Logo Provincia di Bergamo
Benvenuti nel sito della Provincia di Bergamo

Salta la navigazione principale

Sei in: Home / ATTIVITA' / Ambiente / Aree protette e biodiversità
Acarattere piccolo - Acarattere medio - Acarattere grande
|
  data odierna:   
|

del Malmera, dei Montecchi e del Colle degli Angeli



Sede del Parco: Municipio di Trescore Balneario, via A. Locatelli 65, 24069 Trescore balneario (Bergamo).
Telefono 035 955611 - fax 035 955605.
eMail: tecnico@comune.trescore-balneario.bg.it
sito internet: www.comune.trescore-balneario.bg.it 

        

        

Riconoscimento: Delibera Giunta Provinciale numero 700 del 13 dicembre 2007.
Piano pluriennale degli interventi 2010-2013: Delibera Giunta Provinciale numero 3550 del 30 novembre 2010.
 
Comuni: Carobbio degli Angeli, Gorlago, Trescore Balneario, Zandobbio.
Provincia: Bergamo.



Ente Gestore: Comune di Carobbio degli Angeli.

Superficie/abitanti: 975 ettari/19.488 abitanti così suddivisi per Comune: Carobbio degli Angeli 360 ettari/3.470 abitanti, Gorlago 227 ettari/4.749 abitanti, Trescore Balneario 187 ettari/8.857 abitanti, Zandobbio 201 ettari/2.412 abitanti.

Altimetria: 207/624 metri sul livello del mare.

         

Contributi provinciali:
Delibera Giunta Provinciale 644/2011
Studi specifici su habitat e specie caratteristiche Euro 6.500

Inquadramento geografico:
Il territorio del Parco, prevalentemente collinare, è caratterizzato dalla presenza del corso del Torrente Malmera e da un significativo tratto del corso del Fiume Cherio. Di notevole interesse, anche se privo di un proprio corso d'acqua, è l'anfiteatro vallivo che si apre sulla piana posta a sud est di Carobbio degli Angeli, al disotto del M. S. Stefano. A completare la bellezza del luogo è la località Santo Stefano, che conserva un pregevole centro storico medioevale. Più in alto, nella parte sovrastante gli abitati di Carobbio e Gorlago è ubicato il palazzo d'Arcais Zanchi, già convento e poi castello, ad occupare forse il migliore tra i punti panoramici presenti nel Parco, essendo da qui possibile spaziare sia sulla pianura che sulle vicine prealpi.

        

        

Geologia - Geomorfologia:
Il territorio del Parco appartiene alla fascia collinare compresa tra Scanzorosciate e Chiuduno, sviluppata in direzione est-ovest, con rilievi dai profili regolari, spesso caratterizzati da terrazzamenti antropici coltivati a vite, favorita, oltre che dall'esposizione, anche dalla particolare composizione del substrato roccioso, con caratteristiche fisico-chimiche che garantiscono qualità al vino prodotto. I terrazzamenti coltivati, che si approvvigionavano d'acqua da rigagnoli e torrentelli, erano preziosi per evitare scivolamenti dei terreni e frane che potevano minacciare i nuclei abitati sorti ai piedi delle colline. La tipologia delle rocce, principalmente calcari e arenarie ha favorito lo sviluppo di numerose cave di pietra e, in particolare, ai margini dell'area del Parco, le cave dell'ornamentale "Pietra di Credaro”. Le strutture rocciose presenti sono rappresentate in buona parte da formazioni cretaciche comuni a tutta la fascia pedecollinare lombarda. Questi contrafforti collinari sono costituiti da formazioni le cui maggiori presenze si riscontrano nei calcari marnosi della formazione del "Sass della Luna”, nelle arenarie delle formazioni della "Pietra di Credaro” e dell'”Arenaria di Sarnico” e nel misto calcare-arenaria del "Flysch di Bergamo”. I corsi d'acqua principali, Serio e Cherio, hanno contribuito alla copertura dell'ossatura rocciosa delle colline con il trasporto e il deposito dei sedimenti fluvioglaciali e alluvionali recenti.

         

        

Vegetazione - Fauna:
Buona parte delle aree boscate sono poste principalmente sui versanti esposti a settentrione e risentono in modo significativo delle intense utilizzazioni del bosco. Le aree coltivate poste sui fondovalle e sui versanti collinari meglio esposti hanno modificato il territorio originario favorendo le specie erbacee di ambienti aperti. Lungo le sponde del Torrente Malmera e soprattutto nelle vallette laterali sono presenti piccoli ma significativi lembi di vegetazione igrofila in corrispondenza con le zone di risorgive e dei fontanini. Povera di elementi significativi risulta invece l'asta del Fiume Cherio. La robinia risulta l'elemento arboreo maggiormente diffuso nelle aree boscate dei versanti collinari, la cui presenza evidenzia in modo eclatante l'eccessiva manomissione e sfruttamento delle aree boscate; questa essenza si sviluppa in dense formazioni monospecifiche su aree sottoposte nel tempo a forti ceduazioni soppiantando, grazie al suo rapido sviluppo, la vegetazione autoctona. Boschi con prevalenza di farnia sono ubicati in prossimità delle Cascine Gabbione e Suclino di Trescore Balneario; tali superfici boscate, sottoposte storicamente ad attività colturali di taglio e ceduazione, rappresentano le aree di maggior interesse per le loro condizioni di naturalità. Altro consorzio forestale significativo è quello del carpino bianco, essenza tipica per queste condizioni. I castagneti, un tempo economicamente utilizzati, si configurano come elementi di sostituzione dei boschi naturali di querce e carpini. Con l'abbandono delle attività colturali, queste tessere vengono progressivamente ricolonizzate sia dalle precedenti entità autoctone asportate che da specie esotiche di sostituzione. La vegetazione maggiormente termofila, ubicata principalmente in posizioni esposte, vede la presenza di roverella, carpino nero e orniello. Tra Cascina Suclino e Cascina Vola sono presenti aree boscate con pino silvestre sia in formazione quasi pura che associata con altre caducifoglie (Castagni, Querce, Betulle); lo sviluppo di questa specie è legata a interventi antropici pregressi, anche se la sua presenza può assumere una valenza di vegetazione "relitta” legata a precedenti condizioni ambientali post-glaciali. Questi ambiti boscati che si sviluppano con diverso grado di naturalità principalmente sui bassi versanti collinari, rappresentano aree da mantenere e riqualificare attraverso una corretta gestione selvi-colturale e possono essere i nuclei dai quali partire per iniziare un programma di riconversione forestale dei fitti robinieti presenti. Nel Parco sono presenti, grazie alle favorevoli condizioni tettoniche, alcune sorgenti e fontanini che confluiscono poi nel torrente Malmera. In alcuni casi, come ad esempio nella Valle del Lenzuolo (Gorlago), tali risorgive contribuiscono alla formazione di piccoli acquitrini nei quali si sviluppa una caratteristica vegetazione palustre. In particolare, la Valle del Lenzuolo, rappresenta un'area di interesse naturalistico degna di attenzione per lo sviluppo di una buona copertura vegetale palustre con presenza di entità floristiche di interesse e la recettività per la microfauna anfibia, in particolare per la Rana dalmatina, che in questi ambiti ha la possibilità di svolgere e concludere il ciclo riproduttivo stagionale. Anche il Torrente Malmera costituisce un ecosistema di sicuro interesse, rappresentando un ambito a forte potenzialità ambientale sia per la ricettività che svolge nei confronti della fauna sia come punto di raccordo tra gli ambiti ecotonali agricoli e il fondovalle.

        

Il popolamento di Mammiferi vede la presenza di capriolo e cinghiale ma non mancano segnalazioni relative alla presenza del cervo. La buona diffusione di castagneti, querceti maturi e pinete a pino silvestre nonché del nocciolo possono favorire e sostenere l'insediamento di popolazioni di Mioxidi e di Sciuridi. Nel complesso, l'area presenta una buona diversificazione ambientale, comprendendo piccole zone umide e aree boschate con cedui e fustaie a diverso grado di naturalità, zone coltivate e prati stabili e tutta la gamma di situazioni ecotonali collegate a queste tipologie ambientali; il popolamento considerato risulta per lo più definito dalla componente microteriologica, che risente in misura minore di alcuni effetti dovuti all'antropizzazione più o meno spinta dei luoghi e risulta ben rappresentata nelle sue componenti. Scontata appare la considerazione circa la maggiore ricettività dei boschi maturi per la fauna arboricola (ghiri- scoiattoli) e corticicola (cincie, rampichini). Il popolamento ornitico è caratterizzato da entità ad ampia distribuzione sul territorio lombardo; di un certo interesse possono risultare le presenze di assiolo, rampichino e picchio muratore, entità tipiche di ambienti boscati maturi. Nel complesso la componente ornitica è caratterizzata da entità di ambienti rurali aperti e da ambiti ecotonali con un piccolo corredo di entità tipiche delle aree boscate e delle fustaie mature. La presenza di piccole zone umide e paludose con perenne presenza d'acqua favorisce sicuramente l'insediamento di anfibi tra cui, di sicuro interesse, la presenza di Rana dalmatina. Al contrario, ambiti maggiormente aperti e asciutti con buone esposizioni e fasce ecotonali appaiono ancora in grado di sostenere discrete popolazioni di colubridi e lacertidi.

         

        

20 gennaio 2012