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Oglio Nord (fluviale)

 stemma Parco Oglio Nord
Presa naviglio grande Pallavicino sul fiume Oglio

Sede del Parco: piazza Giuseppe Garibaldi 15, 25034 Orzinuovi (Brescia).
Telefono 030 9942033, fax 030 9946564.
eMail:
parco.oglio.nord@tin.it 
sito internet:
www.parcooglionord.it
www.oglionordpark.it

Centro educativo culturale: piazza Garibaldi 1/A, 26029 Soncino (Cremona). Telefono 0374837067, fax 0374838630.
eMail: oglionord_sedeculturale@yahoo.it

Centro forestale e vigilanza ecologica: via Madonna di Loreto, c/o Mulino di Basso, 24050 Torre Pallavicina (Bergamo).
Telefono 0363 996556, fax 0363 996063.
eMail:  parcooglionord.gev@virgilio.it 

Torre Pallavicina, Mulino di BassoCalcio, roggia AntegnataCastelli Calepio, fiume Oglio Calcio, roggia Antegnata e cascina Lamone Cividate al Piano, cascina Motta bassa Pumenengo, fiume Oglio

Istituito con Legge regionale 16 aprile 1988 numero 18.

Superficie:
15.054,85 ettari (di cui circa 1.406 ettari in Provincia di Bergamo).

Altimetria: 31/186 metri sul livello del mare.

Provincie: Bergamo, Brescia, Cremona.

Comuni: Alfianello, Azzanello, Bordolano, Borgo San Giacomo, Calcio, Capriolo, Castelli Calepio, Castelvisconti, Cividate al Piano, Corte de' Cortesi, Corte de' Frati, Credaro, Gabbioneta Bina Nuova, Genivolta, Orzinuovi, Palazzolo sull'Oglio, Palosco, Paratico, Pontevico, Pontoglio, Pumenengo, Quinzano d'Oglio, Robecco d'Oglio, Roccafranca, Rudiano, Sarnico, Scandolara Ripa d'Oglio, Seniga, Soncino, Torre Pallavicina, Urago d'Oglio, Verolavecchia, Villachiara, Villongo.

Ente gestore:
Consorzio costituito il 26 gennaio 2004 tra i 34 Comuni interessati e le Province di Bergamo, Brescia e Cremona.

Torre Pallavicina, bosco presso il fiume Oglio Torre Pallavicina, silvocultura presso il fiume Oglio Torre Pallavicina, presso il fiume Oglio Torre Pallavicina, silvocultura presso il fiume Oglio Torre Pallavicina, naviglio Nuovo Pallavicino

Inquadramento geografico:
Il territorio del Parco Oglio Nord interessa il corso sublacuale del Fiume Oglio in uscita dal Lago d'Iseo fino al Comune di Gabbioneta Binanuova, dove inizia il Parco Oglio Sud. Appena uscito dal Sebino, l'Oglio scorre tra ripe scoscese, mentre più a valle si snoda sinuoso in territori agricoli. All'interno di un paesaggio fortemente alterato da bonifiche, disboscamenti, pioppicoltura, si ritrovano relitti boschi di ripa di notevole significato botanico ed ecologico, oltre che specchi d'acqua e meandri con vegetazione acquatica, i quali da soli giustificano, con le loro peculiari caratteristiche, gli interventi di tutela connessi con l'istituzione del Parco. Quest'ultimo interessa le province di Bergamo, Brescia e Cremona e trentaquattro Comuni disposti lungo il corso del fiume. Nel territorio del Parco sono comprese sette Riserve Naturali istituite a tutela di specie botaniche e faunistiche di grande interesse e pregio, costituite quasi esclusivamente da boschi ripariali e zone umide.

Torre Pallavicina, alberiCredaro, fiume OglioPumenengo, fiume oglio Torre Pallavicina, fiume Oglio

Natura:
Il paesaggio del Parco presenta una netta distinzione tra la porzione di pianura, occupata da una fitta trama particellare intessuta da rogge, canali, filari, siepi, strade, viottoli, sentieri e cosparsa da una costellazione di cascinali che fanno corona ai centri principali, alla quale si contrappone la valle fluviale dell'Oglio, demarcata da scarpate boscate, sul cui fondo serpeggia irregolare il corso del fiume profilato da biancheggianti ghiaieti che ne evidenziano le curve, gli sfioccamenti, gli intoppi. È, quella del fiume, una realtà in continuo divenire, nello spazio e nel tempo, i cui ritmi impongono nel paesaggio costanti trasformazioni. Le alluvioni ghiaiose composte da ciottoli arrotondati di varia dimensione e la corrosione operata dall'acqua sui depositi morenici e fluvioglaciali della zona più settentrionale del fiume, sono costituite da arenarie, calcari, quarziti della fase sedimentaria, oppure graniti, dioriti, gneiss e porfidi del basamento cristallino. Qui cresce una rustica vegetazione pioniera, soprattutto erbacea, dalla vita spesso effimera, condizionata dalle piene. Dove il suolo appare più stabilizzato, con una sottile copertura di limi ghiaiosi, ecco comparire i primi cespugli di salici, spesso strutturati in cortine riparie. Dove più costante è la disponibilità idrica si innalzano saliceti arborescenti a salice bianco. A maggiore distanza dal fiume si insedia un bosco a struttura più complessa, con pioppi, aceri, querce ed un ricco corteggio arbustivo. Lungo i residui rami fluviali abbandonati si incontra una flora tipica delle zone di risorgiva: cariceti, canneti, tifati e vegetazione galleggiante: sono questi i paesaggi delle lanche fluviali. All'esterno della valle fluviale è l'agricoltura a divenire vera e propria "architettura del paesaggio”, integrando a volte in modo mirabile gli spazi coltivati con i nuclei edificati. Qui, la geometria dei campi è sottolineata dalle cortine alberate e dalle siepi che, unitamente al reticolo idrografico, contribuisce a definire un mosaico territoriale che rimanda a una stratificazione di vicende storiche, sociali ed economiche molto complesse.
Anche la fauna del Parco risulta ricca; tra i mammiferi spicca la presenza di lepri, faine, tassi, donnole, volpi e nutrie. Tra gli uccelli che frequentano gli ambiti boschivi si segnalano il rigogolo, il picchio rosso maggiore, il colombaccio, l'allocco, il nibbio bruno, il torcicollo e il lodolaio; frequentano i ghiaieti del fiume il corriere piccolo, il piro piro piccolo e la cappellaccia. Durante le migrazioni è possibile avvistare alcune specie di aironi tra cui il cenerino. Le zone dove le acque risultano ferme, così come i canneti, divengono habitat per specie caratteristiche, quali le gallinelle d'acqua, le folaghe, numerose anatre e le cannaiole.

Cenni storici:
In buona parte della pianura attraversata dall'Oglio, il fiume esercitò fin da tempi antichi una funzione di limite tra territori amministrativamente distinti. In epoca romana il suo corso segnava il confine fisico di "municipia" contigui e tale funzione di limite venne conservata anche in epoca successiva. Determinante fu il ruolo del fiume quando divenne confine politico: si pensi al tempo delle rivalità medievali tra Brescia e Bergamo, tra Brescia e Cremona nei secoli XII e XIII. Uno dei più frequenti motivi di contesa era il possesso delle acque: sin dal secolo XI i diritti su ambedue le sponde del fiume furono assegnati a Brescia che li esercitò e difese anche con forti contrasti in particolare con Cremona. Si trattava di numerose e diverse esigenze: di transito, uso delle acque a scopo irriguo, diritti di pesca, azionamento delle ruote di mulini. Il passaggio verso il regime signorile, con tutte le complicazioni del caso, in particolare le posizioni filo o antiviscontee, se chiese il rafforzamento di alcune strutture difensive per rivalità intestine, affievolì il valore difensivo dell'Oglio: ne è la prova il fatto che in determinati periodi il fiume non costituì più un vero confine, tant'è che alcuni possedimenti e feudi ne travalicarono il limite. Ad esempio, per il secolo XIV è da ricordare la costituzione della Calciana, che per un certo periodo accomunò terre sulle sponde dell'Oglio e diede luogo a due feudi: la Calciana propriamente detta e, in sponda bresciana, il feudo Martinengo di Urago. Queste due isole feudali risultarono assai anomale per la loro lunga durata, essendo state soppresse solo alla fine del XVIII secolo.

Torre pallavicina, fiume Oglio Cividate al Piano, sbarramento del fiume Oglio Torre Pallavicina, fiume Oglio Torre Pallavicina, fiume Oglio

Le fortificazioni lungo il fiume:
La recente scoperta di una grossa necropoli del periodo gallico (II - I secolo avanti Cristo) tra Cividino e Pontoglio dimostra l'esistenza, in questa zona, di importanti fortificazioni già in periodo romano. L'Oglio, del resto, era il confine tra la X e la XI regione della struttura amministrativa voluta da Augusto e, quindi, dotata di adeguate strutture di controllo dei transiti. Tali difese non frenarono le incursioni dei barbari che a partire dal V secolo dopo Cristo invasero la Pianura Padana. Gli invasori si munirono a loro volta di strutture difensive, come dimostra la fondazione di Palazzolo sull'Oglio, opera longobarda del VI secolo. Nel 904, quindi, l'allora re d'Italia Berengario I concesse a tutta la popolazione la possibilità di fortificarsi con torri, cinte e castelli per proteggersi dalle continue incursioni degli Ungari. In questo periodo tutti i villaggi vennero protetti con semplici palizzate di legno e terrapieni. Con l'avvento dei Comuni le località di confine furono fortificate con il contributo delle città cui appartenevano. Sorsero così, da una parte e dall'altra del fiume, formidabili opere di difesa di cui restano poche tracce. Importanti quelli di Trebecco, tipico borgo contadino fortificato, quelli di Telgate con l'imponente torre trasformata in campanile, la casa forte di Calepio per alcuni addirittura di origine longobarda, il castello di Villafranca costruito sulla vecchia rocca medievale, il castello di Villachiara antica residenza dei Martinengo, Castelvisconti fortificato dai Cremonesi nel 1153 per la posizione dominante e di controllo sul confine, il castello di Pumenengo sorto nella seconda metà del secolo XIV per volontà di Regina della Scala molto probabilmente su un avamposto esistente verso il guado del fiume. Il nuovo borgo fortificato di Orzinuovi venne fondato nel 1196 come roccaforte di Brescia opposta a quella di Soncino e in sostituzione di Orzivecchi che costituiva il precedente fortilizio bresciano a difesa del passaggio sull'Oglio. Il Castello di Soncino è tra i meglio conservati in Lombardia e monumento di estremo interesse per l'unitarietà della costruzione tanto più eccezionale in quanto realizzata nell'arco di soli due anni, tra il 1473 e il 1475 per volontà di Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano.

24 febbraio 2009