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MIXXA' tra la tela e la forgia nel FANTONIHUB

Dal 17 maggio al 31 maggio
FANTONIHUB
MIXXA', tra la tela e la forgia
inaugurazione venerdì 17 maggio 17.30

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Mixxà, tra la tela e la forgia è la una nuova mostra allestita presso il il FantoniHub di via Camozzi - passaggio via Sora a Bergamo - dal 17 maggio al 31 maggio.
Inaugurazione il 17 maggio alle 17.30
Protagonista Fabio Missale, avvocato di professione, da sempre pittore e ora anche scultore.

L'esposizione presenta 18 opere pittoriche e per la prima volta 5 opere in ferro.

Per Missale l'arte è intesa come ogni attività che porta a forme di creatività ed espressione, l'urgenza creativa si attanaglia alla sua complessa personalità nella costante ricerca di un linguaggio capace di trasmettere emozioni e messaggi.
Missà parte dalla tavolozza dei colori, dalla policromia di nature, paesaggi e fiori, soprattutto, per approdare ad una nuova dimensione personale, artistica e materica, quella del ferro.

La mostra sarà visitabile negli orari di apertura dello spazio. Dom - Lun. chiuso mar./ven. 11.00 - 13.30 / 14.30 - 18.30 sab. 11.30 - 13.30 / 14.30 - 19.30

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MiXXà, tra la tela e la forgia

"Fare l'artista utilizzando pennelli e martelli, per me, vuol dire entrare in un'altra dimensione dove tutto è libero e concesso, dove cerco armonia di colore e di forma.”

Non è pittore e nemmeno scultore. O forse entrambe le cose. Rifugge ogni etichettatura formale Fabio Missale, avvocato di professione. In arte, ma sarebbe più esatto dire "in vita” Missà, con un accento che troncandone il cognome rimanda ad una dimensione intimisticamente decisa, netta. Perché l'arte intesa nella sua massima e totale accezione, come ogni attività che porta a forme di creatività ed espressione, si attaglia alla sua complessa personalità. Anche quella netta e decisa in alcuni tratti, ma ugualmente docile e plasmabile in altri. In Missà non si trovano abilità innate, predisposizioni definite ma una costante ricerca di un linguaggio capace di trasmettere emozioni e messaggi. E Missà non ne ha uno solo, e nemmeno nell'accostamento delle sue opere, si trova un unico, inequivocabile codice interpretativo. Ciò che si vede, che traspare nelle sue opere è piuttosto una sorta di urgenza creativa. E che si tratti di pennelli e tele, come nel passato, o di martelli e metalli poco importa. Missà parte dalla tavolozza dei colori, dalla policromia di nature, paesaggi e fiori, soprattutto, parte essenziale di una produzione pittorica acquisita e maturata nel tempo, per approdare ad una nuova dimensione personale, artistica e materica, quella del ferro. Il suo nuovo percorso si snoda così sorprendentemente in una sorta di sperimentazione primordiale, attraverso una personale ed innovativa lavorazione del metallo. La sua è una evoluzione creativa plastica di faber-creator dove grazia e potenza scaturiscono insieme dalle mani e dagli attrezzi, nell'atto di dar forma al materiale ferroso che prende a vibrare.
Il risultato è quello di sculture eteree, che non hanno limiti dimensionali ma che, con leggiadria filiforme, si tendono in un'imprecisa, ma diffusa atmosfera di contorno. Dal silenzioso ed indefinito caos della materia si dipana così una metamorfosi operosa che Missà distilla nella paziente lavorazione delle sue opere. I soggetti vengono ad assumere una carica espressiva frutto di una minuziosità di cesello dove è possibile leggere in filigrana la cura che ogni artigiano mette nel definire ogni singolo dettaglio di ciò che crea. In una forma e bellezza senza tempo si esaltano così i tratti e i temi figurativi cari a Missà; la natura e i paesaggi, che qui diventano il filo conduttore, il fil rouge della sua leggerezza creativa. Sono fili che collegano pensiero, comunicazione ed emozione, creando volumi o sottraendoli allo spazio, fondendo luci ed ombre, unendo cielo e terra.
Dalle fusioni, da questo continuo battere e levare che scandisce i ritmi ossessivi delle nostre vite protese ad un'incessante cultura del "fare”, nascono opere contemporanee che lungi dall'essere prodotto seriale come spesso richiesto dal mercato, esigono lunghi periodi di incubazione ed una profonda e reale intimità di ispirazione che ne determina il primummovens. Il gesto di Missà che si innesta nel materiale non fa altro che riportare alle vibrazioni che risuonano nella sua anima. È il tratto dell'opera che rapisce lo sguardo, un segno tangibile, nervoso, ma spesso disteso. Ad ogni parte dell'opera viene data ragione di essere e nel suo stagliarsi solido si percepisce l'attraversamento di quell'immaterialità che la avvolge legandola all'ambiente in cui è immersa. L'opera finale è solo il crogiuolo dell'impegno di Missà, del costante lavorìo di una manualità che arrotonda, ritorce, piega, flette, rialza, fino a creare, a sorpresa, una scultura. È nel fluire dell'immaginazione che si innesta la ricerca d una padronanza della materia come elemento sperimentale sempre nuovo e così capace di esplorare mari artistici mai solcati, ma ora più che mai aperti.


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(13.05.2019)