenzolo. Il corso del torrente Gera-Valleggia è scavato quasi completamente, fin dalle sue origini, all'interno di depositi superficiali, più o meno cementati; questi ultimi assumono particolare rilevanza e spessore in corrispondenza dell'ameno bacino di Bratto-Dorga, una vasta superficie terrazzata costituita da depositi fortemente cementati, che possono costituire vere e proprie pareti verticali, come si può osservare nella profonda e bella gola sotto Castione della Presolana. Il netto cambiamento di direzione del corso d'acqua, che un tempo andava a confluire nel bacino del fiume Serio, è dovuto alla presenza dell'ampio altopiano di Clusone e alle vicissitudini che esso ha subito nel corso della glaciazioni che durante il Quaternario hanno interessato gran parte delle montagne bergamasche. Queste glaciazioni hanno molto cambiato il paesaggio originario lasciando segni ancora oggi ben tangibili. La confluenza delle diverse lingue glaciali ha provocato l'abbandono di una quantità enorme di materiali, disposti oggi a formare superfici terrazzate o lunghi dorsali collinari; dai depositi morenici emerge il M. Crosio, isolato testimone del substrato dolomitico. Dopo il ritiro dei ghiacciai e in conseguenza del deposito di una così grande quantità di materiali, che sconvolse l'originaria morfologia dei luoghi, il torrente Gera venne catturato dal torrente Borlezza. Il nome Gera dato al tratto superiore della valle, sembra ricordare che un tempo la valle Gera e la valle Borlezza erano entità distinte ed appartenevano a due bacini idrografici completamente diversi. La formazione triassica della Dolomia Principale affiora largamente sui rilievi circostanti la conca di Clusone e lungo la valle del torrente Gera, fino al Passo della Presolana, solo localmente ricoperta da depositi morenici. La morfologia a cui da origine la Dolomia Principale è molto caratteristica e si evidenzia per la presenza di ambienti rupestri difficili, da versanti ripidi e rocciosi, con guglie e creste affilate, erosioni profonde e depositi detritici alla base dei versanti o nei fondovalle.

14 febbraio 2012