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Progetto Bulli in rete: il teatro come prevenzione

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Sabato 14 aprile, nel contesto della quindicesima edizione di Lilliput, il villaggio creativo per i bimbi dai 3 ai 12 anni, è stato presentato il progetto "Cyberbulli Noo” realizzato da Edufactory, associazione culturale presieduta da Oreste Castagna, con il contributo della Fondazione della Comunità Bergamasca e con il patrocinio dell'associazione MOIGE e della Provincia di Bergamo.

Un'occasione che ha permesso di informare la stampa rispetto agli ultimi dati del bullismo online a livello nazionale e territoriale, nonché rispetto all'importanza della sensibilizzazione e della conoscenza del tema nelle scuole e da parte degli operatori.
Ed è proprio la sensibilizzazione il cuore del progetto: a partire da maggio 2018, su tutto il territorio bergamasco verrà promossa la campagna intitolata "Cyberbulli Noo” veicolata attraverso la realizzazione di uno spettacolo-racconto per denunciare, combattere e prevenire il bullismo online. Il progetto è riferito a famiglie, bambini e ragazzi della scuola primaria e secondaria, insegnanti e operatori del settore. La prima dello spettacolo dal titolo "BULLI IN RETE”, rivolto ai ragazzi tra i 12-17 anni verrà proposta in diversi contesti come strumento di prevenzione a partire dal comune di Spirano, dove il debutto è fissato il 27 maggio.

Ascolta Oreste Castagna

Ascolta Silvia Barbieri

Lo spettacolo è pensato da Oreste Castagna e Silvia Barbieri nel percorso teatrale e pedagogico che da oltre trent'anni svolgono con i ragazzi e le loro famiglie. Grazie alla collaborazione con il professor Ivo Lizzola, professore di Pedagogia sociale e Pedagogia della marginalità e della devianza presso l'Università degli Studi di Bergamo, si sono individuati alcuni punti cardine da cui far partire uno spettacolo dedicato alla pre adolescenza e agli adolescenti. Il teatro con il suo impatto emozionale rimette al centro il valore della persona nella relazione reale, affiancando al virtuale il "qui ed ora” del vivere, attraverso il corpo e i sensi. In questa doppia valenza, l'essere una forma peculiare di comunicazione di forte impatto emotivo ed essere veicolo di messaggi  e testimonianze attraverso la narrazione, lo spettacolo ben si inserisce nei progetti di sensibilizzazione sul cyberbullismo.

Il fenomeno

Oggi il 34% del bullismo è online, in chat, e viene definito cyberbullismo. Pur presentandosi in forma diversa, anche quello su internet è bullismo: far circolare delle foto spiacevoli o inviare mail contenenti materiale offensivo può costituire un danno psicologico. Per i giovani che stanno crescendo a contatto con le nuove tecnologie, la distinzione tra vita online e vita offline è davvero minima. Le attività che i ragazzi svolgono online o attraverso i media tecnologici hanno quindi spesso conseguenze anche nella loro vita reale.

Ascolta Sonia Tiraboschi

Ascolta Giovanna Fidone

Il cyberbullismo è un fenomeno molto grave perché in pochissimo tempo le vittime possono vedere la propria reputazione danneggiata in una comunità molto ampia, anche perché i contenuti, una volta pubblicati, possono riapparire a più riprese in luoghi diversi. Spesso i genitori e gli insegnanti ne rimangono a lungo all'oscuro, perché non hanno accesso alla comunicazione in rete degli adolescenti. Pertanto può essere necessario molto tempo prima che un caso venga alla luce. Questa campagna nasce con lo scopo di parlare di questo problema, coinvolgere giovani e famiglie e far capire come ci si può proteggere da questo e quali sono le conseguenze per chi pratica cyberbullismo.  Il progetto di pone dunque due obiettivi fondamentali: la filologica denuncia del problema, con l'aiuto di esperti del Moige e psicologi, e rendere ludico, dare anche un respiro ironico al racconto.

In tale orizzonte il teatro rappresenta uno strumento efficace e diretto a provocare riflessioni e interrogativi nei confronti di ragazzi spesso superficiali e fragili sull'utilizzo dello strumento, per cercare insieme alle famiglie nuove sensibilità e attenzioni, per contribuire alle campagne di prevenzione e tenere accesa l'attenzione evitando di "abituarsi” al fenomeno.

(16.04.2018)