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Distretti del cibo, presentata in Provincia la nuova legge

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La legge di bilancio di previsione 2018 ha introdotto i Distretti del cibo, uno strumento a disposizione di imprese agricole, cittadini, associazioni ed enti locali, per costruire piani di sviluppo pluriennali e accedere a finanziamenti dedicati. Obiettivo è quello di rafforzare lo sviluppo del territorio attraverso la progettazione partecipata e il coinvolgimento delle comunità, saldare la produzione al consumo coinvolgendo anche esercizi commerciali e ristoranti.

La nuova legge prevede l'istituzione di un albo nazionale dei Distretti del cibo e la spesa di 5 milioni di euro per l'anno 2018 e di 10 milioni di euro a decorrere dall'anno 2019. Fino ad oggi i Distretti del cibo erano riconosciuti solo a livello regionale.

Lunedì 22 gennaio 2018 il progetto dei Distretti del cibo è stato è stato presentato dalla Provincia di Bergamo insieme al Ministero per le politiche agricole nello Spazio Viterbi del palazzo provinciale.

Per il presidente Matteo Rossi "questa legge rappresenta l'occasione per costruire un'economia della terra, preziosa occasione per valorizzare filiere di prodotti locali per affrontare dal basso il grande tema del rapporto tra cibo e democrazia".

Il ministro Maurizio Martina è intervenuto tramite videomessaggio. "Con i Distretti del cibo possiamo favorire ancora lo sviluppo dei nostri territori. Sono uno strumento di programmazione territoriale innovativa. L'obiettivo è mettere insieme imprese, cittadini, associazioni e istituzioni, per obiettivi comuni. Penso a una più stretta collaborazione tra realtà agricole e attività di prossimità, a partire dai mercati contadini, dall'integrazione col turismo fino ai distretti del biologico".

Da sinistra a destra: Giovanni Francesco Malanchini, sindaco del Comune di Spirano - Distretto agricolo della Bassa bergamasca; Claudio Bonfanti, vicepresidente Bio-distretto dell'Agricoltura sociale di Bergamo;  Daniela Toccaceli, direttrice di GAIA, Centro di studio sull'organizzazione economica dell'agricoltura e sullo sviluppo rurale dell'Accademia dei Georgofili di Firenze; Matteo Rossi, presidente Provincia di Bergamo; Alessandro Apolito, dirigente Politiche di filiera e di distretto, Ministero delle politiche agricole; Andrea Falappi, presidente Distretto agricolo di Milano; Roberta Garibaldi, professoressa di Marketing e tourist management, Università degli studi di Bergamo.

I relatori hanno illustrato diverse esperienze di sviluppo, dal distretto rurale della Maremma, nato circa 20 anni fa su iniziativa della Provincia di Grosseto oggi diventato distretto rurale della Toscana Sud che, come spiegato da Daniela Toccaceli, occupa un terzo del territorio della Toscana con 65 comuni.
Giovanni Francesco Malanchini ha spiegato lo esempio del distretto della Bassa bergamasca, nata per volere del Comune di Spirano che oggi coinvolge 42 Comuni che detentano sei delle Dop caseaire della provincia di Bergamo.
E' poi toccato a Claudio Bonfanti raccontare l'evoluzione del bio-distretto dell'agricoltura sociale di Bergamo, che da settore di nicchia è diventato una realtà importante con 23 cooperatove sociali, agricole e aziende private che operano nel welfare sviluppando attività di inserimento sociale e lavorativo con disabili, profughi e ragazzi con disagi. Infine Andrea Falappi ha spiegato l'esperienza del distretto agricolo di Milano, una esperienza atipica nata in una area metropolitana, che coinvolge 35 agricoltori su una superficie di circa 2.500 ettari.

Con una presentazione dal titolo "In viaggio per cibo e vino", la professoressa Roberta Garibaldi ha posto l'accento sulla relazione intrinseca tra turismo ed enogastronomia:
Scarica slide di Roberta Garibaldi (Università di Bergamo)

Scarica slide "Distretti del cibo" di Alessandro Apolito (Ministero delle politiche agricole)

Scarica locandina


Legge sui Distretti del cibo

LEGGE 27 dicembre 2017, n. 205
Parte I Sezione I comma 499. L'articolo 13 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228,
e' sostituito dal seguente
«Art. 13. Distretti del cibo
1. Al fine di promuovere lo sviluppo territoriale, la coesione e l'inclusione sociale, favorire l'integrazione di attività caratterizzate da prossimità territoriale, garantire la sicurezza alimentare, diminuire l'impatto ambientale delle produzioni, ridurre lo spreco alimentare e salvaguardare il territorio e il paesaggio rurale attraverso le attività agricole e agroalimentari, sono istituiti i distretti del cibo.
2. Si definiscono distretti del cibo:
a. i distretti rurali quali sistemi produttivi locali di cui all'articolo 36, comma 1, della legge 5 ottobre 1991, n.317, caratterizzati da un'identità storica e territoriale omogenea derivante dall'integrazione fra attività agricole e altre attività locali, nonché dalla produzione di beni o servizi di particolare specificità, coerenti con le tradizioni e le vocazioni naturali e territoriali, già riconosciuti alla data di entrata in vigore della presente disposizione;
b. i distretti agroalimentari di qualità quali sistemi produttivi locali, anche a carattere interregionale, caratterizzati da significativa presenza economica e da interrelazione e interdipendenza produttiva delle imprese agricole e agroalimentari, nonché da una o più produzioni certificate e tutelate ai sensi della vigente normativa europea o nazionale, oppure da produzioni tradizionali o tipiche, già riconosciuti alla data di entrata in vigore della presente disposizione;
c. i sistemi produttivi locali caratterizzati da una elevata concentrazione di piccole e medie imprese agricole e agroalimentari, di cui all'articolo 36, comma 1, della legge 5 ottobre 1991, n. 317;
d. i sistemi produttivi locali anche a carattere interregionale, caratterizzati da interrelazione e interdipendenza produttiva delle imprese agricole e agroalimentari, nonché da una o più produzioni certificate e tutelate ai sensi della vigente normativa europea, nazionale e regionale;
e. i sistemi produttivi locali localizzati in aree urbane o periurbane caratterizzati dalla significativa presenza di attività agricole volte alla riqualificazione ambientale e sociale delle aree;
f. i sistemi produttivi locali caratterizzati dall'interrelazione e dall'integrazione fra attività agricole, in particolare quella di vendita diretta dei prodotti agricoli, e le attività di prossimità di commercializzazione e ristorazione esercitate sul medesimo territorio, delle reti di economia solidale e dei gruppi di acquisto solidale;
g. i sistemi produttivi locali caratterizzati dalla presenza di attività di coltivazione, allevamento, trasformazione, preparazione alimentare e agroindustriale svolte con il metodo biologico o nel rispetto dei criteri della sostenibilità ambientale, conformemente alla normativa europea, nazionale e regionale vigente;
h. i biodistretti e i distretti biologici, intesi come territori per i quali agricoltori biologici, trasformatori, associazioni di consumatori o enti locali abbiano stipulato e sottoscritto protocolli per la diffusione del metodo biologico di coltivazione, per la sua divulgazione nonchè per il sostegno e la valorizzazione della gestione sostenibile anche di attività diverse dall'agricoltura.
i. Nelle regioni che abbiano adottato una normativa specifica in materia di biodistretti o distretti biologici si applicano le definizioni stabilite dalla medesima normativa.
3. Le regioni e le province autonome provvedono all'individuazione dei distretti del cibo e alla successiva comunicazione al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, presso il quale è costituito il Registro nazionale dei distretti del cibo.
4. Al fine di sostenere gli interventi per la creazione e il consolidamento dei distretti del cibo si applicano le disposizioni relative ai contratti di distretto, di cui all'articolo 66, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289.
5. I criteri, le modalità e le procedure per l'attuazione degli interventi di cui al comma 4 sono definiti con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.
6. Per le finalità di cui al comma 4 è autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per l'anno 2018 e di 10 milioni di euro a decorrere dall'anno 2019.
7. Al fine di valorizzare la piena integrazione fra attività imprenditoriali ai sensi della lettera f) del comma 2, al comma 8-bis dell'articolo 4 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, dopo le parole: "nell'ambito dell'esercizio della vendita diretta è consentito" sono inserite le seguenti: "vendere prodotti agricoli, anche manipolati o trasformati, già pronti per il consumo, mediante l'utilizzo di strutture mobili nella disponibilità dell'impresa agricola, anche in modalità itinerante su aree pubbliche o private, nonché" ».

(23.01.2018)