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L’IMMIGRAZIONE MAROCCHINA NELLA BERGAMASCA: UNO STUDIO EMPIRICO

 

1.2      Risultati della ricerca

 

1.2.1   L’incontro con le famiglie:

 

1.2.1.1            Marocco 1 (Abdullah e Aziza)

 

-          Presentazione della famiglia:

La famiglia A. proviene dalla città di Marrakech, il marito Abdullah si è stabilito in Italia dal 1989, la moglie Aziza lo ha raggiunto in un tempo abbastanza breve, nel 1991 dopo solo 2 anni; Abdullah ha 37 anni, Aziza 30, si sono sposati in Marocco quando il marito era già in Italia, è una delle poche famiglie incontrate in cui non è stato combinato il matrimonio dalle rispettive famiglie d’origine, erano amici fin dall’infanzia e così lei ha atteso in Marocco il ritorno di Abdullah dall’Italia per il matrimonio. In Marocco studiavano entrambi, il marito svolgeva la professione di ciclista: era un campione abbastanza conosciuto nel suo paese.

In Italia hanno dato alla luce un bimbo che ora ha 3 anni e quest’anno frequenterà la scuola materna. Attualmente vivono in una cascina ristrutturata in un paese vicino alla città, l’intervista si è svolta presso la loro abitazione in compagnia di un buon the marocchino e torta al cioccolato. L’ospitalità per queste famiglie è una regola da non infrangere!

 

 

-          Analisi dell’intervista secondo la griglia di lettura

Durante l’intervista, Aziza è stata quella con più iniziativa, il marito aveva uno stile un po’ telegrafico dovuto al suo carattere timido. Lei dichiara di saper meglio parlare l’italiano, pur essendo spesso in casa, grazie ai suoi studi di francese e di spagnolo.

 

Progetto migratorio

Abdullah ha anticipato l’arrivo della moglie, è uscito dal suo paese per visitare l’Europa e poi si è fermato in Italia perché ha trovato l’opportunità del lavoro. Dichiara: “prima sono stato turista, poi mi sono fermato per il lavoro, l’ho trovato subito ed è rimasto quello!”. A differenza di altri connazionali, Abdullah non ha seguito un iter lungo per sistemarsi, ha avuto un unico datore di lavoro che gli ha pure fornito la casa. La moglie specifica meglio l’avventura del marito: “Prima era in Francia per qualche mese poi è arrivato qui come turista e proprio in quel periodo in Italia stavano facendo i permessi di soggiorno ed è per ciò che si è fermato.” Durante l’intervista Abdullah ha parlato spesso della sua carriera ciclistica che non gli ha più permesso di continuare a fare sport. “Ora non corro più perché mi fanno male i piedi, è una malattia ma non so cosa sia. Non posso più neanche andare a piedi, vado in macchina, ho provato a fare tutti gli esami ma non si sa…

Parla del suo passato: “Ho visitato l’Italia prima quando giravo in bici con la nazionale del Marocco. Ho fatto quasi tutto il giro dell’Europa, ero rappresentante della nazionale. Però non ero professionista così non percepivo stipendio dal governo ma solo gli sponsor mi facevano avere dei contributi. Mi è dispiaciuto smettere ma la malattia… se vado poi mi fa male, perché ho ricominciato già una volta ma poi sono stato molto male.”

La moglie interviene dichiarando il motivo effettivo dell’espatrio: “quando lui ha avuto il problema dei piedi, è stato un anno a casa ma in Marocco i primi mesi sono pagati poi loro non volevano più dare tutta la paga ed è per questo che è andato.”

Abdullah confida con sincera semplicità la sua sofferenza per aver smesso di praticare la sua passione sportiva.

 

Vita in Italia

Abdullah, non appena arrivato in Italia, si è stabilito aMilano ma ci è rimasto per poco tempo, ha preferito la provincia per il suo stile di vita a misura d’uomo “preferisco Bergamo perché è più calmo.” Ha un temperamento molto mite, la moglie dice: “Io conosco anche persone italiane, invece lui non è abituato ad avere tanti amici.” Non appena sistemato a Bergamo, il datore di lavoro di Abdullah gli ha offerto una piccola abitazione: “Ho voluto che la moglie salisse solo quando mi ero stabilito anche con l’abitazione pur se questa casa prima non era così grande. “

La moglie continua: “Avevamo solo una stanza ed è stato così per due anni, poi un’altra stanza in cui abbiamo fatto la cucina, quando ero incinta mi hanno dato la stanza da letto in più.”

La famiglia ha pochi rapporti esterni, il marito ha due fratelli in Italia e ogni tanto gli fa visita perché sembra di ritornare in Marocco. Il tempo libero lo trascorrono per lo più sbrigando le faccende di casa o facendo le spese; raramente organizzano delle gite anche se la moglie ama viaggiare e dichiarano di avere solo un amico marocchino a cui far visita. La protagonistadell’organizzazione famigliare è la moglie, molto indipendente, che ha più tempo ed è spesso in casa. “Per lo più faccio da sola, quando si tratta del dottore allora andiamo insieme perché non ho la patente. Quando ho bisogno delle mie cose vado da sola.”

Il marito rispettando la tradizione ironicamente dichiara: “Le spese e le faccende di casa spettano alla donna, se c’è qualcosa che può fare il marito lo si fa volentieri.”

 

Relazioni familiari

Abdullah e Aziza hanno ancora fratelli e genitori in patria, il marito è stato il primo della famiglia ad espatriare e le reazioni del familiari non sono state certo tra le più serene, “per loro è stata dura”. Anche la moglie ha avuto delle forti sofferenze ad abbandonare la famiglia “la mia famiglia non era tanto contenta”, per una scelta che ha comunque dovuto subire. Ammette che non ha un buon rapporto con la suocera e con la famiglia del marito in Marocco perché ha vissuto con loro per due anni quando era sposata e aspettava i documenti per ilricongiungimento familiare. “Prima abitavo con i suoceri e la madre faceva tutto, stare in casa con la suocera è un po’ dura”.

La famiglia scende in Marocco di solito una volta all’anno durante le ferie, dipende dal livello economico raggiunto durante l’anno. Hanno un buon rapporto con i familiari residenti in Italia e spesso si incontrano per parlare.

 

Progetti per il futuro

Dalle risposte emerse, sembra abbastanza scontato un ritorno in patria non appena possibile. “Vorrei tornare, quando riusciamo a comprare una casa là da soli e non in casa con i genitori.” Quando ho somministrato la domanda specifica: che progetti avete per il futuro? Si è creato un certo spiraglio di voglia di rimanere, di voler far qualcosa in Italia, una speranza di migliorare la propria posizione: “se lavorasse per conto suo rimarremmo in Italia.”

Aziza ha desiderio di ampliare la famiglia con un altro membroe dice al plurale: “a noi piacerebbe un altro bambino.” Inoltre la moglie, a differenza del marito, esprime la volontà di ampliare le proprie amicizie per riuscire ad inserirsi meglio nella società: “ci piacerebbe avere altre conoscenze anche italiane per ampliare i rapporti con la società” e per ultimo dichiara di voler cambiare il rapporto di coppia attuale ed avere più libertà di scelta: “quando è vecchio voglio comandare io!”.

 

Riflessioni sull’esperienza

Abdullah si trova abbastanza bene adesso in Italia, ma ha avuto troppe difficoltà nello stabilirsi in un paese così diverso dal suo. E’ stato l’unico in tutte le interviste a denunciare apertamente fenomeni di discriminazione da parte di colleghi dilavoro e italiani in genere. E’ orgoglioso nel dichiarare che le sue difficoltà le ha tutte superate da solo, senza chiedere nessun tipo di aiuto.

“Prima bisogna trovare lavoro, poi la casa. Poi quando ho trovato lavoro, ho avuto problemi con i colleghi che non mi trattavano molto bene.”

Dall’intervista emerge una fortissima malinconia per il Marocco e un forte desiderio di tornarci presto: “se potessi,cambierei tante cose” dice la moglie. “Ci sarebbe tutto da cambiare, cambierei l’Italia, vorrei tornare in Marocco”; “adesso ci troviamo abbastanza bene però ogni giorno pensiamo al Marocco, è una cosa terribile!”.

Pur essendo stata un’esperienza positiva, non vogliono neppure pensare all’opportunità, una volta trasferiti in Marocco di tornare a vivere in Italia: “dovremmo ricominciare da capo, trovare la casa e il lavoro. Penso che se tornassi in Marocco lo farei per sempre.” Il marito non ci pensa molto e conclude: “questa cosa dobbiamo lasciarla a Dio, è il destino! Mi piacerebbe tornare come turista.” Preferiscono rimanere in patria e non consiglierebbero ai propri connazionali di partire per l’estero, per loro è stata un’esperienza troppo difficile.

 

-          Presentazione del disegno simbolico dello spazio di vita familiare.

 

Passato:

Inizia la moglie e si posiziona al centro/in basso del cerchio, il marito si mette accanto.

Poi posiziona i suoi genitori (3,4) accanto uno sotto l’altro , a sinistra e separati (con due punti) , il marito la segue disegnando con tre punti un triangolo e nominando la madre (5), il padre (6) e i fratelli(7).

Lei si ricorda dei suoi fratelli e con un solo punto li segna sotto il padre formando tre punti in verticale(8).

Segna gli amici di lei all’esterno del foglio (9), lui la segue (10) ma dalla parte opposta in alto e continua con i parenti sempre all’esterno (11).

La moglie posiziona i suoi parenti sul confine del cerchio (12).

Il marito in terza fase segna l’evento sport all’interno del cerchio ma in periferia (13); la moglie fa specularmente lo stesso con la scuola (14).L’evento matrimonio lo segnano quasi in contemporanea nella stessa posizione uno sopra l’altro all’interno del cerchio (15,16).Lo Stato, il marito lo vuole disegnare fuori dal cerchio (17), così pure la moglie (18); entrambi lo distanziano dal confine, è l’elemento più lontano.

 

Rapporti:

Il marito traccia buoni rapporti con: papà, mamma, amici, sport*, matrimonio, parenti della moglie. 

Traccia rapporti così così con i parenti e lo stato.

La moglie traccia rapporti buoni con: papà, mamma , fratelli, matrimonio, amici , con i parenti del marito e con lo sport.

Traccia rapporti così così con  la scuola e i parenti.

E un rapporto conflittuale con  lo Stato.

 

Presente:

Si posiziona  prima il marito (1) e poi la moglie (2) al centro del foglio e del cerchio , la moglie posiziona il figlio accanto a lei (3).

Il marito pensa alla famiglia e la posiziona sopra di lui  (4), lei posiziona accanto al figlio i genitori (5) un po’ più distanti e sotto ancora gli amici (6) tutti all’interno del cerchio.

Il marito segna sopra di lui i genitori (7) e gli amici un po’ più staccati (8).

Per quanto riguarda gli eventi la moglie sceglie subito il matrimonio (9) ma lo disegna abbastanza lontano, il marito la segue scegliendo di nuovo i genitori (10) e lo sport (11) messo verso la periferia ma ancora all’interno del cerchio.

La moglie disegna l’evento immigrazione all’esterno del cerchio e sotto di lei (12).

Il marito si ricorda del matrimonio e lo mette sopra di lui all’interno del cerchio (13).

Infine lei pone la scuola futura del bambino già all’interno del cerchio (14).

 

Rapporti:

Il marito ha buoni rapporti con tutti.

La moglie traccia buoni rapporti con il figlio, i genitori, il matrimonio, la scuola, gli amici, il marito.

E rapporti così così con l’immigrazione.


-          Analisi dei disegni secondo i tre livelli della griglia di lettura/interpretazione

 

Analisi del DSSVF nel passato

 

I.           Livello:

La moglie prende l’iniziativa e si situa abbastanza centralmente, il marito sancisce il legame già profondo prima del matrimonio ponendosi vicino alla fidanzata ma sopra di lei. Gli elementi della moglie e quelli del marito sono della stessa quantità, 9 per ciascuno.

I punti sono ben evidenti, tutti della stessa grandezza; Aziza ricorda i familiari, gli amici, qualche istituzione (scuola, Stato) e l’evento matrimonio, tutti i punti disegnati hanno un’identità specifica. Abdullah segue gli stessi protagonisti della moglie l’unica differenza sta nel ricordare lo sport in sostituzione alla moglie. Entrambi utilizzano il centro del cerchio e vi situano i parenti prossimi, per le istituzioni e per coloro con cui hanno un rapporto più superficiale la posizione assegnata è la periferia o addirittura l’esterno; la moglie colloca i suoi elementi in basso a destra (IV quadrante), il marito in alto ma nella stessa direzione (II quadrante).

Tutti gli elementi hanno un legame con la coppia, Aziza ha evidenziato dei legami con mamma papà e fratelli del marito. Ciò probabilmente sta a indicare il periodo in cui lei è rimasta in casa dei suoceri aspettando di essere trasferita in Italia.   

Il marito crea un legame con la mamma della moglie; per quanto riguarda il resto, ognuno lega a sé i propri elementi senza sospensioni, Abdullah inoltre utilizza la stessa linea-legame per unire prima la mamma e poi il padre. Si evidenzia un solo legame negativo da parte di Aziza nei confronti dello stato ma anche il marito non ha un buon rapporto con esso, ciò sta a dimostrare che il desiderio del ritorno in patria non è dovuto al modus vivendi ma agli affetti lasciati in Marocco; lo stato indica un complesso di strutture e un sistema ampio di vita che per loro in quel momento non era possibile avvicinare.

Tutti i familiari della famiglia di origine hanno un rapporto positivo con la coppia; l’evento matrimonio è posto abbastanza vicino ai coniugi, senza elementi di mezzo, come per sancire l’effettiva volontà dei due protagonisti di scegliersi per la vita. Entrambi situano i parenti all’esterno del cerchio e dichiarano un rapporto non del tutto sereno.

Il disegno sta ad indicare, per entrambi, un centro forte concentrato essenzialmente nella famiglia, tutto ciò che non ne fa parte, pur essendo dentro la loro vita quotidiana, non ha un valore affettivo tale da poter aprire la loro realtà. Solo la scuola per Aziza e lo sport per Abdullah fanno parte della loro vita dal punto di vista emotivo anche se sono posizionati vicino al confine.

Abdullah utilizza delle linee molto arcuate per collegarsi alla famiglia che è leggermente spostata perché in mezzo ci sta la famiglia della moglie, il legame espresso con il matrimonio è una linea completamente orizzontale, lo stesso per Aziza. La moglie attraverso i legami sembra disegnare una farfalla con un’ala più piccina, che indica i legami con la famiglia, e una più grande con delle linee lunghe orientate verso l’esterno e oblique. Utilizza delle linee curve per unirsi alla famiglia di Abdullah, così facendo completa il piccolo cerchio delineando il centro occupato dalla famiglia della moglie. Tutte le linee in direzione esterna sono oblique e di misura amplificata.

Vi è coincidenza fra i centri tanto da poter affermare dell’esistenza di un unico centro per la coppia. Il rapporto con il centro è decisamente buono, tutto si concentra in quella piccola porzione di spazio in cui ci sono le famiglie d’origine della coppia; il legame è forte e sancito da entrambi.

 

II.         Livello:

L’intreccio è evidente solo nel piccolo centro, tutto il resto tende all’esterno; il disegno per tutti e due svolge una tensione centrifuga, solo il centro, la famiglia, ha una tensione decisamente centrifuga in cui i coniugi sono sia il punto d’origine, sia l’elemento medianico rispetto alla realtà esterna.

Il confine è occupato ed è un punto di passaggio per numerosi elementi (8).

Analisi del DSSVF nel presente

 

I.           Livello:

 

Il disegno è decisamente più povero (14 elementi) e poco teso all’esterno, solo un elemento è segnato all’esterno del cerchio: l’evento immigrazione vissuto attraverso un legame abbastanza negativo dalla moglie.

La moglie e il marito hanno segnato, come nella configurazione precedente, lo stesso numero di elementi.

I punti sono evidenti, abbastanza distanziati fra loro perciò di chiara lettura, solo il centro occupato dai coniugi fa quasi un tutt’uno, i punti sono segnati talmente vicini da non lasciar spazio ad altri elementi.

Abdullah menziona, come nel disegno precedente, la famiglia d’elezione, i suoi genitori per ben due volte in due momenti separati, gli amici, il matrimonio, lo sport. Aziza, oltre ai genitori e al figlio, fa un passo nel futuro e situa all’interno del suo spazio vitale prossimo la scuola non ancora frequentata dal bambino, poi ricorda il matrimonio (ora inteso come la famiglia) e gli amici.

La configurazione non invade la parte sinistra del foglio, la posizione è pressoché identica alla precedente: II quadrante per il marito, IV quadrante per la moglie, viene utilizzata la fascia centrale e media del cerchio.

Tutti gli elementi hanno un legame con i coniugi, ognuno ha il proprio, non vi è nessun legame negativo, tutti sono dichiarati positivi ad eccezione dell’evento immigrazione che è stato legato con una linea tratteggiata. Tutte le linee che indicano i legami sono oblique, leggermente curvilinee quelle che legano la periferia; vi è un solo legame diretto, orizzontale: quello che lega la moglie al figlio e ne sancisce il forte legame affettivo. Il marito posiziona la sua famiglia d’elezione vicino a sé, la moglie ricorda solo il figlio, ritenendo il marito un tutt’uno con la sua posizione.

Vi è corrispondenza tra centro psicologico e centro geometrico, la coppia è perfettamente al centro, i centri dei coniugi coincidono alla precisione, vi è un ottimo rapporto con esso e attorno vengono disegnati i satelliti che vi gravitano: il figlio e la famiglia sia d’origine che d’elezione.


II.         Livello:

Non vi è intreccio, ognuno occupa la sua parte nel cerchio, non ci sono incontri a parte la coppia, la tensione di entrambi è verso la periferia ma non all’esterno. Il confine è quasi deserto, occupato solo dallo sport di Abdullah.

 

III.       Livello:

L’unico elemento nuovo tra il passato e il presente è rappresentato dalla scuola futura del figlio, tutti gli altri elementi si ripropongono anche se la loro posizione è mutata con il passare del tempo.

La famiglia A. aveva sviluppato in patria la capacità di aprirsi alla società, cosa che in Italia rifiutano; tutto si svolge all’interno del loro spazio di vita familiare, l’unico elemento che rappresenta l’esterno è l’evento dell’emigrazione: il fatto di sentirsi degli emigrati li porta alla realtà, a vedere che esiste uno stato e  una vita al di fuori delle mura casalinghe e dei rapporti con i connazionali.

Lo sport per il marito, pur con delle traversie, rappresenta sempre qualcosa di profondo e lo indica in entrambi i disegni nella medesima posizione.

Gli elementi del passato sono più ricchi di personaggi, ad esempio i fratelli e i parenti non sono più ricordati Ora, è come se fossero dimenticati; l’unico filo che li unisce sono i genitori (ricordati per ben due volte dal marito).

Il rapporto contrastante evidenziato nel passato con le istituzioni, ora non è più caratterizzato da negatività, anzi la scuola è vista in modo positivo e prematuramente. In entrambi i disegni Aziza e Abdullah concentrano la loro vita e gli affetti nel centro del loro cuore ora rappresentato dal cerchio!


1.2.1.2            Marocco 2 (Hamid e Houryia)

 

-          Presentazione della famiglia:

La famiglia B. proviene da una città del Marocco di nome Fès, il marito Hamid ha 39 anni e la moglie Houryia 26 hanno due figli e rispettivamente un bimbo di 6 anni e una bimba di 3, nati entrambi a Seriate (Bg). Il marito si è stabilito in Italia già da 10 anni, nel 1989, lei lo ha seguito 2 anni dopo, nel 1991.

Lasciano in Marocco numerosi parenti, Hamid ha in Italia due fratelli e una sorella, Houryia ha undici fratelli in patria e qui è sola.

Ora il marito lavora in una fonderia e lei continua il lavoro lasciato in Marocco: fa la sarta; abitano in un paese vicino a Bergamo in una casa molto vecchia e poco agibile, la loro sistemazione non è delle migliori. Hamid ha frequentato due anni di università alla facoltà di biologia, la moglie ha concluso la scuola elementare. Questo livello di istruzione permette al marito una scioltezza nel colloquiare e si pone bene nella parte di personaggio importante, la moglie rimane un po’ in disparte e risponde solo perché stimolata dall’intervistatrice. Entrambi sono molto disponibili all’intervista e fanno in modo di mettermi a mio agio, come se avessero cura di me.

 

-          Analisi dell’intervista secondo la griglia di lettura.

 

Progetto migratorio

Protagonista del progetto migratorio è il marito che desiderava fin da piccolo vedere l’Europa, l’ha vissuta attraverso la televisione e la voce dell’esperienza di suo padre già da tempo vù cumpra in Italia.

Hamid dice: “da piccolo vivevo l’Europa dalla televisione e siccome che mio padre era qui in Italia e faceva il vù cumpra, sono arrivato all’età di essere indipendente dalla mia famiglia e ho deciso di fare questo passo.”

Ci tiene a dire che il suo progetto di espatrio non avesse come unico movente la questione economica, pure importante, ma soprattutto per conoscere il paese, la gente, vivere fra le persone di una cultura così diversa per vivere come una persona con il rispetto e tutta la sua dignità. E’ stata una decisione difficile ma con l’attenuante di poter aver vicino a sé il padre che lo aiutava e lo sosteneva. In Marocco cercava fin da studente di raccogliere più informazioni possibili sull’Italia anche attraverso le zie e le cugine che ci abitavano e ogni qualvolta tornavano in visita al proprio paese, Hamid le assillava di domande. Il protagonista della scelta è stato il padre che ha viaggiato molto per l’Italia vendendo oggetti etnici ed è sempre stato a contatto con la gente.

“Conoscendo la storia dell’Italia perché l’ho studiata, conoscendo anche la gente che è immigrata in altri posti ho visto che è il paese più adeguato per me, perché mi ha raccontato mio padre tantissime cose degli italiani allora mi ha spinto proprio a conoscerli a fondo perché voglio viverci assieme.”

Hamid ha smesso un bel giorno gli studi, è partito nell’87 per raggiungere il padre, è rimasto con lui qualche settimana poi è ritornato a casa. In Marocco ha preparato tutto l’occorrente ed è partito definitivamente nell’88. Ha lavorato subito con il padre, poi ha cercato un lavoro più stabile per potersi sistemare e farsi una famiglia. Infatti dopo due anni, nel 1990, è sceso in Marocco per sposarsi e dopo un anno, pronti i documenti, ha portato con sé la moglie.

Ecco come ricorda il suo matrimonio: “non la conoscevo prima, l’ho conosciuta lunedì e l’ho sposata il venerdì. Non è una battuta, entra già nel modo educativo, l’idea di sposarsi in questo modo qua non è un fatto normale, sembra da pazzi per la vostra mentalità. Ho avuto la fortuna di sposare una moglie così, è la verità.”

Prima di portare la moglie in Italia, Hamid ha voluto sistemarsi con il lavoro perché altrimenti avrebbe avuto una difficoltà enorme. “uno deve sistemare se stesso prima, mettere tutto in ordine e poi anche sul fatto economico, legislativo per poi stabilirsi, è inutile far vivere la moglie in una condizione miserabile che poi influisce su tutta la vita e demoralizza anche tante cose, può avere effetti negativi su tutti i livelli, ecco perché ho scelto di vivere io prima e sistemare tutte le cose.”

Hamid investe molto sul valore della famiglia, è la questione più importante; il suo progetto migratorio parte e arriva proprio dalla famiglia, fa tutti sacrifici possibili per creare armonia e serenità nella sua vita familiare. Houryia ne è complice, ama molto suo marito e sopporta tutte le difficoltà con serenità, persino la separazione dalla famiglia d’origine non è vissuta così negativamente.

La moglie durante l’intervista si esprime sempre poco, afferma che il pensiero del marito è il suo, è unico; effettivamente intuisco che il marito ha un carattere forte e predominante, l’influenza sulla moglie è enorme.

 

Vita in Italia

Durante la permanenza in Italia, Hamid cerca in tutti i modi di adattarsi alla nuova vita, lavora con il padre facendo il commerciante anche se è un lavoro che non gli piace, il suo intento è di stare con la gente ed imparare sempre più la lingua. All’inizio voleva proprio conoscere bene l’italiano perché sapeva che è il grande problema che esiste all’inizio dell’emigrazione, è la cosa più difficile e, prevedendolo, ha insistito molto per impararla il più breve tempo possibile stando a contatto con la gente. “Ero con mio padre però non vendevo molto perché perdevo tempo a parlare con la gente. Mio padre mi copriva tutto però mi ha dato la possibilità di conoscere la lingua italiana, anche se ho fatto fatica ad impararla.”

Nel 1990 Hamid ha fatto i documenti e si è stabilito a Bergamo con un lavoro, “i soldi sono necessari per vivere e avere una casa”.

Dopo essersi sistemato, ha voluto con sé la moglie, “certo non erano finiti i problemi” ma per Hamid era solo questione di tempo.

In Italia i coniugi stanno bene, sono abbastanza soddisfatti anche se vorrebbero migliorare la situazione soprattutto dal punto di vista abitativo. Denunciano la difficoltà di trovare una casa, pur chiedendo aiuto alle varie associazioni, gli italiani sono restii a dar fiducia agli extracomunitari pur essendo delle famiglie.

Hamid critica la prima emigrazione che ha creato questi pensieri negativi nella gente e dichiara: “l’informazione fa vedere in modo sbagliato l’immigrato, il modo in cui vivo io è molto diverso da quello che la televisione e i giornali dicono, gli immigrati non sono tutti uguali, non smetterò mai di dirlo. La fortuna dell’Italia è che ha la maggior parte degli immigrati laureati, cosa che negli altri stati non esisteva. La prima generazione di immigrati negli altri paesi era formata da ignoranti.”

Hamid è attivo dal punto di vista delle relazioni comunitarie, frequenta gente semplice e cerca di avere contatti con persone più importanti per chiarire i problemi della sua gente, fa parte dell’Unione Islamica di Bergamo, ha sostenuto colloqui con sindacati e sindaci per discutere sul problema dell’inserimento degli immigrati nelle scuole. Il suo impegno nel sociale è forte, ma Hamid vorrebbe fare di più, aver uno scambio dinamico con persone di cultura per far capire meglio le loro esigenze ma anche le loro preziose informazioni culturali per un’integrazione sempre più concreta.

Ora lavora in una fonderia, è da otto mesi che ha un contratto a tempo indeterminato, fa i turni e durante le ore libere cerca di stare sempre più vicino ai suoi figli, spesso guarda la televisione e viaggia da un canale all’altro per cercare di trovare qualche discrepanza nelle informazioni.

I coniugi escono a fare spesa ai centri commerciali per cercare delle novità; Hamid ama soprattutto stare con la famiglia “perché solo con quello si può avere una condizione stabile” ed esclude il bar categoricamente anche per motivi religiosi. “Il mio sistema è quello di cercare di vivere insieme per abituare anche i miei bambini di conoscere me e così li conosco anch’io, perché è dura uno che lavora.”

La coppia ha sintonia nel dirigere il proprio rapporto, Houryia svolge le faccende di casa e Hamid gestisce i bambini in tutto, dall’accompagnarli a scuola, al portarli al parco e così via, in questo modo lei può stare un po’ tranquilla. Il marito ama stare con i bambini perciò ha deciso di fare l’insegnante nella scuola arabo islamica durante la domenica. C’è la volontà da parte di entrambi di voler crescere i propri figli in modo da renderli il meno possibile estranei alla società in cui vivono ma allo stesso modo senza tradire i valori islamici per quanto riguarda la loro concezione di educazione. “Vi è una grandissima importanza per i bambini, educare i bambini non è così facile come sembra a tante persone, la cosa più difficile è stare insieme al bambino e capirlo, la religione mussulmana mi spinge tantissimo a cercare di educarlo in modo corretto ma non soltanto per se stesso ma anche per la società. Ad esempio in alcune famiglie il bambino è al centro e vuole tutto lui, però quando li lasci con gli altri bambini vedi questa differenza, è un fatto di educazione, deve imparare a vivere anche con gli altri; al momento dell’aiuto cercare di fargli capire anche questo aiuto ad altri, di cercare di comunicare con gli altri per evitare di rimanere un immigrato isolato. Cerco di farlo vivere in modo normale qui per comunicare anche con gli italiani non solo con noi.”

 

Relazioni familiari

Quando Hamid decide di trasferirsi in un paese straniero, la famiglia non ha opposto resistenza, anzi dichiara di essere stato quasi spinto alla scelta. Certo hanno avuto un po’ di sofferenza nel vederlo partire ma mi spiega che in Marocco tutte le famiglie hanno almeno un membro immigrato, è un motivo economico e politico e chi conosce la storia del Marocco può saperlo. In Marocco la famiglia B. ci torna un mese all’anno durante le ferie.

Il marito ricorda la propria famiglia e dice di aver ricevuto un’educazione mussulmana ma europea, più aperta, c’erano tante libertà grazie anche ai fratelli che avevano un livello culturale molto elevato (universitario) e ricorda che in casa sua c’era la possibilità di parlare di qualsiasi argomento. Invece la famiglia della moglie è un po’ più chiusa, conservatrice e religiosa, sono gran lavoratori e non hanno tempo per fare delle discussioni in famiglia. Quando la famiglia torna in Marocco cerca di passare tutto il tempo a disposizione con i parenti, per godersi gli affetti e la vita di un tempo.

Si nota durante il colloquio che il canale con il proprio paese è ancora abbastanza aperto ma che vi è un certo distacco; è come se in Italia avessero preso le distanze con le tradizioni per poter vivere la loro vita al meglio ed integrarsi con la popolazione autoctona.

 

Progetti per il futuro

Quando gli chiedo cosa vedono nel loro futuro, il marito mi risponde che è la domanda più difficile, che concretizza la loro realtà cioè lo porta con i piedi per terra, perché all’inizio ogni immigrato pensa che questa situazione sia un fatto temporaneo, una questione di transito per poi migliorare la qualità della vita del proprio paese, invece, dopo qualche tempo, capisce che non è così, tutto sembra lontano, diverso da come lo si era lasciato, il Marocco sta un po’ stretto, le abitudini sono cambiate così si arriva alla consapevolezza che non si può tornare indietro, si deve continuare, costruire qualcosa all’interno del sistema ospitante ora divenuto la vera realtà!

“La risposta non è facile però affermo che qualsiasi immigrato durante i primi anni il legame con il suo paese diminuisce sempre, però nei primi tempi rimane quel legame e cerca di mantenerlo, tenerlo con sé però con il tempo non ci riesci per tanti motivi; per me è per il modo in cui vedo la realtà del mio paese, è difficile affermare che un giorno tornerò, se non cambierà non tornerò mai indietro.”

Hamid pensa alla famiglia, alla tranquillità raggiunta e dice: “adesso sono proprio sul punto di pensare al mio futuro, è giusto il momento di fare questo salto cioè dopo questi dieci anni vedo che i miei piedi stanno proprio annegando qui in Italia per tanti motivi soprattutto per la mia famiglia non per me, perché vedo che la mia famiglia avrà una vita tranquilla come lo è adesso, là nel mio paese non penso l’avrebbe… però chi lo sa?”.

Nel suo cuore non vuole dire definitivamente addio alla sua terra, nel discorrere mette dei punti di domanda “non si sa mai”, anche se descrive la politica del suo paese poco chiara fino a qualche tempo fa: “ora sta cambiando grazie alla spinta dell’Europa!”.

Progetta un futuro in Italia, non più da operaio ma da libero professionista, vuole essere indipendente ma non ha le idee chiare su cosa potrà andare a fare.

La moglie lo asseconda, il suo unico desiderio è la casa, una casa più bella, più sana. Forse avendo un lavoro economicamente più remunerativo potrà realizzare il suo sogno di avere una casa di proprietà!

Ma il marito aggiunge: “non c’è solo da sistemare la casa o il lavoro, c’è la situazione in cui si trova uno, associarsi con gli italiani, conoscerli bene, far qualcosa anche per loro se è possibile.”

Esprime il desiderio di integrarsi fino in fondo con gli abitanti del paese ospitante per essere come loro e in aiuto a loro, per migliorare la società che appartiene ad entrambi; Hamid si sente a casa propria, non trova giusto chiedere solo aiuto, avere solo bisogno degli altri, ma vuole avere l’opportunità di fare e dare qualcosa agli italiani a qualsiasi costo e sacrificio.

 

Riflessioni sull’esperienza

Hamid parla spesso dell’atteggiamento dei suoi connazionali giudicato negativamente dalla coppia, parla di coloro che chiedono aiuto per abitudine anche se non hanno effettivamente bisogno; oppure di altri che hanno portato le famiglie per ottenere più vantaggi dalla gente.

La famiglia B. è molto orgogliosa si essersi fatta da sola, senza far impietosire nessuno, non ha rifiutato l’aiuto ma l’ha accettato solo al momento giusto e alla persona giusta.

La provincia di Bergamo per loro è un luogo di pace e di tranquillità in cui la gente ha mantenuto alcuni sani principi; Hamid aveva la possibilità di trasferirsi a Milano ma ha preferito rimanere a Bergamo perché “è la più bella città che abbia mai conosciuto e i bergamaschi sono brava gente. Certo, la mentalità nostra è completamente diversa.” Dopo qualche esitazione, spiega meglio la sua dichiarazione, raccontando un episodio spiacevole che ha rovinato un po’ la fiducia sul sesso maschile italiano: “potrei affermare che sul fatto del sesso hanno una mentalità diversa dalla mia, non hanno rispetto… diciamo la verità. Sono geloso e non rispettano le donne degli altri è questo il motivo. Ho degli amici italiani però fuori di casa.”

Ha poche amicizie italiane soprattutto fuori casa, afferma di essere a contatto con numerose famiglie marocchine perché loro hanno la stessa mentalità. Hamid ha paura per l’incolumità della moglie, ha timore che non la rispettino, come è successo con un signore anziano loro amico che si è invaghito della moglie e “lui cercava di sfondare la porta” racconta Houryia ora più interessata alla conversazione perché protagonista della brutta avventura. Le amicizie maschili cerca di tenerle a distanza ora. La moglie mi dice che se l’intervista fosse stata diretta da un uomo non avrebbe dato la disponibilità. Leggo nei loro occhi una sorta di paura nei confronti di questa realtà.

Hamid, parlando della sua esperienza da emigrato, esprime un giudizio molto positivo, anche se è stato difficile: “essere emigrante è l’esperienza più difficile che uno può vivere, se non sei capace di fare l’immigrato secondo me non ce la puoi fare. Ci si deve adeguare agli altri, poi se non hai il potere e la voglia, il coraggio per risolvere i problemi, non riesci ad uscirne. I problemi sono i soldi, la lingua ed in più la sensazione di essere fra un popolo che non è abituato che tu ci sia, perché comunque ti guardano in modo in cui tu non sei abituato. Bisogna avere il coraggio di partire ed affrontare tutto perché non è facile: la cosa peggiore è come qui vedono l’immigrato perché l’informazione sbagliata e negativa nei nostri confronti, vedono l’immigrato in modo stranissimo. Ad esempio quando tu cammini in una via, tutti ti guardano, tutta la gente della via sta li a osservare te, certo sei un elemento che non sei del posto e stanno lì tutti a guardarti ed è una cosa che non siamo abituati. Partire con troppe aspettative porta tanti immigrati alla delusione e alla scelta di criminalità.” Ammonisce chi nel Marocco vuole partire allo sbaraglio spiega ai suoi connazionali le difficoltà incontrate, ma quasi sempre non viene creduto.

Sia Houryia che Hamid tornerebbero a fare quest’esperienza ma non per il danaro ma per la libertà a tutti i livelli.

 

-          Presentazione del disegno simbolico dello spazio di vita familiare

 

Presente:

Inizia il marito mettendosi al centro del cerchio, la moglie le si mette vicino, in alto leggermente verso destra.

Vi sono dubbi sulle posizioni- “ E’ una cosa fondamentale della vita, penso a Maometto è lo spirito della famiglia   “ e non segna nulla sul foglio.

Allora la moglie  posiziona all’interno del cerchio il papà (3) accanto alla mamma (4) e dopo i fratelli (5); più in alto ma nella stessa posizione gli amici (6, tutti sopra di lei.

Il marito è in dubbio ancora, afferma che i genitori, i figli, la moglie debbono stare al centro della famiglia e mi chiede se può metterli nello stesso punto in cui si è posto lui. Afferma che è difficile dare una posizione e decide di non posizionare i genitori e Maometto. Fa quattro punti intorno a lui verso il basso e li identifica con i fratelli e gli zii(8), poi la moglie segna un cerchio che parte dal suo punto,  al centro mette il marito e dentro i parenti di lui come per chiudere attorno al marito la famiglia della quale è il centro.

Gli amici li posiziona sul confine in basso a destra (7).

Le organizzazioni le pone fuori, ad es. l’unione islamica (9) verso destra, poi la scuola(come istituzione statale) posta dall’altro capo verso sinistra (10). “La scuola araba è più attaccata alla famiglia essendo la lingua madre “ dice il marito (12), anche l’avvenimento immigrazione (11) lo definisce l’evento più lontano perché non la sente molto adesso.

La moglie posiziona all’esterno del cerchio l’immigrazione (l’egira) (13) lontana dal cerchio, le organizzazioni (14) e la scuola italiana (16). Infine  lei la scuola araba la disegna sul confine (15).

 

Rapporti:

Il marito traccia dei buoni rapporti con: gli amici ,l’unione islamica (buonissimi),l’immigrazione, i fratelli (la moglie aggiunge verbalmente :così così ma non segna alcun legame),la moglie e i figli (ottimo),scuola italiana, scuola araba (più che buono poiché sono un insegnante), con Maometto (è la strada della vita , è più che ottimo, la vita nostra è basata sull’islam), i genitori (per ciò che hanno fatto per noi nella vita non hanno valore né posizione).

La moglie traccia dei buoni rapporti con i genitori, i fratelli. Amici, scuola araba ,il marito, la scuola italiana

Invece traccia dei rapporti così così con l’immigrazione, le organizzazioni.

OSS.: Sia la moglie che il marito non posizionano i figli ed il consorte perché li considerano nello stesso punto in cui si sono posizionati loro e indicano un rapporto più che ottimo.


Passato:

Il marito(1) e la moglie(2) si segnano agli antipodi del cerchio in posizione piuttosto periferica.

Il marito : esprime lo stesso concetto riguardo alla posizione sia dei genitori che di Maometto (dice che è prima di tutto) La moglie ribadisce lo stesso pensiero del marito questa volta e non li disegna sul foglio.

Il marito posiziona l’unico amico (3) vicino alla famiglia ma in posizione confinante, lo stesso vale per l’unica amica della moglie (4).

 I fratelli del marito (6) li posiziona  intorno a lui in modo circolare come se fossero fratelli, lo stesso vale per la moglie (5); i parenti ancora circolarmente ma più lontani per il marito (7).

La moglie rappresenta i parenti (8)con un solo puntino  fuori dal cerchio e abbastanza lontani.

Il marito posiziona fuori dal cerchio le organizzazioni artistiche (9) o attività artistiche ;la moglie non aveva questo tipo di contatti  e frequentava solo la scuola  ed alcuni tipi di istituzioni come il medico istituzione (10).

Il marito afferma che ha difficoltà a posizionare la scuola perché entra nella costruzione della persona  è il mio spirito ,la mia spiritualità.

Posiziona le istituzioni  in generale(11)all’esterno del cerchio e alla stessa distanza anche lo stato inteso dal punto di vista culturale (12).

Il suo matrimonio (13) lo fa figurare attorno a lui con un cerchio , così pure con un cerchio più grande un avvenimento canoro alla radio in cui ha partecipato (14) e con un cerchio più largo ancora i fratelli (17). La moglie sceglie la stessa modalità per il matrimonio (16); gli avvenimenti negativi (15) (generalizza) li posiziona all’esterno il più lontano possibile.

In ultima istanza la moglie colloca i parenti sul confine del cerchio(18).

 

Rapporti:

Il marito dice di aver buoni rapporti con Maometto e i genitori che non ha segnato sul foglio, poi la scuola,  i fratelli ed i parenti , il matrimonio e l’esibizione canora alla radio, l’amico , le organizzazioni artistiche;

Dichiara di aver un rapporto così così con l’istituzione, lo stato ed uno zio (fratello di suo padre del quale non ha segnato il legame).

L’unico rapporto conflittuale l’ha avuto con gli avvenimenti negativi che non ha voluto specificare.

La moglie aveva dei buoni rapporti con i fratelli , il matrimonio , l’amica e  alcuni parenti .

Invece aveva dei rapporti così così con la scuola ed altri parenti (che ha posizionato fuori del cerchio).

 

-          Analisi dei disegni secondo i tre livelli della griglia di lettura/interpretazione.

 

Analisi del DSSVF nel passato

 

I.        Livello:

Il marito, come nell’intervista, è il protagonista del disegnosimbolico: oltre ad aver disegnato più elementi (10 elementi rispetto ai 8 della moglie) è il direttore dei lavori, ogni iniziativa del marito è pressoché seguita dalla moglie.

In tutto vengono segnati 18 elementi, non solo attraverso il punto ma viene utilizzato il cerchio, è una forma di chiusura rispetto alle altre realtà, è una famiglia protetta dall’altra più estranea ma sempre facente parte del parentado. Il marito disegna all’interno del cerchio dei puntini più minuti, quelli all’esterno sono di medie dimensioni e crescono man mano si allontanano come per evidenziare realtà più grandi. La moglie non fa questa distinzione, tutti i suoi punti sono di medie dimensioni; nel suo DVF ricorda prevalentemente il suo entourage famigliare, la sua vita scorre serena, crea rapporti con la famiglia e la scuola che frequenta ed ha una sola amica; è già presente l’evento matrimonio.

Anche il marito ricorda l’evento matrimonio, ma il suo circuito è più ricco di presenze esterne alla famiglia come le organizzazioni artistiche, lo stato, le istituzioni (concretismo) e genericamente gli avvenimenti negativi o la sua performance canora alla radio (animismo). La sua vita è più libera e varia, ha molte attività extra familiari. I fratelli e i parenti sono raggruppati attraverso dei puntini che non hanno identità singole ma vengono nominati genericamente.

Le configurazioni sono l’una dalla parte opposta dell’altra, i coniugi si mettono in posizione diametralmente opposta e pure i loro elementi tendono in quella posizione, non invadono le altre parti del foglio. Houryia occupa la parte alta a sinistra del foglio (I quadrante) e un unico elemento di confine invade la parte destra, le istituzioni (scuola), che è l’unico punto che rappresenta l’esterno; Hamid occupa esclusivamente la parte in basso a destra (IV quadrante).

Entrambi occupano la fascia esterna ed estrema del cerchio, in modo quasi speculare lasciando il centro vuoto.

Hamid ha legami con tutti i fratelli e alcuni parenti (4) ma ne omette altri (dice: ne faccio solo per alcuni), crea legame conflittuale con gli eventi negativi, ha un buon legame solo con un elemento esterno al cerchio e per il resto segna un legame mediocre. Vi è una buona frequenza per quanto riguarda i componenti della famiglia e per un solo amico. Ogni legame parte da Hamid e non collega nessun elemento con un altro, tutto passa attraverso lui. Per i coniugi il matrimonio è segnato con un cerchietto attorno ai loro punti ed è colorato come se fosse un legame pieno con se stessi.

Houryia non indica alcun legame tra sé e i suoi fratelli, disegnati con il cerchio più esterno (come facente parte ancora di sé o della sua idea di famiglia), ne sancisce il legame attraverso un altro punto orientato al centro (5).

Anche i parenti sono nominati ben due volte, quindi una parte, che è al confine, ha dei buoni rapporti e l’altra esterna ne ha di meno. Non segna nessun legame completamente negativo, concentra all’interno legami più forti, man mano si va verso il confine i legami si affievoliscono. Per lei il centro del cerchio non esiste, è lei il centro della sua famiglia, lo stesso fa Hamid.

Houryia è come se avesse creato nella sua configurazione 5 fasce di legame: la più forte è la prima e rappresenta il suo matrimonio, la seconda ben delimitata dal cerchio rappresenta la sua famiglia d’origine, la terza i fratelli che hanno già una loro famiglia quindi più estranei, la quarta fascia è corrispondente al confine del cerchio e l’ultima segna il distacco dalla famiglia, è fuori da essa e dal suo mondo, è rappresentata dai parenti lontani.

Anche Hamid utilizza questo schema mentale, forma ben 7 fasce: la prima, come la moglie, rappresenta il matrimonio, la seconda un avvenimento canoro pieno di piacevole emozione, un poco più distante la sua famiglia rappresentata dai fratelli, infine i parenti. La quarta fascia è sul confine (l’amico), il quinto anello è rappresentato da stato e istituzioni esterne al cerchio con cui Hamid non ha un gran rapporto, l’ultimo anello più esterno è rappresentato da realtà lontane o che si vuole tenere lontane (gli avvenimenti negativi).

Per la coppia gli elementi esterni portano discontinuità, non sono visti positivamente.

Hamid segna i legami attraverso linee oblique, all’interno del cerchio sono di misura trattenuta, man mano ci avviciniamo al confine e poi l’esterno aumentano di dimensioni; Houryia utilizza linee oblique ad eccezione del legame con i fratelli (una linea verticale verso il centro) e con un’amica (segnata al confine attraverso una linea orizzontale); i fratelli e l’amica sono alla stessa distanza ma dalla parte opposta rispetto alla protagonista che è al centro, come se dichiarasse lo stesso attaccamento e distanza affettiva.

Non vi è coincidenza tra centro geometrico del cerchio e centro psicologico, Houryia e Hamid sono il centro della loro vita in Marocco, non vi è coincidenza fra i centri, uno è opposto all’altro, l’unico legame che li unisce è il matrimonio menzionato e posto nella medesima posizione da entrambi.

Non vi è nessun rapporto con il centro del cerchio, è un’area dismessa, tutto tende verso la periferia, c’è tensione verso l’esterno.

 

 

 

II.    Livello:

La coppia in questo momento non crea nessun intreccio ognuno ha la sua porzione di spazio e la sfrutta senza intaccare quella dell’altro (a differenza del disegno “presente”). La tensione è per la coppia decisamente centrifuga; per quanto riguarda la vita di società, per gli affetti ognuno e all’interno della propria alcova circondata da mura difensive che contengono tutto dentro sé. Il confine è occupato da molti elementi (4) ed è un punto di passaggio per 5 elementi, la moglie posiziona più sul confine, il marito più all’esterno. Sia la moglie che il marito hanno dei parenti con rapporti solidali e altri no, così pure il legame con le istituzioni è visto da entrambi allo stesso modo. Hanno un’unica cara amicizia che mettono tutti e due al confine; utilizzano la stessa modalità per descrivere la famiglia e il matrimonio (in modo circolare).

Entrambi nominano i genitori e il rapporto ottimo con loro ma non li posizionano sul foglio, il marito dichiara la religione Maometto una parte importante di sé, viene prima di tutto, anche la scuola è una parte importante e non viene configurata. “Non hanno posizione, fanno parte di me” quindi sono da ritenersi nello stesso punto dei protagonisti (il punto d’origine).

 

Analisi del DSSVF nel presente

 

I.           Livello:

Il numero degli elementi varia di poco (12), la moglie segna 9 elementi, il marito 10. I punti della moglie sono ben visibili; il marito utilizza una sorta di linea ondulata con in mezzo un punto, lungo il confine per rappresentare gli amici e l’instabilità del loro rapporto con il protagonista.

Ogni punto segnato da Houryia ha una identità, il cerchio rappresenta il prolungamento di sé attorno al marito e ai fratelli del marito (con cui lei ha avuto delle questioni). Mi racconta che alcuni fratelli del marito hanno vissuto per un certo periodo nella sua casa con la sua famiglia poi lei si è ribellata e ci ha litigato così se ne sono andati.

Il marito dà un nome preciso ad ogni punto in periferia, al centro del cerchio segna 4 punti ma li nomina genericamente “fratelli”, non hanno un’identità ben precisa; tutto ciò che è esterno è anche al di fuori dei suoi affetti familiari. La famiglia per lui è concentrata al centro del cerchio, dichiara di non posizionare né moglie né figli perché per Hamid sono nello stesso punto in cui è lui (introiezione), lo stesso fa Houryia per quanto riguarda la sua famiglia di elezione. Houryia all’interno del cerchio ricorda padre, madre, fratelli e amici e li mette tutti in alto sopra di lei tendenti alla periferia; al confine mette la scuola araba e all’esterno l’evento migratorio, le organizzazioni e la scuola italiana (3 elementi esterni, 1 sul confine, 5 all’interno del cerchio). La scuola araba, gli amici e i fratelli sono sulla stessa linea verticale di Houryia ma a distanze diverse, i genitori sono uno accanto all’altro alla medesima distanza.

L’immigrazione è molto lontana per entrambi. Hamid posiziona 3 elementi esterni: immigrazione, scuola italiana, unione islamica; 2 sul confine: amici e scuola araba con cui ha un rapporto più personale. Vi sono elementi di animismo (immigrazione) e di concretismo (scuola e organizzazione).

I coniugi occupano a vari livelli il foglio, il centro è occupato così come il corpo medio/alto del cerchio, il confine e l’esterno, solo il III quadrante è vuoto, in basso a sinistra. A differenza del disegno precedente, la configurazione si espande in differenti direzioni, occupa buona parte del foglio, è più vivace, indica più attività sociale.

La moglie segna i legami con tutti i suoi elementi, è legata al marito attraverso un cordone, un segno ben evidente, che sembra poi essere il collegamento con la famiglia del marito. Houryia segna 2 legami sospesi, non collegati con l’immigrazione e le organizzazioni, gli unici elementi con cui ha un rapporto mediocre: questo indica uno scarso rapporto con l’esterno, la società italiana, lei non ha ancora superato il trauma del cambiamento. Per il resto ha buoni legami con la sua famiglia d’origine e d’elezione, con la scuola del figlio sia araba che italiana, con gli amici.

Anche il marito segna i legami con tutti i suoi elementi e ribadisce il suo legame con la moglie rafforzando il cordone biunivoco; segna buoni rapporti con tutti ha raggiunto la serenità e tranquillità qui in Italia, ha una buona comunicazione con l’esterno ed è impegnato socialmente con molte organizzazioni, l’immigrazione è un fatto lontano e superato, vissuto ormai come un sereno ricordo; non vi è nessun conflitto.

Il marito segna il legame con l’immigrazione in modo curvilineo, segnando l’andamento discontinuo della relazione. Nessun legame è segnato con una linea retta decisa, sono tutti un po’ ondulati e obliqui, di misura consistente ad eccezione dei rapporti con il centro, molto ravvicinati.

La moglie segna il rapporto con la scuola italiana in modo deciso, lo stesso fa con i fratelli e i genitori, più arcuato è il rapporto con gli amici e la scuola araba. Tutti i rapporti sono distanti dal centro, in misura minore la famiglia d’origine che è all’interno del cerchio; l’unico rapporto intimo è con il marito.

Il centro del cerchio rappresenta il centro per i coniugi ed è rappresentato dal marito (per la moglie comprende anche i fratelli del marito attraverso il piccolo cerchio in cui lei ha il confine). I fratelli di Hamid non si trovano in mezzo al loro rapporto ma orbitano dalla parte del marito come se stesse a significare una realtà appartenente a lui, di cui ne è influenzato, non operano direttamente ma alle spalle, si mascherano dietro al marito.

Il rapporto con il centro è ottimo, vi è un legame profondo tra la coppia sancito biunivocamente da entrambi. Tutto si dirama dal centro che è area di tensione verso l’esterno; la realtà della moglie è collegata al centro attraverso lei che fa da tramite, il cerchio è come una schermatura che lei fa per difendere il marito, centro della sua vita e della sua famiglia in Italia.

 

II.         Livello:

Due intrecci sono evidenti nel segnare i legami, la moglie posiziona la scuola italiana in un’area di pertinenza del marito e, nel legare a sé il suo elemento, tocca il legame che il marito ha con l’immigrazione e la scuola araba. Il marito nel collegare i legami tra sé, gli amici e l’unione islamica, crea una sorta di intreccio.

La tensione del centro, cioè della stessa famiglia di Hamid, è centripeta grazie alla roccaforte della moglie (il cerchietto). Si può dire che tutto il disegno è orientato all’esterno, è decisamente centrifugo, la moglie però non ha un buon rapporto con l’esterno, ha paura.

Il confine è occupato da 3 elementi: la scuola araba per entrambi, gli amici di Hamid (non considerati così intimamente come ha fatto lei). E’ un punto di passaggio per 6 elementi, 3 per ciascuno.

 

III.       Livello:

Vi è un’enorme differenza tra la configurazione dell’ora con quella dell’allora. Numerosi elementisociali nascono nella nuova vita in concomitanza dell’evento emigrazione: la scuola araba, quella italiana, l’unione islamica; l’esterno si è rinnovato; invece all’interno è pressoché identico per quanto riguarda gli elementi, ora non vi è più nessun legame con iparenti ma solo con la famiglia d’origine. Aumentano le amicizie e Houryia ora distingue il sé dalla sua famiglia in Marocco, non fa altrettanto con i suoi figli.

I rapporti per il marito sono migliorati, nessun conflitto o contrasto, ora tutto tace, c’è un po’ più di tranquillità; per la moglie non è la stessa cosa, ora non sono più i parenti o la scuola a non piacerle ma non vive serenamente l’evento emigrazione, non si è ancora ben integrata e lo dimostra il contrasto con le organizzazioni esterne e la società in genere. Houryia sa avere rapporti sereni con la sua piccola porzione di realtà, ciò che sconfina è buio, timore, insicurezza; il suo perno, la sua affidabilità rimane il marito a cui è legata paurosamente da un legame indissolubile.

Non è cambiata la concezione di famiglia del marito, per lui la famiglia d’elezione ed origine non hanno posizione, fanno parte di sé.


 

1.2.1.3             Marocco 3 (Ahmed e Rabìa)

 

-          Presentazione della famiglia:

La famiglia D. proviene da Marrakech, il marito Ahmed che ha 33 anni, è in Italia dal 1989, la moglie Rabìa 27enne, è arrivata 5 anni più tardi, nel 1994.

In Marocco la coppia lavorava, lei in una fabbrica, lui nel negozio di suo padre e vivevano con le proprie famiglie.

Ora vivono in un piccolo appartamento in una cascina ristrutturata alle porte di Bergamo, sono in affitto e la casa è di proprietà del datore di lavoro di Ahmed . Ora lei fa la casalinga , è in attesa di un bimbo e ha già una bimba di tre anni. La famiglia in Marocco è numerosa sia per Rabìa con 5 fratelli, sia per Ahmed con 7 fratelli; il marito ha un fratello che vive in una stanza attigua al loro appartamento.

 

-          Analisi dell’intervista secondo la griglia di lettura:

Ahmed e Rabìa sono molto disponibili all’intervista, è stato molto piacevole intervistarli, lei è molto dolce e cerca sempre di sorridere quando incontra il mio sguardo. Ahmed parla abbastanza bene l’italiano ed ha un carattere vivace, Rabìa preferisce risposte più sintetiche.

 

Progetto migratorio

Ahmed quando decise di partire per l’estero, lavorava già in Marocco, con suo padre nel negozio di famiglia, aveva una vita abbastanza agiata, frequentava amici, persone diverse e poteva esercitare la sua grande passione, il ciclismo (“in Marocco ero un ciclista professionista ora lo faccio come hobby per tenermi in allenamento”)… ma non gli bastava, aveva il desiderio di migliorare la sua vita e il suo lavoro. E’ partito per prova, per vivere un’esperienza nuova. L’idea iniziale era di trasferirsi in Francia ma poi scoprì la grossa difficoltà per ottenere i documenti allora è venuto in Italia: “ho scelto l’Italia perché c’erano le porte aperte! Sono stato anche in Francia ma non posso avere così facilmente i documenti”. Il progetto iniziale è mutato a causa delle necessità, l’Italia non era la meta ambita ma è stato un ripiego dovuto a cause non dipendenti dalla volontà di Ahmed. Si è trasferito subito a Bergamo, ha trovato dopo poco tempo un lavoro e una casa poi ha deciso di scendere in Marocco per sposarsi. Dopo due anni ha portato in Italia anche Rabìa.

 

Vita in Italia

Non appena arrivato a Bergamo, trova una spiacevole sorpresa: non è facile capirsi e la lingua diventa un grosso ostacolo. Ahmed racconta: “appena arrivato qua a Bergamo alle 7 di mattina ho avuto il problema di trovare qualcuno che mi spiegasse dov’è l’albergo. Spiego in francese che desidero l’informazione dell’albergo ma loro non capiscono.” Non si dà comunque per vinto, è combattivo, non appena si è sistemato in albergo inizia a girare per la città chiedendo un lavoro, ma è troppo difficile se non si sa la lingua del loco. Ha vissuto in albergo per quasi 70 giorni, dopo 20 è riuscito a lavorare grazie ad una persona che è venuta in albergo a cercare stranieri da occupare (“dopo 20 giorni dal mio arrivo ho trovato lavoro perché in quei giorni c’era tanto lavoro e vengono in albergo a trovarti per chiedere se vuoi lavorare. C’erano tanti stranieri in quell’albergo ed ogni mattina vengono a cercare gli operai.”) Il primo lavoro è stato in una fabbrica di tacchini per quasi due mesi, poi in una impresa di costruzioni come carpentiere ed infine l’operaio in un’azienda dove il datore aveva delle case da poter affittare. Rabìa e Ahmed sono alloggiati tuttora in quell’abitazione e ospitano pure un fratello di lui. La loro vita in Italia si svolge in piena tranquillità, si incontrano quasi esclusivamente con amici arabi, escono poche volte e mai al ristorante per timore di mangiare qualcosa di proibito (“noi mangiamo a casa, non al ristorante perché abbiamo paura che ci danno il maiale”.) Durante il tempo libero, Ahmed cerca do fare dei lavori per la casa, lavori pesanti per il sesso femminile, oppure se non ce n’è bisogno, ama fare un giro con la sua bici da corsa. Quando fa troppo freddo, la famiglia preferisce guardare la televisione oppure andare in casa di amici. Rabìa è quasi sempre in casa, quando finisce le faccende di casa guarda la televisione italiana per imparare la lingua e quella araba per fare un tuffo in Marocco, per togliersi un po’ di malinconia e per sentire una lingua amica in un paese diverso. Le uniche che Rabìa fa da sola sono per fare delle visite mediche o per richiedere dei documenti, non ha la patente perciò deve farsi qualche chilometro a piedi per raggiungere il centro abitato, essendo la cascina in una zona industriale. Insieme, Ahmed e Rabìa, vanno a fare le spese nel tempo del dopolavoro del marito. Dichiarano che la vita in Marocco è diversa, perché c’è la famiglia allargata che si divide i compiti: “c’è la famiglia ed ognuno fa il suo lavoro, può fare qualcosa allora non c’è solo un peso da una parte, si aiutano. Ho tante sorelle a casa allora si mettono a fare tanto lavoro.”

 

Relazioni familiari

Rabìa ha sofferto del distacco con la propria famiglia, non è stata una sua scelta venire qua in Italia, le mancano molto i familiari e la sua vita in Marocco, dice che i suoi genitori soffrono tuttora della lontananza (“non sono felici, mi mancano tanto”). Ora aspetta un secondo bimbo e si sente sola, nessun affetto le è vicino, per lei è molto dura. Ahmed però è molto pragmatico e taglia corto: “però è così, non si può fare niente la vita è così… non è che lì abbiamo qualcosa da fare. Se avessimo lì il lavoro non partiremmo.” Il marito, parlando del distacco dai suoi familiari, è molto determinato e sentenzia così: “loro anche se non sono felici, non potevano fare niente perché sanno che uno sceglie il modo di vivere e loro così sono contenti. Sanno che tu vai per migliorare la vita, per cercare lavoro e vedere, perché loro hanno l’esperienza che tu dopo qualche anno ritorni. Per lo meno sperano, sono tristi ma per il bene del loro figlio sanno che in Marocco non puoi vivere”; è come un farsi forza, coraggio, come se dicesse di avere le mani legate e non poter far nulla non ha la consapevolezza che la sua scelta è stata sofferta… forse ne ha ma non vuole ammetterlo!

Tante volte, sempre in concomitanza delle ferie, ad agosto o dicembre e se è possibile anche durante il ramadan e nella festa del sacrificio dell’agnello, la famiglia scende in Marocco a trovare la famiglia d’origine ed è questo che dimostra la forte mancanza degli affetti lasciati ma non dimenticati. Quando Rabìa scende in Marocco, rimane quasi tutto il tempo a godersi la sua famiglia, fa visita ai parenti per non farsi dimenticare, è come se dicesse: “ci sono ancora, sono con voi, faccio parte della vostra comunità nonostante viva per il resto dell’anno a migliaia di chilometri di distanza!” il marito frequenta di più il suo giro di amicizie, fa tanto sport, si diverte e si rilassa!

 

Progetti per il futuro

Ahmed non ama continuare a lavorare in quella fabbrica perché è un lavoro sporco e duro, si rende conto che per il momento in questa società è difficile ottenere un lavoro migliore ma non pensa che sia una situazione definitiva, crede che l’Italia sia in una fase di passaggio (“deve ancora cambiare”).

Il suo desiderio più grande è “fare una cosa mia, un lavoro mio, in Italia o in Marocco, dove c’è la possibilità”, essere indipendente per vivere meglio per sé e per la propria famiglia. Si fa delle scadenze, se fra qualche tempo le cose non si sistemano al meglio, il progetto è di tornare in patria perché non vuole continuare a lavorare così duramente. Anche Rabìa denuncia la sua situazione statica, sta sempre in casa a badare alla figlia e a pulire, desidera cambiare la propria vita, cercarsi un lavoro da solo o con il marito. Dopo un attimo tutte le sue speranze cadono con un’alzata di spalle e sconsolata dice: “ma adesso aspetto anche il secondo…” L’arrivo del bambino lei lo vive come un ulteriore taglio alla sua libertà di espressione, le sue aspettative non erano probabilmente quelle che si stanno ora avverando. Noto una vena di sconsolatezza da parte sua, è molto vulnerabile.

 

Riflessioni sull’esperienza

Ahmed e Rabìa non si lamentano della situazione attuale, rispetto all’inizio, ora le maggiori difficoltà sono superate (“grazie a Dio”) ma sentono forte la mancanza dei familiari lasciati in Marocco. Entrambi non hanno avuto un impatto negativo con la società, la mentalità italiana ed europea, anzi vedono somiglianze piuttosto che differenze, pensano che la cultura italiana è simile a quella del Marocco, che il popolo italiano è un popolo mediterraneo come quello marocchino con delle piccole differenze. Giudicano positivamente il paese ospitante e dichiarano che sarebbe bello viverci serenamente se non fosse per la malinconia degli affetti. (“ho avuto un’esperienza positiva, mi sono trovato bene perché ognuno pensa di avere la sua libertà e la calma”) hanno raggiunto la serenità, le cose qui vanno bene per loro, possono fare quello che vogliono e non c’è nessuno che ti dice niente, l’autorità dei familiari viene a mancare e questo è un sollievo per loro, riescono a decidere per la propria vita senza che nessuno si intrometta.

Comunque Ahmed non consiglierebbe ad un connazionale di partire per l’estero, se avesse un buon posto di lavoro (come lui) non dovrebbe andarsene, questa risposta è come un’introspezione, pensa alla sua esperienza al fatto che lui sia stato ingannato da coloro che mostravano dei beni di lusso portati dall’Europa. E’ una visione che non rispecchia la realtà, mette in guardia coloro che ama ma, come è successo a lui, gli altri non lo credono. Alla fine, filosoficamente, dichiara che ognuno ha il suo destino e non si può fare niente… “magari è più fortunato di me!

 

-          Presentazione del disegno simbolico dello spazio di vita familiare

 

Passato:

Inizia la moglie e si disegna in basso al foglio vicino alla circonferenza, il marito si mette in una posizione abbastanza centrale verso l’alto.

Poi la moglie posiziona i genitori (3) in un unico punto al centro del foglio, la segue il marito mettendo i suoi genitori (4) vicini a quelli di lei al centro e i fratelli (5) accanto a lui e sulla stessa linea, continua lei inserendo i fratelli e le sorelle (sempre rappresentati da un unico punto) vicino ai genitori ma un po’ più in basso (6), disegna un’amica (7) verso il basso abbastanza vicina a lei.

Il marito disegna gli amici (8) intorno al suo spazio e sulla stessa linea il lavoro e la compagnia, poi i parenti vicino a lui (9).

La moglie continua con i nonni (10) alla stessa distanza dai genitori leggermente in alto, il marito posiziona la sua attenzione per il ciclismo (11) nell’entourage delle persone care e lo stesso ma in posizione ribaltata fa con la scuola (12). La moglie pone la scuola (13) verso la circonferenza esterna ma comunque all’interno del cerchio e lo stesso fa con l’immigrazione (15). Nessun elemento gravita intorno a lei.

Il marito disegna intorno a lui il lavoro (14) e la compagnia di amici (16) ma pone più distanti le istituzioni (17). Compagnia e amici sono alla stessa distanza ma uno a sinistra e l’altro a destra, lo sport è l’elemento più vicino, i genitori sono abbastanza lontani.

 

Rapporti:

Il marito ha buoni rapporti con: i genitori, i fratelli, i parenti e lo sport.

Ha rapporti così così con: la scuola, la compagnia, il lavoro e gli amici.

Ha rapporti  conflittuali con le istituzioni.

La moglie ha buoni rapporti con: i genitori, i fratelli e le sorelle, i nonni e l’amica.

Ha un rapporto così così con la scuola ed un rapporto conflittuale con l’idea dell’emigrazione.

 

Presente:

Inizia la moglie (1) e mette un punto al centro del foglio, è  seguita dal marito (2) che si mette vicino a lei, poi la moglie disegna i parenti (3) a destra in basso ma sempre vicini.

 Il marito disegna i suoi parenti (4) alla sua sinistra ma sempre vicino, continua lei con i fratelli /sorelle (5)in un unico punto sotto di lei (con i rapporti disegnerà poi un triangolo tra lei, i genitori e i fratelli/sorelle), lui disegna i fratelli/sorelle (6) vicino ai parenti.

La moglie menziona un’amica (7) e la mette in basso un po’ più lontana, la segue il marito con un amico lontano (8) e lo disegna accanto ai fratelli sopra di lui.

Lei ricorda pure la famiglia del marito (9) e la mette vicino a lei.

Il marito ricorda  di aver dimenticato la bambina (10) e la posiziona accanto a lui a sinistra, la moglie fa lo stesso e mette la piccola (11) in mezzo a lei e al marito.

Lui segna un punto sopra la sua posizione verso sinistra e dice che è la famiglia della moglie (12), la moglie  allora segna la sua famiglia (13) come nonni e zii in una posizione leggermente lontana verso destra.

Il marito ricorda i suoi zii e i nonni (14) e li posiziona pure lui un po’ lontani, poi gli amici verso sinistra (15), lo sport a destra (16) più lontano, e il lavoro (17) verso la periferia del cerchio a destra.

La moglie mette in periferia la maternità (18), il problema di rimanere in casa (21) e l’immigrazione (19); è seguita dal marito che la mette al di fuori della circonferenza (20). Il marito per ultimo sottolinea la mancanza di una famiglia grande e il punto lo mette abbastanza vicino a lui a sinistra (22); verso la periferia a sinistra pone le istituzioni (23).

 

Rapporti:

La moglie ha buoni rapporti con: i parenti, la bambina, la famiglia del marito, gli zii/nonni, le sorelle e i fratelli, la maternità(“ per errore-dice lui- ho segnato negativamente”) e l’amica.

Ha rapporti così così con il problema di rimanere a casa e un rapporto conflittuale con l’immigrazione (prima ha messo come rapporto conflittuale la maternità ma subito si è corretta).

Il marito ha buoni rapporti con: la bambina, gli amici, i parenti, la famiglia della moglie, l’amico lontano, lo sport, gli zii/nonni, i fratelli e le sorelle.

Ha rapporti così così con le istituzioni e con il lavoro, ha rapporti conflittuali con l’immigrazione e la mancanza di una famiglia grande.

 

-          Analisi dei disegni secondo i tre livelli della griglia di lettura / interpretazione

 

Analisi del DSSVF nel passato:

 

I.           livello:

La configurazione della moglie occupa più spazio rispetto al marito che tende a concentrare intorno a sé numerosi elementi. In questo disegno ci sono 17 elementi, di cui 7 ne segna la moglie, 10 il marito. Nessun elemento che ricorda Rabìa è posizionato vicino a lei, tutti sono abbastanza distanti e tendono al centro del cerchio, lei si pone in posizione confinante, in basso e leggermente a destra, il marito è verso il centro. I punti che disegna Rabìa sono minuti, Ahmed li segna un poco più grandi, il suo punto è più grande. I disegni di entrambi sono chiari, lei ha tutti gli elementi all’interno del cerchio e ricorda la sua famiglia d’origine, la orienta verso il centro, poi la scuola e in lontananza l’immigrazione. Ahmed ha una cerchia societaria più ampia: oltre alla famiglia, ricorda gli amici, il lavoro, la scuola, le istituzioni (concretismo) ed infine la compagnia (intesa come sistema amicale che ruota intorno a lui-animismo).

La collocazione delle configurazioni nel foglio, sono separate, Rabìa occupa la fascia media centrale del cerchio, tutti gli elementi sono disposti nel IV quadrante in basso a destra e un solo elemento – l’immigrazione, confina nel II quadrante (leggermente in alto ma sempre a destra). La parte sinistra del foglio non viene presa in considerazione.

Il marito occupa la parte alta del foglio (I e II quadrante), non tenendo conto della parte bassa rimanendo comunque nella fascia centrale e solo per un elemento – istituzioni occupa la parte estrema del cerchio.

La parte sinistra del cerchio è semivuota, come lo è tutta la zona esterna, nessun elemento esce dall’utero materno dei due coniugi, tutto fa parte del loro universo familiare.

Tutti gli elementi hanno un legame con coloro che li hanno disegnati, non c’è legame nella coppia e nessuno dei due ricorda l’altro nella sua cerchia di conoscenze perché allora le loro vite erano separate. I legami che la moglie instaura con i propri elementi, sono tutti sospesi, ad eccezione con l’evento immigrazione, unico rapporto negativo che segna e lo fa fino in fondo, la sua famiglia ha un punto di unione vicino a lui ma non la collega direttamente. Anche il marito ha legami sospesi con tutti i suoi elementi e vi è un unico rapporto legato intensamente a sé: il ciclismo, è il punto più vicino a lui, quello con cui ha un ottimo rapporto, con cui fa un tutt’uno.

Entrambi i coniugi segnano un unico elemento negativo ciascuno, per Rabìa è l’idea dell’immigrazione che pone più lontano da sé, per Ahmed è il rapporto con le istituzioni che non va, è l’elemento più confinante e anche il più lontano.

Buoni rapporti sono espressi dalla moglie per la parentela e per l’amica, con la scuola ci sono alcuni dubbi; per Ahmed i rapporti sono espressi in base alla propria vicinanza con l’universo familiare, non dichiara apertamente attraverso la collocazione nello spazio il suo distacco, lo dimostra attraverso i legami, quelli buoni fanno parte della cerchia familiare, quelli mediocri sono rappresentati dall’esterno ma che lo tocca personalmente (gli amici, il lavoro, la scuola, la compagnia) ed infine le istituzioni sono viste come conflittuali perché lontane dal suo universo psicologico e allo stesso tempo pragmatico.

La posizione della moglie è sulla stessa linea perpendicolare del marito anche se è posta più in basso.

Dalla configurazione uscente, Rabìa sembra la base di un contenitore, una base solida, tutti gli elementi sono orientati verso l’alto, verso la parte centrale del disegno, vengono utilizzate per lo più linee verticali per le persone più importanti, la scuola ha una linea obliqua e l’evento immigrazione ha un rapporto molto curvilineo. La linea – legame che la lega all’amica, ad un certo punto, si inarca dopo una frazione di spazio di intervallo. Tutti i legami sono lontani, hanno una misura amplificata.

Il marito è al centro di un sole che ha raggi di diverse misure, la maggior parte oblique, il rapporto negativo con le istituzioni è curvilineo e abbastanza lungo, lo è leggermente il rapporto con gli amici; un solo rapporto è diretto, quello che lega orizzontalmente il marito ai fratelli. Ci sono legami molto ravvicinati con Ahmed ed altrettanti di misura media. I genitori per entrambi sono posizionati al centro, uno accanto all’altro e abbastanza lontano dai coniugi; vi è quindi coincidenza tra i centri. Il centro geometrico del cerchio è occupato dai genitori, centro vitale della famiglia ma il centro della configurazione di Ahmed è rappresentato da se stesso, è lui che gestisce la sua vita e i genitori amministrano esclusivamente il loro universo familiare. Il rapporto con il centro è buono, è occupato dalla generazione precedente.

II.         livello

Non vi è nessun intreccio tra le due configurazioni, entrambi esprimono una tensione centrifuga. Il confine è vuoto, deserto e snobbato da entrambi.

 

-          Analisi del DSSVF nel presente:

 

I.      Livello:

La configurazione cambia completamente, vi è un accomodamento da parte di entrambi, la moglie però è sempre quella che ha l’iniziativa nel disegno.

La timidezza riscontrata nell’intervista non corrisponde con la vivacità grafica dimostrata da questi elaborati. Gli elementi in gioco sono notevolmente aumentati (23), la moglie ne ricorda 10 e il marito 13.

Rabìa concentra attorno a sé la sua famiglia di elezione, la famiglia d’origine sua e del marito, il resto è più distante; Ahmed è poco chiaro nel suo disegno, ha tanti elementi attorno a sé e molto vicini fra loro, solo 3 elementi in tutto sono distanti da lui. Tutti i punti sono abbastanza minuscoli, con un unico punto vengono spesso raggruppate più persone.

Rabìa menziona numerosi fenomeni di animismo: la maternità, l’emigrazione, il problema di rimanere a casa; il marito ricorda la mancanza di una famiglia grande, l’emigrazione e degli elementi di concretismo come il lavoro, lo sport, le istituzioni.

Il disegno rappresenta una grande girandola che va in tutte le direzioni del cerchio, solo un elemento è esterno, metà girandola l’ha costruita Ahmed nel quadrante alto, Rabìa in quello basso. Tutti i quadranti e le fasce sono stati utilizzati, il più povero è il III quadrante.

Tutti gli elementi hanno un legame con la coppia, sia le persone che gli eventi, il marito ha dei legami sospesi con lo sport (ormai quasi abbandonato) e con l’amico lontano con cui i rapporti diretti si perdono nella distanza chilometrica. La moglie con i parenti (intesi genitori) e i fratelli/sorelle creano un triangolo attraverso le linee – legami, forse per sancire il forte attaccamento alla famiglia pur essendo lontani, il rapporto con la maternità ha subito un’evoluzione repentina, prima indicato come conflittuale e poi cancellato (“ho sbagliato, volevo segnare il rapporto negativo con l’evento immigrazione”). Soffre per un legame mediocre che ha con la vita casalinga come è emerso dall’intervista lei vorrebbe uscire più spesso di casa ed aver legami più forti con l’esterno. Per quando riguarda Ahmed, il legame con tutto ciò che è più lontano dal centro, si connota negativamente, soprattutto con ciò che sta al di fuori. Concentra i suoi legami attorno a sé, tutto è per lui importante quando si tratta di famiglia.

Entrambi i coniugi avvicinano a sé le famiglie del consorte e hanno con loro un buon legame.

Ahmed è al centro e i suoi legami sono tutti orientati verso l’alto, tutte le linee sono oblique, leggermente curve quelle che lo legano all’amico lontano e ai parenti. Anche Rabìa è al centro, orienta la sua configurazione verso destra e in basso, i legami sono più lunghi rispetto al marito, l’unico tondeggiante è quello con l’amica, per il resto sono linee oblique.

Il legame con la maternità è legato alla bambina e non a sé, il legame con la piccola è minimo e in verticale, posto in mezzo a mamma e papà come se fosse un tramite tra Rubìa e Ahmed.

Il centro del cerchio è anche il centro della girandola ed è occupato dal marito e dal resto della famiglia d’elezione. Vi è una perfetta coincidenza fra centro geometrico e centro psicologico e coincidenza fra i centri dei due coniugi. I coniugi sono uno accanto all’altro ma nelle proprie configurazioni non si vengono ricordati, solo la bimba è accanto a ognuno di loro, la moglie ricorda pure il bambino in arrivo ma lo posiziona lontano, il marito non lo segna perché non fa ancora parte del suo universo psicologico familiare. Il centro è area di profonda tensione da cui dipanano tutti i legami. Per Ahmed tutto ciò che è lontano è connotato negativamente, lo stesso è per Rubìa.

 

II.         Livello:

Il confine deserto, vi è un unico passaggio da parte di Ahmed per segnare il rapporto con l’evento immigrazione.

Il disegno a girandola che si è venuto a creare unendo i due coniugi, crea una forte tensione centripeta tutto è all’interno del cerchio, tutto si svolge per la maggior parte dei legami nella parte centrale.

Ahmed per segnare i legami utilizza numerosi intrecci tra i suoi elementi, tra l’amico lontano, gli zii/nonni, i parenti, i fratelli/sorelle e l’immigrazione. Il legame con i parenti taglia sul nascere questi legami. I legami che disegnano i coniugi non si toccano, ognuno ha la sua porzione di spazio di vita, solo l’evento immigrazione tocca l’universo del marito, forse per far intendere che tutto questo l’ha voluto lui, è stata più che altro una sua scelta, faceva parte del suo piano – progetto e Rabìa si è dovuta adeguare.

Nel centro del disegno, sembra che ci sia un unico intreccio nella famiglia D., un magma molto unito che neanche le sventure possono disgregare, così come il triangolo che la moglie fa con la sua famiglia d’origine potrà mai essere sciolto, rimane una sua parte importante, nessuno può intaccarglielo!

 

III.                Livello:

Tutti gli elementi dell’allora Rabìa li ripropone nell’ora, è come se non avesse dimenticato nulla del proprio paese, anzi ne ricorda ancora di più, perché lo schema si arricchisce di nuovi elementi della patria come ad esempio la famiglia del marito.

Per quanto riguarda i rapporti, se si tratta della famiglia rimangono sempre ottimi, non cambia il conflitto con l’evento dell’emigrazione.

La configurazione grafica è la stessa, solo capovolta, perché Rabìa ora è il centro del suo universo, ha una sua vita con una sua famiglia d’elezione.

Per Ahmed la parte per completare il sole dell’allora, la crea l’universo della moglie oggi. Anche per lui gli elementi sono pressoché identici, nell’ora ricorda l’evento immigrazione e ne sancisce il conflitto, soffre per la mancanza di una famiglia grande, perciò si deduce che anche lui è stato contagiato dalla malinconia della moglie.


1.2.1.4            Marocco 4 (Mohamed e Naima)

 

-          Presentazione della famiglia:

La famiglia K. è la più veterana delle famiglie intervistate, Mohamed è arrivato in Italia nel 1974, la moglie l’ha raggiunto con i figli dopo10 anni nel 1984.

Provengono dalla città di Casablanca, dove vivevano nella loro casa quando il marito è partito per l’Italia, li è nato il loro primogenito.

Gli altri due figli sono nati in Italia, durante le tappe di pellegrinaggio che li hanno portati definitivamente a Bergamo,

Naima ha 39 anni e Mohamed 46, vivono in periferia di Bg, con i loro tre figli in un appartamento del comune, inoltre hanno ospite in casa un loro cugino.

In Marocco il marito ha solo due fratelli, mentre la moglie ha nove fratelli e un genitore.

La loro preparazione culturale se la sono fatta in Italia, hanno frequentato la scuola media inf. e ottenuto la licenza, Mohamed in Marocco lavorava in una fabbrica di automobili, mentre Naima era segretaria del comune, ora lui è operaio in un azienda sempre del settore automobilistico, lei è una casalinga molto attiva e svolge i lavori domestici.

 

-          Analisi dell’intervista secondo la griglia di lettura:

Mohamed pur essendo da molti anni in Italia, non ha raggiunto un modo di comunicare sciolto, si fa difficoltà a capire quello che vuole dire, naima è una persona che sprizza vivacità da ogni poro della pelle, parla molto, è molto allegra, è lei la più attiva e schietta della famiglia.

La loro casa ha un arredamento europeo, a differenza delle altre famiglie intervistate.

 

Progetto migratorio

La prima cosa che colpisce è la frase con cui Naima introduce l’intervista, “ ci siamo trasferiti per il lavoro e per i soldi, ma ora noi siamo cittadini italiani !”.

Ne è fiera è la loro più grande conquista, non importa se abbiamo sofferto, ma alla fine abbiamo ottenuto pari dignità e lo dice a testa alta.

Mohamed ha iniziato a venire in Italia facendo lavori stagionali in Calabria, per sei mesi l’anno, lavorava come commerciante sulle spiagge per alcuni anni, e poi tornava in Marocco.

In Italia riusciva a guadagnare più soldi per mantenere la famiglia e quando ha deciso di trasferirsi per un periodo più lungo ha portato anche Naima e il loro primogenito.

Con la famiglia alle spalle ha dovuto abbandonare il lavoro precario per cercarne uno fisso ed allo stesso tempo una casa, allora mi sono trasferito dalla Calabria a Bergamo.

L’Italia per loro è il paese in Europa in cui si vive meglio, gli è piaciuta molto e la consideravano molto più libera della Francia e della Spagna.

Naima ridendo aggiunge: “Abbiamo scelto proprio l’Italia per le sue frontiere aperte, fa entrare tutti…

Dopo ripetute prove stagionali Mohamed ha visto che l’Italia rea un paese che poteva fare al caso suo, vivibile, ed allora ha deciso di trasferirsi con tutta la famiglia, per vivere una vita più serena e agiata.

 

Vita in Italia

Mohamed dichiara di non avere avuto grosse difficoltà, a quel tempo (1974 inizio della migrazione) c’erano pochi stranieri e le persone del luogo aiutavano di più, erano più solidali, ora sono troppi e tanti fanno del male, così la gente ha delle discriminazioni contro di loro.

La più grande difficoltà era la lingua, che Mohamed e Naima imparavano attaccandosi al televisore.

Mohamed decide di portare Naima in Calabria , li trovano casa perché c’è più disponibilità edilizia, ma lui per avere un posto di lavoro sicuro è attirato dal nord, centro industriale del paese.

Allora decide di andare in avanscoperta e lasciare la moglie al sud.

Quando è arrivato a Bergamo ha trovato subito lavoro , ma non la casa.

Il datore di lavoro gli aveva affittato una camera con l’impegno di non farla occupare da altri familiari.

Nel frattempo Naima ha dato alla luce il secondogenito,  che è stato sottoposto ad un intervento chirurgico all’encefalo subito dopo la nascita.

Per la disperazione Mohamed porta con sé la famiglia al Nord ma rimane senza tetto e si affida alle amministrazione comunali.

Nel frattempo la moglie è sistemata dalle suore mentre Mohamed dorme in macchina.

La burocrazia è troppo lunga, Mohamed non vuole aspettare e fa lo sciopero davanti al comune.

All’epoca il sindaco dava casa solo agli stranieri cristiani, io gli ho parlato e spiegato la mia situazione anche del secondo figlio operato alla testa per errore dei medici, ma risponde che la casa non c’è però dà ai neri cristiani.”

In un gesto esasperato minaccia il sindaco di morte e ottiene la tanto desiderata casa.

Entrambi sono molto scettici delle associazioni religiose e dicono che aiutano solo persone cristiane, hanno avuto più fiducia nell’ufficio di collocamento per trovare lavoro e il comune ora manda gli educatori per aiutare i figlia a scuola.

L’assistente sociale del comune qualche volta affida a Naima dei lavoretti come assistente agli anziani.

Naima ha una vita sociale molto intensa, ha molte amicizie italiane, ha la patente perciò è indipendente dal marito, fa conoscenza con tutti.

M. è più solitario, è molto legato alla vita della moschea e si esula da ciò che gli sta attorno, ha solo amici arabi. Sono poche le uscite di coppia, N. ha una sua vita a parte, il marito non vuole partecipare; è quasi sempre lei che bada ai ragazzi, che li accompagna a scuola o a fare sport e ne approfitta per fare amicizia con le mamme degli altri bambini.

N. si è integrata bene nel tessuto sociale del quartiere, (“Con italiani, arabi, tutti! Di solito esco io senza marito perché lui lavora solo in moschea ed io mi devo arrangiare da sola. I bambini escono sempre con me.”) M. sembra più legato alle tradizioni del suo paese.

Se escono in coppia, vanno a trovare amici arabi, raramente fanno delle gite.

I ragazzi sono molto partecipi alle attività di quartiere, hanno le loro amicizie e i loro contatti.

La moglie è un tuttofare, è il perno della famiglia, il marito è lavoro e moschea, ha tutto il resto ci pensa lei.

N. si lamenta un po’: “sempre la moglie! faccio tutto io!” ma poi ride, anche M. scherzando dice: “mia moglie è in gamba” e con la mano indica la mole consistente della moglie.

 

Relazioni familiari

I parenti hanno tuttora l’illusione che N.M. ritornino al loro paese, ogni qual volta scendono per fare le ferie gli amici hanno la sofferenza nel cuore pensando che non è per sempre, che poi ritorneranno in un paese così diverso e lontano.

Dispiaciuti sicuramente perché siamo lontani, adesso quando andiamo a trovarli sono un lutto quando diciamo che ritorniamo in Italia.”

Il marito scende in Marocco ogni due anni, mentre la moglie con i figli scende tutti gli anni durante le vacanze d’estate, ma si lamenta del costo eccessivo.

M. ha malinconia per il suo paese, è ancora legato sentimentalmente hai lontani affetti; N. è perfettamente a suo agio in Italia, si sente italiana, ha mancanza si degli affetti in Marocco, ma la visita annuale è sufficiente per colmare questo desiderio.

Ormai siamo come voi, guarda qua…mio figlio si è comperato le Nike da £ 200.000

Il loro senso di appartenenza della società in cui vivono lo dimostrano anche dall’abbigliamento dei figli e dall’arredamento della casa, tutto in stile occidentale.

La moglie però indossa il foulard da qualche anno e dice che ha scelto di portarlo perché ha raggiunto una certa età !

Quando scendono in Marocco, la vita della copia si anima, non c’è più tempo libero, sono sempre in giro a trovare parenti e amici.

M. paragona il Marocco alla Spagna, dice che è sempre un divertimento, un paese dei balocchi idealizzando un po’ il proprio paese, “in Italia c’è poco da fare quando esci !”

 

Progetti per il futuro

La decisione di N. è inamovibile: crescere i figli in Italia e lasciarli seguire il loro destino.

Hanno la convinzione religiosa che Dio ha un destino per ognuno di noi, scritto dalla nascita e che nessuno lo può modificare.

Se N. avesse la possibilità economica, le piacerebbe crearsi un attività indipendente, ed esorta il marito a conseguire la patente del camion per portarle uno stipendio considerevole.

M. ha il desiderio di tornare in Marocco quando sarà vecchio, considera  adeguata per ora la sua vita in Italia.

N. no è della stessa opinione, vuole rimanere accanto ai figli per sempre, ed è ambiziosa per il loro futuro, vuole il meglio che la sua amata Italia può offrirle. “Io lasciare i miei bambini qui da soli? Se vuoi andare vai ma io non li lascio. Io desidererei trovare una valigia piena di soldi !

 

Riflessioni sull’esperienza

Entrambe i coniugi non consiglierebbero ad un loro connazionale di lasciare tutto in Marocco per avventurarsi in Italia, dicono che orma è troppo difficile partire daccapo, ora ci sono troppi extracomunitari e la gente non ha più voglia di aiutarli e diventa sempre più razzista.

Rifacendo un excursus sulla loro vita  dichiarano di aver trovato più accoglienza al sud anche se tutta la gente pensa che nel Marocco non ci sia progresso : “Crede che non ci sia neppure il frigorifero.”, oggi però si trovano bene e si sentono quasi italiani.

N. non trova molta differenza tra la gente Italiana e Marocchina, i rapporti fra donne sono gli stessi.

M. rimane della sua tesi, per lui non vi è niente di simile, forse perché lui non ha ancora iniziato a vivere a fondo la società in cui è inserito, ha pochi elementi di confronto per poter valutare le differenze e le uguaglianze tra le due società. “Se le cose vanno meglio in Marocco rimarrei là, altrimenti tornerei ancora in Italia perché ormai conosci già tutto e hai già documenti”.

 

-          Presentazione del disegno simbolico dello spazio di vita familiare.

 

Passato:

Inizia il marito e si posiziona al centro del cerchio, lo segue la moglie e si mette in basso a destra e continua posizionando vicino a lei alla sua destra la mamma (3) e il padre (4) uno accanto all’altro. Il marito disegna la mamma (5) e il padre (6) più in alto a destra; la moglie segna i fratelli (7) con un solo punto vicino a lei ma sotto, lo stesso fa il marito (fratelli con un solo punto a sinistra (8).

Gli zii della moglie (9) li designa ancora con un solo punto sopra di lei, il marito posiziona la sorella sposata (10) vicino e in basso poi i parenti (11) più in alto a destra e lontano, alla stessa distanza mette anche gli amici (12) però sempre dentro il cerchio sopra di lui. La moglie disegna gli amici (13) in basso verso la circonferenza a sinistra, ed un po’ più su i parenti (14);

I vicini di casa (15,16) li mette al di fuori del cerchio paralleli tra di loro.

La moglie ricorda la morte del padre (17) e quella del fratello (18) e le sposta più verso il centro del cerchio.

Per ultimo il marito posiziona il suo sport preferito, la boxe (19) con un grosso punto, più spostata verso la sua destra e verso la periferia.

 

Rapporti:

Il marito ha buoni rapporti con tutti ad eccezione degli amici con cui ha un rapporto un po’ distaccato.

La  moglie ha buoni rapporti con tutti ad eccezione della sua esperienza con la morte(del padre e del fratello).

 

 

 

Presente:

Inizia il marito e si posiziona al centro del cerchio e vuole subito segnare la moglie accanto a lui (2), la moglie lo segue mettendosi (3) verso il basso nella stessa posizione del disegno precedente. Il marito disegna in sequenza i propri figli sopra di lui verso sinistra (4,5,6) e sotto il cugino convivente (7): la sua famiglia così forma un ventaglio. La moglie  posiziona il marito (8) accanto a lei e sotto di lei i figli (9,10,11) non equidistanti ma due più vicini ed uno più in basso e il cugino (12).

Poi ricorda una vicina che definisce buona (13), ne segue un gruppo di amiche italiane (14,15,16,19) più lontane da lei ma comunque dentro il cerchio  verso sinistra e anche amiche arabe (17,18).Il marito segna con un solo punto un gruppo di amici della moschea (20), e il proprio lavoro (21) questi ultimi sono posti verso la circonferenza del cerchio ma più lontani.

La moglie allontana da sé l’intervento del secondo figlio (23) e l’ospedale del terzo figlio (22) verso la periferia. Poi la scuola(24) e il lavoro(25) a destra equidistanti fra loro, aggiunge infine, sopra di lei verso il centro, le amiche conosciute attraverso la scuola dei bambini (26) e lo sport dei figli il basket (27).

Il marito per ultimo ricorda i problemi del figlio (28) e disegna un punto  lontano da sé sulla stessa linea della moglie.

 

Rapporti:

Il marito ha buoni rapporti con i bambini, la moglie, gli amici della moschea, il lavoro, il cugino.

Ha rapporti così così con i problemi che hanno subito i figli.

La moglie ha buoni rapporti con il marito, i figli, il cugino, la scuola, il lavoro, la vicina, le amiche italiane e arabe, il basket dei figli.

Ha rapporti conflittuali con l’intervento del secondo figlio e con l’episodio dell’ospedale del terzo figlio.

 

 

 

-          Analisi dei disegni secondo i tre livelli della griglia di lettura/interpretazione

 

Analisi del DSSVF nel passato.

 

I.        Livello:

Tutta la configurazione del marito è all’interno del cerchio, in zona abbastanza centrale la moglie confina dall’ambiente familiare con due punti, che rappresentano i vicini di casa del Marocco.

Vengono segnati 20 elementi in tutto M. ne ricorda 9, N. 11 (di cui 9 interni  come il marito, mentre si differenzia da M. per i 2 esterni).

M. e N. segnano dei punti abbastanza chiari e distanziati tra loro, ricordano i loro parenti, gli amici, N. ricorda due avvenimenti negativi e il rapporto con il vicinato, non menziona il marito e il figlio nato.

M. costella attorno a sé anche la scuola e il suo sport preferito (la boxe) ma anche lui non ricorda la moglie e il figlio (famiglia d’elezione)

Il disegno è abbastanza povero di elementi esterni alla famiglia e al cerchio, la loro vita è semplice.

Nel raffigurare i vari punti, M. ha occupato soprattutto la parte centrale verso destra. (2° quad.) e N. esclusivamente la parte bassa sempre a sinistra (4° quad), non ha superato il confine del marito, non vi è nessun intreccio tra i due,

Hanno occupato la fascia esterna (la moglie) e centrale del cerchio (marito)

Non vi è nessun elemento senza legame, tutti gli eventi sono legati alle persone che li ricordano e addirittura tra loro.

La configurazione di N. è a forma di stella a due livelli, le braccia più piccole ben marcate, rappresentano il legame con la fam. d’origine, mentre le braccia più lontane rappresentano ciò che è esterno alla fam. ma che comunque fanno parte dell’ambiente vitale (scuola, sport, amici, parenti) e il legame con questi è sospeso nella loro direzione non arriva a collegare il punto definitivamente.

La moglie utilizza lo stesso schema a stella, ma con le braccia più lunghe per quanto riguarda il 2° livello, ha più elementi al di fuori della cerchia fam., menziona la morte, evento tragico per la sua famiglia è la perdita del padre e del fratello.

N. collega gli avvenimenti negativi a catena, forma con sé un vincolo in cui è travolta in cui fa parte e ne sente la mancanza, non è un legame caratterizzato positivamente, è dolore all’ennesima potenza.

Lo stesso fa con gli amici e parenti che collega a sé, ma anche tra di loro come se fosse un triangolo in cui lei è molto coinvolta, lei è l’apice, il vertice, ha dei rapporti forti e positivi con loro.

M. per collegare i parenti, lo sci e la boxe, utilizza un'unica linea che poi si dirama in tre direzioni.

La forma di M. a stella, ha delle linee verticali che lo collegano alla mamma e alla sorella (generazione/linea femminile) e orizzontale che lo collega ai fratelli (linea maschile).

Alcune linee sono vicine al centro, altre più lontane così anche N.  inoltre la 2° linea orizzontale che rappresenta la coppia genitoriale, quella verticale i fratelli e i vicini di casa (fuori dal cerchio)

Per M. il centro geometrico coincide con il suo centro psicologico, in più lui è il centro del sistema, il protagonista; la moglie è il centro del sistema familiare, ma lascia al centro del disegno il marito come fosse una funzione della sua superiorità, non c’è una coincidenza con i centri esplicita, ma implicita, la moglie vede già il suo centro nel futuro consorte.

Inoltre, N. orienta verso il centro gli eventi drammatici della sua vita, che hanno condizionato il suo passato, lei è il tramite tra questa tragicità e la famiglia, mette da parte la sua parentela  e non collega nessuno al di fuori di sé con gli eventi.

 

II.         Livello:

Le due figure non si intrecciano tra loro, ognuno ha i suoi spazi, ognuno rappresenta allo stesso modo la propria cerchi a familiare.

N. è orientata all’esterno e posizionata perifericamente, oltrepassa il confine per due volte non in modo incerto, ma ad una buona distanza.

M. è completamente all’interno del cerchio, la sua configurazione ha una tensione centripeta, a parte la partenza unica degli elementi esterni alla fam. di origine, per il resto ognuno ha la sua direzione.

N. intreccia alla partenza il legame tra parenti e amici come per consolidare il triangolo che ha con loro, il rapporto profondo.


 

Analisi del DSSVF nel presente.

 

I.           Livello:

Entrambe mantengono le stesse posizioni del passato, M. al centro verso l’alto (1°/2° quadro) occupa la fascia centrale e media del cerchio, si sente ancora il protagonista del proprio ambito familiare.

N. è in basso, ma più radicata verso la periferia di DX e SX (3° e 4° quadro) occupa tutta la metà inf. del cerchio, e questa volta nessun elemento è al di fuori del suo concetto di famiglia.

Gli elementi sono decisamente aumentati (27) a favore della moglie (19), è il marito che chiude ancora il disegno con l’ultimo elemento.

M. disegna dei punti chiari e la sua configurazione è la medesima della precedente, a stella, con i legami ravvicinati, per quanto riguarda la sua famiglia d’elezione, non nomina nessun familiare in patria, solo il cugino convivente, le braccia più lontane ora sono dedicate al suo ambiente extra domestico, il lavoro e le amicizie della moschea, inoltre evidenzia il problema del figlio lontano dal suo ambiente familiare circoscritto.

M. ha un ambito vitale povero, come dimostrano l’intervista e il D.S.SVF.

Ogni suo elemento ha un legame, è sospeso quello con gli amici di moschea e con l’evento Malattia del Figlio, con cui ha l’unico legame non connotato da positività.

Tutto ciò che ha è felice di averlo, i rapporti con la famiglia, lavoro e moschea sono attimi, ha la serenità che desiderava e non intende pretendere qualche cosa di più, gli basta quel poco di  rapporti che ha.

Utilizza tutte linee oblique  ad eccezione di quella curva che lo lega al problema del figlio.

Tutti i familiari sono nelle sue vicinanze e gravitano attorno a lui, solo il lavoro e la moschea sono più distanti.

M, occupa il suo centro psicologico e il centro geometrico del cerchio come in passato, è lui che fa da generatore di vitalità, gli altri sono satelliti.

Non appena disegna sé stesso, vuole mettere subito accanto a sé la moglie, la consorte che lo aiuta e lo sostiene, ha una sorte di dipendenza a lei.

L’orientamento nella configurazione del marito è importante: pone i figli e il cugino a sinistra, la moglie a destra e nella stessa direzione anche l’evento malattia, per lui vissuto attraverso la moglie. (infatti tenta di collegare a sé l’evento attraverso la moglie e poi si corregge.)

Non vi è coincidenza con il centro della moglie, ma come in passato ognuno ha il suo spazio.

N. mette accanto a lei subito il marito, poi sotto la coppia ricorda i figli e il cugino e li lega attraverso un legame positivo, con i legami crea un triangolo tra lei, il cugino e il figlio; per sottolineare forte legame tra il figlio e l’ospite posiziona un figlio più lontano degli altri e del cugino.

Divide in due parti i rapporti, a sinistra le amicizie tutte positive, a destra gli avvenimenti fortemente conflittuali (ricoveri in ospedale del figli) e gli ambienti esterni con la scuola e il lavoro.

Con gli avvenimenti giudicati negativamente crea una sorta di legame a triangolo e coinvolge pure il marito come se dimostrasse di averlo vissuto in comunione con lui.

Il centro della moglie è rappresentato dalla configurazione del marito, poi lei ha il suo centro periferico, lei è protagonista di tutte le relazioni esterne alla famiglia che sono tanto importanti per lei al punto di inglobarle all’interno del suo ambiente familiare.

La sua configurazione è a forma di farfalla, le antenne sono le amiche della scuola e lo sport dei ragazzi (che la immettono direttamente nella società) e la coda è formata dai figli e dal cugino considerato come un figlio per loro.

 

II.         Livello:

Il confine è vuoto, tutto si svolge all’interno del cerchio, non vi sono collegamenti tra le due configurazioni, gli intrecci li fa tra i suoi elementi: con i figli e il cugino, con eventi drammatici e il marito.

C’è assenza di tensione fra loro, staticità, ognuno rispetta lo spazio dell’altro.

 

III.       Livello:

Le configurazioni dell’ora e dell’allora non sono cambiate dal punto di vista della occupazione e dello spazio.

Il marito utilizza la stessa forma per entrambe, nel passato posiziona la sua famiglia di origine, nell’oggi la sua d’elezione.

Per quanto riguarda N. gli elementi sono più numerosi adesso, ha più persone non della famiglia con cui ha contatti, ma invece di posizionarle all’esterno del cerchio, le considera all’interno del suo entourage familiare.

Gli eventi negativi non mancano, ma cambiano connotazione, hanno una valenza più negativa oggi.

Utilizza anche lo stesso numero di intrecci (2) prima con amici e parenti, ora con il figlio e cugino, lo stesso per quanto riguarda gli avvenimenti drammatici.

n. ha aumentato il numero di persone che conoscono, ma le ha rinchiuse all’interno del suo mondo, non all’interno del suo mondo, non all’esterno, nella società italiana, ciò vuol significare una specie di illusione di integrazione, di facciata.


1.2.1.5             Marocco 5 (Nordine e Iman)

 

-          Presentazione della famiglia

Iman e Nordine provengono dalla città di Fes, hanno una famiglia abbastanza numerosa, 11 fratelli e 2 genitori lui, Nordine, 3 fratelli e i genitori lei, Iman.

Vivono in Italia in un paese vicino al lago di Endine, a circa 20 km da Bergamo, in un appartamento grazioso sulle colline, e lo condividono con la bimba di 3 anni.

Qui a Bergamo Nordine ha 2 fratelli e 1 sorella e le loro famiglie, la coppia si è trasferita a Bergamo in due momenti separati, lui è dall'89 che è in Italia, lei dal '97.

Hanno un livello di istruzione molto elevato: Iman è laureata in lingue e in Marocco era direttrice di una scuola materna privata, Nordine ha studiato fino al 2° anno di università e poi ha deciso di trasferirsi. Ora fa il verniciatore e Iman la casalinga.

 

-          Analisi dell'intervista secondo la griglia di lettura:

Sono una coppia giovane: lui 33, lei 28, e disponibili a dialogare. Iman è solo due anni che è in Italia, ma parla un italiano molto corretto. Lei dice che è stata aiutata molto dalle altre lingue che conosceva già molto bene (inglese, francese, arabo).

 

Progetto migratorio

Nordine ha deciso di partire alla volta dell'Italia per motivi di studio, voleva continuare l'Università in Europa, e ha scelto come meta l'Italia perché il padre era già uno dei primi emigrati che faceva il commerciante stagionale e ritornava in Marocco dalla famiglia e raccontava ogni particolare di questo paese che amava tanto. Nordine fin da piccolo era abituato a sentire storie sull'Italia, allora decise di partire per vedere come ci si viveva. In quel periodo aveva già il fratello maggiore che era da qualche tempo in Italia, era per lui un punto di appoggio. Ma arrivato in Italia si accorse che senza documenti, permessi di soggiorno non poteva studiare, allora iniziò a lavorare per vivere e avere una casa. Nordine parla comunque positivamente di questa esperienza, perché è stata una buona occasione per scoprire una realtà nuova, per essere più indipendente.

La moglie ha avuto una storia un po' diversa, lei è espatriata per amore non per scelta, ha dovuto seguire il marito, Nordine infatti conferma "lei ha lasciato la famiglia perché è nata una storia tra noi".

Iniziamo a raccontare la loro dolce storia d'amore.

"E' stato amore subito" dice Iman, si sono conosciuti in Marocco tramite una parente, è stato un colpo di fulmine e non un matrimonio tradizionale, deciso dalle famiglie e non dai diretti interessati. Sono ancora nella fase di innamoramento e spessi si lanciano occhiatine dolci; lei soffre a stare in Italia lontano dai suoi cari ma lo fa volentieri per amore del marito.

 

Vita in Italia

Nordine ricorda i numerosi ostacoli che ha trovato sul suo cammino e inizia dal 1° giorno a Bergamo, appena arrivato in Italia non sapeva la lingua, in stazione da solo perché il fratello non era venuto a prenderlo, faceva freddo, nessuno lo aiutava, tutti gli alberghi erano occupati e lui ha dovuto dormire su una panchina in un atrio di un giornale locale che fortunatamente aveva lasciato la porta aperta e nessuno si era accorto della sua presenza.

Poi al lavoro ha trovato delle persone ostili, dei lavori che non era abituato, è stata molto dura per una persona che aveva delle aspettative a livello universitario, doversi adattare a queste circostanze, però con caparbietà e forza d'animo è riuscito ad ottenere qualche soddisfazione, nella sua nicchia vitale; ha saputo crearsi le opportunità, le occasioni per migliorare la sua posizione, si è fatto le amicizie giuste sfruttando gli interessi e i punti deboli dell'altro.

Dice con fierezza: " Sul lavoro ci sono persone che sono un po' ignoranti che non sanno che cosa vuol dire una parola buona ma sapevano solo criticare e parlare male, quando parli l'italiano loro parlano in bergamasco e ti prendono in giro. Adesso non mi prendono più in giro perché sono diventato il responsabile del settore della verniciatura perché il datore di lavoro è un mio amico, perché fa arti marziali con me e questo è andato a mio favore". Con questa amicizia è riuscito ad ottenere una promozione e dopo qualche tempo il datore gli ha offerto una casa, perché nessuna associazione o chiunque altro era riuscito ad aiutarlo.

All'inizio viveva con il fratello maggiore ma, una volta sposato, ha voluto vivere da solo con la propria famiglia e Nordine si è trovato senza una casa e a dormire in macchina.

Iman è arrivata in Italia quando Nordine era già abbastanza sistemato, quindi le difficoltà primarie non le ha vissute, sta però vivendo la malinconia per la sua patria, la mancanza di relazioni e vita sociale, "io non ha bisogno di aiuto materiale, ma morale". Per Iman la difficoltà maggiore è l'inattività.

Era abituata ad essere molto attiva in Marocco: lavorava, faceva attività sportiva, viveva in una città animata e non in periferia dove non c'è molto da fare, qui in Italia sta sempre a casa e qualche volta frequenta i vicini di casa, ha la bimba che limita molto i suoi movimenti (solo qualche passeggiata); non ha patente italiana perciò non ha mezzi indipendenti è legata più al passato, il presente lo vive giorno per giorno pensando al futuro ritorno in Marocco.

"L'unica ricompensa, dice,  è un marito e una bella bimba".

Per Nordine è tutto migliorato grazie all'interesse per il Kung Fu, "a frequentare la palestra tutte le porte mi si sono aperte", le amicizie che frequenta lo aiutano ad integrarsi meglio nel tessuto sociale del paese in cui vive. E' molto conosciuto nel paesino dove abita, è il maestro, la guida di Kung Fu e di questo ne va molto fiero. Frequenta esclusivamente persone legate all'ambito della palestra, e ne è molto legato.

Nel chiedergli quali specie di contatti ha in Italia e chi frequenta Nordine risponde: "per me è la palestra, sono anche un membro dell'associazione che ha fondato quella palestra, faccio parte del comitato direttivo e sono istruttore di kung fu, quindi ho parecchi contatti con gli italiani, in palestra ci troviamo sempre, qualche volta ci troviamo a mangiare una pizza". Il suo mondo è diventato la palestra, non esce molto con altre persone, solo quelle che frequentano e praticano il Kung Fu. Quando è libero dal lavoro e dalla palestra allora può dedicare un po' di tempo alla famiglia o va a trovare gli amici (specifica meglio dicendo "come mio fratello". E' come se la sua famiglia in Italia non fosse quella originaria del Marocco, ma la sua nuova famiglia è la palestra!).

Tutte le attività familiari le ha in carico la moglie, sola la spesa viene fatta da entrambi perché Iman non ha la patente, a Nordine rimane troppo poco tempo libero per le attività casalinghe, ma Iman non sembra particolarmente soffrire di questa situazione, è come se stesse vivendo un periodo di transizione in cui sopporta tutto pur di arrivare al suo più forte desiderio: ritornare in Marocco. Nordine si sente carente nei confronti della moglie e aggiunge: "se fossi stato in Marocco l'avrei aiutata di più perché avrei avuto più tempo libero".

 

Relazioni familiari

Le relazioni con la famiglia d'origine sono ancora molto forti, Iman non appena è possibile torna a casa, a lei non piace vivere qui ed è molto legata alla sua famiglia.

Sia lei che i suoi familiari soffrono molto la lontananza, Nordine sa tutto questo e lo condivide per amore della moglie anche se è indipendente affettivamente dalla sua famiglia. La famiglia di Nordine sa perfettamente cosa è l'emigrazione, sente l'impulso all'indipendenza, alla libertà dei propri componenti perciò non ritiene di tener ancora a sé un elemento che gli appartiene, lo lasciano fare la propria strada, il proprio destino anche con un po' di sofferenza. Quando Iman e Nordine scendono per le ferie, è una  festa unica, lei ha il cuore pieno di gioia, si rilassa, ma allo stesso tempo si diverte, esce con le amiche o con i parenti. Nordine si sente più giovane dentro la propria famiglia, vive ancora la figura del figlio e non solo quella del capo famiglia.

"E' un'altra storia in Marocco, soprattutto gli amici, i viaggi, tutte le cose che un giovane può fare, trovare i parenti."

 

 

 

Progetto per il futuro

Per quanto riguarda l'Italia, vorrebbero entrambi migliorare la loro posizione, la casa più vicina alla città, il lavoro più comodo. A Nordine piacerebbe fare qualcosa anche per gli altri, far parte di un'associazione di volontariato per aiutare chi ha bisogno.

Per quanto riguarda il futuro più remoto, l'idea fondamentale è di ritornare in Marocco definitivamente. Infatti, Iman dice "se io ho scelto di venire qui non è per molto !". Vorrebbe tornare a fare il suo lavoro di prima Vorrebbe fare un tuffo nel passato pur essendo passati alcuni anni. Lei cerca il Marocco che ha lasciato 2 anni fa, ma lo vorrebbe con l'aggiunta dei nuovi cambiamenti. Penso che per lei qui in Italia sia stata una brutta avventura che le ha fatto perdere tutto ciò che aveva conquistato nel suo paese.

Nordine desidera tornare in Marocco con un po’ di possibilità economiche per poter creare un'attività in proprio, come qui in Italia, fare un'azienda di verniciatura oppure anche fondare una palestra privata. Aggiunge: "però i soldi non sono il mio punto di arrivo, è la libertà che cerco". Quella libertà che l'ha spinto ad espatriare e superare le numerose avversità della vita.

 

Riflessioni sull'esperienza

Iman non riflette sull'esperienza vissuta in Italia perché è come se non avesse vissuto in questo periodo, è stata sospesa nel tempo aspettando il ritorno a casa, non vuole neanche pensare alla sua vita qui, è tutto in transizione; temporaneo perciò non importante.

Nordine invece questa esperienza l'ha vissuta appieno, se l'è goduta con le sue varie sfaccettature ed ora è in grado di tirare le redini, di riflettere su alcune considerazioni: non consiglierebbe ad un suo connazionale di partire per l'Europa a causa delle numerose difficoltà che s'incontrano. "Deve avere una personalità forte chi vuole venire qui adesso, è un esame che deve fare, dal primo giorno finché va avanti perché ci sono sempre problemi e non c'è nessuno che ti dà una mano, devi contare sempre su te stesso, se incontri una compagnia che è brutta vai male perché non hai scelta, se scegli una bella strada sei fortunato". Però ritornerebbe comunque in Italia, rifarebbe l'esperienza perché il contare solo su se stesso è per lui un vantaggio, fortifica il carattere, sei indipendente e ti dai valore, cioè aumenta il tuo grado di autostima e riesci a tornare al tuo paese a testa alta pensando: "ce l'hai fatta! ho superato la prova". Sì ,Nordine l'ha vissuta proprio orgogliosamente questa esperienza, non per falsa modestia ma per il divario che ha vissuto tra le forti aspettative iniziali e la dura realtà che si è trovato dinanzi non appena giunto in un paese straniero.

 

-          Presentazione del disegno simbolico dello spazio di vita familiare.

 

Passato:

Inizia l’uomo e si pone in basso, la moglie in centro e poi il marito segna sopra di lui al centro il padre (3), la madre (4), i fratelli (5,6), un altro fratello lo segna accanto a lui (7), un altro ancora al di fuori del cerchio (8), uno a metà strada tra sé e i genitori(centro) (9),  segna una sorella vicino a lui ma sopra (10), altre due le segna in basso a lui una sotto l’altra (11,12), poi segna all’esterno del cerchio verso destra quattro amici (13,14,15,16) alla stessa distanza tra loro, poi con un solo punto e due segni a forma di A e di X segna degli altri amici sempre all’esterno ma più lontani (17). Si ricorda di un maestro di Kung-fu sempre all’esterno e più lontano (18).

La moglie ricorda la mamma (19) e la posiziona sopra di lei, poi la sorella (20) accanto a lei, più in alto il fratello (21), sopra ancora un altro (22), e alla loro destra il padre (23).Verso la periferia a destra segna un’amica (24).

Il marito disegna all’esterno del cerchio sotto il fratello (vedi n.8) la palestra (25), sopra di questa la scuola (26) e sopra ancora gli amici per l’approfondimento dell’islam (27).

La moglie all’esterno vicino al confine disegna il gruppo di amiche dell’islam (28), sopra ancora l’università (29), e accanto al gruppo di amiche ci mette l’asilo in cui lavorava (30), infine disegna un grosso cerchio vicino a lei e lo definisce il matrimonio (31), “un grande amore che ha cambiato tutto lei dice.”


Rapporti:

Il marito ha buoni rapporti con: il padre, la madre, i fratelli (5,6,7), le sorelle (10,11,12), gli amici (17,13), la palestra.

Ha rapporti così così con: un fratello (8), alcuni amici (14,15,16), il fratello (9), gli amici per l’approfondimento islamico, la scuola, il maestro di Kung-fu.

La moglie  ha buoni rapporti con: la madre, la sorella, l’evento matrimonio, l’amica, l’università, l’asilo, il gruppo di amiche islamiche.

Ha rapporti così così con: i fratelli (21,22), il padre(la linea generazionale maschile della famiglia).

 

Presente:

Inizia il marito e si posiziona verso il centro, poi la moglie sopra di lui e più centrale.

Il marito segna sopra di sé il padre (3), la madre (4), i fratelli (5,6); gli altri fratelli (7,8,9) li disegna sulla circonferenza equidistanti fra loro, le due sorelle (10,11) in basso a destra, verso la periferia ma comunque all’interno del cerchio, un'altra sorella più distante da queste (12) e in basso.

Poi ricorda il maestro (13) e lo pone all’esterno e lontano, sulla circonferenza e nella stessa modalità dei fratelli mette gli amici (14,15,16,17). La moglie (18) la disegna vicino a sé e con un cerchio più grande e sotto la bambina (19) accanto a lei.

Lei ricorda subito la mamma (20) e la mette vicino  a sé, poi la sorella (21), più lontani e in fila il padre (22) e i fratelli (23,24), l’amica (25) un poco più lontana, il marito (26) lo disegna con un grosso cerchio vicino a lei, accanto alla bimba (27).

Il marito menziona la sua associazione sportiva (28) e la posiziona all’esterno, il lavoro (29) pure. Il matrimonio per il marito è disegnato vicino a lui (30) e con un grande cerchio colorato ricorda l’evento- nascita della figlia (31) un poco più spostato a sinistra.

Per la moglie il matrimonio (32) è vicino ed un poco più spostato è l’evento della nascita della figlia (33), con un grosso bollo ricorda pure l’immigrazione (34) a destra.

 

Rapporti:

Il marito ha buoni rapporti con: amici (14,15,16,17), il maestro (13), l’associazione sportiva, il lavoro, la moglie, la figlia, la sua nascita, il matrimonio, il padre, la madre e i fratelli (5,6,8,9).

Ha rapporti così così con: le tre sorelle (10,11,12) ed un fratello (7).

La moglie ha buoni rapporti con: la madre, la sorella, il matrimonio, la nascita della bimba, la bimba, il marito, un’amica.

Ha rapporti così così con: i fratelli (23,24) e il padre. (come nell’allora)

E rapporti conflittuali con: l’evento immigrazione.

 

-          Analisi dei disegni secondo i tre livelli della griglia di lettura/interpretazione

 

Analisi del DSSVF nel passato

 

I.           Livello:

Quasi tutto il disegno si svolge lungo l'asse verticale della metà del foglio, vi sono numerosi elementi, in tutto 31, Nordine ne ricorda 19, Iman 11. I punti sono di media dimensione, e alcuni abbastanza concentrati attorno ai protagonisti, quelli esterni sono ben distanziati ed evidenti. Iman ha meno amicizie del marito e parenti meno numerosi, ma alcuni elementi esterni all'ambito familiare, denota una buona vita sociale in patria, ricorda l'asilo in cui lavorava, l'ambiente universitario, e il gruppo di amiche che studiavano con lei l'Islam. Segna un elemento con connotazione animistica proprio vicino a lei di grande dimensione, il matrimonio.

Nordine ricorda tanti parenti e amici, la sua vita sociale è vivace, frequenta la palestra, gli amici per l'approfondimento dell'Islam e gli amici della compagnia. La configurazione verticalizzata si espande anche nella parte destra del cerchio, non tocca invece la metà sinistra del foglio e dello stesso cerchio, vengono utilizzati  il II e il IV quadrante e tutte le fasce del cerchio ad esclusione del confine.

Tutti gli elementi hanno un legame, l'evento matrimonio non ha un legame ben visibile perché è letteralmente inglobato alla figura di Iman, lo stesso accade con la mamma in alto e la sorella accanto che fanno un tutt'uno.

Anche Nordine ha una figura unica con le due sorelle, una in alto l'altra in basso. Non vi è nessun legame sospeso, tutti sono ben uniti alla coppia, il legame che lega Nordine  alla palestra passa attraverso il fratello che più gli sta vicino. Iman ha un buon rapporto con tutto ciò che è esterno e interno, segna un legame più critico con la linea generazionale maschile della sua famiglia d'origine, cioè il padre e i 2 fratelli. (Questo non cambierà nel disegno dell'ora). Nordine ha dei legami di preferenza ma parecchi sono abbastanza caratterizzati da tensione, alcuni amici, il suo maestro di Kung Fu che ha posizionato lontano da sé e 2 fratelli di cui uno esterno al cerchio.

Molte linee sono orizzontali, Iman tende a posizionare le persone sopra di lei nella sua stessa direzione, perciò ben 7 elementi hanno un legame diretto con lei e solo 1 linea obliqua la lega all'unica amica che ha all'interno del cerchio.

Anche Nordine tende a segnare gli appartenenti al suo gruppo familiare lungo la stessa linea sopra o sotto di lui, perciò si evidenziano numerose linee orizzontali, solo 1 fratello gli è accanto e ha un legame orizzontale molto privato.

Posiziona i 4 amici esterni al cerchio a mo' di ventaglio, uno distante dall'altro nella stessa misura, altri 4 elementi esterni sono uno sotto l'altro, equidistanti l'uno dall'altro lungo una linea verticale. La maggior parte dei legami sono di ampia misura, coloro che gli stanno accanto vengono inglobati dalla coppia.

Il centro è occupato dalla moglie e dalla linea generazionale femminile di Iman, sono loro che detengono il potere, i maschi di famiglia sono più distanti, verso il confine.

Per Nordine, il centro è occupato dai genitori e dai 2 fratelli, lui è decisamente più in basso, orientato verso il confine. Per Iman il centro psicologico e geometrico coincidono, le due configurazioni non hanno nessuna coincidenza. La moglie occupa la parte alta del foglio, il marito quella bassa. Vi è un unico rapporto che

lega le due figure, la moglie lega a sé il padre di Nordine, come per creare un rapporto indiretto con il figlio.

 

II.         Livello:

Iman ha una direzione unica con cui segnare i propri rapporti ;si concede un cambiamento solo per ricordare un'amica, non c'è nessun intreccio, la configurazione è a candela, con una base ben fondata che rappresenta lei e la sua famiglia al femminile. Nordine per una parte segue la moglie e collega in modo diretto i rapporti con i familiari, poi divarica in diverse direzioni gli amici e conoscenti fuori dalla famiglia, come per indicare per ognuno un ambiente  diverso, non ci sono intrecci, solo una specie di X creata tra il legame con Nordine e la palestra e Nordine gli amici, forse per dare più risalto a questi 2 ambiti così importanti della sua vita.

Il confine è un punto di passaggio, numerosi elementi esterni creano ponti in diverse zone del cerchio.

 

Analisi del DSSVF nel presente

 

I.           Livello:

La situazione cambia clamorosamente per Iman, nessun elemento all'esterno del cerchio e tutto si concentra nella fascia centrale del cerchio. Alcuni punti sono di media dimensione per sottolineare l'importanza, la valenza, i punti più grandi rappresentano il marito e l'immigrazione, uno accanto all'altro con un legame diverso. Iman è al centro, la madre e la sorella questa volta sono più evidenti, leggermente distanziate, il marito ha preso il loro posto, è attaccato alla posizione di Iman, non c'è legame, sono un unico segno, la bambina è sotto di loro molto vicina, leggermente più distanti i 2 eventi più belli, la nascita e il matrimonio.

Nella stessa posizione di prima l'amica, lo stesso per la linea maschile, uno accanto all'altro. La posizione della sua famiglia è immutata, si aggiungono i componenti della sua famiglia d'origine e gli avvenimenti che la caratterizzano. Il legame negativo con l'immigrazione passa attraverso il marito, artefice di questa scelta, non è un rapporto diretto; mantiene inalterati i legami con gli altri membri, per lei non è cambiato nulla da allora (c.v.d.). I rapporti sono tutti vicini a lei, è un concentrato di affetti, non vi sono contatti con l'universo del marito, non c'è nessun intreccio con gli elementi e il confine per lei non esiste, come non esiste la realtà esterna, solo il suo universo familiare e casalingo. Anche la sua abitazione fa parte del Marocco. Il suo centro psicologico è anche geometrico, tutto fa parte del suo centro, non solo lei.

 

II.         Livello:

Per Nordine tutto è cambiato, aumentano i rapporti esterni, le conoscenze, gli elementi diventano 22, Iman ne segna 12. Numerosi sono sparsi lungo il confine in basso al cerchio. I punti sono ben evidenti, di diverse grandezze. L'evento della nascita è molto grande, un po' più piccoli la moglie e il matrimonio, i genitori sono i punti più minuti.

I genitori e i 2 fratelli sono nella stessa posizione al centro, con la differenza che Nordine ora gli è più vicino, insieme a moglie e bambina, più spostate le 3 sorelle e 3 fratelli messi al confine equidistanti ai 4 amici di prima. Il maestro di Kung Fu è ancora lontano, esterni sono pure il lavoro e l'associazione sportiva,

Gli elementi che in precedenza erano fuori dal cerchio, ora sono al confine, più facenti parte del suo universo familiare. Nordine utilizza la parte bassa del cerchio, il III e il IV quadrante, tenendo in considerazione tutte le fasce. Tutti gli elementi segnati hanno un legame, nessuno connotato negativamente , non viene menzionato l'evento immigrazione, fatto ormai lontano per lui; aumenta la positività dei legami, alcuni contrasti con le sorelle e con il fratello messo al confine. I rapporti con gli amici sono intrecciati fra loro, gli eventi nascita e matrimonio vengono collegati con un cordone di grandi dimensione e orizzontale. I legami con il centro sono sempre verticali, quelli con la famiglia d'elezione non esistono, sono un tutt'uno con Nordine, formano un'unica figura, gli altri sono obliqui, a ventaglio. A parte la famiglia d'origine e d'elezione tutti gli altri legami sono abbastanza lontani rispetto a Nordine.

Ora c'è coincidenza tra centro psichico e centro geometrico, Nordine ha ancora l'autorità dei genitori nel cuore, ma lui si sente più forte ed è accanto a loro, ha pari dignità.

Il confine è molto popolato ed è anche un punto di passaggio, i legami con l'esterno non mancano e sono connotati da affettività.

 

III.       Livello:

Nell'allora entrambi hanno una vita sociale più intensa e attiva, cosa che Nordine non ha dimenticato e che continua tuttora. Iman rimane ancorata al passato, lo dimostra la staticità del disegno. Il centro non si muove, per la coppia i genitori rimangono un punto fermo, un appoggio.

Per Nordine ora compare una nuova realtà, il lavoro, connotato positivamente. Per Iman la realtà esterna scompare del tutto, niente più lavoro, amici, sport, niente di niente, non le rimane che aspettare un futuro migliore.


 

1.2.1.6              Marocco 6 (Abdiljalil e Khadija)

 

-          Presentazione della famiglia:

La famiglia El Q. si è trasferita in Italia recentemente, il marito è arrivato nel '90 e la moglie nel '94, è composta dalla coppia e da 2 bimbi di 4 e 2 anni; la più grande è nata in Marocco a Marrakech, il bimbo in provincia di Bergamo. Sono residenti in una casa del centro storico di Alzano Lombardo, all'inizio della Val Seriana e hanno un fratello di Abdiljalil come vicino di casa.

Khadija ha 29 anni, in Marocco faceva la parrucchiera, ora è sempre in casa, Abdiljalil ha 35 anni ora fa l'operaio ma nel suo paese lavorava come piastrellista. Il loro livello d'istruzione è elementare, il marito ha solo fatto 2 anni di scuola. Khadija in Marocco lascia la mamma e la sorella, più numerosa invece è la famiglia di Abdiljalil: 5 fratelli e i genitori.

 

-          Analisi dell'intervista secondo la griglia di lettura:

L'intervista si è svolta a casa della famiglia E.Q. nel loro salotto, con presenti i bambini. Khadija e Abdiljalil sono molto ospitali, lei è più loquace, Abdiljalil non ha un linguaggio ben comprensibile, tante volte fatico a capire il senso di  ciò che dice e lui pazientemente ripete. Comunque le risposte sono state molto sintetiche, facevo fatica a far uscire qualcosa di personale dai loro interventi, a Khadija piaceva parlare ma se gli argomenti erano di attualità. Durante l’intervista nel momento in cui si entrava nel personale l'atteggiamento  cambiava, non discorreva tranquillamente sulle sue esperienze. Forse è stata presa un po' alla leggera, forse credevano fosse più un questionario. Anche con le spinte dell'intervistatrice non c'è stato modo di migliorare la situazione.

Durante il colloquio il bambino più piccolo è stato un elemento molto disturbante, probabilmente non era abituato ad estranei nella sua casa e mi fissava arrabbiato e non voleva che il padre mi rispondesse. Utilizzando qualche gesto amico, facendogli capire che ero innocua, lui ha modificato il suo atteggiamento.

 

Progetto migratorio

Il progetto migratorio è stato studiato insieme dalla coppia. Quando Abdiljalil è partito, era già fidanzato con Khadija, perciò ha voluto provare a migliorare la propria situazione, il tenore di vita con la speranza di un lavoro migliore e un casa confortevole in Europa. Prima era arrivato in Francia poi ha raggiunto degli amici che risiedevano già da qualche tempo in Italia. Dopo 2 anni (1992) Abdiljalil è sceso in Marocco per sposare la fidanzata e dopo 2 anni ancora, nel 1994 Khadija è salita e l'ha raggiunto formando così una famiglia. "La moglie non ha trovato difficoltà perché ha trovato tutto a posto, ho sistemato io prima".

 

Vita in Italia

Abdiljalil ha avuto molte difficoltà iniziali: il lavoro, la casa, dichiara di aver avuto rapporti difficoltosi con gli italiani, con i bergamaschi. (unica realtà dell'Italia che ha conosciuto). Ha ricevuto aiuto quasi esclusivamente dagli amici marocchini, anche se lui ci tiene a sottolineare che non ha mai chiesto aiuto a qualcuno. "uno aiuta l'altro con lavoro e con la casa, ma io non ho chiesto niente a nessuno". Ricorda una famiglia italiana che l'ha assistito nell'arco di una malattia in passato (non ha voluto specificare), e tuttora ha contatti di amicizia con loro. Ora va tutto bene, la famiglia non è più divisa e vive serenamente la quotidianità. Hanno contatti con degli amici marocchini e 2 famiglie italiane "che sono buone con noi". Durante il tempo libero Abdiljalil pratica il ciclismo e fa parte di una squadra italiana, ogni tanto al sabato va con la moglie a fare la spesa ma per le faccende di casa è tutto Khadija che svolge. Lei è casalinga e si arrangia a fare tutto quello che serve, quando è un po' più libera, ama girare per il paese e stare a contatto con la gente.

 

Relazioni familiari

Khadija ha trovato la sua tranquillità qui in Italia, si sente a casa propria, è il habitat e non ci pensa a tornare in Marocco definitivamente, a lei basta andare a trovare i parenti una volta ogni 2 anni. I suoi genitori erano contenti che lei si trasferisse in Italia perché così raggiungeva il marito. Per Abdiljalil è stato diverso: le difficoltà le ha vissute e superate a scapito della sua sofferenza e sensibilità. A Abdiljalil manca il suo Marocco, la sua vita però è ancorata all'Italia, sono abituati al ritmo di vita europeo e non riuscirebbero a ricominciare come prima. Ricorda la sofferenza del distacco con i familiari, non volevano che partisse a differenza degli amici che erano felici per lui perché andava a migliorare il proprio status vivendi.

"Quando vuoi partire, i genitori sempre non vogliono, piangono. Gli amici invece non piangono , anzi sono felici per te".

 

Progetti per il futuro

La coppia concorda che , nonostante le difficoltà subentrate, la loro vita e il loro futuro sono affidati all'Italia. Entrambi vorrebbero migliorare la loro situazione abitativa ed acquistare una casa più grande per vedere il futuro dei propri figli svolgersi in Italia. Per il resto, tutto va bene e non cambierebbe nulla, "Andare avanti così".

 

Riflessione sull'esperienza

"E' cambiata la situazione, siamo abituati qua, anche per i bambini e il loro modo di vivere". Sembra una decisione definitiva, la loro vita l'hanno organizzata come meglio volevano e nessuno, neanche la loro patria, può far cambiare la situazione, il loro modus vivendi. Khadija è sempre in casa ma non si lamenta, dice che in Italia ha trovato la tranquillità e la libertà di muoversi, lei si organizza la giornata come meglio crede e nessuno controlla ciò che fa o che compra. "Qui è tutto tranquillo".

Per Abdiljalil la situazione è cambiata quando ha ottenuto il ricongiungimento familiare, tutto è andato bene da quando ha la moglie vicino a sé e così si è potuto formare una famiglia con dei bambini che ama tanto. Si sente per il 70% italiano e dichiara che l'unica grande diversità è la religione. Se però dovesse tornare indietro con la mente, non partirebbe più per l'estero, ma rimarrebbe in Marocco dove c'è meno da lavorare e da andare in giro con gli amici.

 

Presentazione del disegno simbolico dello spazio di vita familiare

 

Passato:

Inizia la moglie e si posiziona verso il basso, il marito verso l’alto, poi la moglie segna attorno a lei a mo’ di raggiera equidistanti da lei e tra loro il padre (3), la nonna (10), gli zii (5,6,7), le zie (8,9), la madre (4) e un’amica (11).

Il marito fa lo stesso e nel primo cerchio più vicino mette in senso antiorario: la fidanzata (12), la mamma (13), il padre (14), le sorelle (15,16), i fratelli (17,18), due amici (19,20); poi in un secondo semi- cerchio più distante da lui verso l’alto : tre amici (21,22,23) e la nonna (28) anche questi equidistanti da lui e  tra loro. All’esterno il marito mette la sua squadra di ciclismo (24).

Poi è la volta della moglie che mette all’esterno il suo lavoro di parrucchiera (25) , il marito la segue ricordando la sua squadra d’amici del lavoro (26), infine la moglie posiziona sempre fuori del cerchio la morte del nonno.

 

Rapporti:

Il marito ha buoni rapporti con: le sorelle, i fratelli, il padre, la madre, la fidanzata, gli amici, la nonna , la sua squadra di lavoro e la sua squadra di ciclismo.

Il marito ha rapporti così con: i due amici disegnati vicino a lui (19,20)

La moglie ha buoni rapporti con: i genitori e ciò che è al di fuori del cerchio il suo lavoro di parrucchiera e la morte del nonno.

La moglie ha rapporti così con: gli zii, le zie, la nonna, l’amica.

 

Presente:

Inizia il marito e si posiziona in alto al foglio, la moglie in basso come nel disegno precedente.

Poi continua la moglie disegnando a raggiera intorno a lei la mamma (3), il padre (4), il marito (5), la figlia (6), il figlio (7), due amiche (8,9).

Il marito nel primo cerchio più vicino a lui mette : un’amica italiana (10), sua sorella (11), la madre (12), il padre (13), i fratelli (14, 15), le sorelle (16,17); in un secondo cerchio più lontano da lui mette: lo zio (18), il cognato (19), la cognata (20), la nonna (21), la zia (22), poi continua in un’altra direzione per completare il cerchio e posiziona due amici (23,24),la moglie (25), la figlia (26), il figlio (27) (quasi in ordine cronologico).

All’esterno mette la squadra di ciclismo (28) e il lavoro (29).

La moglie invece ricorda l’idea di un lavoro come parrucchiera qui in Italia e la mette all’esterno del cerchio (30).

 

Rapporti:

La moglie ha buoni rapporti con: tutti.

Il marito ha buoni rapporti con tutti ad eccezione della cognata(20) che disegna a tratti per indicare un rapporto così-così.

Ha rapporti così con: la cognata (20).

 

-          Analisi dei disegni secondo i tre livelli della griglia di lettura/interpretazione

 

Analisi del DSSVF nel passato

 

I.           Livello:

Le 2 configurazioni dei coniugi sono abbastanza simili, quasi speculari, Abdiljalil ha più elementi e disposti circolarmente su 2 livelli, Khadija fa lo stesso utilizzando solo un cerchio di livello, entrambi posizionano 2 elementi fuori dal cerchio che fanno parte della loro vita lavorativa e sportiva - e un evento-perdita.

Hanno comunque un buon rapporto con l'esterno e con l'evento perdita. La coppia ha ricordato nel suo passato ben 28 elementi, la moglie inizia il disegno e il marito lo conclude (nel presente accade il contrario): Khadija ne segna 12, Abdiljalil 16.

I punti-nodi-figure sono ben evidenti ed ogni punto che raffigura il raggio è equidistante all'altro. E' menzionato solo 1 evento: la morte del nonno di Khadija e 2 concretismi da parte di Abdiljalil: le squadre di ciclismo e del lavoro, per il resto tutti e due ricordano i parenti o amici lasciati in Marocco. Abdiljalil ricorda subito dopo di sé Khadija e la posiziona vicino a lui. Le due configurazioni sono indipendenti far loro, utilizzano uno spazio proprio, la moglie la parte bassa del cerchio e del foglio, il marito la parte alta, il centro è vuoto, loro sono i centri delle loro realtà.

Tutti coloro che sono stati segnati da Khadija hanno un legame con lei. Il rapporto esterno che Khadija ha con il lavoro passa attraverso il positivo legame che ha con la madre; i legami che lei ritiene positivi sono rivolti alla coppia genitoriale e all'esterno del cerchio.    
Il legame con l'evento ha un andamento particolare, è diretto fino al confine del cerchio, poi si incurva per raggiungere il punto. Non ha rapporti positivi con parenti e amici intorno, questo dimostra la mancanza di tranquillità intorno a sé (qui in Italia è tutto troppo tranquillo!). I legami descrivono una raffigurazione di una ruota con tanti raggi della stessa distanza ed equidistanti tra loro. I legami più lontani sono quelli esterni, gli altri sono vicini a lei.

Anche Abdiljalil non ha nessun legame sospeso, tutti i legami espressi sono positivi ad eccezione del rapporto con 2 amici molto vicini a lui. Ha più contatti con i familiari e il contatto esterno, lavoro e sport, è espresso molto positivamente. La configurazione di Abdiljalil è formata da un primo cerchio con i raggi vicini a lui ed equidistanti, poi da un secondo semi cerchio verso l'esterno che fa come da barriera con l'esterno a quello più piccolo, il semicerchio è rappresentato da amici e dalla nonna. Fa tutte linee oblique di 3 distanze diverse che indicano il grado di intimità che hanno con il centro cioè Abdijalil.

Il semicerchio è orientato verso la periferia, solo la fidanzata sta accanto a lui e la lega con una linea orizzontale.

Il centro geometrico è vuoto, ognuno è il centro del proprio vivere dei propri affetti, Khadija ha molte tensioni con coloro che le stanno attorno, Abdiljalil ha invece un rapporto più sereno con la famiglia (come è stato dimostrato dall'intervista).

 

II.         Livello:

Non vi sono intrecci tra le due configurazioni; Abdiljalil nel segnare i propri legami crea numerosi intrecci tra i suoi elementi, solo con la madre e alcuni amici riesce a creare un filo diretto, per il resto tutto è mediato e complicato (forse è questo il vero motivo dell'emigrazione). Il confine è oltrepassato solo in zone ben definite e per pochi elementi, il resto è vuoto, desolazione.

 

Analisi del DSSVF nel presente.

 

I.           Livello:

Il disegno si presenta pressoché simile a quello precedente, poco è cambiato, Abdiljalil ha intorno a sé più elementi (21) ed è felice di essere in compagnia, Khadija ne ha di meno (9) ed è felice di aver raggiunto la serenità. I coniugi mantengono le loro posizioni e le loro configurazioni, l'esterno è povero come prima ma con un buon rapporto. La forma a raggieraviene mantenuta da entrambi, il 2° livello per Abdiljalil è più popolato e riesce a completare il cerchio.

I punti sono equidistanti tra loro e da chi li ha disegnati. Khadija ricorda i suoi genitori (anche se il padre è morto) e la sua famiglia d'elezione, cita 2 amiche e dispone fuori dal cerchio un suo desiderio inespresso nell'intervista. Lei e il desiderio hanno un triplo legame, uno diretto e gli altri passano attraverso la madre e l'amica. Abdiljalil elenca ancora tutti i parenti lasciati in Marocco e in più quelli aggiunti, in ordine quasi cronologico, infatti la moglie e i figli sono gli ultimi (come se facesse un excursus storico), all'esterno pone il lavoro e lo sport come in passato.

I disegni occupano il medesimo spazio di prima, la moglie in basso verso destra, il marito il alto verso sinistra; il centro e il confine sono vuoti. Tutti i legami sono collegati ai rispettivi centri, sono tutti positivi ad eccezione di un rapporto così tra Abdiljalil e la cognata. Ora tutto va bene, hanno legami con coloro che desiderano, gli altri li hanno dimenticati, non  fanno parte più della loro vita, della loro realtà. Abdiljalil ricorda nel primo cerchio la sua famiglia d'origine e nel secondo pone la sua famiglia d'elezione con gli amici e i parenti acquisiti. Tutti i legami del disegno sono rappresentati da linee oblique di diversa misura.

I legami che Abdiljalil disegna con il secondo cerchio passano attraverso i legami del primo, creando quasi un unico segno tra il I e II livello.

Il centro geometrico è vuoto, il centro psicologico è rappresentato da loro stessi che ora hanno un buon equilibrio con i componenti che gli stanno attorno, ognuno ha il suo ambiente vitale e il suo centro, non vi sono intrecci tra i due protagonisti ne tra i loro elementi.

 

II.         Livello:

Il confine è deserto, è un punto di passaggio solo in 2 punti precisi, per il resto è intoccato. Tutto si concentra nella idea di una grande famiglia, l'esterno per Abdiljalil è dovere e piacere, per Khadija è desiderio, è il futuro. Abdiljalil è ancora molto ancorato al passato, menziona tutta la famiglia d'origine allargata e ne è felice , la sua d'elezione è lontana quasi in second'ordine perché si sente ancora il figlio perduto e bisognoso d'affetto.

 

III.       Livello:

C'è poco da dire sulle trasformazioni avvenute tra ORA e allora, le configurazioni sono identiche, vengono modificati gli elementi. Khadija nell'ora non menziona più i parenti, solo la sua famiglia d'elezione e i suoi genitori con cui ha sempre avuto ottimi rapporti, l'esterno si è modificato: prima aveva più contatti attraverso il lavoro ora è vuoto ha solo voglia di ricominciare ad essere utile socialmente facendo ciò che sa fare, la parrucchiera.

Abdiljalil utilizza la stessa forma ma con elementi diversi. I rapporti sono identici, tutti buoni e pure l'esterno è lo stesso, le sue condizioni non sono così diverse da prima, aumenta il numero dei legami con la sua famiglia d'origine e ha rapporti nuovi con la famiglia della moglie. Anche le posizioni sono mantenute, il 2° cerchio viene completato da coloro che sono diventati parte delle nuova famiglia.


1.2.1.7             Marocco 7 (Said e Samira)

 

-          Presentazione della famiglia.

Said e Samira provengono da Casablanca e hanno rispettivamente 38 e 34 anni. Qui a Bergamo vivono in un paese della Val Cavallina, verso il lago d'Endine, hanno un appartamento in affitto dove vivono con le loro bambine di 4 anni una e 7 mesi l'altra. La più piccola è nata nella bergamasca, la grande in provincia di Savona.  Said è arrivato in Italia nel '85, ora è un operaio a tempo indeterminato, ma in Marocco aiutava il padre nel negozio di famiglia. Samira ha raggiunto il marito 8 anni più tardi ('93) e fa la casalinga, ma al suo paese faceva l'università (economia) e lavorava come segretaria perché aveva ottenuto un diploma di specializzazione con il computer.

 

-          Analisi dell'intervista secondo la griglia di lettura:

I coniugi K. Sono molto gentili, disposti al colloquio, volenterosi nello spiegare i problemi affrontati e ciò che non va nel paese di accoglienza. L'intervista è stata svolta in casa di un'altra famiglia marocchina precedentemente intervistata che ha organizzato l'incontro. Said è molto critico nei confronti del paese ospitante e lo paragona spesso agli altri paesi europei, Samira non si scompone in giudizi ma esplicita il desiderio di tornare in Marocco.

 

Progetto migratorio

Said decide di partire all'avventura per trovare un lavoro e continuare gli studi nel tempo libero, la sua meta era l'Inghilterra. In quel periodo la polizia alla frontiera non lasciava passare nessuno perciò si è fermato in Francia da una sorella per aspettare che la situazione si sbloccasse. Dopo qualche giorno decise di far visita ad uno zio in Italia, e durante il soggiorno ha subito un incidente stradale che l'ha bloccato in Italia per due anni, perciò decise di rimanere. Said lo reputa uno sbaglio, un errore che ha pagato caro, ma adesso va bene. E' arrivato nell'85 in Europa ed era già fidanzato con Samira, si è spostato dagli affetti per essere più indipendente economicamente dai genitori.

 

Vita in Italia

Dopo essersi sistemato, è sceso in Marocco per sposarsi (91) e iniziare i documenti di ricongiungimento familiare. Samira è riuscita ad arrivare in Italia dopo 8 anni, e l'ha fatto per scelta del marito.

Said ha ottenuto i documenti nell'87 ed ha iniziato a lavorare nell'89 perché era difficile trovare lavoro. Ha vissuto con lo zio finché si è regolarizzato, poi si è arrangiato per quanto riguarda l'abitazione, nel frattempo ha sempre lavorato con lo zio che era commerciante e nel fine settimana in un ristorante. "Inizialmente sono arrivato in Italia solo per trovare mio zio, poi mi è successo un incidente stradale e sono finito all'ospedale con la gamba rotta e così non ho potuto lavorare e ho perso troppo tempo per questo fino al 1990!"

Nell'89 ottiene il 1° lavoro regolare presso una fonderia di Bergamo, e vi è rimasto per 1 anno, dopo ha cambiato numerosi lavori con contratti a tempo determinato, dal 1994 al 1997 si è trasferito a Savona per una ditta bergamasca, e lì è stato aiutato dal parroco per trovare una casa e un aiuto per i figli. Spiega chiaramente che a Bergamo non ha ricevuto nessun aiuto o sostegno dalla popolazione "A Savona c'è un parroco che mi ha aiutato a trovare la casa e qualcosa per i  miei figli , anche la pediatra è stata gentile con noi ma a Bergamo niente". A Bergamo ha trovato forte l'aiuto da parte dei connazionali e in particolare dal fratello che gli ha cercato una casa. Said ha trovato sul suo cammino molte difficoltà che giudica di ordinaria amministrazione, aveva già questa visione prima di partire, è normale per lui quando si lascia il proprio paese e si approda in uno sconosciuto.

Non credeva però che l'Italia  fosse così diversa rispetto agli altri paesi europei, di questo ne è stato profondamente deluso: "Soprattutto per il lavoro, qui in Italia non aiutano per la casa e il lavoro, in Francia l'ufficio di collocamento dà qualcosa per vivere se non si ha un lavoro. Qui bisogna arrangiarsi! Il governo lo sa e non fa niente. Se non hai lavoro non hai niente".

Anche Samira denuncia le mancanze subite e non volute: "E' duro soprattutto per l'abitazione perché mio marito viveva con i fratelli e poi ho dovuto cercare un'altra casa per noi!".

Oggi va meglio, tutto si è abbastanza sistemato, il lavoro e la casa sono sicuri, i rapporti con l'esterno sono buoni, Said ha più rapporti con gli italiani e i colleghi di lavoro, Samira dichiara di frequentare le connazionali e solo a Savona aveva un'amica insegnante che l'aiutava. Durante il tempo a loro disposizione, Samira lavora in casa e poi va con il marito a fare la spesa o a fare un giro al lago, qualche volta escono e vanno al ristorante.

La gestione della casa è affidata alla moglie per quanto riguarda le faccende quotidiane. Per il lavori più pesanti ci pensa Said.

Samira non ha la patente perciò tutte le commissioni lontane le fanno insieme, c'è sintonia tra la coppia ("Noi decidiamo di giorno in giorno, se io sono al lavoro va lei se non andiamo insieme. Per le visite mediche devo sempre andare anch'io perché sono lontani i medici e lei non ha la patente”).

 

Relazioni familiari

Samira ha lasciato in Marocco i genitori e 7 sorelle, le mancano molto. E dice che sentono la nostalgia. La sua famiglia era contraria al trasferimento e Samira spera di ritornare presto da loro perché li vede solo 1 volta all'anno. Dice in Marocco lei faceva tante cose e che in Italia è tutto diverso, estraneo a lei e al suo mondo perciò sta molto in casa, unico luogo che le ricorda il suo paese.

Said ha scelto di allontanarsi per migliorare la propria vita, i suoi parenti si erano inizialmente opposti ma l'hanno lasciato andare per sperare qualcosa di meglio per il figlio. Lo dice come se fosse una consolazione, prima il dovere poi il piacere!

In Marocco Said è molto attivo, va sempre in giro a trovare i parenti per dimostrare che ce la sta facendo.

 

Progetti per il futuro

Non vi è un'effettiva intenzione da parte di Samira di rimanere per molto. Said è più in difficoltà nella scelta, a lui piacerebbe essere "come gli altri", intendendo gli italiani, avere una casa di proprietà da lasciare in eredità ai figli, migliorare la vita della famiglia con una lavoro più remunerativo, avere qualche soldo per entrare in affari.

Samira dice di volere una casa e un lavoro part-time, ma non specifica in quale luogo, è indubbio sul da farsi anche perché è influenzata dal volere del marito.

 

Riflessioni sull'esperienza

Samira se tornasse indietro nel passato, non partirebbe, preferirebbe decisamente rimanere in Marocco ("mi trovo bene,  ma sono non contenta di rimanere"). Apprezza dell'Italia la maggiore libertà, soprattutto per le donne e le numerose possibilità che ci possono essere per i suoi figli, per il loro studio e il loro futuro.

Said spera in un'Italia migliore, che raggiunga i livelli standard europei per gli stranieri ma anche per gli autoctoni, alla domanda: tornerebbe in Italia? Said non si pronuncia, non lo sa, forse se avesse più soldi in tasca non partirebbe così allo sbaraglio, all'avventura. Come ha fatto in passato. E' come una sorta di pentimento, di risentimento che ha nei confronti delle sue scelte, ma per calmare la sua colpa si dichiara impotente nei confronti del destino!

 

-          Presentazione del disegno simbolico dello spazio di vita familiare.

In entrambi i disegni simbolici dell’ora  e dell’allora apre la grafica la moglie e la chiude il marito.

 

Passato:

Inizia la moglie e si posiziona in alto verso destra, il marito verso il basso.

La moglie disegna in alto a sinistra la mamma (3) e in alto a destra il papà (6); il marito segna con un unico punto in alto a sinistra i genitori (4) e più in basso  la nonna (7) e i fratelli (8), accanto mette gli amici (5).

La moglie più in alto ricorda le sorelle (9) disegnando una tetrade familiare.

Molto vicino a lui in alto segna una zia morta (10), la moglie segna sua zia un po’ più lontano da lei (11), poi ricorda un’amica (12) e la posiziona verso la periferia a destra, accanto segna pure la scuola (13).

Anche il marito mette la scuola (14) un po’ più staccato dal suo punto, la moglie segna il lavoro (15) sulla sua stessa linea; il marito, la palestra (16) e le gite (17) le posiziona verso sinistra. La moglie posiziona il matrimonio (18) distante da lei verso sinistra sulla stessa linea della madre, il marito fa lo stesso (19) mettendolo verso sinistra, quasi accanto segna la sofferenza per non aver trovato un lavoro (21), e ricorda la morte della zia (20), sotto di lui sulla stessa linea verticale con cui aveva segnato la zia morta(10).

 

Rapporti:

Il marito ha buoni rapporti con i genitori, la zia morta, la nonna, gli amici, la scuola, la palestra, le gite, il matrimonio.

Ha rapporti così con i fratelli.

Ha rapporti conflittuali con la morte della zia e la sofferenza per non aver trovato un lavoro.

La moglie ha buoni rapporti con il matrimonio, il papà, la mamma, le sorelle, la zia, l’amica, la scuola.

Ha rapporti così con il lavoro.

 

Presente:

Inizia la moglie e si mette in alto, il marito in basso ma sulla stessa linea verticale.

La moglie disegna a raggiera i figli (3), i genitori (5), i vicini (9), i fratelli del marito (10), gli amici (12) ; un poco più lontano la sofferenza per la mancanza della casa (14) e il proprietario della casa (19)  .

Il marito invece forma un ventaglio verso il basso a sinistra in cui lui è l’apice e si hanno due livelli di distanza, il raggio più vicino è formato da: i figli (4),i genitori (6), il lavoro (7), gli amici (8), lo zio (11), un amico morto (13); il raggio più lontano è formato da :la difficoltà di trovare la casa (15), la difficoltà per il lavoro (16), i diritti per gli stranieri sono più severi (17), la difficoltà per vivere senza aiuti (18), l’incidente (20), il tempo perso per l’incidente (21).

 

Rapporti:

Il marito ha buoni rapporti con i figli, i genitori, l’amico morto, il lavoro, gli amici, lo zio.(formano il primo semicerchio)

Il marito ha rapporti conflittuali con la difficoltà per vivere, la difficoltà per la casa, per il lavoro, la discriminazione per gli stranieri, l’incidente, il tempo perso per l’incidente.(formano il semicerchio più distante)

La moglie ha buoni rapporti con gli amici, i genitori, i figli, i vicini.

Ha rapporti così con i fratelli del marito.

Ha rapporti conflittuali con la mancanza della casa di proprietà, con il proprietario della casa attuale.(sono più distanti)

 

-          Analisi dei disegni secondo i tre livelli della griglia di lettura/interpretazione

 

Analisi del DSSVF nel passato:

 

I.           Livello:

Said e Samira disegnano 20 elementi, 9 lei e 11 lui, i punti disegnati sono abbastanza minuti ma il disegno si riesce a leggere chiaramente.

Samira ricorda la sua famiglia d'origine concentrando le 7 sorelle in un unico punto, l'evento matrimonio (animismo), il proprio lavoro, la scuola (concretismo) e un'unica amica.

Said nomina i genitori con un unico punto, così fa con gli amici e i fratelli, ricorda la nonna e una zia morta e numerosi eventi: matrimonio, morte, mancanza di un lavoro, infine racchiude nel tempo libero gite, palestra e scuola.

La moglie occupa la parte superiore del cerchio, verso la periferia, è orientato verso l'alto, il marito specularmente occupa la parte periferica bassa verso sinistra. Samira occupa esclusivamente il II quadrante, Said il III e il IV anche se i legami sono orientati a sinistra, in alto e in basso, nessun elemento è alla destra del marito.

L'esterno, il centro, il confine sono vuoti, ognuno occupa il suo piccolo spazio intorno e non ci sono legami o intrecci nelle due configurazioni. In entrambi i disegni ogni elemento ha un legame con chi l'ha disegnato, non ci sono intermediari né legami sospesi. Per Said i legami con gli eventi sono visti negativamente, solo l'evento matrimonio è positivo per lui, con il suo ambiente familiare ha un ottimo rapporto, alcuni contrasti li ha avuti con i fratelli (come è stato evidenziato dall'intervista).

Samira ha un legame negativo con il suo vissuto passato e il rapporto con il lavoro ha qualche difficoltà.

Tutti i legami di Samira sono verso l'alto, forma un ventaglio in cui è il perno che gli permette di aprirsi, posiziona equidistante da lei ma in opposizione i genitori, la madre a sinistra sulla stessa linea del matrimonio, il padre a destra sulla stessa linea del lavoro, il alto più centrali le sorelle, amiche e scuola, il suo ambiente ludico, di svago, di giovinezza.

Said orienta la sua configurazione verso sinistra, in linea verticale ma in opposizione ci sono l'evento morte e la zia stessa, in orizzontale invece gli amici; unico luogo per dimenticare la sofferenza di non avere un lavoro è la palestra che pone nella stessa linea del legame con l'evento negativo.

Entrambi hanno dei rapporti molto vicini con coloro che hanno menzionato e pur facendo parte di una realtà esterna all'ambito familiare, hanno deciso di inglobare tutto all'interno del cerchio. Non vi è coincidenza tra i centri, il centro geometrico è vuoto. Nella configurazione di Samira, in cui lei è la protagonista che dirama tutti i legami, il centro è rappresentato dalle sorelle ; per Said che usa la stessa tecnica della moglie, il centro sono gli amici , simbolo del divertimento e tempo libero.

II.         Livello:

Il confine è deserto come il centro e l'esterno, non c'è intreccio, tutto è statico, un minimo di legame intrecciato lo si nota nel disegno di Said tra la palestra e la sofferenza per la disoccupazione, motivo scatenante dell'emigrazione. Inoltre i legami tra Said e il matrimonio e Samira e le gite hanno un'unica radice che si dirama, come se avessero qualcosa in comune: entrambe lo portano lontano da casa, fuori dal suo ambiente natale.

 

-          Analisi del DSSVF  nel presente.

 

I.           Livello:

Il disegno cambia ben poco, il ventaglio della moglie si è aperto al centro e completa il suo cerchio, Said forma un ventaglio orientato verso il basso, la periferia; il centro, l'esterno e il confine sono di nuovo inutilizzati, le posizioni dei coniugi sono immutate. Muta di poco il numero degli elementi (21) e il disegno è di nuovo aperto da Samira e chiuso da Said.

Samira ricorda 9 elementi, Said 13; numerosi sono gli eventi difficili che ricorda il marito, Samira posiziona le sventure per la casa raccontate nell'intervista, la tensione con i fratelli del marito e con  il proprietario della casa, la mancanza di una casa.

Said soffre per la situazione che sta vivendo e per il trauma che ha vissuto in passato, vorrebbe migliorare il modo in cui vive, ma l'impotenza lo porta a chiudere dentro di sé il proprio mondo. Non vi è nessun rapporto con l'esterno, visto negativamente dalla coppia, forse con perdita di speranza, forse come disapprovazione.

I disegni sono ben chiari, collocati uno all'opposto del cerchio dell'altro pur essendo i coniugi, sulla stessa linea verticale, corrispondenti.  Sia Samira che Said non citano il coniuge nella propria configurazione e non creano alcun legame tra di loro.

Samira occupa il I e II quadrante, Said il III e il IV. Said si collega con tutti i suoi elementi, quelli più vicini sono legami positivi, quelli più lontani, rappresentanti eventi sgradevoli, sono vissuti negativamente. Il rapporto che lega Said ai figli e ai genitori sono segnati attraverso un'unica linea, come se fosse una linea intergenerazionale.

Samira ha legami sospesi con i genitori, per indicarne la distanza, con gli amici e la mancanza della casa per ricordare la situazione odierna: più libertà associativa ma più scomodità abitativa, i pro e i contro dell'emigrazione. Inoltre lega tra sé i genitori e gli amici alla stessa distanza con lei, come se uno fosse il sostituto dell'altro in questo periodo di transizione. Il suo mondo gira attorno ai ricordi di un paese lontano e alla realtà dura, cruda con avversità, conflitti ma anche amori nuovi e conoscenze libere, indiscutibili.

La configurazione a stella di Samira ha utilizzato tutte linee oblique, vicine a lei dirette, senza mezzi termini o mediazioni.

Said ha utilizzato una configurazione a ventaglio, però con 2 livelli diversi, i rapporti più vicini sono rappresentati dalla vita in Italia con i suoi affetti e legami lontani, i rapporti distanti sono denotati da legami negativi, dalle difficoltà riscontrate che gli hanno permesso  di ottenere ciò che ha al I° livello. Le difficoltà sono tutte orientate alla periferia, Said le ha ancora dentro di sé, le sta ancora vivendo ma si sta preparando a portarle al di là del cerchio, fuori da sé per una vita nuova.

Il centro è vuoto, assente, si conferma la stessa situazione precedente, però Said ora orienta alcuni suoi elementi verso il centro geometrico. Tra i 2 disegni non c'è coincidenza tra i centri,  Samira è il centro psicologico della sua vita in Italia, per Said il centro è rappresentato dal lavoro, elemento indispensabile per poter vivere una vita serena in Italia. "Se non hai lavoro non hai niente".

Said menziona lo zio e lo posiziona vicino e nella stessa direzione dell'evento-incidente e del tempo perso per questo, come se fossero collegati l'un e l'altro.

 

II.         Livello:

Non vi è nessun intreccio tra i due disegni, ognuno fa parte di sé, gli elementi di Samira sono diretti a lei e non presentano nessuna intersezione; per Said, vi è un intreccio tra la difficoltà del lavoro e la disuguaglianza tra i diritti dello straniero e dell'autoctono, forse per denunciare la discriminazione interna ed esterna vissuta e in atto da parte della società ospitante, "attraverso il lavoro, i sindacati forse si potrebbe ottenere più equità, più parità tra la popolazione locale e noi". E' un desiderio espresso più volte durante il colloquio che trova la sua giustificazione nell'esperienza tragica dell'incidente e da ciò che ne è derivato.

Il confine è inutilizzato, non ha importanza alcuna per la copia.

 

III.       Livello:

A livello grafico c'è ben poco di diverso tra le 2 fasi temporali, sono abbastanza simili sia per numero che per posizione.

Samira nell'ora ricorda solo i genitori, e disegna più elementi ancorati al presente come le nuove conoscenze (amici e vicini), la sua famiglia d'elezione, i parenti del marito ed infine le avversità riscontrate nel paese in cui vive, l'atteggiamento di coloro che lo abitano e la mancanza di una sistemazione appropriata.

I rapporti permangono buoni con l'unico elemento rimasto costante: i genitori.

Anche per Said i genitori sono l'unico elemento che permane e nella medesima posizione dell'allora. Ora aumentano notevolmente gli eventi-problema e alcuni componenti della famiglia prima non menzionati come lo zio e i figli. Tutti i legami con le persone sono positivi, non si può dire altrettanto per gli eventi. Nell'ora e nell'allora apre la moglie e chiude il marito.


1.2.1.8            Marocco 8  (Jamal e Fatiha)

 

-          Presentazione della famiglia:

La famiglia A. si è riunita da poco tempo, è quasi un anno che Jamal e Fatiha vivono insieme con i figli, 5 + 1 nata da un secondo matrimonio.

Lui ha 45 anni, lei 42 e i figli vanno dalla più grande che ha 17 anni al più piccolo che ha 9 anni (unico figlio maschio). Jamal è l'unico marito intervistato che ha vissuto l'esperienza della poligamia, è divorziato dalla 2a moglie da qualche anno ed ora ha in custodia la figlia. A Bergamo il marito ha un fratello con la famiglia, il resto della parentela è rimasta a Marrakech, città da dove provengono.

Jamal è in Italia dal 1990, Fatiha dal 1998, in Marocco il marito era calzolaio ora fa l'operaio in un'azienda chimica, la moglie era sarta e ora è casalinga.

 

-          Analisi dell'intervista secondo la griglia di lettura:

Durante l'intervista erano presenti oltre ai coniugi anche le due figlie maggiori, la più grande traduceva ciò che la madre diceva in arabo, perché non ha ancora imparato bene l'italiano. Tutti i componenti della famiglia sono stati molto lieti di avermi come ospite e hanno preparato del tè alla menta con dei pasticcini. L'abbigliamento della moglie era occidentale, le tesso per le figlie, anche l'arredamento del soggiorno non rispecchiava la tradizione marocchina, c'erano 2 poltrone e un divano di pelle con al centro un tavolino in cristallo, non mancava però il quadro con alcuni versi del Corano.

 

Progetto migratorio

Jamal ha deciso di partire dal suo paese per lavoro, era già sposato al tempo con Fatiha e aveva già 5 figlie da far crescere, ha rischiato molto facendo questo passo.

E' stata una decisione sofferta, ma era per il bene di tutta la famiglia. "Ho dovuto fare tanti sacrifici per la famiglia perché là non c'era lavoro". Jamal aveva già un fratello in Italia, a Bergamo e così decise di raggiungerlo, partì insieme con un amico che inizialmente aveva come meta la Toscana, poi decise di trasferirsi con lui a Bergamo.

Il marito sceglie l'Italia per via del fratello già inserito in quel contesto e non si fa molte domande sul motivo, perciò non ha pensato ad altri paesi europei "E' andata così e basta".

Fatiha e tutta la famiglia hanno raggiunto Jamal dopo 8 anni. Il marito lo desiderava molto, soffriva di solitudine e di mancanza d'affetto, si vedevano una volta ogni 8 mesi circa. "Desideravo che venissero vicino a me perché stare qua da solo fai una brutta vita, la moglie era sola con tutti i figli e aveva voglia di stare vicino a me".

 

Vita in Italia

Quando Jamal è arrivato ha soggiornato dal fratello per qualche mese, poi è arrivata la moglie del fratello e se n'è dovuto andare e si è trasferito a Villa d'Almè con degli amici, presso una signora anziana che affitta le camere. Dopo qualche tempo un amico dal Marocco l'ha raggiunto e hanno fatto insieme la richiesta di ricongiungimento familiare e nel frattempo ha cercato una casa che riuscisse ad ospitare tutta la famiglia.

Per quanto riguarda l'impiego, Jamal non si è mai creato dei problemi, si è adattato alla situazione, ha iniziato facendo il "vù cumprà", poi il suo lavoro marocchino, il calzolaio, dopo il muratore e infine l'operaio.

La casa in cui vive con la famiglia, l'ha condivisa per qualche tempo con un fratello che ora è tornato in Marocco. Riuscire nell'impresa di emigrazione è stato difficile per Jamal, è stato aiutato soprattutto dai connazionali, sia per la casa che per il lavoro: "Gli aiuti sempre da amici del Marocco". Ha ricevuto un sostegno per la famiglia da parte di una signora italiana che aiuta i figli per i problemi scolastici, ma per Jamal questo non è certo il tipo di aiuto che conta. "Una persona che non ha dato aiuto, aiuto, sì …..aiutato i miei figli per andare a scuola".

La famiglia italiana che ha aiutato i figli di Jamal e Fatiha per la scuola aiuta tutti gli immigrati della zona a risolvere i problemi che possono insorgere durante le loro integrazione, fa parte di un'associazione di volontariato. I figli sono stati aiutati dagli insegnanti, ma denunciano di non aver avuto nessun tipo di aiuto dai compagni di classe né da qualche amico: "Nessun amico italiano o compagni di classe hanno dato aiuto, i miei figli non escono mai perché non hanno trovato amici".

Il papà spiega meglio la situazione: "No perché siamo un popolo riservato e non amiamo molto che i nostri figli escano tanto, ci sono troppi pericoli qua. Voi siete abituati a fare tante cose che noi non possiamo perché siamo musulmani. Qua noi siamo stranieri e non è facile aprirsi ad un ambiente così sconosciuto. Poi quando si sposerà per me è finita, può fare quello che vuole se il marito la lascia". Chiarisce in modo semplice la situazione dei figli di I generazione, stranieri in patria e fuori, i ragazzi ormai sono abituati a vivere in Europa, farebbero fatica a ritornare in Marocco, ma nello stesso tempo non vivono serenamente neppure qui, perché oppressi dai vincoli dal passato e dalla tradizione. I genitori esprimono forte desiderio di far sposare le proprie figlie a persone della loro stessa cittadinanza, perciò sono escluse dalla vita quotidiana del paese ospitante.

La vita di famiglia scorre tranquillamente, immersa nei lavori di casa, nello studio, nella semplicità, escono per fare la spesa nei centri commerciali e ne approfittano per dare un'occhiata ai negozi; quando escono nel tempo libero vanno a far visita ai parenti o amici vicini.

Fatiha sta imparando l'italiano attraverso la televisione, sta spesso in casa a fare le pulizie o a rilassarsi, finche non riesce bene a comunicare, non si fida ad uscire senza marito. La gestione della casa Jamal l'ha organizzata alla perfezione, ognuno ha il suo compito: "Le spese le faccio io oppure le facciamo insieme, nella pulizia della casa le figlie aiutano la mamma, a parlare con i professori va mia moglie, ma ogni tanto quando si può prendere un appuntamento ci vado io, il medico è un compito della moglie così pure la gestione della casa, se si rompe una lampadina la cambia la mamma".

 

Relazioni familiari

La famiglia di Jamal non era molto contenta che lui lasciasse la famiglia d'elezione così per tanto tempo e andasse in un paese tanto lontano e diverso dalle loro tradizioni. Ora che la famiglia si è riunita e tutto va bene, i parenti sono felici e sereni. Per Fatiha era molto dura la vita in Marocco, da sola a gestire tutta la casa, le relazioni e gli impegni di famiglia, aveva bisogno di una guida maschile per poter anche confidare i suoi problemi; il marito lo vedeva solo 1 mese l’anno ed era troppo poco e in quel periodo dovevano ogni giorno far visita a un parente o amico che sentiva la mancanza di Jamal, perciò il tempo per rimanere soli con la propria famiglia era ridotto al minimo.

 

Progetti per il futuro

Jamal se avesse più possibilità economica cambierebbe la casa troppo piccola per ospitare 8 persone. Spera di migliorare la loro situazione economica quando la primogenita inizierà a lavorare: "Riuscire a vivere meglio, perché adesso solo io lavoro, quando la figlia andrà a lavorare sarà un'altra cosa".

A Fatiha piacerebbe lavorare, costituire una società in proprio, un'attività da sola e far lavorare tutti i suoi figli, dopo che hanno finito gli studi. Anche Jamal è d'accordo: "Lavorare e far diventare grandi i bambini e basta".

 

Riflessioni sull'esperienza

Per Fatiha è stata molto dura all'inizio per la lingua, per l'ambiente sconosciuto con persone diverse, per la separazione che ha avuto con la famiglia e gli amici in Marocco. "Là abbiamo lo stesso modo di pensare e invece qui è tutto diverso". Non crede che ci sia molto in comune tra Marocco e Italia perché in questo paese c'è più libertà, il modo di vivere e pensare è totalmente diverso dal loro, soprattutto sul modo di "ESSERE GENITORI". ("Il compito dei genitori nei confronti dei figli nel nostro ambiente, oltre che sappiamo che possono fare il loro futuro, ci pensiamo anche noi a crearglielo e in Europa questo pensiero non esiste. Un'altra cosa per esempio è come coltivare o educare i bambini, se osservi bene c'è una certa differenza e poi per noi la libertà è limitata, per gli europei è una cosa legittima, uno fa quello che vuole e invece per noi c'è un limite per tutto".)

Fatiha nonostante queste differenze non ha il minimo progetto di tornare in Marocco, è contenta di essere venuta in Italia, rifarebbe gli stessi passi se tornasse indietro nel tempo perché qui ha trovato la tranquillità, là ci sono troppi problemi di famiglia, troppi rapporti da gestire, ogni giorno tanti parenti da ospitare. "Loro sono più contenti quando ci vedono adesso perché è una volta l’anno".

Jamal ha vissuto in prima persona le difficoltà dell'emigrazione perciò non è così sereno nel pensare alla propria esperienza.  Però adesso che sono uniti, tutto è quasi dimenticato, il suo desiderio è stato esaudito: "Adesso basta, non c'è problema. Quello che volevo è qua, la mia famiglia, il lavoro e grazie a Dio".

All'inizio i problemi più incombenti sono stati la lingua per comunicare e la casa per vivere, talvolta la fiducia in se stesso scemava e dava spazio allo sconforto. Grazie al suo impegno è riuscito ad ottenere un posto di lavoro sicuro e dei buoni rapporti con gli autoctoni, non ha mai subito episodi di razzismo e durante il suo lavoro non si è mai interessato dei fatti altrui, si è creato una piccola nicchia ambientale con alcuni colleghi che lo stimano molto "Faccio le mie cose e vado avanti per la mia strada. Con la mia squadra ho dei rapporti fuori".

Ora Jamal è ben integrato e abituato alla vita in Italia, non nota grosse differenze tra il suo popolo e quello ospitante, afferma che l'unica grande diversità è la religione, è la causa dei malintesi e degli stili di vita così separati.

Non sconsiglierebbe vivamente ai connazionali di partire ma solo dei consigli per semplificare le difficoltà che potrebbero incontrare durante il cammino. Metterebbe a disposizione la sua esperienza per aiutare chi ne ha bisogno. Anche lui rifarebbe l'esperienza se ciò significasse migliorare la propria vita!


-          Presentazione del disegno simbolico dello spazio di vita familiare

 

Passato:

Inizia il marito (1) posizionandosi al centro del cerchio, lo segue la moglie (2) che si mette molto vicino a lui nel centro. Continua la moglie ricordando subita la cara sorella morta (3) e la disegna vicino a lei verso l’alto, poi la mamma (4) alla sua sinistra ma ancora accanto al suo punto; un po’ più spostato posiziona il padre (5) accanto alla madre e nella sua stessa direzione. Il marito segue la moglie ricordando il padre (6) accanto a lui verso sinistra in basso, e vicino al padre situa la madre (7) leggermente più in basso, la moglie disegna due puntini direttamente sopra di quelli dei genitori e li nomina uno il suocero (9) sopra il papà, l’altro la suocera (8) sopra la madre.  Il marito a sua volta fa lo stesso, nomina il suocero (10) accanto al padre verso destra appena sotto il marito stesso, la suocera (11) è accanto alla madre verso destra sotto suo marito. La moglie menziona un’amica (12) e la posiziona sopra di lei verso la periferia, ancora più sopra ricorda un’altra amica (13), come volevasi dimostrare, il marito disegna due punti in basso a destra dichiarandoli due amici (14,15) ed un terzo amico (16) più a destra ancora. La moglie segna la sorella (17) in alto, sopra le amiche, è la più lontana all’interno del cerchio. All’esterno il marito disegna un punto sotto la sua posizione e lo nomina come ospedale (18), afferma che il padre è stato troppo malato; la moglie all’esterno mette invece la scuola (19).

 

Rapporti:

Il marito ha buoni rapporti con tutti ad esclusione dell’ospedale perché afferma che quando si hanno rapporti con quell’ente significa che non sta bene.

La moglie ha buoni rapporti con tutti.

 

Presente:

Inizia ancora il marito (1) e si posiziona verso il centro anche se un po’ verso il basso, la moglie è al centro (2). Stavolta è il marito che fa da guida, inizia a menzionare il padre (3) in alto a destra e sotto di lui la madre (4), poi i suoceri: il suocero (5) accanto al padre ma leggermente verso destra, la suocera (6) accanto alla madre nella stessa direzione.

La moglie posiziona uno accanto all’altro dal più vicino al più lontano: il padre (7), la madre (8), il suocero (9) e la suocera (10), poi ricorda l’amica (11) e la mette sopra di lei molto vicina. 

Se lei fa amica allora anch’io”, posiziona due amici (12,13) sotto di lui verso destra. Sopra l’amica, versi l’alto la moglie disegna due punti: la sorella (14) e i figli (15), allora il marito disegna i figli (16) in basso verso destra. La moglie posiziona sopra i figli l’amica italiana (17) e all’esterno del cerchio la scuola (18), il marito dalla sua parte, all’esterno disegna tre punti: uno è accanto ad un altro e l’ultimo a mo’ di triangolo è più lontano, sono rispettivamente l’ospedale (ASL) (19), la separazione dalla famiglia (20) e l’incidente del figlio (21) caduto da un palazzo di 9 metri.

Infine la moglie ricorda il fratello (22) e lo segna in mezzo ai due gruppi di punti formatisi, in alto verso sinistra.

 

Rapporti:

Il marito ha buoni rapporti con tutti ad esclusione dei punti esterni del cerchio, vale a dire all’esperienza della separazione, all’incidente del figlio e al rapporto con l’ospedale in genere.

La moglie ha buoni rapporti con tutti.

 

-          Analisi dei disegni secondo i tre livelli della griglia di lettura/interpretazione

 

Analisi del DSSVF nel passato

 

I.           Livello:

Le configurazioni dei due coniugi sono simili e speculari. Tutte le relazioni partono da loro e si espandono all’interno del cerchio a ventaglio, solo pochi elementi da entrambe le parti sono fuori dell’ambiente familiare. In questo disegno ci sono 20 elementi, ogni coniuge segna 10 elementi ciascuno in perfetta parità.

Utilizzano il punto per rappresentare il soggetto dichiarato, questi punti sono di grandezza media e ben definiti; l’unico un po’ grande è quello disegnato da Fatiha per ricordare la sorella morta. Ogni elemento è stato dichiarato e non ci sono punti collettivi in altre parole con un solo punto s’indicano più persone.

I coniugi hanno le idee chiare su cosa evidenziare e nominare.

Jamal elenca la famiglia d’origine, alcuni amici, un evento traumatico vissuto da giovane quando il padre era in ospedale perché malato e un evento lieto: il matrimonio.

Fatiha fa lo stesso, ricorda la sorella morta e la scuola come unico elemento esterno al sistema familiare.

Le configurazioni partono entrambe dal centro del foglio per poi svilupparsi agli antipodi: la moglie nei primi due quadranti in alto più verso sinistra, il marito nel III e nel IV quadrante in basso verso destra.

L’effetto ottico della configurazione è una girandola a spirale che sta muovendosi in senso orario.

Nessun elemento di un coniuge invade lo spazio dell’altro. Entrambi i coniugi utilizzano la fascia centrale del foglio e quell’esterna è utilizzata solo per un elemento da ciascuno; tutto il resto è bianco, immacolato.

Entrambi occupano la stessa quantità di spazio in quadranti diversi, tutti gli elementi sono abbastanza vicini alla posizione di chi li disegna, perciò sono raggruppati in poco spazio concentrandosi al centro, dove i coniugi posizionano se stessi. I disegni di J. e F. sono chiari, non vi sono pasticci, sono ben distanziati e definibili chiaramente. 

Tutti gli elementi hanno un legame con coloro che li hanno disegnati; il marito segna il legame con la moglie: lui pur non avendola menzionata prende molto in considerazione nel suo passato qui in Italia da solo sia la coniuge sia il suo matrimonio.

La moglie menziona la famiglia d’origine sua e del marito perché in Marocco lei viveva in sospeso tra queste due realtà familiari.

Ogni legame parte da ciascun coniuge e non si collega nessun elemento con un altro, tutto passa attraverso loro.

Tutti i legami sono ben collegati con ognuno attraverso una linea ben precisa, ci sono legami tra persone e sono tutti positivi, l’unico legame negativo è l’ospedale posto all’esterno del cerchio; la linea interna che lega i due coniugi non è diretta ma collegata ad una terza, quella che lega il marito all’evento-ospedale (negativo).

Non vi è assenza di legami.

Vi è decisamente una buona frequenza per tutti coloro che sono menzionati, anche con l’evento morte della sorella, l’unica cattiva frequenza è l’evento-malattia che induce alla separazione e alla mancanza di un importante punto di riferimento.

I coniugi sono messi al centro di un sole con i raggi abbastanza corti e curvilinei, quasi tutte le linee-legame hanno un orientamento curvo, non diretto, soprattutto quelli più esterni, non solo legati attraverso un tratto corto anzi la strada è allungata da queste linee curve, oblique.

F. non ha nessuna linea orizzontale, la posizione delle sorelle e delle amiche tende alla verticalizzazione insieme alla scuola ma sempre con un tratto di linea curvo.

J. verticalmente ha solo due punti: il suocero e la suocera e orizzontalmente la moglie, inoltre non utilizza la linea retta per collegare i legami ma inarca sempre la linea.

Tutte le persone vicine sentimentalmente ai coniugi fanno parte del loro centro psicologico, hanno poca distanza dai coniugi, quelli più lontani sono gli elementi esterni al cerchio.

L’elemento più vicino Fatiha è la sorella morta poi la mamma, all’interno del cerchio l’elemento più lontano è la sorella viva; per il marito, l’elemento più vicino è il papà a pari merito con il suocero; quello più lontano all’interno dello spazio familiare è il matrimonio.

Vi è coincidenza tra i due centri, tra il centro psicologico e il centro geometrico, tutto è molto concentrato al centro del cerchio, le persone più importanti, che fanno parte della loro vita e dei pensieri in quel periodo vengono fatti risiedere in quell’alcova protettiva.

Il cerchio è equilibrio psicologico per entrambi i coniugi, c’è armonia d’intenti, ci si supporta reciprocamente nei momenti di difficoltà, le due famiglie d’origine sono molto solidali e le amicizie sono ricercate e tenute in considerazione a tal punto da essere considerate parti integranti della famiglia.

Il centro vero e proprio è occupato dai due coniugi che ampliano e legano a sé un altro centro concentrico al primo formato dalla loro famiglia e dalla loro serenità creata al caro prezzo del distacco.

 

II.         Livello:

Vi è un unico intreccio creato dai coniugi, più precisamente il marito lega a sé la moglie; per il resto ogni individua ha un suo spazio e non invade quello dell’altro come per affermare la lontananza e il distacco fisico e psicologico del momento.

Le due configurazioni sono simili, hanno una tensione centripeta, non conflittuale, che tende a chiudersi in se stessi e all’interno del proprio habitat familiare.

Il confine è semideserto e visto come punto di passaggio, ogni coniuge pone un solo punto esterno, tutto il resto fa parte del proprio sé.

 

Analisi del DSSVF nel presente.

 

I.           Livello:

La configurazione del presente ha la stessa impronta della precedente ma con notevoli novità.

Fatiha ha nominato alcuni elementi nuovi ma la forma non si è modificata; Jamal ha notevoli elementi esterni e legami più complicati, la forma è più autogovernante cioè tende ancora di più a chiudere se stesso attorno alle persone care e porta gli elementi negativi decisamente all’esterno del cerchio: all’interno sembra che voglia creare un’isola felice per sé e per i suoi cari.

Il numero degli elementi varia di poco(22), come prima vi è parità tra il numero di elementi menzionati da entrambe i coniugi: 11 ciascuno.

I punti di F. sono pressoché identici al disegno precedente, sembra che Fatiha abbia ricreato in Italia il suo ambiente naturale senza troppi traumi.

Jamal modifica completamente la sua grafica, i nodi aumentano di grandezza e sono poco evidenti a causa del traffico intenso dei legami segnalati.

Ogni punto di ciascun protagonista ha un’identità ben precisa, solo i figli sono evidenziati da F. collettivamente con un unico punto. Jamal fa la stessa cosa con gli amici che generalizza con due soli punti. Inoltre il marito gli eventi li relega all’esterno del cerchio e li connota di animismo.

Tutto il disegno è concentrato nella fascia centrale del cerchio, l’esterno ora è più abitato di prima grazie a due elementi in più menzionati da Jamal.

La configurazione occupa gli stessi spazi del disegno del passato: la moglie il I e II Quadrante in alto, il marito il III e IV Quadrante in basso. Fatiha tende più a sinistra , Jamal a destra.

Tutti gli elementi hanno un legame con i coniugi e addirittura Jamal collega due elementi tra loro e non più solo tramite lui. Questa volta non si lega alla moglie e c’è molta confusione tra gli elementi di J. Crea alcuni legami a catena formando un triangolo tra sé, il padre e gli amici: lega poi il padre con la madre.

Segna infine un’arteria grossa da cui si dipanano le altre linee-legame che vanno a raggiungere gli elementi da lui ricordati: Jamal è il cuore del sistema e forma effettivamente una specie di cuore chiuso, uno spazio protetto e da proteggere.

All’interno di questo cuore vengono situati: i figli, la mamma, la suocera e gli amici, cardini della difesa  sono i maschi di famiglia: il papà, il suocero e Jamal stesso.  Difendersi da cosa? Sicuramente dall’esterno, visto negativamente: i legami esterni al cerchio sono per Jamal conflittuali e negativi.

Non accetta la separazione dalla famiglia e dalla tradizione, non sopporta che qualcuno dei suoi protetti stia male perciò vede negativamente l’ospedale e ciò che può nuocere ai figli( ad es. incidenti).

Jamal segna un doppio legame con la madre e alcuni  legami sono invece sospesi: due eventi negativi e il legame con il suocero.

Ciò che per lui è conflittuale è solo l’esterno del cerchio, all’interno tutti i rapporti sono positivi.

Fatiha utilizza dei legami a serpentina per collegare a sé il papà e la mamma e lega tra di loro i genitori creando un circuito abbastanza chiuso con la famiglia d’origine; non vi è nessun legame sospeso e tutto ciò che segna ha un rapporto positivo con lei a dimostrazione del fatto che F. ha raggiunto la serenità in Italia preferendo la vita europea a quella fatta finora in Marocco .Il rapporto con l’esterno è fatto solo di rapporti con gli insegnanti e la scuola dei figli  ed è positivo.

Per Fatiha tutti i legami sono rappresentati da linee oblique, la forma è la medesima della precedente, a mo’ di conchiglia che racchiude all’interno una perla(lei) perno della famiglia. Considera le amicizie italiane facenti parte del suo ambiente naturale, a distanze leggermente diverse segna le persone a lei più care, più vicino a lei ci sta la sua  famiglia d’origine e una sua amica del Marocco( cioè tutto ciò che ha fatto parte del passato e che lei tiene ben stretto) , più lontana la realtà italiana, odierna, cioè: i figli, le nuove amicizie e la scuola. Tutti i legami hanno poca distanza da lei ,a parte il legame con l’esterno che è molto lontano perché la posizione di Fatiha è centrale.

La forma creata dai legami di Jamal è decisamente diversa dalla precedente, sicuramente è molto più chiusa e tende quasi alla forma concentrica. Solo tre legami partono da J. per raggiungere l’esterno e tutti e tre sono visti negativamente. Tutte le linee sono oblique o addirittura molto curve, sembrano cerchi; alcune di misura trattenuta(la sua famiglia d’origine, gli amici e i figli) altre di misura media(la famiglia d’origine della moglie); per rappresentare il rapporto con l’esterno i legami sono amplificati, sono lontani dal centro.

Per Jamal il centro geometrico è rappresentato dalla coppia o meglio da se stesso, ma il suo centro psicologico è la sua famiglia d’origine(mamma e papà)cioè il passato e i suoi figli cioè il futuro.

Per Fatiha il centro geometrico è coincidente con il centro psicologico, lei è colei che regola i rapporti con le persone menzionate, forse ha un legame più forte con i suoi genitori però lei ora si sente di poter appieno vivere la sua nuova vita.

Il centro poi è la storia presente di questa famiglia, tutto gira attorno al centro, è un equilibrio un po’ più  complicato e fragile rispetto a prima ma è pur sempre il dato fondamentale della configurazione: il conflitto nasce fuori dal cerchio, dentro tutto tace, tutto funziona.

Geometricamente   il centro è occupato dalla coppia , in realtà a livello psicologico da entrambe le parti il centro psicologico è occupato  dalla generazione precedente.

 

II.         Livello:

Non vi è nessun intreccio tra le due configurazioni, entrambi esprimono una tensione centripeta e vi è un po’ di tensione di intrecci soprattutto nel disegno del marito, infatti se si prende in considerazione solo Jamal, gli intrecci fra gli elementi sono molti e ben evidenti soprattutto nei confronti delle persone più vicine al marito.

Il confine è più popolato rispetto al passato grazie al marito che aggiunge nuovi elementi; è visto dai coniugi come punto di passaggio per evidenziare gli eventi negativi della separazione e del dolore dovuto al rapporto con l’ospedale e l’incidente.

 

III.       Livello:

Per la moglie la configurazione non è modificata, rimane della stessa forma, variano però alcuni elementi.

Si aggiungono i figli, le amicizie italiane e i legami permangono positivi con tutti.

Jamal modifica la forma della sua configurazione anche se la posizione all’interno del cerchio e la medesima.

Aggiunge nuovi elementi come i figli e gli eventi negativi, anche nel passato comunque il suo rapporto con l’ospedale non era visto positivamente.

E’ più chiuso verso i suoi cari e vede l’esterno come una minaccia, ora con la famiglia in Italia si sente più responsabile delle vite dei suoi parenti e cerca di chiudere i ponto con il nuovo mondo, la protezione è per lui l’impegno e il compito principale da effettuare in questo momento.

Non si evidenziano contrasti o conflitti con la famiglia d’origine né con la famiglia d’elezione.


1.2.1.9            Marocco 9 (Abdil Malek e Fatima)

 

-          Presentazione della famiglia:

Abdil e Fatima provengono da Fes, ed hanno rispettivamente 40 e 27 anni, il loro matrimonio è stato combinato dalle famiglie durante il periodo in cui il marito era in Italia. Abdil è in Italia del 1987, Fatima è salita dal 1993, hanno 2 bimbi di 3 e 4 anni e vivono in un paese all'inizio della Val Seriana. Lasciano in Marocco entrambi 6 fratelli e le mamme, talvolta la mamma di Abdil viene in Italia per 6 mesi a fare una vacanza. In Marocco Abdil non ha mai lavorato, studiava letteratura araba fino all'ultimo anno delle superiori, la moglie ha fatto la 5a elementare ed è sempre rimasta in casa. Ora tutti e due lavorano all'ospedale Maggiore di Bergamo presso un'impresa di pulizie.

 

-          Analisi dell'intervista secondo la griglia di lettura:

Nonostante i 6 anni di residenza in Italia, la moglie dichiara di non parlare l'italiano e che per lei traduceva il marito. Durante il corso dell'intervista è poco disposta sia al dialogo che all'ascolto. Il marito per giustificare l'atteggiamento della moglie dice: "Tante famiglie vengono qua ma loro parlano sempre con me perché lei non vuole parlare, ma adesso che ha iniziato a lavorare forse un po’ è migliorata". Non è stato per niente facile carpire l'attenzione e le poche risposte che ha dato sono state tradotte dal marito. E' sempre stata scettica con l'intervistatrice e il suo sguardo lo dimostrava, aveva quasi fastidio per avere gente per casa.

 

Progetto migratorio

Abdil decide di espatriare dopo la morte del padre, nessuno più lo poteva aiutare a continuare gli studi, perciò decise di andare lontano. Prende il treno e si dirige verso la Francia, dove rimane per 3 mesi, ma non trova lavoro né c'era la possibilità di fare il permesso di soggiorno. In quel periodo in Italia c'era la possibilità di regolarizzare la propria situazione perciò si dirige oltre alpe e arriva a Trezzo in Italia dove c'è un'organizzazione per aiutare i connazionali appena arrivati.

"Sono venuto  qua in Italia per cambiare la mia vita, qui puoi lavorare. Quando sono partito dal Marocco avevo deciso di andare nei paesi europei e fare la mia vita, sono arrivato in Francia e lì sono rimasto 3 mesi ma di là non c'è niente da fare, non puoi fare il permesso di soggiorno e c'era troppo controllo per restare, allora in giro si sente che in Italia stavano facendo il permesso di soggiorno per gli extracomunitari e allora sono venuto qua in Italia".

La moglie lo raggiunge dopo 6 anni, dopo averla sposata Abdil fece subito le carte per espatriarla e farla vivere insieme a lui. Il matrimonio è stato deciso dalle famiglie perché Abdil era lontano e non aveva tempo e possibilità di scendere. Quando tutto era stabilito partì per il Marocco, si incontrò con Fatima per vedere se gli piaceva e decise di sposarla. "L'amore -secondo Abdil- viene dopo il matrimonio, non prima".

 

Vita in Italia

All'inizio in Italia è stata molto dura per Abdil, le sue aspettative erano elevate a causa di ciò che vedeva in Marocco, i connazionali arrivavano dall'Italia con belle auto e regali, credeva fosse il Paese dei Balocchi. La cruda realtà ha disfatto un sogno di libertà e serenità Appena arrivato in Italia si è subito diretto verso Trezzo (Milano) dove sapeva dell'esistenza di una famiglia marocchina che dava lavoro ai connazionali facendoli vù cumprà :"A Fes avevo sentito di questa famiglia , allora quando sono arrivato in Italia non conoscevo nessuno allora sono andato da loro nella speranza di trovare qualche amico di Fes, loro hanno un negozio e ti danno del lavoro, poi mangi e hanno un rifugio".

Per 6 mesi Abdil fece il commercio ambulante ma non era proprio il lavoro che desiderava, aveva difficoltà a rapportarsi con la gente, perciò dalla disperazione iniziò a ubriacarsi. Dopo qualche tempo, conobbe in un bar un gestore di un ristorante di Bergamo che gli propose un posto nel suo locale. Abdil accettò volentieri e si trasferì a Bergamo, lavorava come lavapiatti e viveva in una stanza affittata dal datore sopra il locale. Per il momento non desiderava guadagnare molto, gli bastava essere lontano dal suo gruppo di extracomunitari, avere la tranquillità, preferiva lavorare di più ma rimanere da solo.

Abdil lavorò al ristorante dall'88 al 90 poi decise di migliorare il suo tenore di vita, chiese al suo datore di lavoro di aiutarlo e tramite un medico suo amico, gli trovò un posto di lavoro all'Ospedale Maggiore di Bergamo presso un'impresa di pulizie.

"Per quanto riguarda l'abitazione, è un'odissea" dice Abdil. Ora abitano in un appartamento nel centro storico di un paese della Val Seriana, prima però abitavano in centro a Bergamo, in un monolocale in affitto ceduto da un collega napoletano.

A Bergamo la situazione era critica, non c'erano gli spazi adeguati per far crescere un bambino piccolo e sua moglie perciò il datore di lavoro loro amico li aiutò a trovare la casa in affitto. Abdil denuncia l'incapacità di trovare da solo una casa in affitto anche a pagarla cara: "Allora sono rimasto in quella stanza fino a quando è arrivata la moglie, poi quando è nata la bimba non riesco più a vivere così al piccolo, allora sono andato in giro per trovare un affitto ma nessuno vuole affittarmi la casa, in agenzia mi dicono che sono marocchino e non c'è la casa per me, io dico che lavoro e ho la mia busta paga ma dicono che per colpa di qualcuno che ha fatto casino non vogliono affittare agli altri".

Abdil è una persona molto solitaria, preferisce non chiedere aiuto a nessuno e frequenta pochissime persone in Italia, dice che è troppo stressante frequentare tanta gente, preferisce vivere con la sua famiglia in tranquillità. "Se ho troppi amici non hai mai la libertà. Io sono fatto così. Se torni dal lavoro sei stanco non hai voglia di fare altre cose, una o due famiglie sono abbastanza e basta". La gestione della casa è affidata alla coppia in parti uguali, lavorano a turni alternati per poter badare ai bambini e al resto delle commissioni, durante il week-end stanno insieme e vanno a fare la spesa per la settimana o a trovare i pochi amici che gli rimangono.

 

 

 

Relazioni familiari

Sentono la mancanza della famiglia ma non si lasciano andare allo sconforto, la loro vita ora è qui e devono cercare di bastare a loro stessi. I genitori soffrono per l'allontanamento dei figli che credono dispersi in un mondo ostile e straniero, ma quando vedono che le cose vanno meglio e che il distacco si riduce con il ritorno ogni anno per le ferie si tranquillizzano e sono felici per la scelta.

E' una sensazione di perdita perché sanno che all'estero la vita è diversa da come lo è là, allora sentono di aver perso quel figlio, però quando vedono che va avanti bene e torna a trovare allora sono più tranquilli.

 

Progetti per il futuro

"Si cerca sempre di migliorare nella vita" dice Abdil. "C'è sempre la speranza di fare una vita più bella" dice Fatima. Poi alla fine la coppia fa capire che tutto va bene e cercano di accontentarsi di quello che hanno. Il desiderio di Abdil è di rimanere in Italia e grazie al loro lavoro, di potersi comperare una casa e vivere serenamente la loro vita semplice, senza fronzoli né complessità.

 

Riflessioni sull'esperienza

Abdil è una persona molto profonda, le avversità della vita hanno iniettato filosofia e saggezza nella sua vita, lo sconforto iniziale gli ha permesso di vedere meglio la vita pulita che ha oggi. Ha un buon giudizio sull'Italia e sugli italiani perché trova affinità con loro e con le sofferenze che in passato anche il nostro popolo ha dovuto sopportare.

"Gli italiani sono brava gente, hanno del buon cuore perché sanno, hanno passato anche loro dei brutti periodi allora loro capiscono il significato della povertà allora aiutano tanto gli extracomunitari, vivono e lasciano vivere".

Tutte le esperienze servono per capire meglio la realtà e la mentalità del paese in cui sto creando la mia vita, tutto viene da sé, poco alla volta. Denuncia il fenomeno dei rientri in patria dei connazionali che illudono la gente locale e creano in loro delle aspettative troppo alte nei confronti dell'Europa. "Quand’ero in Marocco vedevo i marocchini che arrivavano dall’Italia con le belle macchine allora pensavo che l’Italia fosse l’America, non so cosa c’è in Italia …… allora vado anch’io in Italia così mi faccio una bella macchina come gli altri. Adesso sono qua con i bambini, la casa, il lavoro e …… basta !".

Sottolinea la sofferenza che si deve sopportare per ottenere quel poco che ha. Abdil è comunque una persona ottimista, pensa positivo e crede che nella vita ci siano delle sorprese di ogni tipo: "La difficoltà  sempre c'è, però chi cerca trova, se non rimani fermo si può fare qualcosa,  anche se c'è una cosa che non ti piace devi farla per mangiare, l'importante è fare le cose nella legge".

Per Fatima l'esperienza non è stata molto positiva, è una ragazza molto chiusa, non parla italiano e non ha nessun tipo di amicizie creata autonomamente, vive all'ombra di Abdil e non ha nessuna iniziativa. Ora sta iniziando ad approcciarsi alla realtà grazie al nuovo lavoro, il marito spera che si apra un po' al nuovo mondo!      

 

-          Presentazione del disegno simbolico dello spazio di vita familiare.

 

Passato:

Inizia il marito e si posiziona quasi in centro , leggermente spostato verso destra, in alto, la moglie in basso nella stessa direzione. Il marito ricorda il padre(3) e la madre(4) e li mette vicino a lui leggermente più in basso verso destra, la moglie segue l’esempio e ricorda la mamma(5) e il padre(6) vicino a lei in orizzontale , uno sotto l’altro a mo’ di triangolo. Il marito continua con ricordare il fratello (7) più lontano verso la periferia, e un gruppo di punti rappresentano le sorelle (8,9,10,11) e le disegna due più vicine e due più lontane, infine ricorda un amico (12) e lo mette alla stessa distanza delle sorelle ma più spostato in alto. La moglie disegna tre punti, uno più in basso e due alla stessa altezza, tutti orientati verso il centro, sono le sorelle(13,14,15). Il marito in alto , perpendicolarmente alla sua posizione, disegna il teatro(16), le sue esperienze di attore in un teatro locale (cosa che non ha menzionato nell’intervista), poi disegna due punti vicino al confine del cerchio, in alto a destra, sono i suoi fratelli morti in un incidente stradale (17,18), più in basso alla stessa altezza la morte del padre (19). Per ultimo, la moglie segna la scuola (20) in basso verso la periferia.

 

Rapporti:

Il marito ha buoni rapporti con: il padre, la madre, la sorella (8) e il fratello.

Ha rapporti così con: le altre sorelle, l’amico e il teatro.

 Ha rapporti conflittuali con: la morte dei fratelli e del padre.

La moglie ha  buoni rapporti con tutti.

A questo punto la moglie senza dire nulla , si allontana. Noi l’aspettiamo un po’, poi il marito la raggiunge per esortarla a rientrare , lei dichiara di essere stanca e di non voler più continuare l’intervista. Le spiego che siamo all’ultimo disegno ed è una questione di pochi minuti ma molto importante al fine di questa intervista. Dopo qualche esitazione la moglie rientra in gioco. Io ho tirato un sospiro di sollievo!

 

Presente:

Inizia il marito e si posiziona abbastanza decentrato, verso sinistra in basso, la moglie in corrispondenza del marito, si pone più in alto. Continua il marito ricordando la madre (3) e posizionandola orizzontalmente a sé ma verso la periferia, la moglie fa lo stesso con la sua mamma(5), posizionandola in corrispondenza della mamma del marito. Nel frattempo il marito aveva menzionato il fratello(4) e lo ha disposto in basso, la sorella (6) parallelamente al fratello è più spostata verso destra. Il marito poi disegna la suocera (7)lontana e verso sinistra, più a sé disegna il figlio (8) e la figlia (9)uno accanto all’altro. La moglie menziona la sorella(10) è messa lontana rispetto agli altri , poi vicino a sé , in alto posiziona i figli: la figlia (11) e il figlio (12) uno accanto all’altro.  Il marito ricorda l’evento matrimonio e lo situa vicino a sé, alla stessa distanza della madre ma più spostato verso il basso, lo stesso fa la moglie ma verso l’alto (14). Infine il marito ricorda un amico ed è disposto in basso abbastanza lontana dalla sua posizione.

 Rapporti:

La moglie dichiara di aver buoni rapporti con tutti, il marito ha buoni rapporti

con tutti ad esclusione di un amico , in cui dichiara di non aver un rapporto

molto personale.

 

-          Analisi dei disegni secondo i tre livelli della griglia di lettura/interpretazione

 

Analisi del DSSVF nel passato

 

I.           Livello:

La configurazione di AbdilMalek occupa più spazio rispetto a quella della moglie. In questo disegno ci sono 20 elementi, di cui 7 ne segna la moglie, 13 il marito.

I punti di Fatima sono molto chiari e tondi, il punto che rappresenta se stessa è il doppio della grandezza degli altri.

Abdil disegna dei punti un po’ irregolari e di grandezze diverse, il suo punto è molto più grande e con delle sporgenze.

I disegni di entrambi sono chiari, lei ha tutti gli elementi all’interno del cerchio e ricorda la sua famiglia d’origine e solo tre sorelle, l’unico elemento di distacco è la scuola che però è sempre all’interno del guscio protettivo.

Abdil ha una struttura più ampia, ricorda la famiglia d’origine, numerosi elementi dolorosi che l’hanno posto a contatto con la morte e gli elementi più sereni  come il teatro e l’amico.

Ogni punto ha una sua precisa identità e vi è un distanziamento opportuno per ogni elemento menzionato, questo soprattutto è fatto dalla moglie: infatti le sorelle sono un gruppo a parte così come i genitori, la scuola è in una posizione più staccata rispetto ai due gruppi come per selezionare le varie parti della sua vita passata.

Il marito pone a una medesima distanza le morti anche se avvicina tra loro quelle dei due fratelli; raggruppa le sorelle e il fratello, avvicina i genitori e lo stesso fa per l’extrafamiglia (teatro e l’amico). Nomina il padre sia da morto che da vivo.

I due disegni sono posizionati in due zone diverse del foglio, tutte e due verso destra ma Abdil  utilizza il II Quadrante (in alto a destra) e Fatima il IV Quadrante (in basso a destra), la parte sinistra è vuota così come l’esterno del cerchio.

Vengono utilizzate soprattutto le fasce estrema e media del cerchio, Abdil utilizza anche la fascia centrale per  posizionare se stesso. Fatima nella fascia centrale mette le sorelle e lei è posizionata nella fascia media, pone la scuola nella zona estrema del cerchio.

A dimostrazione di ciò che hanno dichiarato nell’intervista i coniugi ,in passato gestivano poche relazioni esterne all’ambiente familiare, addirittura la moglie oltre alla scuola non aveva altro, neppure le amiche: ciò come vedremo non si è modificato di molto in Italia.

Ogni elemento menzionato ha un legame diretto con il coniuge, Fatima ha due legami sospesi con una sorella e con la madre, Abdil ne ha molti di più, addirittura con una sorella non finisce neppure il legame che aveva iniziato a delineare.

Abdil ha un legame solido con i genitori, il fratello, la morte del padre che l’ha spinto ad emigrare e due sorelle, per il resto sono legami sospesi.

Con gli elementi di “svago” non parte da se stesso per disegnare il legame ma lo tiene lontano dal suo punto, cioè sospeso da entrambi gli estremi.

Fatima ha buoni legami con tutti gli elementi descritti, Abdil ha un rapporto molto conflittuale con l’evento morte e una cattiva frequenza pure con ciò che è estraneo alla famiglia, solo con una sorella su tre ha un buon feeling.

Abdil è molto selettivo , indice di poca tolleranza nei confronti dell’ambiente vitale del suo passato, ciò può averlo aiutato nella scelta di emigrare.

La forma della configurazione di entrambe è simile, a ventaglio, orientata verso destra con loro come perno del sistema.

Fatima ha legami prettamente obliqui, solo il rapporto con il padre è tracciato con una linea orizzontale, il rapporto con una sorella è leggermente curvilineo.

Il padre e la madre sono gli elementi più vicini a Fatima, poi la scuola è posta ad una distanza media, infine le tre sorelle sono le più lontane.

Abdil ha un disegno un po’ più complesso, la linea verticale per eccellenza è il suo legame con il teatro, il fratello e la morte del padre hanno una orizzontalità rispetto all’autore, le altre linee sono decisamente oblique e poco curvilinee.

Gli elementi più vicini al marito sono il padre e la madre, quelli più lontani sono i lutti vissuti dalla sua famiglia a misura media vi sono gli altri elementi.

Per Abdil il centro geometrico coincide con il suo centro psicologico che è rappresentato da se stesso, il suo centro cioè se stesso è un’area di tensione, ha molti rapporti poco chiari ed equilibrati.

Il centro geometrico di Fatima è rappresentato dalle sorelle e non coincide con il centro psicologico rappresentato da lei, protagonista dei rapporti con gli elementi evidenziati, è un centro di equilibrio e di chiarezza.

Nella coppia non vi è coincidenza di centri, ognuno in quel periodo viveva per sé e le loro vite non erano state ancora incrociate, nessuno dei due menziona l’altro o qualcosa in comune.

 

II.         Livello:

Non esiste intreccio tra le due configurazioni, ognuno ha occupato la sua porzione di spazio e rispetta quella altrui, le vite in questo periodo sono completamente separate. Noto però una tensione centrifuga verso l’esterno per tutte e due anche se al confine e all’esterno del cerchio tutto tace, è deserto, le presenze sono concentrate all’interno del guscio materno contenitore di esperienze e sentimenti.

 

Analisi del DSSVF nel presente

 

I.           Livello:

La configurazione si è poco modificata se non nelle posizioni dei disegni, la struttura è simile così pure le presenze.

Sono stati nominati 15 elementi, Fatima segna 6 punti e Abdil 9. La forma a ventaglio ora è orientata verso sinistra, la moglie occupa la posizione più alta a sinistra ( I Quadrante), il marito quella più bassa sempre a sinistra (III Quadrante).

Vi è una netta separazione tra i due disegni. Si occupa principalmente la fascia media del cerchio, le altre sono deserte : soprattutto il centro e l’esterno.

La moglie nel presente ricorda solo la madre perché nel frattempo il padre è morto, i figli, una sola sorella e l’evento matrimonio che le ha modificato il suo sistema vitale, non menziona la figura del marito.

Anche Abdil ricorda la sua famiglia d’origine composta dalla mamma, da un fratello e da una sorella poi nomina  il matrimonio e omette la moglie, la famiglia della moglie consta solo della suocera e come rapporti extrafamiliari  elegge un solo amico a rappresentanza. La moglie a differenza di Abdil non ricorda nessun componente della famiglia d’origine del marito.

I punti disegnati sono regolari e uguali per tutti gli elementi menzionati, i coniugi utilizzano solo la forma circolare inoltre i disegni sono molto chiari e i punti ben distanziati tra loro.

I legami di Fatima sono anche questa volta tutti positivi, ben collegati al suo punto e ognuno ha la propria linea-legame senza usufruire del legame di un altro; sono presenti legami sia con persone che con eventi: la configurazione della moglie è caratterizzata principalmente dalla semplicità .

Il marito ha solo un legame sospeso con la suocera , gli altri elementi sono legati saldamente al protagonista del disegno, ha buoni legami con tutti ad eccezione dell’unico amico nominato, forse per differenziarlo dalla famiglia effettiva che ha cercato in tutti i modi di dargli conforto in questi anni difficili.

Gli elementi familiari sono molto legati al punto di Abdil formando così un groviglio di linee sovrapposte. Tutti gli elementi dei coniugi hanno un legame con chi li ha menzionati, questa volta sembrano molto più pianificate le vite di Fatima ed Abdil.

Le due configurazioni sono a forma di ventaglio come nel disegno precedente , Fatima ha un’apertura molto più piccola dovuta al numero esiguo degli elementi raffigurati e dal fatto che tutti i punti sono a poca distanza da lei: tutti e quattro i punti sono alla stessa distanza, solo la sorella è un po’ più lontana.

Il marito ha posto i suoi elementi più lontani, quelli più vicini a lui sono due: la mamma e l’evento matrimonio, il resto è formato da linee.legami di misura media e alla stessa distanza da Abdil, i figli sono a metà strada tra le linee vicine e quelle medie.

Fatima ha posizionato verticalmente il figlio e orizzontalmente la mamma, tutti gli altri elementi  sono collegati tramite linee oblique; invece Abdil ha disegnato un’unica linea orizzontale che rappresenta anche per lui la mamma, il resto degli elementi sono pure per lui linee oblique.

Il centro del disegno è vuoto, non vi è coincidenza tra il centro geometrico e il centro psicologico , per ogni configurazione il centro è il protagonista del disegno stesso.

 

II.         Livello:

Non vi è intreccio tra i due disegni, entrambi esprimono una tensione centrifuga verso l’esterno; il confine è vuoto, dismesso.

Tutto ciò che fa parte della vita dei due soggetti sembra rimanere all’interno del cerchio familiare.

L’esterno non è visitato, è ignoto, non significa nulla di importante per la coppia, non ha valore intrinseco per l’andamento familiare in questo particolare momento vitale dei coniugi.

 

III.       Livello:

I due disegni si assomigliano molto anche se hanno cambiato posizione nel cerchio.

Sicuramente nell’allora gli spazi occupati erano maggiori anche se sempre all’interno del cerchio, ora si è più concentrati attorno al proprio punto  grafico-psicologico.

Le distanze con gli elementi cari si accorciano pur paradossalmente essendo più lontani fisicamente; i rapporti negativi si disperdono  ed ora tutto ciò che si ha attorno è positivo e soprattutto selezionato, si ha poca fiducia in ciò che è diverso dall’entourage familiare. Lo dimostra quell’unico elemento poco positivo rappresentato dall’amico , elemento esterno alla famiglia.

Abdil modifica alcuni elementi menzionati nell’allora, non nomina più il padre e neppure gli eventi negativi delle morti subite in famiglia, ora trovano spazio gli elementi della famiglia d’elezione e della famiglia della moglie , l’unico evento nuovo è il matrimonio; i rapporti positivi sono aumentati e soprattutto nell’ora non ci sono eventi negativi. Forse vuole limitare il campo affettivo anche per evitare nuove sofferenze?

Fatima ha sempre mantenuto i suoi legami positivi con tutti, nell’allora menzionava solo la famiglia d’origine e un evento facente parte la sua vita: la scuola; ora non cambia parere , ricorda i propri cari più intimi in questo momento cioè i figli, l’evento matrimonio e ricorda ancora la propria famiglia d’origine o quel che ne è rimasto cioè la madre e una sola sorella.


1.2.1.10        Marocco 10 (Hamid e Nadia)

 

-          Presentazione della famiglia:

La famiglia I. proviene da una città del Marocco di noma Beninmellal , si è trasferita in Italia in due momenti separati (come tutte le altre famiglie), il marito è nel nostro paese dal 1990 e la moglie l’ha raggiunto nel 1994.

Il matrimonio è avvenuto in Marocco nel 1993 prima del trasferimento di lei, il marito era già in Italia ed è tornato in patria per scegliere la moglie.

La moglie Nadia ha 26 anni, Hamid 28 e hanno una bambina di 4 anni nata a Bergamo.

In Italia ci sono 3 fratelli del marito e insieme lasciano in Marocco 9 fratelli . Ora  il marito lavora in un’azienda chimica e Nadia ha da poco lasciato il lavoro e fa la casalinga. Abitano in un comodo e accogliente appartamento di loro proprietà in un paese a metà strada tra Bergamo e Milano; stanno sistemando un secondo appartamento acquistato da poco e che affitteranno a qualche loro connazionale.

La loro situazione economica e sociale si è stabilizzata ed ora è discreta, è l’unica famiglia intervistata a possedere ben 2 beni immobili di loro proprietà.

Hamid ha lasciato l’università per trasferirsi in Italia, invece Nadia ha frequentato la scuola fino alla seconda superiore.

Entrambi sono molto disponibili all’intervista, la moglie è spigliata e molto loquace, dibatte molto con il marito soprattutto quando non la pensa allo stesso modo.

Nadia è aperta e tollerante , sopporta mal volentieri che il marito abbia fatto una scelta religiosa molto seria e integralista; convive serenamente con la società italiana e collabora con la comunità araba in modo attivo. Il marito è poco tollerante rispetto alla società di accoglienza ed è molto impegnato nella moschea di Bergamo e per la comunità coranica araba.


 

-          Analisi dell’intervista secondo la griglia di lettura

 

Progetto migratorio

Il motivo che ha spinto il marito a trasferirsi dal Marocco all’Italia è stato il lavoro, per lei la scelta è stata indiscutibile, ha dovuto seguire le decisioni del marito.

Inizialmente in Italia c’era il fratello del marito e, come una catena, quando arriva il primo, arrivano anche gli altri. Il marito in Marocco stava proseguendo gli studi, e alla fine dell’anno scolastico, durante le vacanze decise di andare in Italia a trovare il fratello e non pensava di starci definitivamente ma solo di stare un po’ con lui e visitare un po’ il paese, ma quando ha visto che in Italia tutti lavoravano e guadagnavano denaro meglio che in Marocco, ha pensato di rimanere per fare una prova.

Dopo qualche mese è ritornato in Marocco per fare i documenti e per stabilirsi per più tempo in Italia, nel frattempo ha conosciuto la moglie e si è fidanzato con lei, così pure lei ha dovuto smettere di studiare. La moglie però non si è trasferita subito perché il ricongiungimento familiare necessita di più tempo e burocrazia.

La famiglia di lui era abbastanza contraria al trasferimento, ma l’intenzione era più forte dell’ubbidienza ai parenti anche se non priva di dubbi, soprattutto dal punto di vista religioso. La moglie ha dovuto seguirlo, anche se il suo sogno era di fare l’università e di avere contatti con persone nell’ambito universitario, la sua famiglia era contraria all’allontanamento della figlia ma la regola è di seguire il marito; le amiche della donna erano invece felici per il destino che l’aspettava e la reputavano fortunata.

All’inizio la situazione era molto delicata ma tutto si è modificato quando il marito ha trovato lavoro in una ditta a conduzione familiare, i titolari dell’azienda erano molto buoni e hanno cercato di aiutarlo molto. “ Ho avuto molti dubbi anche per motivi religiosi perché qua non si trova tutto quello che hai a casa come le moschee, è un ambiente differente. Poi quando ho iniziato il primo lavoro ho deciso di rimanere. Ho trovato una brava famiglia bergamasca che mi ha aiutato, allora sono rimasto e ho visto che tante cose sono cambiate, non è come all’inizio.” Ha lavorato nella fabbrica di questa famiglia bergamasca e, vedendo che lui abitava lontano dal luogo di lavoro, lo hanno preso con sé nella loro casa per tre anni e lo trattavano come un figlio.

 

Vita in Italia

Ora vivono in un appartamento di proprietà in provincia di Bergamo con la loro figlioletta di quattro anni, hanno anche parenti vicino a casa ma nessuno di loro vive sotto lo stesso tetto, la figlia è nata a Bergamo e frequenta la scuola materna del paese. Il marito lavora in una fabbrica chimica come operaio, lei è casalinga da poco tempo (dicembre 1999) a causa di una gravidanza finita male e tuttora è in attesa di un figlio (3 mesi).

Quando il marito arrivò in Italia nel 1990, fu aiutato dal fratello che lavorava a Milano e abitava in una bella casa a Inzago (MI) da una signora che affitta camere da letto, poi, dopo qualche mese la signora ha deciso di sfrattarli perché aveva bisogno dell’appartamento per il figlio. A loro non era rimasto altro che trasferirsi in una cascina abbandonata.

In quel periodo, il fratello lavorava e lui invece stava cercando, allora il datore di lavoro del fratello ha contattato un amico che alla fine lo ha assunto. Ha lavorato e vissuto con lui e la sua famiglia nella stessa casa quasi come se fosse un figlio. All’inizio viveva in una dependance ed era indipendente ma le spese erano troppe, il cibo già pronto era caro allora il datore di lavoro decise di portarlo in casa anche a mangiare, poi è arrivato anche suo fratello.

Dopo qualche tempo decise di sposarsi e di mettere su casa, allora la famiglia benefattrice ha cercato di aiutarli sia per trovare una casa sia per cambiare lavoro perché loro non riuscivano a dargli uno stipendio più alto. “Loro gli hanno cercato la casa e gliel’hanno trovata e hanno fatto anche la firma di garanzia per la banca e l’anticipo.”

Il giovane marocchino iniziò un nuovo lavoro in una ditta di zincatura e comprò una casa grazie ad un prestito della famiglia bergamasca e del mutuo ottenuto dalla banca. “Loro non potevano darmi di più dello stipendio degli anziani, perché avevo chiesto per rimanere una cifra alta. Allora mi hanno aiutato a cercare un altro lavoro e visto che volevo fare il muratore loro sono andati a chiedere ad un loro amico ma alla fine hanno trovato un lavoro di zincatura in una ditta di Lallio e comunque rimanevo a casa loro a vivere.”

Dall’intervista si è dedotto che dopo qualche difficoltà iniziale, la famiglia ora sta bene, si sente a posto, sta per acquistare un secondo appartamento e ha deciso di allargare la dimensione della famiglia; permane qualche perplessità nel rimanere nel nostro paese pur essendosi abbastanza integrati nella struttura sociale della zona.

In Italia la famiglia ha contatti con amici e parenti connazionali, solo con alcune persone italiane ha tessuto delle amicizie; il marito ha rapporti anche con i colleghi di lavoro. “Hanno comprato i vestiti per me per aiutarmi! Hanno fatto più dei miei parenti. Il giorno del mio matrimonio loro hanno detto a mio papà e alla mia mamma che avrei lasciato qui i genitori ma in Italia ne avrei trovato degli altri genitori ed è stato proprio così.

Anche adesso quando ho bisogno di soldi me li prestano senza problemi. Ho pensato anche di fare un annuncio per ringraziarli di tutte le cose che hanno fatto per me. Quando mia moglie è arrivata l’hanno subito assunta e così è stato anche per mio cugino (con il lavoro e documenti).Io con loro non ha guardato lo stipendio ma a quel giorno in cui avevo bisogno di un aiuto e me l’hanno dato (lavoro e casa).”

Durante il tempo libero i coniugi fanno la spesa o qualche volta vanno a fare delle gite, il marito gioca a calcio sempre di sabato e di domenica e la moglie esce per andare in moschea o per svolgere la sua funzione domenicale di insegnante nella scuola araba. In Marocco invece studiavano e il loro tempo libero lo sfruttavano facendo visita ai parenti o andando in moschea.

Le attività familiari sono svolte soprattutto dalla donna di casa, la parte più consistente della spesa la fanno insieme nei centri commerciali, si dividono invece i compiti per quanto riguarda le cure della figlia: il marito la accompagna alla scuola materna, la riprende e fa i colloqui con le insegnanti, la moglie ha i contatti con il pediatra.

 

Relazioni familiari

La famiglia emigrata ha ancora numerosi membri in Marocco, la moglie ha i genitori e 6 fratelli, il marito ha i genitori e 3 fratelli, ne sentono la mancanza e tornano a far visita al loro paese ogni anno nel periodo estivo quando ci sono le ferie. Hanno sofferto molto per la partenza di H. : “ Qualcuno della famiglia era contrario. Per un giovane se si senteche deve andare in Italia lo deve fare perché per lui è una bella cosa e loro lo sanno” e per quella di N.: “Era difficile per loro, perché non ho mai pensato di andare a vivere fuori del mio paese”.

In Marocco, quando vi ritornano, è sempre una festa per loro e consumano le loro vacanze facendo visita a tutti i loro parenti, è usanza poi portare ad ognuno un presente perciò dall’Italia ogni volta si devono portare bauli di regali per i parenti.

 

Progetti per il futuro

In futuro, al marito piacerebbe intraprendere un’attività autonoma o in Italia o in Marocco, l’idea più facile da realizzare per lui è aprire una macelleria araba ed è per questo motivo che ha frequentato nel 1991 lascuola media italiana e ha conseguito il diploma di licenza media inferiore. La moglie è ben contenta di seguire il progetto del marito. “Il macellaio, quando ho fatto la terza media nel ’91 mi hanno chiesto cosa volevo fare in Italia ed io ho risposto la stessa cosa.”

 

Riflessioni sull’esperienza

Per quanto riguarda il giudizio riguardo alle differenze culturali tra i due paesi, la moglie non nota un gran divario culturale tra lei e la società italiana, l’unica questione cruciale per lei è la differenza religiosa; per il marito la cultura italiana è del tutto differente a quella marocchina e considera la società europea causa della liberazione-distacco dall’Islam da parte di alcuni cittadini marocchini influenzati dai connazionali emigrati ed in visita saltuariamente nel paese. “Insomma se si parla degli anziani allora non c’è qualcosa di simile ma se si parla dei giovani che stanno andando avanti con il Marocco, lo rendono europeo. Per quanto riguarda la religione ho visto più praticanti mussulmani in Europa che in Marocco. Se ero ancora in Marocco io non avrei messo il foulard e mi sarei attaccata così alla mia religione. Mio marito queste cose non le sa perché era timido e isolato.” dice la moglie.

Il marito interviene dicendo: “Questo è per colpa degli immigrati che incoraggiano la gente ad integrarsi. Se segui questo ti liberi dall’islam. Ti dico che un buon cattolico e un buon mussulmano hanno tante cose in comune.”

In ogni caso i coniugi convengono nel consigliare ad amici o conoscenti di non seguire la loro scelta di emigrare e se proprio volessero farlo, prima di partire, imparare la lingua e avere tanti soldi.  “Direi di non venire. Oppure di avere la tasca piena prima di venire!”.

Denunciano entrambi un fenomeno classico che gli emigrati fanno quando tornano in visita al loro paese: in Italia vivono di stenti per accumulare una grossa cifra da poter spendere in Marocco per dimostrare ai connazionali il tenore di vita che hanno in Italia.

I coniugi sperano in un Marocco migliore in un futuro prossimo, criticano gli intellettuali del loro paese che partono e vanno all’estero invece di costruire qualcosa di buono nel proprio.

La moglie afferma che se potesse tornare indietro non si sposerebbe più con un uomo che espatria; il marito, in ultima analisi, ricorda la sua sofferenza passata e ammette che in Italia alcune cose vanno meglio, ci sono più comodità (medicine, uffici, lo status economico) ma se uno non ha grandi esigenze, vive meglio nel proprio paese!

“Ho sofferto tanto, preferirei rimanere là. Da una parte qua va bene come la medicina, gli ospedali, gli uffici, poi se fossi rimasto là a 28 anni non avrei potuto avere già la macchina e la casa, gli amici con cui ho studiato stanno facendo un’altra vita giù in Marocco. Sono stato fortunato grazie a Dio. Quello che stiamo facendo qua lo potevamo fare anche in Marocco, tanti potevano mangiare facendo lo stesso di qua, viviamo e vestiamo anche là solo che fare una macchina o la comodità non la troviamo lì.”

 

-          Presentazione del disegno simbolico dello spazio di vita familiare

 

Passato:

Inizia il marito e si posiziona nella parte alta del foglio, la moglie si disegna con un quadretto in basso a sinistra.

Poi la moglie disegna vicino a lei la nonna materna morta che l’ha adottata (3), il papà (4) e la mamma (5).

Il marito segue facendo tutto l’elenco dei parenti intorno a lui, sono parenti che l’hanno adottato quando suo padre morì (lui aveva 17 mesi): nonno (6), nonna (7), nonno (8), nonna (9), mamma (10), patrigno (11), zia (12), sorella della zia (13), cugino (14), il padre morto posizionato vicino a lui (15), zio (16), zia (17), figlio della zia (18), figlia della zia (19), sono posizionati intorno a lui a semicerchi aperto verso la circonferenza del cerchio.

Continua lei disegnando un punto classificato come discussioni (20) cioè relazioni che svolgeva in ambito scolastico nel suo paese (piccole tesine), poi fa un punto a vuoto senza dare spiegazioni, li posiziona vicini e all’interno del cerchio. Disegna fuori del cerchio il basket (21).Il marito posiziona lo sport (non qualcosa in particolare) all’interno del cerchio ma più esterno del semicerchio (22).

 

Rapporti:

Il marito ha buoni rapporti con tutti e così pure la moglie.

 

Presente:

Inizia la moglie e fa un quadretto sempre in basso a sinistra, poi continua disegnando il marito con un quadretto accanto a lei in basso (2) e la bambina (3) ancora più sotto verso la circonferenza del cerchio.

E’ la volta del marito che disegna se stesso (4) in alto del cerchio e poi la moglie (5) sotto di lui e la bambina (6) accanto a sinistra.

La moglie nella sua parte di foglio disegna alla sua sinistra come un muro (o in fila) i due fratelli (7) con un punto solo, poi ricorda degli amici e li posiziona al di fuori del cerchio (8), continua con i parenti: papà (9), sotto la mamma (10), la sorella (11), la nonna (12), segna ancora un punto ma non dice chi è.

Continua il marito con sua nonna (13) verso l’esterno del cerchio, il nonno (14), il patrigno (15) e nello stesso punto mette anche la mamma (15) infine i fratelli (16).

La moglie aggiunge sotto la nonna lo zio (17).

Prosegue il marito con il papà ed il nonno morti posizionati nello stesso punto sotto di lui versi destra (18), la moglie menziona un’amica (19) posta all’interno del cerchio ma verso il confine, il marito la segue posizionando gli amici italiani (20) sotto di lui verso l’interno del cerchi.

La moglie posiziona gli stessi (21) verso la periferia del cerchio, poi continua con il ricordo del bimbo perso pochi mesi fa durante una gravidanza (22) e sopra questo punto anche la malattia del papà (23).

Il marito la perdita del bambino (24) la posiziona quasi accanto alla bambina; infine ricorda l’immigrazione (25) e la mette all’esterno del cerchio come evento ormai lontano.

Per ultimo la moglie posiziona la scuola (26) sotto l’elenco di parenti intesa come scuola per lei (i suoi studi) e per i suoi alunni (L’insegnamento nella scuola di arabo).

 

Rapporti:

La moglie ha buoni rapporti con: mamma, papà, fratelli, sorelle, zio, marito, figlia, amica e amici italiani e non.

Ha rapporti così con: la scuola; ha rapporti conflittuale con la malattia del mio papà e con la perdita del bambino. Non ha rapporti con la nonna morta perché non c’è più.

Il marito ha buoni rapporti con: moglie, figlia, nonno e nonna, patrigno, mamma, fratelli, amici italiani, papà e nonno morti.

Non ha buoni rapporti con la perdita del bambino ed un rapporto così così con l’immigrazione.


 

-          Analisi dei disegni secondo i tre livelli della griglia di lettura/interpretazione

 

Analisi del DSSVF nel passato

 

I.           Livello:

Entrambi i coniugi hanno occupato un minimo spazio all’interno del cerchio, nessun elemento esterno, il marito occupa la parte superiore del cerchio (abbastanza centrale ma più verso sinistra I° quadrante) e la moglie la parte più bassa verso sinistra (III° quadrante). Hamid disegna 16 elementi, Nadia solo 6, in tutto notiamo 22 elementi.

 I punti di entrambi sono ben evidenti e tondeggianti, la moglie si rappresenta con un quadrato. Il marito posiziona più persone all’interno del suo gruppo, la moglie distanzia più chiaramente i vari elementi.

Il marito menziona i genitori e i parenti, l’unico elemento estraneo alla famiglia è lo sport anche se non disegna il suo rapporto. La moglie ricorda i genitori e la nonna morta e non i fratelli o alcun parente, dà importanza al basket e alle conferenze che teneva in ambito scolastico. In questo periodo non si menzionano perché erano estranei l'uno all'altro.

La configurazione del marito occupa la fascia estrema del cerchio e in nessun caso segna elementi o al centro del cerchio o esterni al cerchio, lo stesso per la moglie.

Il marito ha un legame buono con tutti i suoi familiari però la nonna e lo sport non sono legati con nulla. La moglie ha legami buoni con tutti, anche con gli elementi di concretismo (lo sport e le conferenze). Tutti i legami partono dai protagonisti, il marito è al centro di questa configurazione e i legami creano quasi una stella le cui punte sono quasi tutte orientate al centro del cerchio, solo il padre è orientato verso la periferia anche se posizionato molto vicino al centro (marito). La moglie è, invece, alla periferia del disegno; con i legami si è venuto a creare una specie di uovo in cui l’interno è occupato dai genitori e la nonna morta tanto amata, la periferia è formata da avvenimenti estranei alla famiglia e alla stessa protagonista (la moglie).

La moglie ha disegnato delle linee ben marcate, non finisce del tutto di collegare se stessa con i genitori e la nonna (legami sospesi), invece la linea parte direttamente dalla sua posizione verso il basket e le conferenze ma non le collega definitivamente.  Il marito fa lo stesso con il nonno, il cugino, la mamma, il patrigno, la zia e la figlia della zia.

La moglie, per collegare lo sport e le discussioni, utilizza linee curve a forma concava e linee oblique  per la nonna e la mamma, per il papà disegna il legame orizzontalmente. La lunghezza dei legami è media per quanto riguarda le conferenze e lo sport, sono ravvicinate per quanto riguarda la parentela. Il marito fa linee dirette con tutti ad eccezione di tre punti un poco più periferici rappresentati da parenti meno stretti e perciò più distanti (linee curve), tutte le altre linee sono oblique e la lunghezza di tutti i legami è abbastanza trattenuta, tutto il disegno è abbastanza concentrato.

Il centro del cerchio è vuoto, il centro psicologico è stato spostato da entrambi, non vi è coincidenza tra i centri: il marito si posiziona nel centro della sua famiglia d’origine, la moglie posiziona al centro il padre e la nonna morta ed ha un buon legame con loro, la si può considerare un’area d’equilibrio.

 

II.         Livello:

 Il marito nella sua configurazione esprime una propria forza centrifuga, è orientato verso  la altre persone. La moglie invece ,nel suo disegno, evidenzia la tensione centripeta, tutto à limitato all’interno dell’uovo , dell’entourage della sua vita quotidiana, i rapporti sono limitati a pochi elementi.

Il confine è occupato da entrambi i coniugi, tutto si svolge attorno al confine del cerchio, ma solo in punti determinati, non tutto il confine del cerchio è stato utilizzato, come per non invadere troppo lo spazio altrui.

 

-          Analisi del DSSVF nel presente

 

I.           Livello:

Hanno mantenuto le stesse posizioni: il marito in alto a sinistra (I° quadrante), la moglie in basso a sinistra (III° quadrante), la moglie aumenta notevolmente gli elementi (15) a differenza del marito che ne diminuisce (11).

Il marito segna ogni elemento con dei punti mediamente estesi e tutti della stessa grandezza, la moglie segna se stessa e il coniuge con dei punti a forma quadrata, poi si corregge e li fa tondeggianti, gli altri cerchietti sono di medie dimensioni, ma non tutti uguali: gli elementi verso la periferia sono leggermente più grandi.  Entrambi i disegni occupano poco spazio ma se rapportato al disegno del passato, hanno esplorato di più lo spazio circostante.

La moglie ha orientato tutti i suoi elementi verso il confine del cerchio, il marito  ha cercato di disegnare un mulino a vento con i suoi rapporti tra le persone scelte.

La moglie ha disegnato come tre file verticali all’interno del cerchio,: la prima comprende la sua famiglia (lei, il marito, la bambina); la seconda è orientate più verso l’esterno e comprende la famiglia d’origine in Marocco; la terza, ancora più esterna, fa parte della vita in Italia con le amicizie italiane e l’amica connazionale, la scuola araba in cui insegna (vicino al confine), la grave perdita del figlio e la morte del padre; infine vi è un unico elemento esterno al cerchio che definisce, con un termine generico ,amici (intesi i marocchini).

Il marito ha creato una triade formata da se stesso , la moglie e la figlia , come un triangolo, poi disegna un angolo retto con gli altri elementi all’interno del cerchio, il lato verticale è formato dai parenti prossimi del Marocco, il punto di congiunzione (vertice) è rappresentato dalla morte del padre e del nonno, il lato orizzontale è raffigurato dagli eventi italiani, nuovi amici e la perdita del figlio, un solo elemento è all’esterno del cerchio : l’evento immigrazione.

La moglie ha legami con tutti gli elementi raffigurati ad eccezione della figlia che ha un legame indiretto ,tramite la figura del padre (legame a catena); non segna alcun legame con la nonna. 

Il marito non ha legame diretto con la moglie ma tramite la figlia e questa volta in un moto circolare (anziché lineare come la moglie), segna il legame tra sé e la figlia e tra la figlia e la moglie, poi collega a sé tutti con una linea, vi è solo un legame sospeso tra sé e la morte del padre e del nonno (rappresentati da un unico punto), collega l’evento immigrazione a sé e alla figlia (che indirettamente lo collega alla madre) come un legame a serpentina.

La moglie per collegare utilizza linee abbastanza curvilinee/oblique, solo con il rapporti figlia- marito utilizza una linea verticale; il marito utilizza linee accentuatamente curve, solo il rapporto figlia –immigrazione è una linea retta leggermente obliqua. Le distanze tra la moglie e la famiglia sia d’elezione sia d’origine sono limitate, diventano sempre più accentuate quando si tratta della periferia (la terza linea verticale). Utilizza un giro più lungo per segnare il rapporto con la scuola araba e l’esterno del cerchio. 

Il marito ha distanze trattenute con la sua famiglia d’elezione ,poi si allontana sempre più con i parenti e amici, lontana l’immigrazione.

Il centro è vuoto, il centro psicologico del disegno del marito è la famiglia chiusa come una conchiglia , non c’è coincidenza tra i centri dei due coniugi, sono distanti, la moglie pone al centro del disegno ancora i  genitori e ha un rapporto diretto e vicino.

 

II.    Livello:

La tensione centripeta è evidenziata dal marito, più orientato all’esterno; la moglie conferma la sua chiusura, tutto il disegno sembra far capire che lei desidera chiudere tutti tra le sue braccia rappresentate dal legame tra gli unici due elementi che la portano all’esterno (l’immigrazione e la scuola araba).

I rapporti conflittuali sono rappresentati per entrambi dalla perdita del bimbo, la moglie ha vissuto male anche la malattia del padre, per il marito è l’immigrazione a non essere vissuta serenamente, la moglie ha un rapporto non sereno con la scuola araba.

Il confine è stato utilizzato più dalla moglie, il marito mette vicino al confine i fratelli, e orienta più persone verso il centro. Tutti gli elementi della moglie , invece, sono orientati verso il confine del cerchio (come un punto di passaggio).

 

III.       Livello:

Il disegno presente è molto più evoluto rispetto al passato, lo spazio all’interno del cerchio è aumentato, sempre però mantenendo le stesse posizioni, infatti il centro e la parte destra risultano sempre vuote.

Hamid nell’ora prende in considerazione anche l’esterno del cerchio e mantiene intatti i ricordi e i parenti più vicini del passato, si aggiungono due eventi visti negativamente: la morte di ben tre familiari cari e l’immigrazione; menziona nell’ora anche la famiglia d’elezione e gli amici in Italia.

Nascono però alcuni rapporti negativi come la morte del figlio e l’immigrazione: questa svolta nella sua vita non gli ha portato troppa serenità.

Al contrario la moglie aumenta di gran lunga i legami e cita oltre alla famiglia d’origine e d’elezione anche numerosi eventi ed elementi nuovi quali : le amicizie, la scuola araba, la malattia e la morte. Anche Nadia non vive serenamente la morte del figlio e la malattia del padre, inoltre non è gratificata dal rapporto con la scuola araba.

A differenza di Hamid ha numerose amicizie positive che le rendono la vita da immigrata più ricca socialmente e affettivamente.

La configurazione di Nadia esprime gelosia per quanto ha conquistato in questa terra d’immigrazione, vuole tenere chiuso per sé questo paradiso di relazioni e si pone in lontananza dalla configurazione del marito per non far invadere ulteriormente la vita che si sta a poco a poco costruendo.


1.2.2   Osservazioni trasversali

Il fatto che l'espatrio rappresenti un “momento di rottura”, fa pensare che il momento d'arrivo nel paese ospitante sia vissuto come il «punto zero», il punto di partenza in quella parentesi più o meno lunga, fuori dal luogo natio dove è praticamente impossibile continuare il percorso di vita e di ragionamenti dentro i quali si è cresciuti. Punto zero che in alcuni casi è stato vissuto più volte prima di stabilirsi «definitivamente» in una società che, bene o male, non appartiene loro.

Può darsi che l'inserimento di questi immigrati nel tessuto produttivo di Bergamo in attività spesso qualitativamente inferiori alla loro formazione tecnico-professionale sia dovuto non solo alla capacità di assorbimento di sola manodopera del bergamasco, ma anche alla mancanza di riconoscimento in Italia dei titoli di studio acquisiti nel paese d'origine.

Molti di loro, al momento dell'espatrio, avevano già avuto esperienze lavorative (13 persone) e solo alcuni erano studenti o neo-laureati (2 persone).

Il motivo caratterizzante l'espatrio è d'ordine economico (8 famiglie su 10) e anche le situazioni definite dai nostri stessi interlocutori come «avventura», avevano uno sfondo di insoddisfazione, di aspirazioni professionali e di desiderio di confronto con una cultura del lavoro diversa da quella di provenienza.

Anche per le donne la scelta di lasciare il proprio paese è  sovente legata al desiderio di emancipazione personale e in molti casi rafforzata da informazioni, spesso non corrispondenti alla realtà, che presentavano i paesi europei come luoghi dove potersi facilmente realizzare.

La causa dell’emigrazione marocchina è, infatti, principalmente la speranza di trovare un lavoro in Italia. Coloro che lavorano in Marocco percepiscono uno stipendio troppo basso per mantenere le loro famiglie spesso molto numerose. La vita in Marocco è troppo cara rispetto agli stipendi, così la differenza tra stipendio e costo della vita è sproporzionato. 

In alcuni casi, nonostante le cause dell'espatrio siano ben definite e l'esodo risponda ad un certo tipo di "programmazione" della vita futura, è difficile parlare di progetto migratorio in senso lato. La quasi totalità degli intervistati non era completamente consapevole della realtà a cui avrebbe dovuto far fronte, pertanto il «progetto migratorio» (intendendolo come un percorso ben definito sia nel tempo sia in obiettivi da raggiungere) era, almeno in partenza, un’ idea astratta che si limitava esclusivamente a dare risposta ad un’esigenza di cambiamento per risolvere una condizione socio-economico-politica non più sostenibile in termini individuali.

Per la stragrande maggioranza, il progetto migratorio, che si traduce nella costruzione, nella società di accoglienza, di una base per la vita futura, indipendentemente da un eventuale rimpatrio o meno, non è ben definibile nel tempo ed è orientato ad un consolidamento della loro posizione economica ed alla acquisizione dei mezzi necessari all'ottenimento di una autonomia dal punto di vista lavorativo nel paese d'origine.

Infatti, molti dichiarano di voler inserirsi nel circuito produttivo d'origine come lavoratori autonomi, dando vita a piccole imprese o nelle attività agricole lavorando la propria terra.

La maggior parte delle famiglie (8/10) risiede nel territorio italiano da almeno quattro o cinque anni. Come già osservato in precedenza, il loro arrivo nel nostro paese è stato favorito o stimolato da amici o parenti, stabilendo con essi i rapporti più significativi che, in molti casi, hanno determinato la formazione di un certo tipo di aggregazione.

Sembra essere questo tipo di raggruppamento I'unico in grado di soddisfare le aspettative sociali della famiglia, e nel quale riesce a svilupparsi quel forte senso di solidarietà' interna, di identificazione con lo standard familiare tradizionale, e, anche, un certo tipo di negoziazione verso l'esterno ,nella società locale.

Solidarietà e rifiuto sono due termini che ricorrono frequentemente nel racconto delle famiglie da me intervistate, come “le rotaie di uno stesso binario che, senza stravolgere il percorso di vita quotidiana, regge il movimento e le dinamiche sociali dei vecchi e dei nuovi cittadini.”[13]

La logica che muove i miei intervistati a formulare il giudizio di valore sulla società locale è, più che altro, di tipo soggettivo, sulla base delle singole esperienze del vissuto individuale e non in base ad un agire collettivo.

La maggioranza degli intervistati considera buoni i rapporti instaurati con i cittadini locali e, in generale, la società bergamasca viene definita come accogliente anche se le vengono attribuiti connotati di diffidenza e di individualismo.

Nessuno degli immigrati intervistati è stato oggetto di episodi di intolleranza né di razzismo, né tanto meno di discriminazione in nessun campo.

Secondo il loro parere, non si può generalizzare perchè “tutto il mondo è paese” e “i bergamaschi, bisogna conoscerli bene per poterli apprezzare”.

Inoltre, essi affermano che l’impatto con la società di accoglienza si è rilevato più duro del previsto, ma ciò non può essere circoscritto, secondo loro, al solo territorio bergamasco, ma ad una mancanza progettuale a livello nazionale di una politica culturale e sociale tendente alla sensibilizzazione della società italiana, che introduca una pedagogia culturale adeguata alle esigenze di una più immediata comunicazione tra i diversi componenti della società.

Al momento dell'intervista tutti i capofamiglia si trovano inseriti regolarmente nel mondo del lavoro e così anche alcune delle loro mogli.

Ben 8 famiglie intervistate dichiarano apertamente il desiderio di formarsi professionalmente in Italia, creandosi una attività indipendente.

Com'era da aspettarsi, il problema più incalzante è l'abitazione anche se viene reso manifesto il problema culturale e di regole di vita diverse. Tutti gli i intervistati hanno trovato una sistemazione abitativa ma la maggior parte desidera una casa propria o più agevole rispetto alla propria.

La casa viene percepita non solo come il luogo fisico che offre alla persona un riparo, che le permette di riposare dopo le ore di lavoro e che le dà la sicurezza di un futuro familiare, ma anche come quello “spazio dove la famiglia immigrata può riprodurre un «suo» modus vivendi, di usare e valorizzare oggetti legati alla propria storia, alla propria cultura, alla propria terra, insomma, di trasportare e «materializzare» il ricordo dei suoi vissuti lontani. “[14]

Quali siano le ragioni per una tale severità nei giudizi sono chiare: le famiglie da me intervistate temono infatti che tali comportamenti vengano generalizzati e ricondotti ad una errata identificazione di una determinata etnia.

“Questa appartenenza rende il gruppo più facilmente identificabile e permette ai propri membri di unificare i rispettivi interessi su una comune base di riconoscimento.”[15]

Il problema nasce quando il riferimento etnico diventa la principale o l'unica risorsa in base alla quale i soggetti vengono riconosciuti ed identificati come attori sociali. Dal punto di vista della società locale, il riferimento etnico potrebbe introdurre elementi di rigidità nella comunicazione sociale, alimentando stereotipi e rafforzando il meccanismo di riduzione della rappresentanza. [16]

Di fatto, non esiste nessuna associazione né nessuna organizzazione formale della comunità marocchina e la ragione argomentata dagli stessi intervistati è la grande eterogeneità interna alla stessa comunità, tenendo conto che c'è molta differenza tra chi proviene dalla campagna e chi dalla città, tra le popolazioni del deserto, i berberi, i saharawi, ecc.

L'unica associazione formalmente strutturata è il Centro di Invito Islamico di Bergamo, una associazione religioso-culturale che si occupa dei culto e della cultura islamica, della scuola coranica e della lingua araba, ma non è prettamente una associazione marocchina giacché vi partecipano immigrati di diverse nazionalità (pakistani, indiani, egiziani, algerini, tunisini, marocchini, senegalesi, ghanesi, e altri). Nel tempo, e per i problemi incontrati nel percorso di organizzazione, questa associazione si è ridimensionata in quanto al numero dei partecipanti, e, successivamente, all'obiettivo puramente religioso della fase iniziale si è aggiunto quello del mutuo soccorso.

Non essendoci una vera e propria organizzazione di questi immigrati, in termini formali, non esistono regole che determinino il loro agire come soggetti appartenenti ad un gruppo.

L'unico momento d'incontro periodico, per alcuni immigrati marocchini è il momento della preghiera il venerdì in un garage adibito a moschea in periferia di Bergamo (Curno).

Tra gli immigrati c'è concordanza nell'esprimere un giudizio positivo sul Centro di Invito Islamico perché esso funge da punto d'aggregazione, ma essi lamentano il fatto che a Bergamo non esista una vera moschea per espletare le loro funzioni religiose, dovendo in molti casi rinunciare a incontri di questo tipo perché il trasferimento a Milano, la città più vicina dove esiste una moschea, non sempre è possibile per motivi di lavoro.

Molti manifestano il desiderio che il governo italiano programmi interventi culturali qualificati nelle scuole.

Anche se i rapporti con la società ospitante vengono giudicati buoni, la maggior parte considera che la situazione in generale è peggiorata nel tempo, facendosi ogni volta più pressante il senso di chiusura e di rifiuto da parte della società italiana.

L'alternativa al rientro è costituita dalla scelta di una stabilizzazione definitiva nel nostro paese, prospettiva che rimanda al sogno di molte famiglie di creare un progetto ambizioso per sé e per i propri figli.

Delle 10 famiglie intervistate in Marocco, tutte hanno almeno un componente della famiglia che lavora; 5 persone hanno frequentato l’università, 3 le scuole superiori e 11 le scuole inferiori di cui 2 hanno ottenuto il diploma di licenza media in Italia. Tutte hanno parenti o amici emigrati in Europa e in tutte le interviste è variamente presente la dimensione del confronto, più o meno diretto, con l'"altrove"[18].(Marocco o altri paesi europei di più lunga tradizione migratoria)

Le famiglie immigrate, attraverso le risposte che hanno dato durante le interviste, mettono in evidenza, in primo luogo, che ha importanza la nazionalità di provenienza e che questa costituisce un elemento non secondario di differenziazione all’interno del fenomeno; inoltre, che il motivo principale di emigrazione è la ricerca di lavoro(8 famiglie) e solo un capofamiglia ha affrontato il viaggio per studio e un altro per fare una vacanza perciò è da tenere presente che, inizialmente, il progetto migratorio è diverso: temporaneo, di medio periodo,  potenzialmente lungo, poi con il tempo diventa definitivo e quindi necessita del ricongiungimento familiare (infatti tutte le mogli sono arrivate in Italia per ricongiungimento dopo la legge del 90); che l’Italia e Bergamo non è il primo approdo, che l’accoglienza a Bergamo è in genere giudicata positivamente, anche se le zone di indifferenza e diffidenza non sono da sottovalutare: la socialità, infatti registra una robusta riduzione, che viene attenuata dalla relazione tra connazionali e dalla partecipazione ai gruppi informali sorti nel frattempo.

Nelle loro storie è difficile isolare i tratti della tradizione e della modernità, della vita entro le tradizionali reti di relazioni familiari e parentali e dell'individualizzazione. L'emancipazione della vita urbana convive con il sogno di tornare al paese di nascita; il desiderio di una famiglia numerosa con il sogno di indipendenza e autorealizzazione; l'esperienza della donna-casalinga con l'apprendimento di altri modi di lottare contro la quotidianità; l'impressione che gli emigrati si trovino abbastanza bene all'estero convive con il suo contrario, con le notizie relative alle ingiustizie subite e ai luoghi comuni insiti nel vivere popolare.

Riguardo a ciò, dobbiamo tenere in considerazione il binomio ORA/ALLORA che la componente femminile sta vivendo in questo periodo storico dell’immigrazione italiana.Se è vero che, in Marocco, le pressioni esercitate dagli uomini, per impedire il processo di emancipazione femminile erano forti, è anche vero che le stesse donne si sentivano protette all'interno della “comunità”, in una condizione in cui conoscevano le regole del gioco, in cui le aspettative altrui erano conosciute. Infatti, soprattutto all'inizio può sembrare più facile rinchiudersi che affrontare l'ignoto, la “comunità”, oltre forse ad opprimere, dà anche sicurezza, protezione, fà da cuscinetto rispetto al mondo esterno, là fuori c'è un mondo di cui non si conoscono le coordinate, i codici comunicativi, le regole di comportamento, i valori, mancano gli strumenti per la comprensione del nuovo mondo, è ovvio allora che si cerchi rifugio nelle ultime sicurezze rimaste, anzi si rinforzino certi comportamenti conosciuti, significativi, che mettono al riparo dalle frustrazioni. La casa per quanto degradata è un luogo rassicurante, in cui “si sa cosa fare” (pulire, cucinare, accudire i bambini), che bene o male è sempre uguale, è un posto in cui rintanarsi, da cui, almeno all'inizio, non si sente il desiderio di uscire, del resto più di una volta mi sono sentita rispondere: "uscire per andare dove?", mancano luoghi che acquistino un significato ai loro occhi.

Ho affermato prima che le donne sembrano continuare a svolgere un ruolo tradizionale all'interno della famiglia, in realtà anche questo si è in gran parte svuotato di alcune sue basilari funzioni, per esempio rispetto alla socializzazione primaria dei figli e alla capacità di seguirli nelle varie tappe della crescita e questo potrebbe rappresentare, nel tempo, un grosso problema e creare conflitti insanabli ma, è anche vero, che da questa difficoltà potrebbe nascere lo stimolo a conoscere la realtà nella quale i figli si muovono, rompendo l'invisibilità sociale nella quale si trovano, è spesso per e grazie ai figli che alcune donne cominciano ad uscire, per accompagnarli a scuola , per parlare con gli insegnanti, per portarli dal medico, ecc.

I primi contatti con l'esterno rappresentano momenti difficili, in cui ci si mette alla prova e magari si ha la conferma dell'inadeguatezza dei propri strumenti culturali, ma come tutti i momenti di crisi, possono essere anche gravidi di possibili sviluppi costruttivi. Momenti di “uscita”, di messa alla prova personale, rivestono un’importanza particolare nel processo di integrazione nella nuova realtà, infatti “le conferme, gli incontri e i luoghi, sono fondamentali nel processo di ricostruzione del sé, di riconquista della fiducia in se stessi, del resto quando intorno mancano oggetti, luoghi, persone che rimandano la propria immagine, che ti ricordano chi sei e cosa ci fai lì, è facile perdersi. “[20]

I bambini stranieri che rifiutano di parlare la loro lingua d'origine sono numerosi. Un’esplicazione di questa realtà è ben descritta da un intervistato che a tal proposito afferma che: Quando partiamo dal paese d'origine verso un nuovo mondo portiamo con noi «sogni», ricordi, i profumi dei nostri piatti e della nostra terra e tante altre cose invisibili agli altri, ma che per noi hanno un grande significato. Cerchiamo di non dimenticare e così un filo sottile, ma resistente, continua a legarci alle nostre origini.”

Certamente i risultati delle mie indagini non ambiscono a nessun tipo di generalizzabilità, e certamente il processo di stabilizzazione degli immigrati nelle nostre realtà locali muta in continuazione e penso che, nel volgere di pochi anni, si possano capovolgere in positivo i termini del problema.

 


TABELLA RIASSUNTIVA DELLE INTERVISTE EFFETTUATE:

 

ABDULLAH

HAMID

AHMED

MOHAMED

NORDINE

 

 AZIZA

HOURYA

RABIA

NAIMA

IMAN

Provenienza

Marrakech

Fes

Marrakech

Casablanca

Fes

Permanenza

m '89- f '91

m '89- f '91

m '89- f '94

m '74- f '84

m '89- f '97

Età M

37

39

33

46

33

Età F

30

26

27

39

28

N° fam. allora

m 7- f 3

m 13 - f 11

m 7 - f 5

m 3 - f 10

m 13 - f 5

N° fam. ora

3

4+3fratelli m.

4

5

3+3fratelli m.

Figli - età

1M  3 anni

2 M/F  6anni, 3 anni

1F  3 anni

3 M 15,14,7 anni

1F  1 anno

Luogo di nascita

BG.

BG.

BG.

Casablanca, Lamezia, Bergamo

BG.

Convivenza ora

3

4

3

                      5+1

3

Convivenza allora

c/genitori

c/genitori

c/genitori

da soli

c/genitori

Studi

m2°med f 3°sup                         

m 2°univ. f sc.el.

m 5°med f 4°med                          

m 3°med f 3°med                         

m 2°univ. f laurea

In Marocco

m:sportivo f:studio

m:studio         f:sarta

m:lavoro c/papà         f:operaia

m:lavoro          f:lavoro

m:studio         f:direttrice scuola

Lavoro ora

m:operaio f:casalinga

m:operaio f:casalinga

m:operaio f:casalinga

m:operaio f:casalinga

m:operaio f:casalinga

Motivo immigrazione

per lavoro

per un viggio

per lavoro

per lavoro

per studio e per lavoro

Perché l'Italia

per casulità

per mass media e racconti

frontiere aperte

frontiere aperte

c'era già il fratello

Reazioni fam. orig

m:no            f:no         

m:sì            f:sì         

m:no            f:no         

m:no            f:no         

m:sì            f:no         

Aiuti / Difficoltà

Diff.: lavoro, rapporto con colleghi e casa

Diff.: lavoro, lingua, casa

Diff.: lingua

Diff.: lingua, municipio    Aiuto: ufficio di collocamento           

Diff.: lavoro, casa, morale Aiuto: un amico italiano

Ora come va

bene ma nostalgia

manca solo la casa

bene ma nostalgia

bene

m: bene       f:no

Cambierebbe…

tutto, vogliono tornare in Marocco

più rapporti con la gente italiana

lavoro più soddisfacente

vita migliore per i figli

lavoro più soddisfacente e la casa

Diff. Culturale italiana

Diff. di progresso

Diff. Mentalità

no, popoli mediterranei uguali

m:diverso tutto f:rapporti uguali

Diff. modo di vivere, relazioni

Visite in Marocco

ogni 1 anno

ogni 1 anno

ogni 1 anno

ogni 2 anni

ogni 1 anno

Amicizie in Italia

fratelli del marito

no italiani

no italiani

pochi amici in moschea

palestra, amici, parenti

Tempo libero ora

spesa,visite

con la famiglia, televisione e supermercato

visite, televisione e bicicletta

visite, televisione e moschea

passeggiate, visite

Tempolibero allora

studio, amici, ciclismo

visite

visite

visite

visite

Attività familiari

 f:tutto

f:tutto   m:spesa          

suddivisione dei compiti

 f:tutto

f:tutto   m:spesa          

Riflessioni sull' esperienza

rimanere in Marocco

libertà in Italia

libertà in Italia

rimanere in Marocco

rimanere in Marocco

Progetti per il futuro

lavoro autonomo, un altro bambino, più amicizie anche italiane

lavoro autonomo, rimanere in Italia

lavoro autonomo

crescere i figli

lavoro autonomo


 

 

ABDILJALIL

SAID

JAMAL

ABDILMALEK

HAMID

 

KHADYIA

SAMIRA

FATIHA

FATIMA

NADIA

Provenienza

Marrakech

Casablanca

Marrakech

Fes

BeninMellal

Permanenza

m '90- f '94

m '85- f '93

m '90- f '98

m '87- f '93

m '90- f '94

Età M

35

38

45

40

28

Età F

29

34

42

27

26

N° fam. allora

m 7- f 2

m 10 - f 9

m 12 - f 5

m 7 - f 7

m 5 - f 8

N° fam. ora

                       4+1

4

                       8+1

4

3

Figli - età

2 M/F  6anni, 4 anni

2 F  4anni, 7 mesi

5+1, anni:17,15,13,12,12,9

2 M  4anni, 3 anni

1F  4 anni

Luogo di nascita

Bergamo, Marrakech

Savona, Bergamo

Marrakech

 Bergamo

 Bergamo

Convivenza ora

4

4

8

4

3

Convivenza allora

c/genitori

da soli

da soli

c/fam. marito

c/genitori

Studi

m2°el. f 5°el.                         

m 5 sup. f 2°univ.

m sc el. f sc el.                         

m 5° sup f 5°el.                         

m 1°univ. f 2° sup.

In Marocco

m:piastrellista f:parrucchiera

m:negozio con papà         f:segretaria

m:calzolaio         f:sarta

m:studio          f:casa

m:studio         f:studio

Lavoro ora

m:operaio f:casalinga

m:operaio f:casalinga

m:operaio f:casalinga

m/f:lavoro pulizie

m:operaio f:casalinga

Motivo immigrazione

per cambiare vita alla famiglia

per lavoro

per lavoro

per lavoro

 per lavoro

Perché l' Italia

per amici

frontiere aperte

c'era già il fratello

frontiere aperte

c'era già il fratello

Reazioni fam. orig

m:no            f:sì         

m:no            f:no         

m:no            f:no         

m:no            f:no         

m:no            f:no         

Aiuti / Difficoltà

Diff.: lavoro, casa

Aiuto: fratello a Bergamo

Diff.: lingua, casa, fiducia    Aiuto: amico per  lavoro, fratello per casa

Diff.: lingua, casa, solitudine

Diff.:casa Aiuto:un fratello

Ora come va

bene

bene ma nostalgia

bene

bene

Bene

Cambierebbe…

casa

più denaro

lavoro, casa

lavoro più soddisfacente

Mentalità

Diff. Culturale italiana

Diff. modo di vivere, relazioni

Diff. solo nella lingua

Diff. religione, più libertà

f:molte differenze         m:materialismo

Diff. religione, più libertà, comportamento

Visite in Marocco

ogni 2 anni

ogni 1 anno

ogni 1 anno

ogni 1 anno

ogni 1 anno

Amicizie in Italia

2 famiglie italiane e amici marocchini

no italiani

amici italiani e amici marocchini

pochi amici e solo marocchini

colleghi anche italiani

Tempo libero ora

ciclismo, giri in paese

supermercato, visite, in casa

visite, televisione e supermercato

spesa, riposo, giro al parco

calcio, moschea, supermercato, gite

Tempo libero allora

casa, lavoro, ciclismo

visite

visite

studio, in famiglia

visite, studio, moschea

Attività familiari

f:tutto   m:spesa          

suddivisione dei compiti

f:tutto   m:spesa          

suddivisione dei compiti

sempre insieme

Riflessioni sull' esperienza

m: all'inizio dura f: positivo

rimanere in Marocco

libertà in Italia

arrivare con più denaro

m: rimanere in Marocco            f: prima la lingua

Progetti per il futuro

casa, studio per i figli

casa, lavoro migliore

lavoro autonomo, casa, studio

casa, lavoro migliore

lavoro autonomo

 


 



[13] IRER , Tra le due rive. la nuova immigrazione a Milano , p.64,…op.cit.

 

[14] Cfr. (a cura di) Boninelli M., Torrese E., Le forme dell’abitare. Immigrazione e alloggi: una ricerca di caso in provincia di Bergamo, p.28,…op.cit.

[15] ISMU, Terzo rapporto sulle migrazioni 1997 , Franco Angeli, Milano, 1997, p.206.

[16] Delle DONNE M.,  Relazioni etniche, stereotipi e pregiudizi, p.292,…op.cit.

[17] Cfr. (a cura di) ZANFRINI L., Il lavoro degli “altri”. Gli immigrati nel sistema produttivo bergamasco , …op. cit.

[18] FAVARO G,, OMENETTO C., Bambine e bambini di qui e d’altrove. La migrazione dei minori e delle famiglie., p.1,…op. cit.

 

[19] Cfr. AMBROSINI M., BLANGIARDO G., COLASANTO M. , ZANFRINI L., L’integrazione invisibile. L’immigrazione in Italia tra cittadinanza economica e marginalità sociale, …op. cit.

 

[20] DELLE DONNE M., Lo specchio del “non sè”,  Liguori, Napoli, 1994, p.88.