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Cenni storici

Il nome di Bergamo riconduce sia al contesto culturale Celtico - con riferimento al dio delle alture "Berginos" - che ligure con la voce "barga" - capanna - e ancora all'indoeuropeo "bherg" e al gallico "brig" - altura. Nel nome concorrono i diversi sedimenti culturali della Bergomum romana, concordi nel sottolineare i caratteri dominanti del luogo: protetto, affidabile, fertile.

Mai Bergamo potente o protagonista emerge nella storia, ma neppure appare mai in decadenza. I tempi sono passati lasciando nel territorio strati di segni sovrapposti.

L'antica Bergomum romana, costituitasi nel XII secolo in libero Comune, fu nel secoli seguenti oggetto di contesa, prima fra Torriani e Visconti, quindi tra Milano e Venezia. Entrata a far parte stabilmente del dominio veneziano nel 1427, fu concessa alla città e al suo territorio, pur sotto il controllo dei Rettori veneti, una larga autonomia amministrativa che favori lo sviluppo delle industrie e dei commerci, facendone la città piu' importante del territorio lombardo soggetto alla Serenissima.

I tracciati della "centuriazione" romana percorrono la pianura fertile, definendo i tracciati delle vie di comunicazione.
Conventi e monasteri indicano antichi percorsi transalpini e transpadani, castelli, fortilizi e fortezze presidiano il tracciato di confini antichi, attestatisi sull'Adda per 4 secoli tra la veneta "terra di San Marco" e il ducato di Milano.
Dalle sterili valli di confine partono gli emigranti in cerca di lavoro a Venezia. Le loro rimesse prendono la forma di splendide pale d'altare dipinte in laguna, inviate per onorare le parrocchie d'origine. Il colorismo veneto si incontra con l'austero realismo lombardo e Bergamo esprime un'arte originale, intensamente popolare, vicina al quotidiano che da Lorenzo Lotto - nel primo `500 - arriva fino a Manzu' e a Ermanno Olmi.

Gli avvenimenti seguiti alle prime campagne napoleoniche portarono a una serie di rivolgimenti che ebbero termine solo con la formazione del Regno italico: la Regione lombarda venne divisa in dieci Dipartimenti e Bergamo fu designata capoluogo del Dipartimento del Serio a sua volta suddiviso in Distretti, Cantoni e Comuni di prima, seconda e terza classe in proporzione agli abitanti.

Con il Congresso di Vienna fu ripristinata la dominazione austriaca che pose in essere nuove strutture amministrative le quali tuttavia non si discostavano, riguardo alla suddivisione territoriale, dall'assetto maturato nel secoli, quasi di compromesso tra le imposizioni geografiche, le tradizioni storiche e le nuove esigenze amministrative. In questo quadro Bergamo fu confermata capoluogo della Circoscrizione provinciale relativa al suo territorio, suddiviso in Distretti e questi in Comuni.

La sopravvenuta unificazione italiana portò viceversa notevoli modifiche alla determinazione del territorio bergamasco. Infatti dopo l'estensione al territori liberati dalla seconda guerra d'indipendenza nazionale della legge 23 ottobre 1859, un decreto del 24 dicembre dello stesso anno stabilì il trasferimento della Valcamonica dalla Provincia di Bergamo a quella di Brescia. La Provincia di Bergamo venne così a comporsi di 3 Circondari: Bergamo, Treviglio e Clusone, a loro volta divisi in 18 Mandamenti per un totale di 306 Comuni, raggruppando, secondo il censimento del 1861, 347.235 abitanti (38.765 nel capoluogo).

Sul momento furono formulate ufficialmente dagli organi provinciali sentite proteste per la perdita della Valcamonica e la mancata promessa di annessione a Bergamo dei territori di Crema e di Lecco, e poiche' queste proteste rimasero,allora e in seguito, senza alcuna eco, l'agitazione al riguardo si protrasse a lungo, ma senza tangibili risultati.