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Valle Brunone


Valle Brunone (Berbenno)

Sede del Monumento naturale: presso Comunità Montana Valle Imagna, via Vittorio Veneto 90, 24038 Sant'Omobono Imagna (Bergamo), telefono 035 851382, fax 035 851533.
e-Mail cmvibasso2000@yahoo.it
www.parks.it/mn.valle.brunone
www.valleimagna.com

Comune di Berbenno: via Europa 7, 24030 Berbenno (Bergamo).
Telefono 035 861002, fax 035 860282.
Sito internet:
www.comune.berbenno.bg.it

Museo Civico di Scienze Naturali "Enrico Caffi": piazza Cittadella 10, 24129 Bergamo.
Telefono 035 286011, fax 035 286019
e-Mail:
infomuseoscienze@comune.bg.it
Istituito di Geologia Paleontologia: telefono 035 286020.
Sito internet:
www.museoscienzebergamo.it
www.triassico.it

Riconoscimento: Delibera giunta regionale numero 7/5141 del 15 giugno 2001.

Comune:
Berbenno.
Provincia: Bergamo.

Altimetria: 366/420 metri sul livello del mare.
Superficie: 3,05 ettari (dati del Sistema informativo della aree protette della Regione Lombardia).

Ente gestore: Comunità Montana Valle Imagna.

Come arrivarci:
Dopo l'abitato di Ponte Giurino (Berbenno), in direzione Sant'Omobono Terme, svoltare a destra presso il centro sportivo, la valle Brunone è sul retro dell'impianto ed è sempre accessibile.

Inquadramento geografico - Territorio
L'area protetta, localizzata a poca distanza dalla località Ponte Giurino (Berbenno), comprende il medio e basso corso del Torrente Brunone, affluente del Torrente Imagna, che attraversa una suggestiva valletta. La zona, facilmente accessibile dalla strada provinciale della Valle Imagna, è interessata dalla presenza di antiche fonti sulfuree e da giacimenti paleontologici di rilevanza mondiale. È attraversata da un'articolata rete di strade poderali che conducono a cascinali isolati e a frazioni di mezza costa ed è caratterizzata in prevalenza da ambiti boscati con intercalate piccole praterie. Numerosi gli affioramenti rocciosi della formazione "Argilliti di Riva di Solto", presenti lungo entrambi i versanti e che consistono in una serie molto potente di argilliti di colore grigio scuro, marne, calcari marnosi e calcari micritici che conservano importantissimi strati fossiliferi depositati durante il Triassico superiore in concomitanza con la crisi delle facies della piattaforma carbonatica.

Un sito paleontologico di rilevanza mondiale
La principale valenza dell'area è rappresentata dal giacimento paleontologico denominato "Ponte Giurino" in tale area. A partire dal 1973 sono stati trovati una serie di affioramenti di argilliti nere a granulometria fine, ben stratificate e finemente laminate del Triassico superiore. Queste rocce conservano una ricca fauna fossile comprendente: rettili (Eudimorphodon ranzii, Drepanosaurus unguicaudatus) pesci (Pholidophorus latiusculus, Parapholidophorus nybelini, Pholidopleurus sp., Saurichthys sp., Dapedium noricum, Pseudodalatias barnstonensis, Thoracopterus magnificus, Dandya ovalis), oltre a numerosi crostacei e insetti. I reperti sono frutto di molti anni di ricerche della sezione di geologia e paleontologia del Civico Museo di Scienze Naturali di Bergamo. Tra questi esemplari la specie-simbolo di Ponte Giurino è sicuramente lo spettacolare esemplare completo di libellula fossile Italophlebia gervasuttii. Questo giacimento paleontologico è di tipo conservativo e pertanto possono essere scoperte nei sedimenti consolidati anche tracce fossili molto labili quali: la membrana alare dei rettili volanti, le parti molli di crostacei o pesci, le ali delle libellule. Le principali stazioni paleontologiche sono localizzate a circa 26 metri sopra il contatto con la formazione della Dolomia Principale; negli strati inferiori è stato trovato un nuovo crostaceo Pseudocoleia mazzolenii e un esemplare giovanile di pterosauro, l'Eudimorphodon ranzii. Questo esemplare conserva la più antica testimonianza fossile al mondo delle membrane alari. Alcuni metri più in alto è stata rinvenuta la successione fossilifera principale contenente prevalentemente pesci e numerose nuove specie di crostacei, alcuni rari rappresentanti della vita sulle terre emerse quali il Lepidosauro drepanosaurus, adattato alla ricerca del cibo sotto terra o sugli alberi e gli insetti (Paganoni, 1996).

Il patrimonio forestale
L'area protetta risulta quasi interamente ricoperta da boschi misti mesofili e mesotermofili di latifoglie; in essi prevalgono specie quali il faggio, il frassino maggiore, la betulla, il carpino bianco, l'ontano nero, l'acero montano, la roverella e il castagno. Marginali le presenze di noce, di ciliegio e di alcuni pini, tra i quali il pino strobo e il pino nero. Una zona posta a poca distanza dalla riva del torrente Brunone è stata piantumata circa vent'anni fa ad abete rosso. I boschi della valletta, in discrete condizioni d'uso, sono generalmente disetanei e tendenzialmente governati ad alto fusto.

Le sorgenti d'acqua sulfurea
Le sorgenti d'acqua sulfurea situate in Valle Brunone hanno rivestito una notevole importanza nel passato per la cura di alcune patologie, tanto da essere menzionate dallo scienziato ottocentesco Antonio Stoppani nella sua opera del 1876 intitolata "Il Bel Paese”.
Racconta lo Stoppani: "(...) Ponte Giurino non si mostra nemmeno sulla gran carta dello Stato maggiore austriaco, o almeno non vi si trova al suo posto. Eppure è un sito così bello! Bello, dico, come stazione per godervi il prospetto della Valle Imagna, e come punto di partenza per piacevoli escursioni (...) nella popolosa Lombardia è un loghicciolo, che appena comincia a far capolino nel rumoroso regno della fama per le sue fonti solforose, sorelle ed emule delle celebri fonti di Sant'Omobono, che sgorgano in fondo alla valle. Ma di acque cotali, che là si dicono tanto più buone quanto sono più puzzolenti, voi non volete saperne. Invano vi descriverei il capace e comodo alloggio, il sentiero che conduce alle fonti difeso da ombre impenetrabili al sole di agosto, le rupi ad anfiteatro, e il bosco ove i beventi alternano i lunghi sorsi con le ciarle, coi passeggi, coi giochi (...). Belle cose! Ma l'idea di quell' acqua ve le attossisca tutte. E pensare quanto tesoro di sovrumana pietà la natura nascose in seno a quelle fonti di sì diversa natura, disseminate in tutte le regioni del globo, spregiate per tanti secoli, ora rintracciate e raccolte con cura così gelosa! Forse facendole così disgustose e nauseanti, volle natura, maestra di virtù tanto sapiente, insegnarci che di solito una cosa è tanto più salutare quanto meno diletta”.
Il processo che porta alla formazione delle acque sulfuree è assai complesso; le acque scaturiscono dalle rocce nerastre delle Argilliti  di Riva di Solto, in cui sono abbondantemente presenti solfuri, tra cui la pirite; dalla loro ossidazione derivano i solfati che vengono disciolti nell'acqua delle sorgenti. Batteri anaerobici solfatoriduttori riducono i solfati con la produzione di acido sulfidrico; altri batteri, chiamati "solfobatteri” ossidano infine l'acido solfidrico con liberazione di zolfo.

20 febbraio 2008