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Mostra in sala Manzù: l'invisibile nel visibile

logo sala manzu Profilo statua Ulisse di Manzù in colore rosso scuro con scritta bianca Sala ManzùSALA MANZU'
Bergamo, via Camozzi, passaggio via Sora
segreteria.cultura@provincia.bergamo.it

Il Circolo fotografico "il Caravaggio" organizza in sala Manzù "L'invisibile nel visibile - luce acqua terra", esposizione di opere di Alessandro Frecchiami. La mostra sarà aperta dal 10 al 18 novembre con i seguenti orari: da lunedì a sabato dalle ore 16 alle 19, domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. Inaugurazione: sabato 10 novembre alle ore 16.

Il circolo fotografico "il Caravaggio” si è costituito nel 2013, per volontà di alcuni amici, accomunati dalla passione amatoriale per la fotografia. Esso ha finalità puramente culturali: far conoscere l'arte fotografica, cominciando dalle conoscenze tecniche, diffondere la fotografia in tutte le sue forme, anche mediante l'organizzazione ed il patrocinio di mostre, corsi, concorsi, incontri, oltre a sviluppare il senso estetico ed artistico dell'immagine. Dal 2014 ha assunto il ruolo di presidente Alessandro Frecchiami, che ha creduto molto nel circolo, promuovendo numerose mostre collettive nei paesi limitrofi allo scopo di far conoscere la fotografia nei suoi vari aspetti, ha promosso corsi per principianti ed amatori.

Nei circoli culturali ogni socio manifesta un proprio stile e predilige una disciplina piuttosto che un'altra. Definire lo stile di Frecchiami non è facile, egli sembra sfuggire a classificazioni. Ora vedi un'immagine che ricorda l'impressionismo, altre declinano verso i surrealismo, altre ancora verso un non ben definito astrattismo. Osservando le sue opere, si evince come egli vada "a caccia" del reale concentrando lo sguardo sul particolare,  che interpreta con acutezza ed esalta nello scatto fotografico. In altre parole, individua ciò che sfugge alla abituale percezione visiva. Frecchiami sostiene che le fotografie di "prima percezione" (quelle che raccontano l'emozione istantanea), siano il risultato di una esperienza personale, che matura in una consapevolezza difficile da trasmettere.

Le sue fotografie non hanno né luogo né tempo. Egli afferma che "se la percezione è soggettiva, la realtà va interpretata”. Questo pensiero porta all'esigenza di un'educazione all'immagine, ovvero al saper vedere e anche al saper comporre.  Per Frecchiami non basta guardare, non basta vedere, è necessario indagare quanto appare, e solo dopo emergono gli stimoli per interpretare il reale in forma personale. Si tratta di una nuova consapevolezza che si traduce in una immagine fotografica. Nella sua fotografia esprime la capacità di vedere le diverse forme naturali che ci circondano, evidenziando i colori che la natura stessa offre, qualche volta timidamente. Nelle immagini coglie le relazioni spaziali e la portata emotiva.

Dopo la mostra fotografica "L'INVISIBILE NEL VISIBILE”, tenuta a Treviglio nel 2017 presso la Sala Crociera del Centro Civico Culturale, ora Frecchiami ripropone la medesima tematica, con ulteriore attenzione ai suoi aspetti più naturali: terra, acqua e luce.

La mostra "L'INVISIBILE NEL VISIBILE (TERRA - ACQUA - LUCE)” pone infatti l'attenzione su tre elementi necessari ed indispensabili per la vita e, in particolare, per l'esistenza umana. L'uomo da questi elementi prende vita, ma non è totalmente consapevole del loro valore: li usa ma non li rispetta e apprezza. La mostra ha lo scopo di evidenziare come tali elementi, con una attenta osservazione, sanno offrire anche una loro bellezza, che sfugge all'abituale sguardo. Un'attenta osservazione ci porta addirittura oltre il visibile, dove la scomposizione della realtà ci mostra, appunto, l'"invisibile".

Breve biografia dell'artista

Alla fine degli anni '70, a causa della rivoluzione tecnologica, Frecchiami passa dalle rassegne cinematografiche dilettantistiche alla fotografia. Prova le diverse discipline fotografiche ma non trova quel senso creativo offerto dalle immagini in movimento.
Lo studio dei colori e della percezione visiva, in particolare la teoria Gestalt, desta in lui molte curiosità.
Nell'anno 2009 gli viene regalata una piccola fotocamera digitale e ben presto scopre la potenzialità della nuova tecnologia. L'uso della saturazione dei colori e lo studio della percezione visiva, portano i primi risultati sul modo di fotografare.
Il guardare sostituisce il vedere e l'osservare va oltre il contenuto reale, alla ricerca di nuove percezioni visive. La ricerca percettiva lo spinge verso il non visto (l'invisibile nel visibile), quello che sfugge al visivo quotidiano.
La fotocamera lentamente diventa, per lui, l'attrezzo idoneo per generare immagini dove il reale viene interpretato per andare oltre, per andare verso nuove visioni.
Le sue immagini sollecitano la lettura dentro spazi proposti e tempi ricercati.
Cogliere tali occasioni, in un incontro ricercato e scovato, significa vivere l'espressione della forma e del colore che danno vita alla composizione.
Il vuoto e la pienezza dello spazio, in un continuo confronto, sono sempre alla ricerca di un loro compromesso.
L'uso di lenti, effetti ottenuti con l'acqua, il ghiaccio, i riflessi del vetro creano un pathos non indifferente. La realtà risulta frazionata, modificata e pone, a volte, inquietanti interrogativi.
L'amalgamarsi dei segni grafici, valorizzati nel loro essere, offrono composizione ed equilibrio per dare vita ad immagini descrittive e rappresentative.
Qual è la visione che Frecchiami ha della fotografia?
Quella di un'arte nuova che, come ogni arte, non ha confini.

(08.11.2018)