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SITUAZIONE DELL’ ACCOGLIENZA DEI CITTADINI STRANIERI SUL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI BERGAMO.

 

- La ricognizione

   L’analisi della situazione dell’accoglienza dei cittadini stranieri a Bergamo, città e Provincia, è stata effettuata partendo da quelle  realtà del territorio che più di altre  hanno operato nel campo delle migrazioni in questi anni. Oltre ad esse sono state contattate alcune realtà del volontariato che operano in modo autonomo in provincia.

   In particolare quindi sono stati considerati i rimandi avuti da parte delle realtà sotto elencate:

q       Servizio Migrazioni del Comune di Bergamo: al momento della sua istituzione si chiamava Centro Servizi Stranieri, come stabilito dalla legge Martelli. Il servizio è stato istituito omogeneizzando tra loro operatori del Comune di Bergamo, del privato sociale e  alcuni consulenti come esperti. Questo servizio è stato ed è tutt’oggi il riferimento istituzionale più autorevole sul territorio provinciale dopo la Prefettura e la Questura.

q       Diakonia di Bergamo: il servizio svolto dalla Diakonia, Associazione promossa dalla Caritas di Bergamo,  è stato pensato per lavorare nei confronti delle povertà e di conseguenza anche con i cittadini stranieri in situazione di difficoltà.  Realtà fondamentale nel panorama del volontariato, l’ass. Diakonia è diventata a sua volta un riferimento importante per rispondere ai bisogni dei cittadini stranieri.

q       Cooperativa Sociale Migrantes: la Migrantes è stata la prima cooperativa del privato sociale ad essere costituita ad hoc per operare nel mondo delle migrazioni. A tutt’oggi ha in atto varie attività sul territorio provinciale e in particolare collabora alla gestione del Servizio Migrazioni del Comune di Bergamo. La cooperativa si muove ed opera in tutti quei settori della vita sociale in cui vi è la presenza di cittadini stranieri.

q       Nuovo Albergo Popolare: il NAP, storica presenza a Bergamo nel campo delle povertà, è stata tra le prime strutture ad effettuare ospitalità di cittadini stranieri. Oggi si occupa in particolare dell’accoglienza di cittadini immigrati in situazioni particolari di disagio socio-sanitario, avendo acquisito un’alta specializzazione nel lavoro con soggetti in situazione di disagio grave.

q       Comunità Ruah. La Ruah è la struttura di accoglienza che il Patronato S. Vincenzo ha istituito nei primi anni ’90 per contribuire a rispondere ai  bisogni che di volta in volta si presentavano. Oggi la struttura opera con una grande versatilità  nel rispondere alle nuove esigenze.

 

   Queste realtà sono le uniche sul territorio provinciale ad avere affrontato le problematiche presentate dall’arrivo di cittadini stranieri, nella loro complessità, sotto tutti gli aspetti, creando così un capitale di esperienza e riflessione non indifferente.

 

 

 

  Il fenomeno immigratorio si è conclamato nella Provincia di Bergamo, ma più in particolare nella città, a cominciare dalla fine degli anni 80, mentre le  problematiche di natura sociale ad esso correlate  sono state affrontate a partire dai primi anni  90.

   Il territorio bergamasco è sempre stato a forte richiamo occupazionale ed è per questo che, soprattutto in città ed hinterland si sono sviluppate le prime problematiche sociali a seguito di un massiccio insediamento di cittadini stranieri.  L’arrivo degli stranieri nel territorio, è stato percepito inizialmente come “massiccio” nonostante i numeri relativi alle presenze siano  sempre stati molto al disotto di altre regioni europee con le stesse caratteristiche di industrializzazione.

   E’ stata probabilmente l’impreparazione del tessuto sociale a far apparire come “invadente” ciò che la realtà economico lavorativa stava, inevitabilmente  incentivando. Infatti, solo oggi il mondo economico evidenzia, anche con richieste politiche, un numero adeguato di mano’opera, mentre fino a qualche anno fa, tutto ciò accadeva in modo “invisibile, e indiretto”; da un lato la società civile che protestata contro la massiccia presenza o arrivo degli stranieri, dall’altra il mondo del lavoro che al contrario  fungeva da “attrattiva” per i cittadini stranieri.

   A seguito di tutto ciò, agli inizi degli anni 90 vennero predisposti i primi interventi di accoglienza, che come nel resto delle città italiane dove si stava affrontando il fenomeno, si trattava solitamente di strutture di grosse dimensioni,  come ad esempio ex caserme.  Già in questa fase, le agenzie sopra elencate, a cominciare dal Comune di Bergamo, sono state tra le promotrici degli interventi, affrontando il fenomeno da un punto di vista di emergenza sociale.

  Questa situazione è perdurata sino al 1996 circa, periodo in cui, alla luce delle esperienze passate e di confronti a più tavoli,  sono stati smaltellati i grossi Centri per avviare altre forme alternative di accoglienza.

 

 

 

 

 

 

- Rimandi

   Dai colloqui fatti con i referenti delle realtà contattate emerge in primo luogo come la presenza di un insieme di “fattori sociali”, come ad esempio, la mancanza di competenze specifiche, la presenza di ideologie rigidamente proclamate, l’impreparazione  politica, hanno fatto sì che per alcuni anni gli interventi fossero effettuati in scarsa collaborazione tra le agenzie e in particolare tra i soggetti che allora  operavano nel settore. Oggi questo aspetto è stato per certi versi ben affrontato e , per quanto riguarda in particolare la città di Bergamo, è stata avviata una buona collaborazione a rete, che permette alla fine di ottimizzare, nonché migliorare le risorse a disposizione.

 

 

  In particolare sono quattro i fattori che hanno  caratterizzato l’accoglienza dei cittadini stranieri in Provincia di Bergamo:

a)       La novità dell’intervento.  L’impreparazione generale del tessuto sociale e delle amministrazioni nel prevedere l’arrivo di cittadini stranieri, ha fatto sì al momento di dover rispondere per motivi di emergenza si sia dovuto ricorrere ad idee nuove.

b)       la scarsa riflessione/analisi, collaborazione, collegamento, tra le realtà territoriali.

   Esiste a tutt’oggi a livello provinciale una forte difficoltà a mettersi in rete per quanto riguarda l’aspetto dell’accoglienza.  In passato questo aspetto, soprattutto in città, ha comportato un dispendio di energie, economie e risorse in quanto spesso l’utilizzo delle strutture di accoglienza era a pannaggio di pochi soggetti, di solito più scaltri di altri, i quali hanno sfruttato il non collegamento tra i servizi per “abusare” delle risorse a disposizione.  tutto ciò a discapito di mote persone straniere che erano alla ricerca seria di un alloggio provvisorio. Praticamente era quasi impossibile garantire  il turn-over  e l’equo utilizzo delle strutture da parte di tutti i cittadini che ne avessero avuto bisogno. 

c)        la capillarità   diffusa  negli interventi.

    Nonostante la difficoltà di conoscersi da parte degli attori o agenzie che nel settore operano, si è diffusa a livello provinciale la modalità di intervento volontaristica. Come per altre situazioni di disagio, anche per l’accoglienza agli stranieri, non c’è parrocchia o gruppo di volontari che non effettui interventi  nei loro confronti.

d)       Difficoltà di reperimento di alloggi autonomi.

   Nonostante molti stranieri giunti sul territorio bergamasco siano riusciti a trovar una sistemazione, rimane ancora forte la discriminazione che viene attuata nei confronti dei cittadini stranieri al momento del “contatto “ per la richiesta di una casa.  Oltre a ciò vi sono altri passaggi che evidenziano la difficoltà dei cittadini stranieri nel reperimento di un alloggio:                

 

 

 

   Questi fattori hanno sempre reso difficile una analisi complessiva della situazione in quanto per riuscire a contattare tutte le realtà sommerse servirebbe un impegno enorme di risorse, sia umane sia  economiche. La numerosa e spontanea  presenza di associazioni, volontari, parrocchie ecc che svolgono queste attività, è tanto diffusa quanto sommersa,  sarebbe quindi auspicabile, utile ed efficace coordinare questo capitale sociale.

 

 

 

  L’unico esempio di intervento con caratteristiche di omogeneità territoriale è quello dell’associazione Casa Amica,  creata e composta da una serie di “attori territoriali” sia istituzionali che privati, che dal 1995 opera a favore della seconda accoglienza agli stranieri,  la funzionalità di Casa Amica sta nel fatto che si occupa esclusivamente della seconda accoglienza, quindi di soggetti con una certa autonomia, strumenti personali e capacità per un inserimento abitativo e lavorativo.

 

 

   Se la seconda accoglienza è stata per certi aspetti affrontata, rimangono altresì scoperti alcuni settori come la prima  accoglienza e l’accoglienza di casi sociali (quest’ultima fascia di soggetti è in fase di crescita esponenziale e per certi casi ingestibile, per assenza di coordinamento e riflessione su di essa) ; queste due fasce riguardano una buona parte dell’immigrazione sul territorio e in un certo modo anche le più a rischio in quanto i soggetti che le compongono si trovano in una fase di “vulnerabilità sociale” accentuata.

  Del resto è ormai  un concetto assodato tra gli operatori del settore che, “creare una buona rete di accoglienza territoriale permette di ridurre i costi sociali” a vantaggio di un più funzionale passaggio da una situazione socio – lavorativa precaria ad una stabile.

 

 

   Va evidenziato come la  città di Bergamo sia ancora oggi un riferimento preciso per quanto riguarda la prima accoglienza e l’accoglienza di casi sociali.

   A differenza dei primi anni in cui in cui si è sviluppato il flusso migratorio allorché la città di Bergamo era un crocevia per l’arrivo degli stranieri, i quali dopo una prima ricerca di casa e lavoro si spostavano sulla provincia, oggi spesso viene seguito il percorso inverso.  Il radicamento di cittadini stranieri in tutto il territorio provinciale fa sì che quando altri stranieri arrivano in cerca di casa e lavoro, facciano riferimento direttamente ai luoghi dove hanno già conoscenze e/o riferimenti.

   Di conseguenza la città diventa il riferimento, per non dire a volte l’ultima spiaggia, per  tutte quelle persone che, per vari motivi, perché hanno  perso il posto di lavoro oppure la casa, si spostano in città in quanto è il luogo in cui alcune risposte alle esigenze immediate le possono trovare. 

   E’  probabilmente in questa fase che alcuni stranieri finiscono con l’entrare a far parte delle fila della micro criminalità.  Un circuito perverso da cui difficilmente riescono poi ad uscirne e dove spesso il carcere è l’appuntamento più certo, che per un cittadino straniero diventa una deriva assoluta.

  Questa concentrazione sulla città è ovviamente controindicata ad una buona organizzazione dell’accoglienza in quanto i punti di seguito elencati dovrebbero riguardare e coinvolgere tutto il territorio provinciale, il quale, a parte alcune zone delle alte valli, è tutto a forte richiamo occupazionale, con  il conseguente bisogno di accoglienza in primo luogo abitativa. In questo senso probabilmente occorrerebbe indirizzare la  gestione di questa fascia di stranieri  con interventi a livello provinciale e non più solo comunali.

 

 

       TIPOLOGIE DI ACCOGLIENZA

1)       prima accoglienza

2)       seconda accoglienza

3)       inserimento abitativo  definitivo e autonomo

4)       accoglienza socio-sanitaria  e/o di emergenza

 

 

 

 

- Variabili di difficile lettura

 

 

Durante la fase di ricerca sul territorio sono emersi alcuni aspetti particolari di accoglienza,  difficilmente individuabili o censibili se non attraverso una capillare azione di contatti stretti e specifici, questi aspetti si possono così riassumere:

 

1)       unità alloggiative autonome gestite da gruppi di volontari. Questa forma di intervento è molto presente ed è diffusa capillarmente in tutta la Provincia, essa  è promossa da  gruppi di volontari che si muovono, a volte con le parrocchie, a volte con i Comuni, ma spesso per conto proprio.

2)       Situazioni alloggiative abusive e/o diroccate.  Questo fenomeno, particolarmente presente nella città di Bergamo e nel suo hinterland, è relativamente diffuso su tutto il territorio provinciale ed in particolare dove vi è la presenza di strutture disabitate da anni, palazzine, cascine,  baracche ecc.

3)       Mediazione da parte di singoli privati (cittadini italiani) tra le agenzie immobiliari e cittadini stranieri per l’ottenimento di alloggi.

 

   Queste tre modalità di intervento sono una parte considerevole dell’accoglienza dei cittadini stranieri sul territorio provinciale e richiederebbero una analisi specifica per essere valutate e/o quantomeno governate.

 

 

- Considerazioni

 

  A seguito della ricerca effettuata sono emerse alcune considerazioni  che possono fungere da guida per eventuali interventi da mettere in atto.

 

1)       Alcune realtà del territorio  bergamasco hanno maturato in questi anni una notevole esperienza nel campo, esperienza che però è “posseduta  solo da pochi  operatori”. La valorizzazione di essi potrebbe quindi diventare un capitale empirico e professionale  di notevole rilevanza e soprattutto dovrebbe esser messo a disposizione di tutte le realtà territoriali in cui necessitano interventi nei confronti dei cittadini immigrati.

2)      Il richiamo occupazionale che la nostra provincia offre è tra i più alti del nord Italia e ciò richiede un coinvolgimento di tutte le reti territoriali utili ad un adeguato intervento che permetta di trasformare un problema  in risorsa. Il problema dell’accoglienza dei cittadini stranieri, che spesso riguarda la casa o comunque un luogo dove risiedere, dovrebbe essere affrontato congiuntamente da tutte le forze sociali del territorio, a cominciare dal mondo del lavoro a quello del volontariato ecc.

3)      Attivazione di un servizio provinciale con funzioni di supervisione, lettura delle situazioni e dei bisogni, consulenze dirette  a tutte quelle realtà del territorio che, non avendo mai affrontato il problemi derivanti dal fenomeno migratorio, non hanno strumenti e conoscenza tali da permettere loro una gestione adeguata dei conflitti o delle difficoltà.  Ciò che il Comune di Bergamo ha fatto in questi anni ha assunto per certi versi un valore ed una importanza determinanti per affrontare adeguatamente le novità che l’immigrazione pone continuamente. Di fatto il servizio è stato “fruito” da tutta la Provincia in quanto a consulenza sui casi e/o pareri per interventi da effettuare.  Pertanto la riproduzione a livello provinciale di un servizio come quello del “Servizio migrazioni” del Comune di Bergamo potrebbe essere una soluzione ottimale e di certo all’avanguardia per quanto riguarda le modalità di intervento.

4)      Il problema della casa, ma più in particolare quello dell’alloggio, è a tutt’oggi per il territorio bergamasco il primo problema.  Un aspetto importante è comunque quello di non focalizzare l’attenzione sulla “casa che non c’è”, quanto piuttosto sul percorso di accoglienza che un cittadino straniero è obbligato a percorrere prima di arrivare ad avere una alloggio autonomo. Ciò evidenzia la necessità di uno ragionamento e confronto su quali sono le fasi specifiche di accoglienza e come, anno per anno, esse cambiano o si evolvono.  In definitiva vi sono alcuni passaggi su cui le amministrazioni o comunque tutti coloro che si occupano di cittadini immigrati devono affrontare e cioè la predisposizione e la gestione di alcune fasi  che non possono essere lasciate a  se stesse, pena l’aumento del disagio sociale e del numero  di soggetti che vi  possono rimanere vittime.

q       la prima accoglienza

q       accoglienza socio-sanitaria

q       rifugiati

q       stagionali