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Così l'annata dell'agricoltura bergamasca

segreteria.faunistico@provincia.bergamo.it

L'Ufficio statistica dell'assessorato all'Agricoltura della Provincia di Bergamo ha messo a punto i dati conclusivi sull'andamento dell'annata agraria 2006, con particolare riferimento alla PLV -Produzione lorda vendibile agricola. Ne è emerso un quadro con luci e ombre.

Se da un lato si registra un complessivo aumento del fatturato dell'agricoltura bergamasca, dall'altra si tratta di un incremento poco più che fisiologico e in ogni modo non si possono dimenticare le grosse difficoltà che sta vivendo una parte significativa del settore, in particolare il comparto zootecnico, alle prese con nuovi vincoli comunitari e prezzi dei prodotti agricoli stazionari o addirittura in calo.
Ne abbiamo parlato con l'assessore provinciale Luigi Pisoni che ne ha analizzato i nuclei principali.

Assessore, come è andato complessivamente il settore primario nell'anno 2006? Nell'anno 2006 l'agricoltura bergamasca ha dimostrato una buona capacità di tenuta, nonostante le contingenze avverse che hanno ciclicamente afflitto il settore. Il corso meteorologico sostanzialmente più regolare rispetto al 2005 ha significativamente contribuito a dare un equilibrio generale alla produzione agricola bergamasca. La PLV totale è da considerarsi in leggero aumento, e cioè pari a 539.070.000 euro rispetto ai 520.000.000 del 2005, comprensiva di agricoltura multifunzionale che pare "rischiarare” un contesto per altri versi caratterizzato da ombre.

tabella andamento produzione lorda vendibile anni 2005 2006

Come si suddivide tale PLV totale?
Di 369.477.000 euro il valore assoluto della PLV animale, mentre di 169.593.000 euro quello della PLV vegetale.

grafico della produzione lorda vendibile

Quali sono stati dunque i settori trainanti dell'annata agraria appena trascorsa?
I settori trainanti dell'annata agraria che è terminata sono stati il comparto orticolo e quello agrituristico, espressione rispettivamente di agricoltura da alta specializzazione e di agricoltura multifunzionale. In passato, era nelle zone collinari intorno alla città che si concentrava la maggior parte delle produzioni dell'orticoltura bergamasca. Tipiche erano in questo senso le terrazze esposte a sud che costeggiano le mura venete. Qui, grazie all'esposizione e alla ricchezza dei terreni calcarei, era garantita la possibilità di coltivare a cielo aperto, anche nei mesi invernali, ortaggi saporiti. Il settore ha comunque subito negli ultimi anni una notevole trasformazione, estendendosi in pianura dove, anche tramite la coltivazione in coltura protetta, si producono 41.269 tonnellate di ortaggi di qualità sempre elevata anche per merito della professionalità degli operatori, che hanno aderito ai programmi di lotta integrata o biologica. Spazio quindi a una produzione di alto livello, ottenuta mediante l'impiego di tecnologie avanzate che consentono alle aziende di commercializzare i prodotti presso i centri di raccolta e di confezionamento, nonché presso i mercati ortofrutticoli.

Anche la vendemmia 2006 è stata definita "da record”…
Effettivamente la vendemmia è stata d'annata con i vini bergamaschi al top. Gli esperti hanno parlato di una delle migliori vendemmie degli ultimi anni. Dopo la vendemmia delle uve a bacca bianca, è terminata a fine ottobre quella delle uve a bacca nera. Come sempre, a metà novembre è giunto a compimento anche l'appassimento delle uve per il confezionamento del Moscato Passito. Sia sotto il profilo quantitativo che sul versante qualitativo, i dati evidenziano un miglioramento rispetto alla già buona annata 2005. Sono stati 60.655 i quintali di uva prodotta nei circa 900 ettari bergamaschi (57.243 quintali nel 2005), per un totale di 42.542 ettolitri di vino prodotto (a fronte dei 40.643 ettolitri dell'anno scorso).
Con la realizzazione di impianti fissi (minimo 4000 ceppi per ettaro), grazie a contributi regionali gestiti dalla Provincia e dal consorzio Tutela Valcalepio, nonché attraverso la razionalizzazione agronomica del vigneto, le imprese bergamasche hanno puntato a migliorare la "qualità in campo”, ottenendo vini di notevole finezza e struttura.
Confermate le previsioni formulate per i vini a bacca bianca, Chardonnay, Pinot bianco e Pinot grigio: qualità soddisfacente anche in virtù del buono stato fitosanitario. Sono caratterizzati da grande corposità e molto più aromatici di quelli dell'annata scorsa.
Per quanto riguarda le uve a bacca nera, che è la voce più consistente dell'intera produzione bergamasca, l'autunno secco, nonostante le piogge dei primi di ottobre, ha favorito una perfetta maturazione dei grappoli, in assenza di eccessivi livelli di umidità e quindi dell'insorgenza di muffe. Forse per la prima volta da dieci anni a questa parte, i Cabernet superano i già più che eccellenti Merlot. Lo rivelano i colori più scuri e più belli, tendenti al viola, la pienezza, la corposità e la qualità fruttata.

Tabella produzione vino

E' vero che anche i comparti olivicolo e florovivaistico hanno avuto riscontri positivi?
Effettivamente, nonostante la situazione climatica sia stata caratterizzata dalla siccità di inizio luglio e dalla grandinata di fine mese, la produzione di olive relativa ai 132 ha investiti ha conosciuto un trend di crescita nell'ordine del 3-5% rispetto al 2005, consentendo di superare i 220 quintali di olio. D'altro lato, la crescente sensibilità del cittadino e della Pubblica Amministrazione per la costruzione del paesaggio e il miglioramento del territorio urbano continua a sostenere lo sviluppo del comparto florovivaistico. Il risveglio di interesse per il verde urbano, sia pubblico che privato, riscontrabile sempre più diffusamente anche negli strumenti urbanistici, genera ulteriori entrate per il comparto, soprattutto per quanto concerne gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del verde.

Tabella produzioni vegetali anno 2006

Quale collocazione ha trovato in ambito bergamasco la crescente multifunzionalità dell'agricoltura introdotta dalle normative comunitarie e nazionali, associata all'esigenza di tutela del consumatore?
Sul territorio bergamasco operano, regolarmente autorizzate, 100 aziende agrituristiche, di cui 48 in zona montana, 23 in zona collinare e 29 in pianura, oltre alle numerose imprese già in possesso di certificato di complementarità e quindi prossime all'apertura. Attraverso di esse il sistema agrituristico bergamasco è in grado di offrire 3859 posti/pasto e 456 posti/alloggio. L'apporto economico di queste attività si attesta a 20.842.680 euro.
Continua il trend positivo delle fattorie didattiche, attestate alla fine di quest'anno a 62 unità, a riprova del crescente interesse per questa forma di divulgazione che congiunge il settore agricolo a quello scolastico. Il mondo agricolo bergamasco assume con le fattorie didattiche l'opportunità di comunicare con una propria lingua ai consumatori quanto ricevuto in dote attraverso la tradizione e quanto di nuovo ha percorso nell'ultimo mezzo secolo il mondo rurale.

Grafico a torta agriturismo

Quali segnalazioni importanti si possono fare in riferimento alle produzioni animali?
Per i bovini si è avuta una contrazione degli allevamenti a carne bianca per adeguamenti alle norme sul benessere animale. I dati dimostrano tuttavia un comparto ancora vitale, benché negli ultimi anni si siano registrati momenti di crisi proprio nel settore zootecnico. Mentre ora la carne bovina ha dato segni di ripresa sui mercati, il comparto latte è ancora in evidente difficoltà. Il comparto latte è ancora in evidente difficoltà per il prezzi di mercato del latte alla stalla che non accennano ad aumentare con conseguente difficoltà delle imprese agricole a coprire i crescenti costi di produzione. Nondimeno i nostri imprenditori hanno dimostrato di voler continuare e investire, come risulta dalle indicazioni sugli interventi di miglioramento aziendale del Piano di sviluppo rurale comunitario. La via per un ulteriore sviluppo del settore può essere la cooperazione da parte di tutti i soggetti interessati.
Notevole l'incremento del numero delle bufale da latte (circa +1700 nel triennio 2003-2006) perché alcune aziende con vacche da latte hanno convertito l'allevamento per problemi con le quote di produzione.
Il comparto suinicolo è in netta ripresa rispetto alla fine del 2005. Nella Bergamasca sono 104 le aziende zootecniche che allevano suini in forma professionale, prevalente e/o esclusiva (con un numero di numero capi superiore a 100). Nel triennio 2003-2006 si è assistito a un trend crescente nonostante la diminuzione dei prezzi della carne suina percepiti da parte degli allevatori. Ora i nostri imprenditori si devono però confrontare con l'emergenza nitrati.

E' un argomento di stretta attualità. Di cosa si tratta esattamente?
In breve, l'attuazione della direttiva comunitaria 91/676 sui nitrati prevede provvedimenti mirati alla protezione alla protezione delle acque dall'inquinamento causato da nitrati di origine agricola, nonché nuove norme di utilizzazione degli effluenti di allevamento. Il tutto comporta una seria ricaduta sul comparto zootecnico bergamasco e sulle attività del settore agricoltura a causa sia della ridefinizione delle aree vulnerabili da nitrati di origine agricola, ovvero soggette a restrizioni nell'uso di fertilizzanti, sia dell'adeguamento del programma di risanamento e tutela delle acque dall'inquinamento causato da nitrati per le aziende in zona vulnerabile. Diventano infatti 49 i comuni della provincia di Bergamo il cui territorio risulta ora totalmente incluso in zona vulnerabile. Una soluzione sarebbe l'adozione da parte delle imprese di impianti biogas muniti di particolari tecnologie di denitrificazione, in realtà assai costosi. Anche in questo caso, si rivela che cooperazione e associazionismo per far fronte ai problemi legati all'attualità diventano necessari nel settore primario, come sostengo ormai da tempo.

Tabella consistenza del bestiamme

Quale la situazione dell'apicoltura bergamasca?
A fronte di un "allarme” miele che ha fatto registrare un calo del 30% della produzione nazionale (con la grossa eccezione della Toscana), la provincia di Bergamo si è rivelata in controtendenza. Il clima particolarmente siccitoso di luglio ha in effetti notevolmente rallentato la produzione, ma nel contempo si è verificata quella che alla "Settimana del Miele” di Montalcino, la più importante rassegna italiana del settore, è stata definita una sorprendente inversione di ruoli tra Nord e Sud del Paese. Così, mentre nelle regioni del Nord si rileva una buona produzione favorita dalla primavera soleggiata, in quelle del Sud non vi è stato raccolto per il tipico miele di agrumi. Le varietà di miele tipiche della bergamasca, con una prevalenza della robinia e del millefiori su castagno, tiglio e rododendro, si sono salvate. La produzione complessiva 2006 degli oltre 20000 alveari provinciali ha eguagliato quella dell'anno scorso, attestatasi a oltre 4000 quintali.

Quali ultime considerazioni desidera esprimere in merito alla nostra agricoltura?
Alla luce del quadro articolato e complesso che si delinea dall'analisi dell'annata agraria 2006, l'agricoltura bergamasca si dimostra generalmente disponibile all'evoluzione fisiologica che il settore primario deve necessariamente subire in un contesto di modernità. Tuttavia, la cooperazione è il tassello mancante che consentirebbe il salto di qualità. Attualmente solo il 10% del fatturato complessivo dell'agricoltura orobica è veicolato attraverso strutture cooperative, contro oltre il 60% del corrispondente dato UE. Emerge un forte individualismo che frena la realizzazione di progetti comuni. L'imperativo del momento, in un contesto di globalizzazione che si fa presente e pressante anche in riferimento al settore primario, la cooperazione e l'associazionismo possono rappresentare decisamente il passaporto per l'integrazione. In caso contrario dovremo rassegnarci a prendere atto di un ulteriore calo dei redditi delle nostre imprese agricole, nonostante l'elevata qualità dei nostri prodotti.

(28.02.2007)