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Corno di Predore e di Tavernola

 

Sede del Parco: Comunità Montana dei Laghi Bergamaschi, via Del Cantiere 4,  24065 Lovere (Bergamo).
Telefono 035 4349811 - fax 035 4349833.
eMail: info@cmlaghi.bg.it 
sito internet: www.cmvalaghi.bg.it
Responsabile: Covelli Giuliano.

Riconoscimento: Delibera Giunta Provinciale numero 334 del 10 luglio 2008.
Modalità di pianificazione e di gestione: Presa d'atto con Determinazione Dirigenziale numero 2521 dello 08 settembre 2008.
 
Comuni: Predore, Tavernola Bergamasca.
Provincia: Bergamo.

Ente Gestore: Comunità Montana dei Laghi Bergamaschi.

Superficie/abitanti: 376 ettari/4.124 abitanti così suddivisi per Comune: Predore 170 ettari/1.852 abitanti, Tavernola Bergamasca 206 ettari/2.272 abitanti.

Altimetria: 187/953 metri sul livello del mare.

Contributi provinciali:
Delibera Giunta Provinciale 644/2011
Attività didattiche finalizzate alla conoscenza delle aree verdi e territorio: botanica, geologia, zoologia, ambiente, produzione agricola Euro 3.000

  
 

Geografia
L'area del "Corno” occupa la parte orientale del territorio del Comune di Predore, prolungandosi anche in quello di Tavernola Bergamasca. La delimitazione occidentale è costituita dal centro abitato di Predore, posto a cavaliere tra il gradino roccioso e il delta del Torrente Rino, mentre il limite Nord-Est è dato dall'ampia vallata di Tavernola Bergamasca e Vigolo dove è presente la piccola frazione Gallinarga (appartenente a Tavernola Bergamasca), posta sul dosso di un antico conoide alluvionale.
L'aspetto dell'area consiste in un elevato massiccio roccioso a precipizio sul Lago d'Iseo. Ai piedi del Corno, la coltre detritica formata dalla frantumazione delle pareti verticali e ormai quasi colonizzata dalla vegetazione, raccorda la verticalità delle pareti con l'orizzontalità delle acque del lago.
L'esposizione del Corno è meridionale e ciò consente l'instaurarsi di un clima di tipo mediterraneo; ciò è confermato dalla flora esistente, dalla diffusione della coltivazione degli ulivi ai piedi delle pareti rocciose sostenuti da muretti a secco in calcare, dalla mitezza del clima invernale.
La presenza del Sebino influenza significativamente il clima locale; si tratta di un tipo di clima assai particolare, caratteristico della "regione insubrica” dove sono presenti i grandi laghi prealpini. Questo clima favorisce la presenza di numerose specie floristiche tolleranti il calore e l'aridità, assai  simili ad una vegetazione di tipo "submediterraneo”.

 

La zona prospiciente Predore conserva gli aspetti delle trasformazioni antorpiche che si sono succedute nel corso del tempo: orti, frutteti, oliveti, ma anche le strutture murarie che hanno modificato la naturalità originaria dell'area. Nella zona rivierasca il Corno conserva invece un aspetto più frugale con oliveti e frutteti alternati a prati e boschi.
Si sostiene, come peraltro confermato dalle caratteristiche pedologiche, che la vite risulti migliore verso Predore (ambito morenico) mentre gli olivi allignino meglio verso Tavernola Bergamasca (ambito calcareo).
La vite era insediata prevalentemente sulle pendici basse del territorio ma attualmente non è più coltivata. Al contrario l'olivo è ancora ben presente nella zona del Corno. Un tempo le due produzioni venivano combinate dalla gente del luogo cercando di sfruttare nel modo migliore le caratteristiche del territorio.
La base del Corno è attraversata dalla "strada comunale delle capre”, un tempo unica via di collegamento tra Predore e Tavernola Bergamasca. Questo percorso, all'interno dell'abitato di Predore, era denominata "via degli ulivi”. Solo nel 1848, con l'apertura della strada litoranea, veniva creato il collegamento attuale tra Predore e Tavernola Bergamasca.

  

Geologia - Geomorfologia
Il territorio del Corno, all'interno del mosaico di rocce e di strutture delle Alpi Meridionali (Subalpino) rappresenta un luogo significativo dove sono visibili i grandi fenomeni geologici che hanno interessato questo settore alpino.
Le sue rocce si sono formate in un arco di circa 50 milioni di anni a partire dalla fine del Triassico e sono di origine marina. Le più antiche, con un'età attorno ai 200 milioni di anni, sono i Calcari di Zu, seguono in regolare sovrapposizione la Dolomia a Conchodon, i Calcari di Sedrina, i Calcari di Moltrasio e infine il Calcare di Domaro deposto sul finire del Giurassico Inferiore. Da questo periodo in poi si completa l'affioramento del Corno attraverso la sua evoluzione strutturale con i fenomeni che hanno determinato l'assetto attuale del territorio, la forma e la posizione dei suoi rilievi e delle sue valli. Tale aspetto di sovrapposizione è visibile percorrendo la strada che dalla Punta conduce a Tavernola Bergamasca.
L'assetto dei rilievi e delle valli presenti nell'area non è solo dovuto all'erosione ma soprattutto ai fenomeni dovuti ai movimenti della crosta terrestre durante le Ere geologiche. Nel Cenozoico (30-40 milioni di anni fa) la collisione dell'Africa contro l'Europa restrinse il bacino marino interposto. Queste furono le fasi di maggiore deformazione della catena alpina, come pure delle Alpi Meridionali, che determinarono le pieghe, le fratture gli accavallamenti riscontrabili attualmente nella zona del Corno.
La storia geologica del territorio del Corno è interessata anche dai fenomeni delle "glaciazioni” del Quaternario. Da 1,7 milioni di anni fa a circa 10 millenni or sono i ghiacci hanno occupato il territorio alpino, modellandolo nel loro scorrere verso la pianura. Il Corno fu interessato da questo fenomeno al punto che ancora si possono riconoscere i segni del suo passaggio.
La parte più elevata di questo complesso è la Punta Alta che si eleva 953 metri sul livello del mare mentre la superficie del lago normalmente si assesta a 187 metri sul livello del mare.

 

Flora e vegetazione
La fascia dei laghi e dei rilievi prealpini presenta, rispetto alle Alpi e alla pianura, una vegetazione con elevata biodiversità. Ciò è dovuto al fatto che questa fascia si pone in un settore di incontro tra due condizioni climatiche molto diverse, ed è proprio qui, che grazie ad un clima assai favorevole, la vegetazione e la flora creano un insieme di paesaggi con un'unica impronta mediterranea. Importanti sono tre fattori: la piovosità, il calore e un debole impatto antropico.
Il Corno attualemente non risente significativamente della presenza umana risultando interessato da modeste pressioni antropiche; la vegetazione ivi presente non è sottoposta attualmente ad alterazioni o disturbi significativi.
A Predore sono state identificate 493 specie floristiche (Avogadri, 1996), un numero certamente in difetto rispetto alle potenzialità dell'area. Ben 51 di queste specie sono protette e 168 rivestono interesse officinale.
La maggior parte della flora (75%) risiede addirittura sulle rupi e nei prati aridi del Corno. Un terzo della flora di queste due aree è riferibile all'area di distribuzione mediterranea.

 

L'attuale vegetazione boschiva del Corno deriva da un'azione di rimboschimento risalente alla seconda metà del Novecento, soprattutto nell'area detritica posta alla base dello stesso. In passato tale area, ma anche parte della rupe, risultava interessata dalla presenza di carpino nero e roverella, in seguito scomparsi per la loro predisposizione ad essere utilizzati come combustibile.
La vegetazione boschiva attuale, di impianto artificiale, vede la presenza preponderante di pino nero (originario dell'Europa centro-meridionale e dell'Austria), di pino dell'Himalaya (originario dell'Himalaya), di cipresso sempreverde (originario della Grecia, Creta e Cipro) di Pino dell'Arizona (originario degli USA sud-occidentali e Messico), di tuia e di ailanto (originario della Cina) ecc., che si sono adattati alle condizioni non certo ottimali del suolo. Da segnalare sulla riva del lago, lungo la litoranea del Corno, la presenza di cipressi calvi, introdotti dall'America già dal 1640, cresciuti all'interno delle acque del lago, presso la riva.
All'interno di questa vegetazione esotica vi sono ora piccole isole di vegetazione spontanea con la presenza di leccio, terebrino, carpino nero, orniello, ciliegio canino e roverella che con il tempo sostituiranno la vegetazione d'impianto.
La vegetazione esotica è comunque stata utile nella preparazione del suolo per accogliere le specie spontanee più esigenti.

 

Sicuramente un impatto antropico, riferito alla vegetazione spontanea dominante composta da orniello e carpino nero, è derivato dal loro sfruttamento e dall'aggiunta di qualche carattere mediterraneo come la coltivazione dell'olivo o la presenza di ginestre, oleandri, rosmarino e lavanda nei giardini, negli orti o anche presso le scarpate lungo il lago. Lo strato arbustivo degli orno-ostrieti è presente con specie come il corniolo, la sanguinella, il biancospino, il ligustro, il viburno, l'erba cornetta, il pero corvino, lo scotano e il caprifoglio. Numerose anche le specie erbacee.
Alla base del Corno la vegetazione boschiva ha quasi soppiantato le praterie aride che un tempo venivano definite, per il loro scarso valore economico, "roccia pascoliva”.
Alla sommità del Corno la "prateria” rischia anch'essa di scomparire per il notevole sviluppo di un bosco fitto composto da alberi e arbusti. Un tempo queste aree boscate, composte in prevalenza da carpino nero e orniello, presentavano un sottobosco adatto al pascolo e molto luminoso, diversamente dalle condizioni attuali.
Questi tipi di prateria sono definiti brometi per la presenza del forasacco, una graminacea del genere bromus. I brometi sono costituiti da diverse associazioni legate ai diversi gradienti di aridità, e nel Corno si sviluppano tra ciottoli e pietre affioranti oppure dove resiste ancora il pascolamento.
Le condizioni ambientali del Corno, seppure con una lenta evoluzione, tendono a garantire la sopravvivenza delle praterie aride in quanto, nonostante la piovosità risulti sufficientemente elevata, si manifesta un'elevata dispersione nel suolo ed evaporazione dell'acqua.    
L'area del Corno presenta dunque aspetti di notevole interesse naturalistico-ambientale e paesaggistico da valorizzare e difendere e per garantire condizioni di equilibrio e di funzionalità ecologica ad un'area che supera gli stretti confini del PLIS. L'area del Corno, infatti, risulta strategica ai fini di connettere gli ecosistemi lacustri all'entroterra ricco di biocenosi forestali e di sistemi rurali e agricoli ad elevata biodiversità.

 

20 gennaio 2012